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Il segreto dell’ascesa di Donald Trump? La determinazione e il supporto di Ivana!

Al fianco della scalata al successo di Donald, c’è stata una donna straordinaria come Ivana Trump, ex modella dell’est europa, volitiva e grintosa.

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    Il segreto dell’ascesa di Donald Trump? La sua ex moglie Ivana! Anche dopo la separazione tra i due si era creato una sorta di mutuo soccorso. Lei lo ha sempre difeso, anche contro le cause tentate da amanti vere o presunte. Mentre Donald l’ha sempre protetta. Addirittura fu il tycoon a preparare il contratto prematrimoniale quando, dopo 10 anni, lei decise di sposare Rossano Rubicondi deceduto nel 2021. Il contratto per le nozze era talmente particolareggiato che agli amici Rossano ha spesso ripetuto: ‘Donald mi ha fatto firmare un’enciclopedia‘.

    La missione di Donald? Arrivare in cima

    Secondo un’intervista pubblicata su Novella 2000 Donald era un uomo con una sola missione: arrivare in cima, fare soldi, apparire sui giornali. ma non era solo- Infatti al suo fianco, in questa scalata al successo, c’era una donna straordinaria: ivana trump, ex modella dell’est europa, volitiva e grintosa. La New York bene diceva di lei: “ha ancora la terra sotto le unghie“, per sottolineare le sue umili origini. Un aspetto malvisto in una società che spesso disprezza chi proviene da famiglie povere. Ivana però dimostrò ben presto di essere un elemento essenziale per il successo di Donald.

    La vera donna con il fiuto degli affari era lei

    Quando Trump acquistò il Palace di New York, un albergo dal passato glorioso ma ormai fallito, fu Ivana a fare il miracolo. Con uno stipendio simbolico di un dollaro all’anno, si occupò delle pubbliche relazioni e della gestione, portandolo a rinascere come simbolo di lusso. La coppia continuò ad accumulare successi nel settore immobiliare, costruendo la famosissima Trump Tower e altre proprietà prestigiose. Ivana fu anche responsabile del design degli edifici della trump corporation, contribuendo a creare l’immagine del marchio trump come sinonimo di magia negli affari.

    Un mutuo soccorso che aiutò più Donald

    Nonostante i grandi successi professionali, la loro unione si incrinò nel 1989, quando Ivana scoprì la relazione del marito con Marla Maples, attrice e modella soprannominata la “pesca della georgia”. Il divorzio, avvenuto nel 1990, fu aspro e segnato da accuse clamorose, poi ritirate. Ivana ottenne un accordo multimilionario, ma la cifra non era nulla rispetto alla fortuna accumulata da Donald. Dopo i primi periodi difficili, tra i due si instaurò un rapporto di mutuo soccorso. Ivana continuò a difendere Donald dalle accuse di amanti vere o presunte, mentre lui la protese sempre, arrivando persino a redigere il contratto prematrimoniale quando lei decise di sposare Rossano Rubicondi. Il contratto era talmente dettagliato che Rossano raccontava agli amici: “Donald mi ha fatto firmare un’enciclopedia”.

    Ivana, più che una moglie un vero partner nella costruzione dell’impero Trump

    Alla morte di Ivana nel luglio 2022, Donald la ricordò con parole di ammirazione: “era meravigliosa, bellissima, straordinaria. il suo orgoglio e la sua gioia erano i tre figli. Era scappata dal comunismo e aveva abbracciato questo Paese. Ha insegnato ai suoi figli la grinta e la determinazione“. Ivana non è stata solo una moglie, ma una partner fondamentale nella costruzione dell’impero Trump. Il suo contributo è stato essenziale per plasmare la figura pubblica e imprenditoriale di Donald, rendendolo il personaggio che avrebbe poi conquistato la Casa Bianca.

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      Personaggi

      Sarcina, Garibo contro Incorvaia e la replica via avvocato: “Astiose inesattezze, parlino i documenti”

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        La tensione intorno alla famiglia di Francesco Sarcina si è accesa con le dichiarazioni di Nayra Garibo, che aveva accusato Clizia Incorvaia di comportamenti aggressivi e ricattatori nei confronti dell’ex marito, parlando di insulti, messaggi pesanti e pressioni economiche e morali. Un attacco frontale che ha rapidamente fatto il giro dei social e del gossip, trasformando la vicenda privata in un caso mediatico.

