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Cristina D’Avena si racconta: «Costretta a tagliare i capelli e nascondere le curve»

La regina delle sigle dei cartoni animati rivela retroscena inediti della sua carriera e della sua vita privata. La cantante racconta di aver subito pressioni per mantenere un’immagine giovanile e perfetta, sacrificando la sua personalità.

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    Cristina D’Avena, la voce indimenticabile delle sigle dei cartoni animati, ha rivelato aspetti inediti della sua carriera durante un’intervista. La cantante ha confessato di aver subito forti pressioni per mantenere un’immagine giovanile e perfetta, sacrificando in parte la sua personalità.

    “Per anni sono stata costretta a tagliare i capelli e a nascondere le mie curve”, ha ammesso la D’Avena. “Odiavo quel taglio di capelli, non ero io. Nelle mie prime apparizioni ero tristissima. Solo dopo tanti anni ho potuto essere veramente me stessa, senza essere esagerata e volgare, ma potendo permettermi di essere anche un po’ sexy”.

    La cantante ha ricordato i suoi esordi, quando un disco d’oro ottenuto con la sigla dei Puffi le ha aperto le porte del successo. “Per tanti anni sono stata soltanto una voce, nessuno sapeva chi fossi”, ha spiegato. “Quando sono diventata famosa è stato bello ma anche difficile”.

    La D’Avena ha parlato anche della sua esperienza come attrice, interrotta prematuramente. “Non sono mai stata una grande star, ma un’amica. E questo il pubblico lo ha sempre capito dandomi tanto amore”, ha detto.

    Riguardo ai paparazzi, la cantante ha raccontato un aneddoto curioso: “Una volta, un fotografo è caduto da un albero mentre cercava di fotografarmi nuda. Alla fine, siamo diventati amici, e ovviamente non ottenne la foto che voleva”.

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      Bellezza

      Trucco waterproof al mare o in piscina: barriera impenetrabile o trappola per la pelle?

      Con l’arrivo dell’estate e delle temperature record, il make-up waterproof diventa il protagonista assoluto delle nostre beauty bag. Ma la dicitura “resistente all’acqua” basta a garantire la tenuta senza stressare l’epidermide? Dietro l’effetto long-lasting si nasconde una chimica complessa basata su polimeri e siliconi che, se da un lato respingono l’umidità, dall’altro possono irritare gli occhi e le pelli più sensibili. Una guida pratica per truccarsi in spiaggia (e struccarsi) in totale sicurezza.

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      Trucco waterproof al mare o in piscina: barriera impenetrabile o trappola per la pelle?

        La chimica del waterproof: come fa il trucco a non sciogliersi?

        Il segreto del make-up waterproof non sta nei pigmenti di colore, ma nei veicoli e nei leganti utilizzati nella formula. A differenza dei trucchi tradizionali, che sono formulati su base acquosa o con emulsioni leggere, i prodotti resistenti all’acqua sfruttano la tecnologia dei polimeri idrofobici (agenti che respingono l’acqua) combinati con siliconi volatili, cere sintetiche e resine.

        Quando applichiamo un mascara o un fondotinta waterproof, la parte volatile evapora rapidamente, lasciando sulla pelle o sulle ciglia una pellicola plastica e flessibile estremamente sottile. Questa barriera impedisce meccanicamente all’acqua del mare, al cloro della piscina e persino al sudore di intaccare il pigmento. Il trucco, quindi, funziona davvero, ma ha un costo biologico per i tessuti cutanei.

        I rischi per la pelle sensibile: l’effetto occlusivo

        Se per una pelle normale il make-up a lunga tenuta è tollerabile, per chi soffre di pelle sensibile, reattiva o a tendenza acneica, il waterproof può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

        La stessa pellicola che respinge l’acqua dall’esterno, infatti, agisce come un “tappo” dall’interno, riducendo la naturale traspirazione cutanea. Sotto il sole a 35 gradi, questo effetto occlusivo intrappola sebo, sudore e batteri all’interno dei pori, aumentando il rischio di:

        • Flogosi e arrossamenti caldi.
        • Sfogo da calore (miliaria) e imperfezioni.
        • Dermatiti da contatto, spesso causate dai solventi forti necessari per mantenere la formula liquida nel tubetto.

        Negli occhi, l’uso continuativo di mascara waterproof può ostruire le ghiandole di Meibomio (responsabili della lubrificazione oculare), portando a secchezza cronica, irritazioni o fastidiosi orzaioli.

