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Camilla e il segreto del matrimonio con Carlo: “Siamo amici”. E intanto festeggiano a Roma

Nel giorno del loro anniversario, Carlo e Camilla si mostrano complici e rilassati durante la visita a Roma. “Il segreto? L’amicizia e il ridere insieme”, dice lei ai giornalisti britannici. E le immagini della coppia conquistano anche le prime pagine del Times e del Telegraph.

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    Non c’erano corone né fanfare, ma una complicità tutta reale. Il ventesimo anniversario di nozze tra re Carlo III e la regina Camilla si è consumato con sobrietà — e un pizzico di ironia — tra le vie di Roma, tappa finale della visita ufficiale in Italia. A sottolineare l’occasione ci hanno pensato i quotidiani britannici, Times e Daily Telegraph, che oggi dedicano spazio alla coppia reale, anche se in seconda fila rispetto alle immancabili follie trumpiane.

    Il Times sceglie una foto che ritrae Carlo sorridente accanto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un momento di evidente sintonia istituzionale. Il Telegraph, invece, punta tutto sulla coppia, immortalata in un tenero scatto di anniversario che racconta più di mille comunicati ufficiali: lui in giacca chiara, lei con un sorriso che sembra dire “abbiamo vinto noi”.

    E in effetti, vent’anni fa, nessuno avrebbe scommesso un penny su di loro. All’epoca il matrimonio tra il primogenito della regina Elisabetta e l’ex signora Parker Bowles aveva diviso la corona, i sudditi e le prime pagine. Eppure, oggi, nessuno mette più in dubbio la solidità di quel legame.

    Lo conferma la stessa Camilla, quando – interpellata dai giornalisti d’Oltremanica – si lascia andare a una riflessione disarmante nella sua semplicità: “Vent’anni… chi può credere che siano già passati?”.

    Alla domanda su quale sia il segreto del loro matrimonio, la regina non si nasconde dietro frasi fatte: “Non lo so esattamente; suppongo sia davvero una sorta di amicizia. Saper ridere delle stesse cose, stare bene insieme nella vita”.

    Niente pozioni magiche né etichette da soap reale. Solo due persone che hanno aspettato una vita per stare insieme e ora se la godono, tra un viaggio diplomatico, un sorriso alla stampa e qualche pettegolezzo lasciato in eredità ai biografi di corte.

    Del resto, se a vent’anni di matrimonio ancora si riesce a ridere delle stesse cose, si può ben dire che, almeno a Buckingham Palace, qualcosa funziona.

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      Reali

      Harry contro il Daily Mail: “Continuano a perseguitarmi, hanno distrutto la vita di mia moglie”

      Voce rotta e toni durissimi in aula. Il duca di Sussex racconta anni di intrusioni e silenzi imposti dalla Casa reale: “Sono diventato paranoico. Difendo non solo me stesso, ma chiunque venga colpito dalla stampa”

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        Il volto teso, la voce incrinata dall’emozione. Principe Harry si presenta così davanti al tribunale di Londra, dove è chiamato a testimoniare nel processo contro il Daily Mail, accusato di aver spiato per anni la sua vita privata attraverso l’uso di microspie e investigatori privati. Un racconto crudo, personale, che va ben oltre la battaglia legale e diventa un atto d’accusa contro un sistema mediatico che, secondo il principe, non ha mai conosciuto limiti.

        “Hanno reso la nostra vita un inferno”

        “Continuano a perseguitarmi, hanno reso la vita di mia moglie un inferno assoluto”, ha dichiarato Harry davanti ai giudici. Un riferimento diretto a Meghan Markle, bersaglio – a suo dire – di attacchi feroci, intrusioni costanti e articoli spesso invasivi, talvolta apertamente razzisti. “Le intrusioni nella mia vita mi hanno reso paranoico oltre ogni immaginazione”, ha aggiunto, spiegando come quella pressione abbia inciso profondamente sul suo equilibrio personale e familiare.

