Personaggi
Achille Costacurta riparte da zero: «Tre giorni senza alcol, erba e hashish»
Dopo mesi difficili segnati da eccessi e polemiche, Achille intraprende un percorso di disintossicazione. Condivide la sua rinascita per ispirare altri giovani a dire no alle dipendenze.
Achille Costacurta, figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta, torna sui social con un messaggio di rinascita. Dopo mesi segnati da scandali, abusi e un rapporto controverso con il web, il giovane ha dichiarato di avere intrapreso un percorso di disintossicazione, mettendo fine all’uso di droghe e alcol.
Nelle storie pubblicate su Instagram, Achille scrive: «Giorno 3, no alcol, no erba, no hashish», accompagnando le parole con un selfie. Un messaggio che sembra segnare l’inizio di una nuova fase, più consapevole e lontana dagli eccessi che lo avevano fatto finire al centro di numerose polemiche.
I mesi difficili
Lo scorso luglio, Achille era stato travolto dalle critiche per alcune foto pubblicate sui social, in cui appariva con droga e soldi. A peggiorare la situazione, un commento negativo rivolto alla madre proprio nel giorno del suo 49° compleanno. La vicenda aveva spinto il giovane a chiudere i suoi account e a prendersi una pausa dal mondo digitale.
Nel frattempo, Martina Colombari e Billy Costacurta avevano scelto di fare quadrato attorno al figlio, condividendo momenti di famiglia per sostenerlo durante un periodo difficile.
A settembre, Achille era tornato su TikTok con una riflessione sul suo passato: «Sono stato un anno e sette mesi in un centro penale a Parma. Faccio errori come tutti, ma sono un bravo ragazzo». Aveva anche espresso il desiderio di riscriversi al liceo, segnando un primo passo verso un possibile cambiamento.
Il percorso di disintossicazione
Sempre su TikTok, Achille aveva ammesso di avere abusato di sostanze stupefacenti e alcol, ma aveva annunciato la sua intenzione di smettere. «Voglio essere bello attivo. Ho tanti progetti, uno anche con ragazzi disabili», aveva dichiarato.
A distanza di due mesi da quelle parole, il suo messaggio su Instagram sembra confermare che ha mantenuto la promessa. Il suo percorso di disintossicazione, condiviso con i follower, è un invito a tutti i giovani a prendere le distanze da droghe e dipendenze, scegliendo una strada più sana e consapevole.
Achille Costacurta non nasconde le difficoltà del passato, ma condivide la sua rinascita come testimonianza di speranza e resilienza. Un esempio che dimostra come si possa sempre ripartire, anche dopo momenti bui.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Personaggi
Elliot Page mette k.o. i social: il nuovo fisico da boxer è da applausi
Un fisico d’acciaio costruito grazie alla boxe e a un coach speciale. Elliot Page ringrazia pubblicamente l’istruttore Nolan Hanson: «Mi ha insegnato l’aspetto psicologico di questo sport, ma attenzione: crea dipendenza».
Ci sono post che valgono più di mille copertine patinate, e l’ultimo scatto condiviso da Elliot Page sul suo profilo Instagram ne è la prova lampante. L’attore candidato all’Oscar, che nel 2020 ha commosso e ispirato il mondo intero con il suo coming out come uomo transgender, ha letteralmente infiammato i social mostrando i frutti straordinari della sua ultima, grandissima passione: la boxe.
Niente luci da studio o filtri ingannevoli, ma la cruda ed energica realtà del post-allenamento. Nella foto a torso nudo che ha fatto il giro del web, Page sfoggia un fisico straordinariamente definito, con addominali scolpiti che testimoniano mesi di duro lavoro tra sacchi da pugilato e guantoni.

Un legame che va oltre lo sport: il ruolo del coach Nolan Hanson
Accanto a Elliot nello scatto c’è una figura chiave di questo percorso: Nolan Hanson, istruttore di boxe d’élite con base a New York e fondatore di progetti sportivi inclusivi dedicati proprio alla comunità trans e non-binary. Il legame tra i due non è solo una questione di personal training, ma di profonda sintonia umana e strategica.
