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Da Greta Thunberg alle passerelle: Pierre Casiraghi si scopre stilista e rispunta il sogno segreto di Marta Marzotto

Dopo Achille Lauro, anche Pierre Casiraghi debutta nella moda con la collezione “Atlantic”. E mentre riaffiora il ricordo del viaggio con Greta Thunberg, spunta un curioso progetto mai realizzato che coinvolgeva Beatrice Borromeo e Charlotte Casiraghi.

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    Dopo Achille Lauro, anche Pierre Casiraghi debutta nella moda con la collezione “Atlantic”. E mentre riaffiora il ricordo del viaggio con Greta Thunberg, spunta un curioso progetto mai realizzato che coinvolgeva Beatrice Borromeo e Charlotte Casiraghi.

    TESTO

    Ormai sembrano voler fare tutti gli stilisti. Dopo Achille Lauro, anche Pierre Casiraghi si lascia sedurre dal mondo della moda e firma una capsule collection per Fay. Il nome scelto è “Atlantic”, un titolo che racconta perfettamente la sua storia e la sua passione più grande: il mare.

    Il figlio di Carolina di Monaco, infatti, non è soltanto uno dei volti più amati della famiglia Grimaldi, ma anche uno skipper appassionato e impegnato da anni sui temi della sostenibilità.

    Pierre Casiraghi e la moda ispirata all’oceano

    La collezione realizzata con il marchio milanese si chiama “Atlantic” e trae ispirazione proprio dall’universo marinaro che accompagna da sempre la vita del principino. Un progetto che unisce eleganza, spirito sportivo e attenzione all’ambiente.

    Del resto Pierre Casiraghi non ha mai nascosto il proprio impegno sui temi ecologici. Nel 2019 fu protagonista di una traversata destinata a fare il giro del mondo.

    Quando attraversò l’Atlantico con Greta Thunberg

    Pochi ricordano infatti che, a bordo della Malizia II, la sua imbarcazione a emissioni zero, Pierre Casiraghi attraversò l’Atlantico partendo da Plymouth per arrivare a New York. Al suo fianco c’era una compagna di viaggio decisamente insolita: Greta Thunberg.

    L’attivista svedese era diretta al summit delle Nazioni Unite dedicato ai cambiamenti climatici e quella strana coppia, composta dal principino di Monaco e dalla giovane paladina dell’ambiente, attirò l’attenzione dei media di tutto il mondo.

    Il progetto di Marta Marzotto con Beatrice e Charlotte mai diventato realtà

    Dietro il legame tra Pierre Casiraghi e la moda si nasconde anche una curiosità poco conosciuta che riguarda la moglie Beatrice Borromeo e la compianta Marta Marzotto, nonna adorata della giornalista e scrittrice.

    La regina dei salotti italiani aveva sempre sostenuto le scelte sentimentali della nipote e nutriva un sogno molto particolare: vedere Beatrice Borromeo e Charlotte Casiraghi lavorare insieme a un libro dedicato al mondo della moda.

    L’idea, secondo chi la conosceva bene, era quella di realizzare un volume ironico e pungente, capace di raccontare quell’ambiente senza prenderlo troppo sul serio. Un progetto che però non riuscì mai a trovare finanziatori, forse proprio perché si concedeva il lusso di sorridere di un universo che spesso ama terribilmente prendersi sul serio.

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      Re Carlo, padre freddo o affettuoso? L’ex fidanzata del principe Edoardo smentisce il ritratto di Harry

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        Re Carlo fu davvero il padre anaffettivo raccontato dal principe Harry? Nel memoir The Showgirl and the Prince, Ruthie Henshall ricorda un uomo che inseguiva William e Harry tra i corridoi mentre i bambini urlavano di gioia. Una testimonianza molto diversa, ma non necessariamente incompatibile.

        Re Carlo, padre distante incapace di mostrare affetto oppure genitore presente, giocherellone e innamorato dei propri figli? A riaprire il dibattito sul rapporto tra il sovrano, William e Harry è Ruthie Henshall, attrice e cantante britannica legata sentimentalmente per cinque anni al principe Edoardo, fratello minore del re.

        Nel memoir The Showgirl and the Prince, pubblicato nel luglio 2026, Henshall ricorda le giornate trascorse con la famiglia reale tra Windsor, Sandringham e Balmoral. Il Carlo osservato da lei appare molto diverso dal padre emotivamente distante descritto dal duca di Sussex in Spare.

        «Ho visto Carlo giocare con William e Harry nei corridoi di Balmoral. Era evidente che volesse molto bene a quei bambini, che strillavano di gioia mentre papà li inseguiva», racconta l’attrice. All’epoca William e Harry avevano rispettivamente dieci e otto anni.

