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Beatrice Luzzi: «Guadagnavo 12 milioni al mese con Vivere. Poi ho mollato tutto e mi sono giocata la carriera»

«Quel ruolo mi stava consumando l’anima. Ho detto no a un collega che detestavo e mi sono tagliata le gambe. Per anni ho scritto domande per L’Eredità. Oggi? L’amore non c’è, nella mia vita non c’è spazio»

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    Chi pensava che Beatrice Luzzi si sarebbe eclissata dopo il Grande Fratello, non aveva fatto i conti con la sua personalità. Tagliente, ironica, scomoda, è diventata uno dei volti più discussi del reality, prima concorrente, poi opinionista. E anche adesso che i riflettori sulla casa si sono spenti, Beatrice non ha alcuna intenzione di smettere di dire quello che pensa.

    In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’attrice 54enne racconta tutto, o quasi: la popolarità esplosiva con la fiction Vivere, gli anni di stop, la scrittura per L’Eredità, l’incontro surreale con Madonna e la “non” storia con Giuseppe Garibaldi. «Quando ho lasciato Vivere guadagnavo 12 milioni al mese», confessa, «ero superpopolare, ma quel ruolo mi stava consumando l’anima. E l’ho mollato. L’ho pagata cara: per rimettermi in carreggiata ci ho messo un bel po’».

    Il percorso di Luzzi è tutt’altro che lineare. Gli esordi sono da copertina: uno spot con Vittorio e Alessandro Gassman, un altro con Michael Schumacher per la Fiat Multipla. «Mi chiese di dove fossi. “Di Roma”. E lui: “Sei romena?”». Poi arriva Vivere e il boom televisivo. Ma anche il grande rifiuto: «Nel 2001 mi proposero un ruolo importante, ma avrei dovuto lavorare con un collega che non sopportavo. Rifiutai e persi il treno».

    Nel silenzio mediatico che segue, Beatrice non si ferma. «Per tre anni ho scritto le domande a L’Eredità. Un lavoro di fino: 12 ore al giorno a fare ricerche, le risposte sbagliate devono sembrare vere, tutto deve passare tre fasi di controllo. Una faticaccia, ma stimolante».

    Il capitolo sentimentale? In stand-by. «In questo momento l’amore non c’è. Ho due figli adolescenti, è una fase delicata, hanno bisogno di me. Se mi lasciassi andare alla passione, avrebbe la meglio su tutto. E non posso permettermelo».

    E Giuseppe Garibaldi? «Al Gf c’è stata una connessione profonda, quasi ancestrale. Ma non si è integrata nella realtà. La magia non basta».

    Immancabile il capitolo polemiche. Su Cesara Buonamici dice chiaramente: «Non mi ha accolto con entusiasmo». Su Alfonso Signorini, invece, parole più morbide: «Dipende da come gli gira. Quando è in buona, è in buona». E su Stefania Orlando, con cui i rapporti sembravano tesi: «Alla fine mi ha estorto un aperitivo».

    Beatrice Luzzi non risparmia nemmeno una critica alla narrazione femminile nei reality: «Viene esaltata l’aggressività delle donne come segno di forza, ma non è così. È la stessa prepotenza maschile, solo con un altro volto. Il fatto che siano donne non le assolve. Finora mi hanno contestato, ma tra qualche mese mi daranno ragione».

    Divisiva? Forse. Ma lucida, indipendente, coerente. Beatrice Luzzi, dopo anni di alti e bassi, sembra aver trovato la sua voce. E a quanto pare, non ha alcuna intenzione di abbassarla.

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      Personaggi

      Jennifer Aniston: “Basta con le bugie. Ecco perché non ho avuto figli”

      Dopo anni di speculazioni e giudizi, l’attrice americana rompe il silenzio e rivela la verità sulle sue scelte di vita e sul dolore nascosto dietro la sua immagine pubblica.

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      Jennifer Aniston

        Per quasi trent’anni Jennifer Aniston è stata oggetto di un’ossessione mediatica: la sua vita sentimentale e, soprattutto, la sua maternità mancata. Innumerevoli articoli, commenti e supposizioni hanno dipinto l’attrice come una donna troppo dedita al lavoro, restia alla famiglia o incapace di impegnarsi davvero. Oggi, a 56 anni, Aniston ha deciso di mettere fine a quella che definisce una “falsa narrativa” sulla sua vita privata.

