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Re Carlo ad Auschwitz: la prima volta di un sovrano britannico nel campo della memoria

Per la prima volta nella storia della monarchia britannica, un sovrano ha visitato Auschwitz. Re Carlo ha reso omaggio alle vittime dell’Olocausto, sottolineando l’importanza della memoria. Ma perché la regina Elisabetta non andò mai?

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    Re Carlo III ha scritto una pagina di storia visitando il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, in occasione dell’80° anniversario della sua liberazione. Un momento solenne e carico di significato, che lo ha visto attraversare il famigerato cancello con la scritta “Arbeit Macht Frei”, osservare gli oggetti personali delle vittime e deporre una corona di fiori al Muro della Morte, dove migliaia di prigionieri furono fucilati sotto il regime nazista.

    È la prima volta che un monarca britannico compie questo pellegrinaggio della memoria. Re Carlo ha partecipato alla cerimonia sia come uomo che come sovrano, consapevole del valore simbolico della sua presenza. Per lui, il viaggio è stato “profondamente personale”, come sottolineato da fonti reali, avendo trascorso anni a lavorare con i sopravvissuti dell’Olocausto per preservare la loro testimonianza e trasmetterla alle nuove generazioni.

    Mentre il re si trovava in Polonia, il principe William ha rappresentato la famiglia reale alla commemorazione del Giorno della Memoria dell’Olocausto a Londra, in un evento parallelo che ha ribadito l’impegno della monarchia nel tenere viva la memoria di uno dei capitoli più bui della storia.

    Un viaggio storico e un segnale al mondo

    Il gesto di Carlo non è passato inosservato. Karen Pollock, amministratrice delegata dell’Holocaust Educational Trust, ha sottolineato che la sua presenza ha dato all’evento una risonanza globale, rappresentando “un segnale importante per il mondo” sul valore della memoria.

    Alla cerimonia di commemorazione hanno preso parte capi di Stato e leader politici di tutto il mondo, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier canadese Justin Trudeau, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e il cancelliere Olaf Scholz. Anche i reali di Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Spagna erano presenti.

    Nessun politico ha avuto il diritto di parlare: la cerimonia è stata interamente dedicata ai sopravvissuti. Tra loro, l’unica in grado di affrontare il viaggio dalla Gran Bretagna è stata Mala Tribich, nata in Polonia nel 1930, sopravvissuta ai campi di Ravensbrück e Bergen-Belsen. Dopo la liberazione, si è trasferita nel Regno Unito, dove ha ricostruito la sua vita.

    Perché la regina Elisabetta non andò mai ad Auschwitz?

    Nonostante il forte impegno della monarchia britannica nel mantenere viva la memoria dell’Olocausto, la regina Elisabetta II non visitò mai Auschwitz. Una scelta che negli anni ha suscitato domande e qualche critica.

    Nel 1996, quando Elisabetta compì un viaggio ufficiale in Polonia, il Foreign Office non incluse Auschwitz nell’itinerario, ma fece tappa a Umschlagplatz a Varsavia, il luogo da cui oltre 200.000 ebrei furono deportati a Treblinka.

    Fu solo nel 2015, a 89 anni, che la regina visitò per la prima volta un campo di concentramento nazista, Bergen-Belsen, dove fu imprigionata anche Anna Frank. Nel 2005, invece, aveva organizzato un ricevimento a St James’s Palace per i sopravvissuti nel 60° anniversario della liberazione di Auschwitz.

    Secondo alcuni esperti, il mancato viaggio ad Auschwitz potrebbe essere stato dovuto a ragioni logistiche, considerando che il campo dista circa 70 km da Cracovia, ma anche a una diversa sensibilità nel modo di commemorare la Shoah. Nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, molti sopravvissuti preferivano non parlare delle loro esperienze, e solo col tempo è maturata una maggiore consapevolezza pubblica.

    Negli ultimi vent’anni, la famiglia reale ha giocato un ruolo chiave nel mantenere viva la memoria. Dal 2001, con l’istituzione del Giorno della Memoria nel Regno Unito, la monarchia ha iniziato a partecipare attivamente alle commemorazioni, e Re Carlo ha intensificato questo impegno fino alla storica visita di tre giorni fa.

    L’importanza della memoria e l’impegno della Gran Bretagn

    La visita di Carlo ad Auschwitz rappresenta un passaggio epocale per la monarchia britannica. Non si è trattato solo di un gesto simbolico, ma di un atto concreto per ribadire l’importanza della memoria storica in un’epoca in cui i testimoni diretti sono sempre meno.

    Anche la politica britannica sta rafforzando il suo impegno. Sir Keir Starmer, leader del Partito Laburista, ha dichiarato che tutte le scuole del Regno Unito devono continuare a insegnare la storia del genocidio per evitare che simili tragedie si ripetano.