        Re Carlo padre affettuoso nel racconto di Ruthie Henshall

        La testimonianza della Henshall restituisce un’immagine privata difficilmente conciliabile, almeno in apparenza, con quella diventata pubblica dopo l’uscita dell’autobiografia di Harry. Nessun sovrano rigido o genitore impacciato: nei corridoi del castello scozzese appare un padre che corre dietro ai figli e li fa ridere.

        La Henshall frequentò il principe Edoardo dal 1988 ai primi anni Novanta e conobbe da vicino diversi componenti della famiglia reale. Il suo libro racconta proprio quella stagione, tra il teatro del West End e l’ingresso in un mondo regolato da tradizioni, protocolli e silenzi. The Showgirl and the Prince è il suo primo libro.

        La scena di Balmoral mostra però soltanto un frammento della vita familiare. Vedere un padre giocare con i figli non permette di conoscere l’intera profondità del loro rapporto, così come il ricordo doloroso di Harry non cancella necessariamente tutti i momenti felici dell’infanzia.

        Harry in Spare: «Papà non mi ha mai abbracciato»

        Nel suo libro, il principe Harry racconta una percezione completamente diversa. Descrive Carlo come «un po’ distaccato» e convinto che il padre non fosse davvero pronto ad affrontare le responsabilità, la pazienza e il tempo richiesti dalla paternità.

        «Io e papà, per lo più, convivevamo. Aveva difficoltà a comunicare, ad ascoltare, ad avere rapporti intimi faccia a faccia», scrive il duca. Harry ricorda anche le lettere che Carlo lasciava sul suo cuscino per dirgli quanto fosse orgoglioso di lui: parole gradite, ma affidate alla carta anziché pronunciate durante le lunghe cene trascorse allo stesso tavolo.

        Il punto dolente, quindi, non sarebbe stato necessariamente l’assenza di amore, ma l’incapacità di esprimerlo nel modo di cui il figlio sentiva il bisogno. Un uomo poteva inseguire due bambini tra i corridoi di Balmoral e, nello stesso tempo, faticare ad abbracciarli o a parlare apertamente delle emozioni.

        Le altre testimonianze sul rapporto tra Carlo, William e Harry

        Quello della Henshall non è l’unico racconto alternativo. Nella biografia Charles: Victim or Villain?, pubblicata nel 1998, Penny Junor descrive un padre che giocava, scherzava e si azzuffava con i figli. Secondo la giornalista, William e Harry correvano incontro a Carlo quando il suo elicottero atterrava a Highgrove, saltandogli tra le braccia dopo aver attraversato il campo fangoso. Il libro raccoglie testimonianze di persone vicine alla famiglia reale.

        Junor ricorda anche una cena a Klosters nel 1997, quando Harry avrebbe ringraziato pubblicamente il padre per la vacanza, ricoprendogli poi il viso di baci. Christopher Andersen, autore di Brothers and Wives, racconta invece battaglie con i cuscini, lotte, solletico, battute di pesca e passeggiate lontane dagli obiettivi dei fotografi. Il volume, dedicato alla vita privata di William e Harry, uscì nel 2021.

        Le versioni non stabiliscono chi dica la verità e chi menta. Raccontano piuttosto momenti e prospettive differenti dello stesso rapporto: da una parte ciò che alcuni testimoni videro, dall’altra ciò che un figlio sentì. Carlo poteva essere il “lupo cattivo” che rincorreva i bambini nei castelli e, per Harry, restare comunque il padre che preferiva lasciare una lettera sul cuscino invece di pronunciare quelle parole guardandolo negli occhi.

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          Reali

          Marius Borg Høiby, domiciliari nella villa reale con piscina: bufera sul figlio di Mette-Marit condannato per stupro

          Marius Borg Høiby, condannato in primo grado per stupro e violenza domestica, attende l’appello nella residenza dei principi ereditari. La stampa norvegese denuncia «arresti domiciliari di lusso», mentre l’amministrazione penitenziaria invoca la privacy.

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            Che le carceri scandinave non somiglino esattamente ai gironi danteschi è risaputo. Che un condannato per stupro e violenza domestica possa lasciare la cella e trasferirsi in una villa reale con giardino, terrazza, barbecue e piscina, invece, ha fatto sobbalzare anche la civilissima Norvegia. Soprattutto perché il protagonista della vicenda si chiama Marius Borg Høiby ed è il figlio della principessa ereditaria Mette-Marit.

            Il giovane, secondo quanto riportato da Repubblica sulla base della stampa norvegese, si trovava in carcere dal 1° febbraio. Il 15 giugno ha ricevuto una condanna in primo grado per stupro e violenza domestica ai danni dell’ex compagna, oltre che per altri reati minori, tra i quali il possesso di sostanze stupefacenti. Il 13 luglio avrebbe ottenuto i domiciliari con braccialetto elettronico, in attesa del processo d’appello.