        In una recente intervista rilasciata a Harper’s Bazaar, l’attrice ha parlato apertamente della sofferenza che le ha causato il continuo scrutinio pubblico e ha smentito categoricamente le voci secondo cui non avrebbe mai voluto figli. “Non conoscevano la mia storia, né quello che ho passato negli ultimi vent’anni per cercare di avere una famiglia – ha spiegato –. Non vado in giro a raccontare i miei problemi medici, ma sentivo il bisogno di chiarire che non è mai stata una scelta egoistica”.

        Il riferimento è anche alle numerose critiche che, nel corso degli anni, hanno accompagnato le sue relazioni. Dopo il matrimonio con Brad Pitt, durato dal 2000 al 2005, e quello con Justin Theroux, terminato nel 2018, Aniston è rimasta spesso al centro dell’attenzione più per le sue vicende sentimentali che per la sua carriera. “Non sono affari di nessuno – ha aggiunto –. Ma è impossibile non sentire, a un certo punto, tutto ciò che si dice di te. Ti etichettano come egoista o maniaca del lavoro, ma dimenticano che dietro l’immagine pubblica c’è una persona che prova dolore, proprio come chiunque altro.”

        Oggi Jennifer Aniston continua a lavorare con successo — dalla serie The Morning Show alle sue produzioni cinematografiche — ma lo fa con una nuova consapevolezza. L’attrice riconosce che il suo percorso, anche senza figli, è pienamente valido. “Non mi definisce ciò che non ho – ha concluso –. Mi definisce come ho vissuto, amato e imparato. E questa, per me, è la vera realizzazione.”

        Con parole sincere e disarmanti, la star hollywoodiana ha riportato il dibattito su un terreno più umano, invitando i media e il pubblico a smettere di misurare il valore di una donna in base alla sua maternità. Un messaggio che risuona potente, oltre la fama e oltre lo schermo.

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          Aurora Ramazzotti esplode dopo la tragedia di Capodanno: «Tacete. Non serve il vostro commento senza empatia»

          Dopo la tragedia avvenuta durante i festeggiamenti di Capodanno in Svizzera, Aurora Ramazzotti prende posizione contro i commenti che accusano le vittime. Un intervento duro, privo di filtri, che riapre il tema della responsabilità morale di chi giudica senza empatia.

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            La rabbia di Aurora Ramazzotti non è trattenuta, non è diplomatica, non cerca consenso. È una rabbia cruda, esplicita, che nasce dall’indignazione per ciò che sta accadendo sui social dopo la tragedia di Capodanno in Svizzera, dove decine di giovani hanno perso la vita. Davanti a commenti che colpevolizzano le vittime, Aurora sceglie di intervenire senza filtri: «Non serve il vostro commento del cazzo, tacete. Senza empatia».

            Parole forti, che non lasciano spazio a interpretazioni. Un attacco diretto a quella parte di pubblico adulto che, anziché fermarsi davanti al dolore, sente il bisogno di giudicare, spiegare, distribuire colpe. Un riflesso sempre più diffuso nel dibattito online, dove la tragedia diventa occasione per esercitare superiorità morale.

            La reazione davanti al cinismo

            Il punto non è solo lo sfogo. Il punto è il bersaglio. Aurora Ramazzotti non se la prende genericamente con “i social”, ma con un preciso atteggiamento: quello di chi, davanti a una strage, sposta l’attenzione dalle responsabilità strutturali o dagli eventi ai comportamenti delle vittime. Chi c’era, come era vestito, cosa stava facendo, perché era lì.

            Un meccanismo antico, che però sui social assume una violenza nuova. Per Aurora è intollerabile. Il suo messaggio è chiaro: il silenzio, in certi casi, è l’unica forma di rispetto possibile. Tutto il resto è rumore, o peggio, crudeltà travestita da opinione.

            Il tema della colpevolizzazione

            Le parole di Aurora Ramazzotti si inseriscono in un dibattito più ampio, che emerge puntualmente dopo ogni tragedia collettiva. La colpevolizzazione delle vittime è una scorciatoia emotiva: serve a chi commenta per sentirsi al sicuro, per prendere le distanze, per convincersi che “a me non succederebbe”. È una forma di autodifesa psicologica, che però ha un costo umano altissimo.

            Dire che “non dovevano essere lì”, che “se la sono cercata”, che “certi ambienti portano a questo” significa rimuovere la complessità e soprattutto il dolore. Aurora, con il suo linguaggio diretto, rifiuta questa dinamica e la smaschera senza giri di parole.

            Un linguaggio che divide

            Il tono usato — esplicito, volgare, privo di mediazioni — ha inevitabilmente diviso il pubblico. C’è chi lo giudica eccessivo, chi lo trova necessario. Ma il punto, ancora una volta, non è la forma. È il contenuto. Aurora Ramazzotti non sta cercando di essere educata, sta cercando di essere efficace.