    Nel frattempo, anche la Danimarca ha avviato nuove iniziative per contrastare il razzismo e la discriminazione contro i groenlandesi, stanziando fondi per progetti educativi e culturali. Un segnale che la memoria storica non riguarda solo il passato, ma anche la costruzione di un futuro più giusto.

    La presenza di Carlo ad Auschwitz è stata, dunque, un monito per il mondo intero: la memoria non può e non deve sbiadire. “È così importante”, aveva detto il re prima della partenza. E con questa visita ha dimostrato che il ricordo dell’Olocausto non è solo una questione storica, ma un dovere collettivo che deve attraversare le generazioni.

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      Byrony Daniels sposa Adair Williams in Scozia e sfida Kate Middleton: abito semplice per le nozze dell’aristocrazia inglese

      La stilista e modella Byrony Daniels, compagna di studi dei principi di Galles, ha detto sì ad Adair Williams, nipote del duca di Sutherland. Per il matrimonio scozzese ha scelto un abito semplice e controcorrente, molto diverso dal modello fiabesco dell’amica Kate Middleton.

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        Byrony Daniels e Adair Williams si sono sposati in Scozia, e già così la notizia profuma di aristocrazia inglese, vecchi cognomi, campagna impeccabile e inviti che sembrano usciti da un romanzo con stemma di famiglia in copertina. Lei, stilista e modella, è anche una vecchia compagna di studi dei principi di Galles. Lui, Adair Williams, porta in dote un albero genealogico tutt’altro che ordinario: è il nipote del duca di Sutherland. Insomma, non proprio il matrimonio del cugino organizzato in fretta tra bomboniere, zia agitata e fotografo in ritardo.

        Eppure, nel giorno in cui avrebbe potuto giocarsi tutta la scenografia da principessa contemporanea, Byrony Daniels ha scelto un’altra strada. Niente abito monumentale, niente effetto cattedrale ambulante, niente trionfo di metri e metri di stoffa pensati per far sospirare le zie aristocratiche e tremare le damigelle. La sposa ha preferito un vestito semplice, essenziale, quasi volutamente lontano dall’immaginario royal che inevitabilmente la sua storia richiama.

        Il confronto con Kate Middleton, sua amica e compagna di studi, arriva quasi automatico. Perché quando una donna vicina all’ambiente dei principi di Galles si sposa, il paragone con l’abito principesco di Kate diventa una specie di riflesso condizionato. Solo che Byrony, invece di inseguire quel modello, lo ha scansato con eleganza. E forse proprio lì sta il punto: non tutte le spose aristocratiche vogliono sembrare uscite da una favola di palazzo.

        Byrony Daniels e Adair Williams, nozze scozzesi tra moda e aristocrazia

        Il matrimonio tra Byrony Daniels e Adair Williams ha unito due mondi che si parlano da sempre: moda e aristocrazia. Lei arriva da un universo fatto di stile, immagine e passerelle; lui appartiene a una famiglia dal peso nobiliare evidente. La Scozia ha fatto il resto, offrendo alla cerimonia quello scenario severo e romantico che trasforma anche un matrimonio privato in una piccola cartolina di classe britannica.

        Byrony Daniels non è una sposa qualsiasi nel giro mondano inglese. Il suo nome circola anche per il legame con William e Kate, conosciuti negli anni degli studi. Un dettaglio che aggiunge alla cerimonia un sapore royal, anche senza corone in vista. Perché certe amicizie, nel Regno Unito, bastano da sole a spostare l’attenzione.

        Adair Williams, dal canto suo, porta con sé il fascino un po’ antico dei cognomi che non hanno bisogno di spiegarsi troppo. Essere nipote del duca di Sutherland significa entrare in una narrazione familiare in cui titoli, tenute e tradizione fanno parte del paesaggio. Il matrimonio, dunque, aveva tutti gli elementi per diventare una celebrazione molto formale. Invece la sposa ha scelto di abbassare il volume.

        L’abito semplice di Byrony Daniels contro lo stile principessa

        La vera sorpresa delle nozze è arrivata dall’abito. Byrony Daniels, pur avendo tutte le carte per puntare su un vestito da grande ingresso scenografico, ha preferito una linea semplice. Una scelta controcorrente, soprattutto se si pensa al contesto: nozze in Scozia, aristocrazia inglese, amicizie royal, cognomi pesanti e inevitabile attenzione dei curiosi.

        Il paragone con Kate Middleton diventa inevitabile, ma anche piuttosto interessante. Kate, nel giorno del matrimonio con William, entrò nella storia con un abito principesco, costruito per parlare al mondo intero. Byrony Daniels, invece, sembra aver fatto l’opposto: meno favola pubblica, più gusto personale. Meno “guardatemi”, più “sono io”.