L’attore ha infatti voluto dedicare un lungo e sentito messaggio di ringraziamento al suo coach, spiegando cosa renda così speciale il loro lavoro insieme:
«È un insegnante straordinario. Non solo per il modo in cui riesce a spiegare movimenti complessi, ma anche per la sua comprensione strategica della boxe e per l’approccio attento all’aspetto psicologico di questo sport.»
Un’attestazione di stima che evidenzia come il pugilato, per l’attore, non sia semplicemente un modo per scolpire i muscoli, ma una vera e propria disciplina mentale.
Una “dipendenza” salutare che cura l’anima
Che Elliot Page facesse sul serio lo si era capito da tempo, ma ora la passione è diventata totale. Tanto che la star ha voluto lanciare un avvertimento ironico a tutti i suoi follower: «Vi avverto: potreste finire per diventarne dipendenti quanto me».
Questa evoluzione fisica e sportiva non è un caso isolato. Da quando ha intrapreso il suo percorso di transizione, Page ha spesso raccontato nelle interviste e nella sua autobiografia bestseller Pageboy come il rapporto con il proprio corpo sia radicalmente cambiato. Se un tempo lo specchio rappresentava un momento di disagio, oggi lo sport è diventato lo strumento definitivo per appropriarsi della propria identità e sentirsi, finalmente, a casa nella propria pelle. E i risultati, dentro e fuori dal ring, sono semplicemente da applausi.
Personaggi
Le lacrime di Sharon Stone: «Mia madre se n’è andata senza dirmi che mi voleva bene»
Curata dall’attrice fino al suo ultimo respiro, la novantunenne Dorothy è scomparsa lasciando un vuoto incolmabile. Il doloroso racconto delle bugie pietose sul letto di morte per salvarla dai suoi stessi fantasmi: «Ho dovuto accettare che non sarei mai stata abbastanza».
Ci sono momenti in cui il luccichio dei riflettori si spegne all’improvviso, lasciando spazio alla cruda e disarmante fragilità dell’essere umani. È quello che è accaduto ascoltando la voce di Sharon Stone incrinarsi e rompersi per il pianto. Davanti al microfono del giornalista Anderson Cooper, nel podcast All There Is, non c’era la femme fatale del cinema mondiale, ma una figlia profondamente ferita. Una donna che, nonostante la fama e il successo globale, ha trascorso un’intera esistenza attendendo un abbraccio e una parola di conforto mai arrivati, costretta a fare i conti con un incubo cresciuto tra le mura di casa.
La prigione dell’infanzia e la fine di un mostro
L’infanzia di Sharon Stone non ha conosciuto la spensieratezza dei giochi, ma è stata piuttosto una dolorosa lotta per la sopravvivenza. I ricordi legati al nonno materno, Clarence Lawson, evocano un terrore puro e tangibile. L’uomo, che aveva già devastato la vita della madre di Sharon quando era solo una bambina, aveva allungato le sue ombre oscure anche sull’attrice e su sua sorella Kelly, abusando di loro.
Il racconto del giorno in cui quell’incubo ha trovato la parola fine è raggelante. Sharon aveva appena 14 anni quando il nonno morì:
«Davanti alla sua bara aperta, non ho provato tristezza, ma una gioia immensa e un sollievo indescrivibile. Ho allungato la mano per toccargli la spalla solo per essere assolutamente certa che fosse freddo e rigido, che non potesse più muoversi né farci del male. Guardai mia sorella negli occhi e capimmo che la prigione si era finalmente aperta».
Dorothy: l’amore negato e l’ultimo, straziante inganno
Se il capitolo del nonno rappresenta il terrore fisico, quello legato alla madre Dorothy incarna un dolore sordo e psicologico, forse ancora più difficile da rimarginare. L’attrice l’ha accudita e protetta nella propria casa fino alla fine, quando la donna si è spenta a 91 anni dopo le conseguenze di un grave ictus. Eppure, fino all’ultimo istante, la diva ha dovuto scontrarsi con l’incapacità della madre di dimostrarle affetto.
«Spesso si comportava semplicemente come se io non le piacessi», ha confessato la Stone. Per farsi accettare e accudirla senza indispettirla, la star arrivava persino a fingere di essere un membro dello staff medico, entrando nella stanza con un asciugamano sul braccio pur di non farle pesare la sua presenza.