        La regola del silenzio imposta dalla monarchia

        Nel suo intervento, Harry ha anche chiamato in causa la famiglia reale. “Sono stato condizionato dall’istituzione e ho accettato per anni la regola del ‘mai lamentarsi, mai spiegare’”, ha raccontato. Una disciplina che, secondo il principe, ha finito per proteggere la stampa più aggressiva invece che chi ne subiva gli effetti. Il punto di rottura arriva quando la relazione con Meghan diventa pubblica: da lì, il senso di abbandono e la frustrazione per l’assenza di reazioni ufficiali contro le campagne mediatiche più violente.

        Accuse di spionaggio e metodi illegali

        Il processo ruota attorno a presunte pratiche illecite: intercettazioni, raccolta illegale di informazioni, pedinamenti. Harry sostiene che nulla della sua vita fosse davvero al sicuro. “Quello che faccio è nell’interesse di tutti”, ha detto, rivendicando il valore pubblico della sua battaglia. Non una vendetta personale, ma – nelle sue parole – un tentativo di fermare meccanismi che continuano a colpire personaggi pubblici e cittadini comuni.

        Una battaglia che va oltre Harry

        Il procedimento giudiziario in corso a Londra rappresenta l’ennesimo capitolo dello scontro frontale tra il duca di Sussex e i tabloid britannici. Ma il messaggio lanciato in aula è più ampio: la richiesta di responsabilità a un’informazione che, secondo Harry, ha superato da tempo il confine tra diritto di cronaca e persecuzione.

        Una testimonianza che pesa, destinata a riaccendere il dibattito sul rapporto tra potere mediatico, privacy e istituzioni. E che, comunque vada il processo, segna un altro strappo definitivo tra il principe ribelle e il mondo da cui ha scelto di allontanarsi.

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          I piccoli Windsor crescono: George, Charlotte e Louis muovono i primi passi nel volontariato

          Dalle visite a enti benefici alle donazioni silenziose, i giovani principi imparano presto cosa significa il servizio pubblico nella monarchia moderna.

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          piccoli Windsor

            Non compaiono nei comunicati ufficiali e raramente finiscono al centro dell’attenzione mediatica, ma i figli del principe William e di Kate Middleton hanno già iniziato, con naturalezza, a muovere i primi passi nel mondo dell’impegno sociale. George, Charlotte e Louis stanno crescendo all’interno di una famiglia che ha fatto della solidarietà e del volontariato uno dei pilastri della propria vita pubblica, e le occasioni per imparare non sono mancate.

            Uno degli episodi più significativi risale al 2023, quando i tre bambini hanno visitato The Baby Bank, un’organizzazione benefica locale che sostiene famiglie in difficoltà fornendo beni essenziali per l’infanzia. Un luogo ben conosciuto anche dai principi di Galles, che da tempo supportano l’ente. In quell’occasione, i piccoli royal non si sono limitati a osservare: hanno partecipato attivamente alla preparazione e al confezionamento dei beni destinati alle donazioni, vivendo in prima persona il valore concreto dell’aiuto agli altri.

            Quell’esperienza, a quanto pare, non è rimasta un episodio isolato. A raccontarlo è Lauren Hall, co-amministratrice delegata di The Baby Bank, che in un’intervista a Hello! ha spiegato come il legame con la famiglia reale sia proseguito nel tempo, lontano dai riflettori. «Un membro dello staff reale ci ha contattati chiedendoci una lista di articoli di cui abbiamo bisogno con regolarità, ma anche di oggetti utili durante tutto l’anno», ha spiegato. «In seguito, ci sono stati consegnati prodotti acquistati direttamente dalla famiglia».

            Secondo Hall, l’iniziativa sarebbe nata dopo una visita del principe William a una scuola, durante la quale aveva ricevuto una somma di denaro come gesto simbolico di pay it forward, da destinare a un’azione positiva. «È stato in quel momento che hanno pensato alla nostra associazione», ha aggiunto, sottolineando quanto sia stato significativo per l’ente sentirsi ricordato e sostenuto nel tempo. «Sapere di essere stati la loro prima scelta, tra tante possibili cause, è stato emozionante. Ogni donazione è preziosa e per noi ha rappresentato un aiuto enorme».