            Marius Borg Høiby ai domiciliari nella tenuta reale

            La destinazione scelta per scontare la misura non corrisponde però a un appartamento qualsiasi. Høiby si troverebbe a Skaugum, la residenza ufficiale dei principi ereditari norvegesi Haakon e Mette-Marit. Una proprietà di centinaia di metri quadrati dotata, secondo la stampa locale, di ampi spazi verdi, terrazza attrezzata e piscina.

            Il settimanale Se og Hør non ha usato mezzi termini e ha accusato apertamente le autorità di aver riservato al figlio della principessa un trattamento privilegiato: «Sconterà la sua pena a bordo piscina a Skaugum, la residenza dei principi ereditari».

            L’immagine del condannato con il braccialetto elettronico a pochi passi dalla piscina ha inevitabilmente incendiato il dibattito. La misura resta restrittiva e impone controlli e obblighi precisi, ma il confronto con le condizioni affrontate dagli altri detenuti appare difficile da evitare.

            La salute di Mette-Marit e l’isolamento in carcere

            Alla base della concessione ci sarebbero anche le condizioni di salute della madre. La principessa Mette-Marit si è sottoposta recentemente a un trapianto di polmoni e la situazione familiare avrebbe avuto un peso nella decisione.

            Marius Borg Høiby avrebbe inoltre lamentato le conseguenze dell’isolamento carcerario. Per ragioni di sicurezza, infatti, avrebbe trascorso la detenzione separato dagli altri reclusi. Uno dei suoi difensori, René Ibsen, ha descritto un quadro particolarmente delicato: «La vita di Marius è in una situazione di emergenza, riceve cure mediche ed è seguito dal servizio sanitario del carcere».

            Parole che non hanno placato le polemiche. Al contrario, una parte dell’opinione pubblica norvegese ha contestato la distanza tra il trattamento concesso a Høiby e quello riservato a detenuti privi di un cognome legato alla casa reale.

            L’amministrazione penitenziaria risponde sulla villa con piscina

            Se og Hør ha chiesto direttamente alla Direzione del sistema carcerario se Marius Borg Høiby abbia beneficiato di un privilegio. L’autorità non è entrata nel merito del caso, richiamando le regole sulla riservatezza: «L’area entro cui una persona può soggiornare dipende dalle condizioni del luogo».

            Una risposta formalmente prudente, ma insufficiente a spegnere la bufera. Il punto sollevato dalla stampa non riguarda soltanto la legittimità della misura, bensì la percezione di un sistema capace di applicare regole molto diverse quando entra in scena un membro della famiglia della futura regina.

            Dal canto suo, Høiby avrebbe promesso di non bere più alcolici. Una decisione certamente opportuna, che però non risponde alla domanda diventata centrale in Norvegia: quei domiciliari nella residenza reale rappresentano una misura giustificata dalle circostanze o il genere di trattamento che soltanto un privilegiato potrebbe ottenere? Intanto, mentre il Paese discute di uguaglianza davanti alla legge, il braccialetto elettronico resta a Skaugum. E la piscina pure.

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              Lady Diana voleva lasciare Londra per Dodi al-Fayed? Il mistero dell’ultima estate tra Hasnat Khan, Malibu e il destino di Parigi

              Nell’estate del 1997 Lady Diana sembrava pronta a ricominciare. Da una parte Hasnat Khan, il cardiochirurgo che avrebbe voluto sposare, dall’altra Dodi al-Fayed, con cui avrebbe iniziato a immaginare una nuova vita lontano da Londra. Tra yacht, anelli, Malibu e una lite poche ore prima dell’incidente, il mistero resta aperto.

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                L’estate è da sempre la stagione che riporta Lady Diana al centro del racconto. Nata il 1° luglio 1961 e morta il 31 agosto 1997, la principessa continua a riemergere puntualmente tra luglio e agosto attraverso anniversari, retroscena e nuovi tentativi di spiegare ciò che accadde negli ultimi mesi della sua vita.

                Uno dei misteri più affascinanti resta sempre lo stesso: Diana aveva davvero trovato in Dodi al-Fayed l’uomo con cui costruire una nuova vita? Oppure il suo cuore era ancora legato ad Hasnat Khan, il cardiochirurgo pakistano con cui aveva avuto una relazione lunga e tormentata?

                Lady Diana e Dodi al-Fayed: amore o fuga?

                Secondo la biografa Judy Wade, Diana stava cercando di ricominciare dopo il divorzio da Carlo. «Mi disse: “Sto spiccando il volo”», ha raccontato a People.

