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No, i gioielli non ve li ridò! I preziosi dei Savoia resteranno allo Stato. Per ora

Gli eredi di Umberto II avevano chiesto la riconsegna dei preziosi custoditi alla Banca d’Italia, ma la sentenza conferma la confisca stabilita dalla Costituzione.

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    E’ dal 1946 che andiamo avanti con questa storia. Una storia entrata nella Storia con la S maiuscola. La battaglia legale sulla proprietà dei gioielli della Corona d’Italia continua. Ma la prima sentenza del Tribunale civile di Roma ha chiarito la questione: il tesoro resterà allo Stato italiano! Dal 1946, gli straordinari gioielli delle regine e principesse di Casa Savoia—duemila perle, oltre seimila diamanti, zaffiri, smeraldi e rubini, montati su collane, diademi, tiare e spille—sono sigillati in un caveau della Banca d’Italia, dove furono consegnati dopo l’esilio della famiglia reale.

    I gioielli? La Costituzione parla chiaro

    La famiglia Savoia, con Emanuele Filiberto in testa, ha tentato di ottenere la restituzione, sostenendo che quei gioielli non appartenessero al tesoro del Regno, ma fossero beni personali dell’ultimo re, Umberto II. Tuttavia, il tribunale ha rigettato la richiesta, confermando il principio sancito nella tredicesima disposizione finale della Costituzione. “I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato.” Un vero e proprio atto di confisca, che ha riguardato palazzi, terre e ricchezze della famiglia reale, e che continua a impedire agli eredi di rivendicare la proprietà dei gioielli.

    La battaglia continua

    Nonostante la sentenza, i legali della famiglia Savoia hanno annunciato l’appello alla Corte di Roma e un possibile ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La speranza di ottenere quei gioielli resta viva, ma il verdetto di primo grado ha ribadito che il tesoro reale non sarà restituito. Almeno per ora ma sembra che questa sia una tendenza che si protrarrà nel tempo. Una storia che da quasi 80 anni divide opinioni e alimenta il mistero su un patrimonio di inestimabile valore storico, destinato a restare chiuso nel caveau della Banca d’Italia.

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      Reali

      Kate Middleton copia Charlotte (o il contrario?): il dettaglio sui capelli che fa impazzire i fan reali

      Kate Middleton e la principessa Charlotte si presentano con acconciature identiche, tra fiocchi in velluto e colori studiati. Un gioco di specchi che nasconde molto più di una semplice scelta estetica

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        C’è chi parla di coincidenza, chi di strategia impeccabile. Fatto sta che Kate Middleton e la principessa Charlotte hanno letteralmente ipnotizzato il pubblico con un look madre-figlia studiato al millimetro. Non un semplice richiamo, ma una vera e propria dichiarazione di stile condiviso, capace di trasformare un dettaglio – i capelli – in un piccolo caso mediatico.

        Il dettaglio che non è passato inosservato

        Semiraccolto elegante, ciocche anteriori tirate all’indietro e fissate con un fiocco in velluto: nero per Kate, bordeaux per Charlotte. Una scelta cromatica tutt’altro che casuale, perfettamente coordinata con i loro abiti. Il risultato? Un effetto “mini-me” raffinato, discreto, ma tremendamente efficace. Perché nella Royal Family nulla è davvero lasciato al caso, nemmeno un fermaglio.

        Charlotte cresce e ricalca lo stile della madre

        A soli 11 anni, Charlotte del Galles mostra già una personalità estetica ben definita, che guarda dritto all’armadio – e allo specchio – di mamma Kate. Chioma folta, leggermente mossa, con quelle sfumature bronde naturali che sembrano studiate da un hair stylist di corte. Kate, dal canto suo, mantiene una tonalità più intensa, ma il messaggio è chiaro: armonia totale, senza forzature.

        Non è la prima volta: il precedente che dice tutto

        Non è un episodio isolato. Già in occasione dell’incoronazione di Re Carlo III, madre e figlia avevano scelto di indossare lo stesso diadema floreale con brillanti. Un gesto che aveva fatto discutere, e che oggi trova una nuova conferma. Coordinarsi, per loro, non è solo una questione estetica: è un linguaggio. Silenzioso, elegante, potentissimo.

        Dietro questi look si nasconde infatti una tradizione ben precisa: quella dell’attenzione maniacale ai dettagli, tipica della monarchia britannica. Ma Kate riesce sempre a fare un passo in più, inserendo un tocco romantico, quasi giocoso, che rende tutto più accessibile, più umano. Ed è forse proprio questo il segreto: trasformare la perfezione in qualcosa che sembri naturale.

        E mentre i social si dividono tra chi applaude e chi analizza ogni singolo dettaglio, una cosa è certa: basta un fiocco per raccontare una storia. E Kate Middleton, in questo, continua a non sbagliare un colpo.