        È una differenza non da poco. L’abito da sposa, soprattutto in certi ambienti, non comunica solo eleganza. Comunica posizione, ambizione, appartenenza, desiderio di rappresentare qualcosa. Scegliere la semplicità, in quel caso, diventa quasi una dichiarazione. Byrony non ha provato a imitare Kate, né a trasformarsi in una principessa per un giorno. Ha scelto una sobrietà più moderna, meno ovvia, forse anche più difficile da portare.

        Il confronto con Kate Middleton e il fascino delle nozze royal

        Quando entra in scena il nome di Kate Middleton, ogni matrimonio vicino al suo mondo rischia di diventare un confronto involontario. Del resto, l’abito da sposa della principessa del Galles resta uno dei più riconoscibili dell’ultimo ventennio: elegante, romantico, istituzionale, costruito per restare nelle fotografie ufficiali e nella memoria collettiva.

        Byrony Daniels ha preso un’altra direzione. Non ha cercato lo stesso effetto. Non ha rincorso la teatralità della sposa royal, né il sogno classico della principessa. La sua scelta racconta un gusto più asciutto, più personale, meno dipendente dal protocollo estetico dell’aristocrazia.

        E proprio per questo il suo abito fa parlare. Perché in un mondo in cui molte spose provano a sembrare regine anche quando si sposano in una masseria con tre lanterne e un hashtag personalizzato, Byrony aveva davvero un contesto da favola. Eppure ha evitato la favola più prevedibile. Ha scelto una forma di eleganza quasi silenziosa, quella che non ha bisogno di sovrastare tutto per farsi notare.

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          Reali

          Harry e Meghan preparano il “Reverse Megxit”? L’incontro segreto con re Carlo e il piano per riavvicinarsi alla Royal Family

          Un incontro privato tra Harry e re Carlo a Highgrove avrebbe aperto la strada al disgelo. La casa in Portogallo potrebbe diventare il ponte tra America ed Europa, permettendo anche ad Archie e Lilibet di avvicinarsi alle proprie origini britanniche.

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            Dopo sei anni di lontananza, dichiarazioni esplosive e rapporti ridotti al minimo, Harry e Meghan potrebbero essere pronti a riavvicinarsi alla famiglia reale. Le nuove indiscrezioni parlano già di un possibile “Reverse Megxit”, espressione che suggerisce un ritorno dei Sussex verso il Regno Unito dopo la scelta compiuta nel 2020 di rinunciare al ruolo di membri attivi della monarchia.

            Non si tratterebbe, però, di riprendere la vita di corte o di rinunciare all’indipendenza conquistata negli Stati Uniti. Harry e Meghan starebbero cercando una soluzione capace di conservare la loro quotidianità in California e, nello stesso tempo, ricostruire un legame con la parte britannica della famiglia.

            L’incontro privato tra Harry e re Carlo

            Il primo passo verso il disgelo sarebbe già avvenuto a Highgrove, dove Harry avrebbe incontrato privatamente re Carlo. Nessuna cerimonia ufficiale né immagini diffuse all’esterno: padre e figlio avrebbero trascorso alcune ore insieme lontano dai riflettori.

            Se confermato, l’incontro segnerebbe un cambiamento importante dopo anni di tensioni. L’uscita di Harry e Meghan dalla Royal Family, l’intervista concessa a Oprah Winfrey, la serie televisiva dedicata alla loro storia e l’autobiografia del principe hanno aggravato una frattura già profonda.

            Il rapporto tra Harry e il padre è rimasto complicato, ma non si sarebbe mai interrotto completamente. Le condizioni di salute del sovrano e il desiderio di mantenere un legame con i nipoti Archie e Lilibet potrebbero aver favorito il tentativo di riaprire un dialogo.

            Più difficile resta la situazione con il principe William. Tra i due fratelli le distanze appaiono ancora profonde e, al momento, non sono emersi segnali concreti di una riconciliazione.

            Il richiamo del Regno Unito e il futuro dei figli

            Harry avrebbe iniziato a sentire con maggiore forza il legame con il Paese nel quale è nato e cresciuto. La vita americana gli ha garantito autonomia e protezione dall’apparato della monarchia, ma non ha cancellato le radici né il rapporto con le persone lasciate nel Regno Unito.

            Anche Meghan potrebbe guardare con favore a una soluzione meno rigida rispetto al passato, soprattutto per i figli. Archie e Lilibet stanno crescendo in California, ma appartengono a una famiglia che occupa un ruolo centrale nella storia britannica e hanno trascorso pochissimo tempo con il nonno.

            Un riavvicinamento permetterebbe ai bambini di conoscere meglio entrambe le proprie origini, senza costringere i genitori a trasferirsi stabilmente nel Regno Unito o a rientrare nei meccanismi della vita reale.