Gli ultimi istanti di vita di Dorothy sono stati una prova emotiva devastante. In preda al delirio, la donna era terrorizzata all’idea di morire perché temeva di ritrovare nell’aldilà i suoi genitori, quegli stessi aguzzini che le avevano rubato l’infanzia. In quel momento, Sharon Stone ha compiuto l’estremo sacrificio d’amore: le ha mentito. Le ha stretto la mano e le ha giurato che suo padre era chiuso in prigione e sua madre internata in un ospedale psichiatrico, e che nessuno dei due avrebbe mai più potuto toccarla. Solo grazie a questa pietosa finzione, Dorothy ha potuto chiudere gli occhi in pace.
Spezzare le catene del passato
Oggi Sharon Stone non cerca più risarcimenti dal passato, né i premi o gli applausi del pubblico possono colmare quel vuoto originario.
- La consapevolezza: L’attrice ha confessato che tutto ciò che avrebbe voluto sentirsi dire era un semplice “sono fiera di te, ti voglio bene”.
- La resa liberatoria: La guarigione è iniziata quando ha smesso di aspettare un finale diverso per la sua storia, accettando che quel riconoscimento non sarebbe mai arrivato.
Nel salotto di Anderson Cooper, Sharon Stone ha dimostrato che il vero coraggio non sta nel cancellare i propri traumi, ma nel guardarli dritti negli occhi. Abbandonando la speranza di cambiare chi non c’è più, ha finalmente liberato se stessa e quella bambina che, per troppi anni, ha continuato a piangere al buio.
Personaggi
Ornella Muti e Naike Rivelli a spasso per Napoli scoprono la “limonata a cosce aperte”: il nome fa sorridere tutti
Ornella Muti e Naike Rivelli assaggiano la celebre “limonata a cosce aperte”, una specialità napoletana dal nome malizioso ma dal significato decisamente pratico. Il video diventa subito virale.
Basta sentirne il nome per pensare a tutt’altro. E invece la celebre “limonata a cosce aperte” è una delle tradizioni più curiose dello street food napoletano. A scoprirla, tra sorrisi e battute, sono state Ornella Muti e la figlia Naike Rivelli, protagoniste di un momento diventato rapidamente virale sui social.


L’espressione può trarre in inganno e far nascere pensieri decisamente maliziosi, ma la spiegazione è molto più semplice e affonda le radici nelle abitudini popolari dei vicoli di Napoli.
Perché si chiama “limonata a cosce aperte”
La scena ha divertito tantissimi utenti. Ornella Muti e Naike Rivelli si sono fermate ad assaggiare la famosa bevanda preparata con limone fresco, scoprendo anche l’origine del suo curioso nome.
La “limonata a cosce aperte” si beve infatti tenendo il bicchiere tra le gambe leggermente divaricate. Il motivo è esclusivamente pratico: in questo modo, se qualche goccia dovesse cadere durante la spremitura o mentre si beve, finisce direttamente a terra senza macchiare vestiti o pantaloni. Una piccola accortezza diventata negli anni una vera e propria tradizione napoletana.
Ornella Muti e Naike Rivelli si divertono nei vicoli di Napoli
Madre e figlia hanno accolto la spiegazione con grande ironia, lasciandosi conquistare da una delle usanze più caratteristiche della città. Il contrasto tra il nome, che inevitabilmente richiama un doppio senso, e la realtà della tradizione ha reso il momento ancora più divertente.
Il siparietto è stato accolto con entusiasmo anche dagli utenti dei social, che hanno sorriso davanti alla spontaneità con cui Ornella Muti e Naike Rivelli hanno vissuto questa piccola esperienza tutta napoletana.
Una tradizione che continua a incuriosire i turisti
Chi visita Napoli per la prima volta rimane spesso sorpreso da questa definizione così particolare. Eppure la “limonata a cosce aperte” è ormai una piccola istituzione nei vicoli del centro storico, raccontata con orgoglio da chi la prepara ogni giorno.
Un nome che continua a strappare una risata e a creare equivoci, ma che nasconde semplicemente un gesto pratico tramandato nel tempo. E anche Ornella Muti e Naike Rivelli, dopo lo stupore iniziale, hanno finito per apprezzare una delle tradizioni più originali della città.
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