            In un contesto in cui il dolore viene spesso commentato come un fatto astratto, il linguaggio crudo diventa uno strumento per rompere la bolla dell’indifferenza. Non è un post “per piacere”, è un post per fermare qualcosa.

            Il ruolo dei personaggi pubblici

            Quando una figura pubblica prende posizione in modo così netto, il rischio è sempre quello di essere accusata di moralismo o protagonismo. Ma in questo caso, l’intervento di Aurora non si pone su un piano di superiorità. Non dice “io sono migliore”. Dice: basta. Basta giudicare, basta spiegare la morte degli altri, basta trasformare una tragedia in un processo sommario.

            È una presa di posizione che non cerca di educare, ma di porre un limite. E forse è proprio questo che la rende scomoda.

            Empatia come responsabilità

            La parola chiave del messaggio è “empatia”. Non come concetto astratto, ma come responsabilità concreta. Empatia significa sapere quando fermarsi, quando non aggiungere nulla, quando non trasformare ogni evento in un’opinione da esibire.

            Aurora Ramazzotti chiede questo: non commenti migliori, ma meno commenti. Non spiegazioni più intelligenti, ma silenzio. Un silenzio che non è vuoto, ma carico di rispetto per chi non c’è più e per chi resta.

            Una reazione che fotografa il presente

            Il suo sfogo racconta molto del nostro tempo. Un’epoca in cui tutto è commentabile, tutto è giudicabile, tutto diventa occasione per prendere posizione. Anche la morte. Anche il dolore altrui. E in questo flusso continuo di parole, chi chiede di tacere appare quasi rivoluzionario.

            Aurora Ramazzotti lo fa senza filtri, senza mediazioni, senza preoccuparsi di risultare scomoda. E proprio per questo il suo intervento colpisce.

            Oltre il post

            Che piaccia o no il modo in cui lo ha detto, il messaggio resta. La tragedia di Capodanno in Svizzera non è un caso di studio, non è una lezione morale, non è un terreno per dimostrare quanto si è lucidi o distaccati. È una ferita aperta.

            E davanti alle ferite, a volte, l’unica cosa sensata da fare è tacere.

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              “Stefano De Martino? Un comico nato!” Kledi Kadiu racconta il suo ex allievo di Amici

              Kledi Kadiu, uno dei professori storici della scuola di canto e ballo Amici di Maria De Filippi, racconta l’incontro con Stefano De Martino nuovo conduttore del programma Rai, Affari Tuoi.

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                Kledi Kadiu, ballerino e storico insegnante di Amici di Maria De Filippi, ha condiviso i suoi pensieri su Stefano De Martino in una recente intervista.

                Affari Tuoi è una grande prova per De Martino

                Kledi, profugo dall’Albania con la nave Vlora, ha ricordato il loro primo incontro nel 2009, quando Stefano era un allievo nella scuola di Amici. Descrivendo De Martino come “un comico nato“, Kledi ha parlato con affetto e ammirazione del successo del giovane conduttore, esprimendo la sua felicità i successi ottenuti con il programma Rai Affari Tuoi.

                Una vita difficile prima di raggiungere il successo

                Kledi ha una storia fatta di restrizioni e molte rinunce. Nato a Tirana nel 1974 nel 1991 riuscì a salire su una nave merci e, insieme ad altre 14.000 persone, sbarcò al porto di Bari. Una scena diventata iconica. Nei giorni successivi quei profughi furono rimandati tutti in Albania. Ma un anno dopo per Kledi si presenta una nuova occasione. A Tirana arriva una compagnia di danza di Mantova in cerca di ballerini. Kledi coglie l’attimo e parte per l’Italia senza ma e senza se.

                L’amicizia tra De Martino e Kadiu è nata tra le attenzioni della De Filippi

                Il ballerino ha anche scherzato sul fatto che, nonostante la loro amicizia e le esperienze condivise (come una sessione di Flyboard a Napoli), Stefano continua a non chiamarlo per nome ma solo per cognome manifestando una certa riverenza anche se in maniera scherzosa.

                Un ritorno stabile ad Amici? Forse in futuro

                Per quanto riguarda il suo possibile ritorno ad Amici, Kledi ha confermato che per ora non sarà una presenza fissa nel programma. Ma nel prossimo futuro potrebbe essere coinvolto come giudice per alcune sfide, come avvenuto negli anni scorsi.

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