            L’eventuale “Reverse Megxit” non cancellerebbe quindi la scelta del 2020. Rappresenterebbe piuttosto una correzione di rotta, con visite più frequenti in Europa e rapporti familiari meno segnati dallo scontro pubblico.

            La casa in Portogallo come ponte con l’Europa

            Un ruolo importante potrebbe averlo la casa in Portogallo. La proprietà offrirebbe ai Sussex una base europea abbastanza vicina al Regno Unito, ma lontana dalle pressioni e dai protocolli che accompagnerebbero una permanenza a Londra.

            Il Portogallo potrebbe diventare il punto d’incontro tra la vita costruita negli Stati Uniti e il desiderio di Harry di trascorrere più tempo vicino alla famiglia. Una soluzione che consentirebbe alla coppia di conservare la propria indipendenza e di decidere con maggiore libertà quando raggiungere il Regno Unito.

            Per ora non esistono annunci ufficiali su un ritorno dei Sussex né su nuovi incarichi all’interno della monarchia. Il possibile incontro tra Harry e re Carlo, però, indicherebbe che il muro costruito negli ultimi anni potrebbe aver iniziato a cedere. Non un ritorno a Buckingham Palace, dunque, ma il tentativo di riaprire una porta rimasta chiusa troppo a lungo.

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              Kate Middleton conquista le tre vette del Regno Unito: la sfida dopo il tumore emoziona il Paese

              In sole 24 ore Kate ha scalato le montagne più alte di Inghilterra, Scozia e Galles. Ad attenderla all’arrivo c’erano William, i tre figli e tutta la famiglia Middleton.

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                Kate Middleton ha scritto un’altra pagina della sua rinascita. La principessa del Galles ha completato nel fine settimana la Three Peaks Challenge, la celebre impresa che consiste nello scalare, nell’arco di 24 ore, le tre montagne più alte di Inghilterra, Scozia e Galles. Una sfida affrontata da sola, accompagnata soltanto dal team di soccorso, e dedicata a una causa che le sta particolarmente a cuore: sostenere il Royal Marsden, l’ospedale dove è stata curata per il tumore.

                La notizia è stata raccontata da Enrica Roddolo sul Corriere della Sera e rappresenta un nuovo capitolo del percorso che la principessa ha intrapreso dopo aver annunciato, nel gennaio 2025, la remissione della malattia.

                La sfida dedicata a chi combatte il cancro

                Kate ha condiviso sui social una fotografia dalla cima di una delle montagne, spiegando il significato della sua impresa.

                «Questa sfida sosterrà la charity del Royal Marsden», ha scritto la principessa.

                Nel suo messaggio ha poi rivolto un pensiero a chi sta affrontando il cancro: «Ogni anno migliaia di persone in questo Paese sentono le parole che nessuno vorrebbe mai ascoltare. Quel che segue è un percorso che mette alla prova ogni parte di noi stessi: ci mette alla prova fisicamente, emotivamente, psicologicamente e spiritualmente».

                Nel corso della spedizione Kate ha scalato lo Scafell Pike, il Ben Nevis e lo Snowdon, completando una delle prove escursionistiche più impegnative del Regno Unito.

                William e i figli ad attenderla all’arrivo

                Al termine dell’impresa, ai piedi dello Snowdon, ad aspettarla c’erano il principe William e i loro tre figli, George, Charlotte e Louis. Con loro anche i genitori della principessa, Carole e Michael Middleton, e il fratello James, che le sono rimasti accanto durante tutto il percorso affrontato negli ultimi anni.

                La sfida ha avuto anche l’obiettivo di sostenere la raccolta fondi della charity del Royal Marsden, di cui William e Kate sono patroni dal gennaio 2025.

                La nuova energia dopo la malattia

                L’impresa conferma il momento positivo vissuto dalla principessa del Galles dopo il ritorno agli impegni pubblici. Già dopo il viaggio in Italia dello scorso maggio, William aveva raccontato il cambiamento della moglie.

                «È tornata carica di energia», aveva detto il principe, aggiungendo anche un omaggio personale: «È una mamma meravigliosa, moglie meravigliosa e la nostra famiglia davvero non poteva farcela senza di lei. È stata bravissima».

                Nei giorni scorsi, inoltre, Kate aveva condiviso una riflessione sull’importanza dell’amore e della crescita dei bambini, scrivendo: «La mia risposta è semplice: dare priorità all’amore. Non parlo di gesti troppo sentimentali e romantici, ma di un amore tranquillo e incondizionato, costruito nel tempo e con la pazienza: la gioia che si trova nelle cose quotidiane; la meraviglia quotidiana della vita stessa».

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