        La replica di Clizia Incorvaia tramite l’avvocato
        Alla bufera ha risposto Incorvaia attraverso il suo avvocato, affidando a Fanpage una replica netta: «Non posso non smentire le astiose inesattezze, volendo essere garbati, contenute nelle dichiarazioni della signora Garibo, che, fortunatamente per lei, non ha vissuto insieme a me e il signor Francesco Sarcina quando ancora eravamo sposati». Una frase che mira a ribaltare il frame pubblico e a riportare il conflitto sul piano dei fatti documentati, non delle narrazioni personali.

        Il tema centrale: Nina e il diritto alla frequentazione del padre
        Nel passaggio più delicato, Incorvaia interviene sulla questione della figlia Nina, punto nevralgico delle accuse. «Mi sia consentita, infine, una piccola parentesi in ordine alla frequentazione della piccola Nina con il papà. Vi è un documento sottoscritto da me e dal signor Sarcina che regola il sacrosanto diritto di Nina di vedere il proprio padre, sia a Milano che a Roma». E aggiunge: «Osservarlo a me non sembra né un ‘ricatto morale’ né una ‘pressione continua’. E per capire se sia stato osservato o meno, anche in questo caso, esistono i documenti, non le parole».

        La linea della “verità documentale” e il messaggio finale
        La strategia comunicativa di Incorvaia è chiara: spostare la disputa dal terreno del gossip a quello giuridico, evocando accordi e carte firmate come unica base legittima del confronto. «Vi ringrazio per avermi concesso questo piccolo spazio, non certo per la ‘mia visibilità’, ma per dovere di verità», conclude. Un passaggio che prova a smontare l’idea di una replica motivata dal clamore mediatico e a presentarla come un intervento di tutela personale e familiare.

        Una faida che resta sotto i riflettori
        Il botta e risposta tra Garibo e Incorvaia si inserisce in una dinamica ormai classica del gossip contemporaneo, dove vita privata, comunicati legali e narrazione social si sovrappongono. In mezzo, la figura di Sarcina e soprattutto la tutela della minore, destinata a restare il nodo più sensibile di una vicenda che, almeno per ora, continua a giocarsi più nelle dichiarazioni pubbliche che nelle aule di tribunale.

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          Aurora Ramazzotti, un nuovo tatuaggio per celebrare l’amore e una fase speciale della vita

          Aurora Ramazzotti festeggia nove anni d’amore con Goffredo Cerza e sceglie un tatuaggio simbolico: un piccolo drago rosso, carico di significati, che accompagna un periodo di grandi cambiamenti.

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          Aurora Ramazzotti

            Aurora Ramazzotti sta attraversando uno dei momenti più intensi e luminosi della sua vita. Da tempo impegnata nel ruolo di mamma del piccolo Cesare, nato nel 2023, l’influencer e conduttrice guarda ora anche al futuro con il compagno storico Goffredo Cerza, con cui è legata da quasi un decennio e con il quale si prepara a convolare a nozze. La data del matrimonio, attesa nei prossimi mesi estivi, resta avvolta nella riservatezza, ma i due continuano a condividere con discrezione frammenti del loro percorso.

            Proprio in occasione del loro nono anniversario, celebrato nei giorni scorsi, Aurora ha deciso di concedersi un gesto personale e simbolico: una visita in studio da una tatuatrice per aggiungere un nuovo disegno alla sua collezione di tatuaggi. Un modo intimo per fissare sulla pelle un momento che segna una fase di crescita, tra affetti consolidati e nuovi inizi.

            La scelta dell’artista e lo stile

            Per il nuovo tatuaggio Aurora Ramazzotti si è affidata a Elisa Rossini, tatuatrice nota per la tecnica fine line, uno stile caratterizzato da linee sottilissime e dettagli delicati. Sui social, Aurora ha documentato l’esperienza con la consueta ironia, mostrandosi distesa sul lettino durante la seduta e sdrammatizzando l’attesa con piccoli gesti quotidiani. Uno scatto, in particolare, ha fatto sorridere i fan: un tarallo appoggiato sull’addome, “in pausa” fino alla fine del tatuaggio, come lei stessa ha raccontato con leggerezza.

            L’outfit scelto per l’occasione – una gonna a pieghe con top e cardigan blu navy – riflette ancora una volta il suo stile semplice ma curato, lontano dagli eccessi e sempre molto personale.