        Le soluzioni e la guida d’uso per pelli delicate

        Evitare l’effetto “panda” senza infiammare il viso è possibile, seguendo tre regole fondamentali validate dagli esperti:

        1. Scegliere la dicitura “Water-Resistant” invece di “Waterproof”

        Non sono sinonimi. I prodotti water-resistant offrono una resistenza moderata (ideale per il sudore o un bagno veloce) e usano formule meno occlusive e più facili da rimuovere rispetto ai veri e propri waterproof, risultando decisamente più gentili sulla pelle sensibile.

        2. Creare una base barriera

        Prima di applicare qualsiasi trucco in spiaggia, stendete uno strato generoso di crema solare protettiva specifica per il viso (meglio se con filtri fisici o minerali come l’ossido di zinco, naturalmente lenitivi). Questa base farà da cuscinetto, impedendo ai polimeri del trucco di entrare a diretto contatto con lo strato corneo sensibile.

        3. Lo struccaggio per affinità (La regola d’oro)

        Il vero danno alla pelle sensibile non avviene sotto il sole, ma la sera in bagno. Strofinare gli occhi e il viso con un normale gel detergente o con le salviette struccanti per rimuovere il waterproof è il modo più rapido per distruggere i capillari e infiammare la pelle.

        I polimeri idrofobici si sciolgono solo per affinità, ovvero con il grasso. È tassativo utilizzare un detergente oleoso o un burro struccante, seguiti da un risciacquo delicato (la cosiddetta doppia detersione). L’olio scioglierà il trucco come per magia, senza bisogno di sfregare, preservando l’integrità della barriera cutanea.

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          Il fenomeno JOMO: la gioia di perdersi qualcosa e vivere meglio

          Nell’era dell’iperconnessione e della FOMO (la paura di essere tagliati fuori), sta spopolando la JOMO (Joy of Missing Out). Più che una tendenza, è una vera e propria filosofia di vita: riscoprire il lusso del tempo per se stessi, disconnettersi dallo smartphone e capire che perdersi l’evento dell’anno non è un dramma, ma una conquista

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          Il fenomeno JOMO: la gioia di perdersi qualcosa e vivere meglio

            Il tramonto della FOMO e la nascita di un trend

            Per anni siamo stati schiavi della FOMO (Fear of Missing Out), quell’ansia sottile che ci assaliva scorrendo le storie di Instagram e vedendo i nostri amici a una festa esclusiva o in un ristorante stellato. La sensazione era sempre la stessa: “Sto sprecando la mia vita sul divano”.

            Oggi lo scenario è radicalmente cambiato. Sociologi e psicologi concordano: la rincorsa all’ubiquità ci ha svuotati. Da questa saturazione sociale è nata la JOMO (Joy of Missing Out), ovvero la gioia pura, consapevole e senza sensi di colpa di perdersi le cose.

            La scienza del “No”: cosa succede al cervello quando rallentiamo

            Non si tratta di pigrizia o di asocialità. La neuroscienza conferma che il nostro cervello, costantemente bombardato da notifiche e stimoli visivi, vive in uno stato di micro-stress perenne.

            Scegliere di passare il venerdì sera a leggere un libro, a cucinare o semplicemente a non fare nulla disattiva l’amigdala (la centralina della paura e dell’ansia nel cervello) e abbassa i livelli di cortisolo. Il risultato? Più creatività, sonno migliore e, ironicamente, relazioni più autentiche quando decidiamo davvero di uscire.

            Come praticare la JOMO senza diventare degli eremiti

            Abbracciare questa filosofia non significa trasferirsi in una baita isolata dal mondo, ma stabilire confini sani. Ecco una piccola guida pratica per iniziare:

            • Il “Coprifuoco Digitale”: Stabilisci un’ora serale in cui lo smartphone viene silenziato e riposto in un’altra stanza. Quello che succede sui social dopo le 22:00 non cambierà la tua vita.
            • La regola delle 24 ore: Prima di accettare d’impulso un invito a un evento per puro senso del dovere, prenditi un giorno per capire se hai davvero energia e voglia di andare.
            • Coltiva la “Slow Solitude”: Riscopri la bellezza di fare cose da solo, che sia una passeggiata al parco o un caffè al bar senza guardare lo schermo.