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          Caterina Amalia, principessa sotto attacco ma senza cedere: body shaming, silenzio e la scelta che spiazza tutti

          Caterina Amalia, erede al trono dei Paesi Bassi, finisce nel mirino per il suo fisico ma sceglie il silenzio. Intanto, a soli 18 anni, sorprende tutti rinunciando volontariamente all’assegno reale: un gesto che cambia la narrazione attorno a lei.

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            Caterina Amalia si ritrova al centro di una doppia storia che mescola pressione mediatica e scelte personali. Da una parte le critiche, spesso pesanti, legate al suo aspetto fisico. Dall’altra una decisione che ha spiazzato osservatori e opinione pubblica: la rinuncia all’assegno reale a soli 18 anni.

            Critiche e body shaming: la scelta del silenzio

            La principessa dei Paesi Bassi è stata oggetto di commenti e scherni per il suo fisico, finendo in quel circuito ormai noto di giudizi pubblici che colpiscono anche le figure istituzionali. Una pressione che, nel suo caso, non ha generato reazioni pubbliche.

            Caterina Amalia ha scelto di non rispondere. Nessuna replica, nessuna presa di posizione ufficiale. Un silenzio che, in un’epoca dominata dalla reazione immediata, diventa di per sé una risposta.

            Il ruolo istituzionale e la disciplina

            Oltre al titolo di erede al trono, Amalia ricopre anche un ruolo nell’esercito come caporale. Un dettaglio che contribuisce a definire un profilo più complesso, lontano dalla semplice immagine di principessa.

            Questo doppio binario, tra vita pubblica e responsabilità istituzionali, rende ancora più evidente il peso delle aspettative che gravano su di lei.

            La rinuncia all’assegno reale

            Il gesto che ha davvero cambiato la percezione è però un altro. A 18 anni, Caterina Amalia ha deciso di rinunciare volontariamente all’ingente assegno che le spetterebbe in quanto erede al trono.

            Una scelta che rompe uno schema consolidato e che è stata letta da molti come un segnale di responsabilità e consapevolezza. In un contesto in cui ogni privilegio viene osservato e discusso, la rinuncia assume un valore simbolico forte.

            Tra critiche sul fisico e decisioni personali, la figura di Caterina Amalia si muove così su un terreno delicato. E mentre il dibattito continua, resta l’immagine di una giovane donna che, almeno per ora, sceglie di non reagire agli attacchi e di parlare attraverso i fatti.

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              Felipe VI, il libro che scuote la corona: presunte relazioni e bisessualità, nomi eccellenti fanno esplodere il caso

              Il volume firmato da Joaquin Abad riporta presunti retroscena sulla vita sentimentale del sovrano spagnolo, facendo nomi noti e parlando di una possibile bisessualità. Nessuna conferma ufficiale, ma il caso mediatico è esploso.

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                Basta un libro per far tremare una monarchia? In Spagna, in queste settimane, la risposta sembra essere sì. A riaccendere i riflettori sulla vita privata di Felipe VI è “Los Novios De Felipe VI: La Corona Y Los Hombres Que Pasaron Por Su Vida”, volume firmato dal giornalista Joaquin Abad che sta alimentando un dibattito acceso, tra curiosità, incredulità e inevitabili polemiche.

                Le rivelazioni e i nomi che fanno rumore

                Il libro non si limita a insinuazioni vaghe, ma entra nel dettaglio, parlando di una presunta bisessualità del sovrano e citando rapporti che, secondo l’autore, avrebbero segnato la sua vita. Tra questi spicca quello con l’imprenditore Alvaro Fuster, figura nota anche per la lunga amicizia con Felipe fin dai tempi del collegio. Ma non è l’unico nome che circola tra le pagine: vengono citati anche personaggi di primo piano del mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, come Miguel Bosè, Alejandro Sanz e lo stilista Lorenzo Caprile, oltre a Pepe Barroso, Lucas Almeida e Tomas Paramo.

                Tra gossip e assenza di conferme ufficiali

                Il punto, però, resta sempre lo stesso: si tratta di ricostruzioni e allusioni non confermate. Nessuna presa di posizione ufficiale da parte della Casa Reale spagnola, nessuna smentita diretta, ma nemmeno alcuna conferma. E proprio questo silenzio contribuisce ad alimentare il caso, lasciando spazio a interpretazioni, speculazioni e commenti. In un contesto come quello monarchico, dove l’immagine pubblica è parte integrante dell’istituzione, anche un libro può diventare un detonatore mediatico.

                Il confine delicato tra interesse pubblico e vita privata

                Il successo del libro si inserisce in un terreno sempre scivoloso: quello che separa il diritto di cronaca dalla sfera privata. Da un lato c’è la curiosità del pubblico, dall’altro il rispetto per la vita personale di un capo di Stato. E quando i protagonisti sono figure istituzionali, il confine si fa ancora più sottile. Il risultato è un caso che continua a crescere, alimentato più dal rumore mediatico che da fatti verificati. E mentre il dibattito si accende, resta una certezza: quando la corona finisce sotto la lente del gossip, l’eco è sempre molto più forte del silenzio.

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