            Il drago rosso: simbolo e significato

            Il risultato finale è un tatuaggio di dimensioni ridotte, circa cinque centimetri, posizionato sull’interno dell’avambraccio sinistro, appena sotto un altro disegno già presente. Si tratta di un dragone giapponese realizzato in inchiostro rosso, curato nei minimi particolari nonostante la grandezza contenuta.

            Nella tradizione orientale, il drago è un simbolo potente: rappresenta forza, saggezza, protezione e prosperità. A differenza dell’immaginario occidentale, non è una creatura da temere, ma una figura benevola, legata all’equilibrio e alla longevità. Il colore rosso, inoltre, richiama energia vitale, passione e coraggio, ma anche un senso di difesa e buon auspicio.

            Un segno che racconta un momento

            Sebbene Aurora non abbia esplicitato il significato personale del tatuaggio, la scelta del soggetto e del momento sembra parlare da sé. Tra la maternità, una relazione solida e i preparativi per il matrimonio, il dragone rosso appare come un simbolo di forza interiore e protezione, quasi un talismano per il futuro.

            Ancora una volta, Aurora Ramazzotti utilizza il linguaggio del corpo e dei simboli per raccontare chi è e dove sta andando, condividendo con il pubblico non solo immagini, ma frammenti autentici di una vita in continua evoluzione.

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              Kendall Jenner rompe la tradizione: “I miei figli non avranno un nome che inizi con la K”

              La supermodella guarda al futuro senza fretta di diventare madre e prende le distanze da uno dei simboli più riconoscibili della dinastia Kardashian-Jenner

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              Kendall Jenner

                Kendall Jenner non ha alcuna intenzione di affrettare i tempi per diventare madre, ma quando immagina il suo futuro da genitore una cosa è già chiara: i suoi figli non porteranno un nome che inizi con la lettera K. Una scelta che può sembrare marginale, ma che in realtà rappresenta una presa di posizione netta rispetto a una delle tradizioni più iconiche della sua famiglia.

                In diverse interviste, la modella ha raccontato di avere già una lista di nomi che le piacciono, tutti lontani dall’iniziale che accomuna quasi tutti i membri del clan Kardashian-Jenner. Kendall ha spiegato di apprezzare i nomi semplici, equilibrati, facili da pronunciare e da portare nella vita quotidiana, senza l’obbligo di essere immediatamente riconoscibili o “brandizzati”.

                La lettera K, infatti, è diventata nel tempo un vero e proprio marchio di famiglia. Tutto ha avuto inizio con Kris Jenner, matriarca e manager del clan, che ha dato ai figli avuti da Robert Kardashian i nomi Kourtney, Kim, Khloé e Rob (unica eccezione). Successivamente, con Bruce Jenner — oggi Caitlyn — sono arrivate Kendall e Kylie, consolidando definitivamente l’identità alfabetica della famiglia.

                Quella che inizialmente era una scelta personale è diventata col tempo un elemento distintivo potentissimo, capace di rafforzare l’immagine del brand Kardashian-Jenner nell’industria dell’intrattenimento. La K è diventata sinonimo di visibilità, successo e riconoscibilità globale, alimentata da reality show, social media e imperi imprenditoriali.

                Proprio per questo, Kendall ha spesso manifestato un rapporto più ambivalente con la fama rispetto alle sorelle. Pur essendo una delle top model più richieste al mondo, ha sempre cercato di mantenere una maggiore riservatezza sulla sua vita privata. La decisione di non proseguire la tradizione dei nomi con la K va letta anche in questa chiave: il desiderio di offrire ai propri figli un’identità meno esposta e meno legata a un’eredità mediatica già scritta.

                Kendall ha anche espresso una certa diffidenza verso i nomi troppo ricercati o volutamente eccentrici, sempre più diffusi tra le celebrità. Secondo la modella, un nome dovrebbe accompagnare una persona per tutta la vita senza diventare un peso o un’etichetta. Una visione che contrasta con la tendenza, spesso spettacolarizzata, a scegliere nomi pensati più per stupire che per durare nel tempo.

                La sua posizione non rappresenta una rottura polemica con la famiglia, ma piuttosto una naturale affermazione di individualità. In un contesto in cui l’identità è spesso costruita come prodotto, Kendall Jenner rivendica il diritto alla semplicità e alla scelta personale.

                Rinunciare alla K, in questo senso, non è solo una questione di lettere, ma un modo per segnare un confine simbolico tra ciò che è stato e ciò che verrà. Una dichiarazione silenziosa ma chiara: anche nella famiglia più famosa del mondo, non tutte le tradizioni sono destinate a continuare.

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