            Il vero lusso moderno è l’attenzione

            In definitiva, la JOMO ci ricorda che il tempo e l’attenzione sono le valute più preziose che abbiamo. Continuare a disperderle per fare presenza a ogni aperitivo o per rispondere a ogni singola notifica ci priva della nostra energia. La prossima volta che vedrai una foto di un party a cui non sei andato, fai un respiro profondo, sorridi e goditi la tua meravigliosa, silenziosa e meritatissima serata saltata.

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              Come organizzare una casa più fresca senza climatizzatore

              Con l’arrivo delle ondate di calore estive, la tentazione di sigillarsi in casa con il climatizzatore al massimo è fortissima. Eppure, l’uso massiccio dell’aria condizionata non solo gonfia le bollette, ma contribuisce al riscaldamento globale e indebolisce le nostre difese immunitarie. La fisica e l’architettura tradizionale ci insegnano che è possibile mantenere un appartamento fresco e vivibile sfruttando la ventilazione naturale, la schermatura solare intelligente e piccoli accorgimenti domestici che ingannano l’afa

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              Come organizzare una casa più fresca senza climatizzatore

                L’effetto serra tra le mura domestiche: l’errore delle finestre aperte

                Il primo istinto quando la casa si scalda è spalancare le finestre nella speranza di intercettare una folata di vento. Secondo i fisici ambientali, questo è il più grande errore strategico che si possa commettere. Durante le ore di punta, l’aria esterna è nettamente più calda di quella interna: aprirle significa letteralmente invitare l’afa a entrare, surriscaldando i muri che poi rilasceranno calore durante la notte.

                La regola d’oro della termodinamica domestica è la schermatura totale diurna. Finestre, persiane e tapparelle devono rimanere rigorosamente sbarrate dalle 9:00 del mattino fino al tramonto. Le tende interne aiutano, ma le barriere più efficaci sono quelle esterne (avvolgibili o scuri), capaci di bloccare i raggi infrarossi prima che colpiscano il vetro della finestra.

                L’effetto camino e il potere della ventilazione incrociata

                Quando il sole tramonta e la temperatura esterna scende al di sotto di quella interna, è il momento di agire sfruttando la fluidodinamica. Per rinfrescare l’aria in modo rapido, non basta aprire le finestre a caso, bisogna attivare la cosiddetta “ventilazione incrociata”.

                Aprire contemporaneamente le finestre sui lati opposti della casa crea una differenza di pressione che genera una corrente naturale. Se l’abitazione si sviluppa su più piani, si può sfruttare l’effetto camino: l’aria calda, essendo più leggera, tende a salire. Aprendo una finestra al piano terra (da dove entrerà l’aria più fresca) e una botola o una finestra sul tetto o al piano superiore, l’aria calda uscirà rapidamente, creando un ricircolo costante a costo zero.

                Gli elettrodomestici fantasma: i termosifoni estivi che non ti aspetti

                Spesso non ci pensiamo, ma una casa è piena di piccoli riscaldatori artificiali. Ogni elettrodomestico in funzione, o anche solo in modalità standby, genera calore residuo (effetto Joule).

                • Il computer e la TV: Un televisore di grandi dimensioni o un computer desktop lasciati accesi per ore possono aumentare la temperatura di una stanza di un intero grado.
                • La cucina: Evita l’uso del forno e dei lunghi bollori sui fornelli nelle ore calde. Anche la lavastoviglie o la lavatrice, se avviate durante il giorno, liberano umidità e calore nell’ambiente.
                • Le lampadine: Sebbene i LED abbiano ridotto drasticamente questo problema rispetto alle vecchie lampadine a incandescenza, i fari alogeni o ad alta potenza scaldano ancora parecchio. Meglio lasciarli spenti.

                Il trucco dell’evaporazione e l’uso corretto del ventilatore

                Il ventilatore non raffredda l’aria, ma muove i flussi. Di per sé non abbassa la temperatura della stanza, ma accelera l’evaporazione del sudore sulla nostra pelle, regalandoci un’immediata sensazione di freschezza. Per potenziarlo, si può ricorrere alla fisica dei fluidi posizionando una ciotola di ghiaccio o un panno bagnato davanti alla ventola: l’aria spinta raccoglierà le particelle d’acqua fredda per evaporazione, abbassando la percezione termica nella stanza.

                Infine, non sottovalutiamo il potere delle piante da interno. Specie come il Ficus Benjamin, la Pothos o la Sansevieria non solo purificano l’aria, ma rilasciano umidità pulita attraverso la traspirazione fogliare, agendo come piccoli condizionatori naturali ed ecologici.

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