                Dodi al-Fayed entrò davvero nella sua vita nell’estate del 1997. I due si conoscevano da anni, ma fu soltanto a luglio che la relazione sembrò prendere una piega diversa. Prima la vacanza a St. Tropez con William e Harry, poi i giorni sullo yacht Jonikal, quindi il viaggio in Sardegna.

                Il 7 agosto Diana visitò l’appartamento londinese di Dodi e pochi giorni dopo uscirono le foto del loro celebre bacio. A fine mese, i due tornarono ancora insieme sullo yacht e si parlò anche di una visita a una gioielleria di Monte Carlo per scegliere un anello.

                Quanto fosse serio quel legame, però, non è mai stato chiarito fino in fondo.

                Hasnat Khan, l’uomo che Diana avrebbe voluto sposare

                Prima di Dodi c’era stato Hasnat Khan.

                Lady Diana lo aveva conosciuto nel 1995 al Royal Brompton Hospital e, secondo molte ricostruzioni, la relazione sarebbe durata circa due anni.

                Judy Wade sostiene che Diana avrebbe voluto sposarlo e che immaginasse con lui una vita capace di unire mondi e culture differenti. Ma Khan avrebbe sofferto il peso della fama della principessa e non avrebbe voluto vivere come “l’accompagnatore di una donna famosa”.

                Durante le indagini sulla morte di Diana, lo stesso medico raccontò che qualcosa era cambiato proprio dopo il viaggio della principessa a St. Tropez con la famiglia al-Fayed. Alla fine di luglio, a Kensington Palace, Diana gli avrebbe detto che tra loro era tutto finito.

                Malibu, la nuova vita lontano da Londra

                È qui che entra in scena l’ipotesi più suggestiva.

                Secondo alcune ricostruzioni, Diana avrebbe iniziato a pensare seriamente a una vita lontano dal Regno Unito, almeno per parte dell’anno. La destinazione sarebbe stata Malibu, dove Dodi possedeva una villa affacciata sull’oceano.

                Nel 2003 l’ex maggiordomo Paul Burrell raccontò ad Abc News di aver visto i progetti della casa insieme a Diana. Secondo il suo racconto, la principessa immaginava un futuro in California, con William e Harry accanto a lei nei periodi liberi dagli impegni scolastici.

                Un dettaglio che oggi suona quasi profetico, considerando che molti anni dopo sarebbe stato proprio Harry a trasferirsi negli Stati Uniti.

                Perché proprio Dodi al-Fayed?

                Non tutti credono che la relazione con Dodi fosse nata come grande amore.

                Secondo Judy Wade, Diana potrebbe essersi avvicinata a lui anche per provocare Hasnat Khan. Dodi aveva yacht, jet privati e una vita perfetta per attirare i paparazzi. Mostrarsi felice accanto a lui avrebbe potuto essere anche un modo per far ingelosire l’ex.

                Questo, però, non esclude che una storia nata forse come ripicca possa essere diventata qualcosa di più serio.

                Il punto resta proprio questo: non sappiamo quanto Diana fosse davvero pronta a costruire un futuro con Dodi e quanto, invece, stesse semplicemente cercando di uscire dalla fine dolorosa della relazione con Khan.

                La lite poche ore prima della tragedia

                Anche gli ultimi momenti della coppia sembrano complicare il quadro.

                Secondo People, il 30 agosto 1997 Diana e Dodi visitarono la casa parigina appartenuta ai duchi di Windsor. Durante il tragitto sarebbero stati inseguiti dai paparazzi e Dodi avrebbe chiesto all’autista di accelerare.

                Judy Wade racconta che tra i due sarebbe scoppiata una «violenta discussione». Diana avrebbe chiesto di rallentare, spaventata sia per la propria sicurezza sia per quella dei fotografi.

                Poche ore dopo, nella notte tra il 30 e il 31 agosto, la Mercedes su cui viaggiavano si schiantò nel Tunnel dell’Alma.

                Dodi morì sul colpo. Diana venne trasportata all’ospedale Pitié-Salpêtrière, dove morì nelle prime ore del mattino.

                Il vero ultimo amore di Diana resta un mistero

                A distanza di quasi trent’anni, la domanda resta senza una risposta definitiva.

                Hasnat Khan è stato probabilmente l’uomo con cui Diana aveva immaginato un amore profondo e lontano dai riflettori. Dodi al-Fayed, invece, potrebbe essere stato il simbolo di una nuova vita possibile, fatta di libertà, viaggi e forse anche di un futuro lontano da Londra.

                Il resto appartiene alle ipotesi, alle testimonianze e alle ricostruzioni.

                Ed è proprio questo che continua ad alimentare il mito di Lady Diana: una donna che, nell’ultima estate della sua vita, sembrava pronta a cambiare tutto. Ma nessuno saprà mai davvero in quale direzione stesse andando.

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