            Se Charlotte e Louis stanno imparando gradualmente cosa significhi partecipare alla vita pubblica, per il primogenito George il percorso appare già più strutturato. Durante il periodo natalizio, il giovane principe è stato fotografato insieme al padre in visita a The Passage, centro di accoglienza per persone senza fissa dimora nel cuore di Londra. Un luogo simbolico per la famiglia: fu la principessa Diana a portarvi William quando era bambino, e oggi il principe di Galles ne è patrono ufficiale, mantenendo viva una tradizione di impegno che attraversa le generazioni.

            Questi gesti, apparentemente semplici, raccontano molto del modello educativo scelto da William e Kate. Lontani da un’idea di privilegio fine a se stesso, i principi di Galles sembrano voler trasmettere ai figli il senso della responsabilità e del servizio, valori centrali nella monarchia britannica contemporanea. Senza proclami e senza esposizioni eccessive, George, Charlotte e Louis stanno imparando che il loro ruolo futuro passa anche dall’attenzione verso gli altri, un insegnamento che potrebbe accompagnarli per tutta la vita.

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              Harry ironizza sui social: «I miei figli online a 35 anni. Le piattaforme trascinano i giovani in luoghi oscuri»

              Il duca di Sussex scherza sull’età giusta per concedere i social ai figli Archie e Lilibet, ma il messaggio è chiaro: «Meglio aspettare, è un tema che dovrebbe allarmare tutti». Nessun passo verso la cittadinanza Usa, e un auto-test sull’accento americano conclude l’intervista.

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                «I miei figli sui social a 35 anni». Harry lo dice ridendo, ma la risata non smorza la sostanza. Nel corso del podcast Hasan Minhaj Doesn’t Know, il duca di Sussex gioca con l’ironia e insieme mette le mani avanti: l’accesso di bambini e adolescenti alle piattaforme è, per lui e Meghan Markle, un terreno delicato. «I social stanno trascinando i giovani in luoghi molto oscuri», afferma. Dietro la battuta, l’eco di una preoccupazione genitoriale concreta. «Considerato ciò che sappiamo oggi, saremo molto più cauti nel permettere ai nostri figli di accedervi»

                La soglia “ragionevole”: quando sei davvero te stesso
                Harry non si limita all’ironia e una soglia la indica davvero: «Una buona età per entrare sui social è 21 anni, quando il cervello è formato e inizi a sapere chi sei». Non un divieto, ma una postura prudente, che però porta con sé un dilemma moderno: protezione o isolamento? «C’è il rischio che siano gli unici tra i loro amici a non esserci», ammette. Una riflessione che intercetta uno dei nervi scoperti della genitorialità contemporanea: trovare equilibrio tra autonomia digitale e tempo reale, tra libertà e salvaguardia.

                Nuova vita, vecchia identità
                Seduto davanti al comico americano, Harry alterna leggerezza e pensieri seri. Alla domanda su cosa sappiano Archie e Lilibet del suo lavoro, risponde con semplicità: «Sanno che aiuto gli altri». Lineare, quasi didascalico, lontano dalla retorica reale e più vicino alla quotidianità californiana che lui e Meghan raccontano come scelta di libertà e cura del proprio spazio personale.

                Sulla cittadinanza statunitense, però, frena: «Al momento non è nei piani». Nessuna fretta di mettere nero su bianco la trasformazione definitiva da principe britannico a cittadino americano. C’è un’identità che resta sospesa tra due mondi, un equilibrio ancora in costruzione.

                Un “yee-haw” per chiudere
                Non manca il gioco finale. Minhaj chiede a Harry di sottoporsi a un rapido test sull’accento americano. «Proviamo il tuo yee-haw», lo incalza. Il duca sorride, accetta, prova. Un gesto minimo che però racconta bene l’atmosfera: un principe che ha scelto di ridere, di esporsi con leggerezza, di smarcarsi dalla formalità.

                Tra una battuta e un monito, resta una linea chiara: crescere due figli in un mondo iperconnesso richiede scelte consapevoli. E forse anche un pizzico di ironia per non farsi travolgere.

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