Cinema
Il Trono di Spade conquista il cinema: Warner Bros sviluppa un film e prepara il prequel
Dopo il successo della serie TV, l’universo di Game of Thrones si espande con un film in sviluppo e l’attesissimo prequel A Knight of the Seven Kingdoms, previsto per il 2025. Il ritorno del mondo di Westeros al cinema potrebbe diventare realtà, mentre nuovi spin-off continuano a emergere.
Il mondo di Game of Thrones potrebbe presto vivere una nuova era al cinema. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, Warner Bros. starebbe sviluppando un film basato sull’universo epico di George R.R. Martin. Questo progetto segna un passo importante nell’espansione della saga, che potrebbe portare le leggende di Westeros dal piccolo schermo al grande schermo.
Al momento, il progetto è ancora nelle fasi iniziali di sviluppo. Non sono stati ancora selezionati registi, sceneggiatori, né il cast, ma l’interesse per il ritorno di Game of Thrones al cinema è palpabile. Le fonti indicano che i produttori sono intenzionati a sviluppare almeno un lungometraggio, ma non è chiaro se questo film sarà legato a uno degli spin-off già annunciati, o se si tratterà di una nuova storia ambientata nell’universo di Martin.
Il film non è l’unica novità in arrivo dall’universo di Game of Thrones. L’attesa per il prequel A Knight of the Seven Kingdoms è già altissima, con la serie che è stata annunciata per il 2025. Basata sui racconti di Martin ambientati secoli prima degli eventi di Game of Thrones, la serie esplorerà nuove storie e nuovi personaggi in un periodo turbolento di Westeros.
Parallelamente, l’universo di Game of Thrones continua a espandersi con nuovi spin-off in cantiere. Tra questi, The Sea Snake, che racconta le avventure di Corlys Velaryon, e Ten Thousand Ships, che seguirà le gesta di Nymeria, la regina guerriera delle isole della Tempesta. Un altro progetto intrigante è The Golden Empire, che potrebbe portare i fan a scoprire nuove terre lontane da Westeros.
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Cinema
Ma perché a Monica Bellucci chiedono sempre come si invecchia? La diva sbotta con eleganza: “Non mi interessa”
Carriera internazionale, vita in Francia, Vincent Cassel, cinema d’autore e successi mondiali. Eppure a Monica Bellucci continuano a chiedere soprattutto una cosa: come si affronta l’invecchiamento. Lei, con la solita eleganza, liquida tutto dicendo che non le interessa e che detesta persino la palestra.
C’è qualcosa di quasi ossessivo nel modo in cui il mondo intervista Monica Bellucci. Una delle attrici italiane più celebri e internazionali di sempre, protagonista di una carriera gigantesca tra cinema europeo e Hollywood, simbolo assoluto di fascino mediterraneo, eppure da anni inchiodata sempre allo stesso identico argomento: l’età.
Non importa che abbia vissuto in Francia, lavorato con alcuni dei più grandi registi del mondo, attraversato decenni di cinema internazionale o condiviso una delle storie d’amore più iconiche dello spettacolo europeo con Vincent Cassel. A ogni intervista, puntualmente, arriva la stessa domanda: “Come vive l’invecchiamento?”.
E Monica Bellucci, ormai, risponde quasi con divertita rassegnazione.
Monica Bellucci e l’ossessione sull’età
La diva italiana continua infatti a ripetere da anni un concetto molto semplice: invecchiare non è un problema che la tormenta. Anzi. Bellucci ha spesso spiegato di non avere alcuna ossessione per la giovinezza eterna, per la perfezione fisica o per la rincorsa disperata al tempo perduto.
“Non mi interessa”, dice con una tranquillità che probabilmente spiazza ancora di più chi continua a farle la domanda.
E poi c’è un altro dettaglio che i fan adorano: Monica Bellucci ha confessato più volte di odiare la palestra. Una dichiarazione quasi rivoluzionaria nell’universo delle celebrity contemporanee, dove ogni intervista sembra ormai trasformarsi in una lezione obbligatoria su workout, detox, pilates all’alba e digiuni intermittenti.
Lei invece no. Nessuna ossessione sportiva, nessun racconto motivazionale da guru del benessere. Solo una donna che continua a vivere il proprio corpo con naturalezza.
Da Vincent Cassel alla Francia: tutto passa in secondo piano
Il paradosso è proprio questo. Monica Bellucci avrebbe una quantità infinita di storie da raccontare. Gli anni vissuti in Francia. Il rapporto con il cinema europeo. La fama mondiale esplosa tra gli anni Novanta e Duemila. L’amore con Vincent Cassel, diventato una delle coppie più iconiche e glamour del cinema internazionale.
Eppure ogni volta il discorso torna lì: rughe, età, tempo che passa.
Un trattamento che raramente colpisce con la stessa intensità gli uomini dello spettacolo. Perché un attore maturo viene raccontato come affascinante, carismatico, “più interessante con gli anni”. Una donna invece continua spesso a essere interrogata soprattutto sulla propria capacità di sopravvivere biologicamente allo scorrere del tempo.
Monica Bellucci resta un simbolo fuori dal tempo
Forse però la vera forza di Monica Bellucci è proprio questa: non essersi mai piegata davvero alle regole contemporanee della perfezione obbligatoria. Non ha mai cercato di sembrare un’adolescente eterna, né di trasformarsi nell’ennesima influencer motivazionale del benessere.
Continua semplicemente a essere Monica Bellucci. Sensuale, sofisticata, ironica e spesso molto più intelligente delle domande che le vengono rivolte.
Ed è probabilmente anche per questo che continua a esercitare un fascino così potente. Perché mentre il mondo dello spettacolo impazzisce dietro filler, filtri e ossessioni anti-età, lei resta lì a ripetere serenamente che la palestra la annoia e che invecchiare non è una tragedia.
Una risposta che, paradossalmente, oggi sembra molto più rivoluzionaria di qualsiasi trattamento antiage.
Cinema
Paul Schrader scaricato dalla fidanzata IA: “Che delusione”. E Hollywood scopre il ghosting artificiale
Paul Schrader, leggendario sceneggiatore di Taxi Driver e regista di American Gigoló, ha raccontato su Facebook di essere stato “lasciato” da una compagna virtuale basata sull’intelligenza artificiale. Un episodio tra ironia, inquietudine e solitudine digitale che sta facendo discutere Hollywood.
A Hollywood ormai succede davvero di tutto. Anche che uno dei più grandi sceneggiatori americani del Novecento venga mollato da una fidanzata creata con l’intelligenza artificiale. Sì, è accaduto davvero. E a raccontarlo è stato direttamente Paul Schrader, 79 anni, autore di Taxi Driver e regista di cult come American Gigoló.
Con un post pubblicato su Facebook, Schrader ha spiegato di aver deciso di sperimentare una relazione virtuale spinto dalla curiosità di comprendere meglio le dinamiche uomo-donna nel mondo digitale contemporaneo. Il risultato, però, è stato molto meno romantico del previsto.
“Spinto dal desiderio di comprendere l’interazione uomo/donna nel mondo virtuale, mi sono procurato una fidanzata basata sull’intelligenza artificiale. Che delusione”, ha scritto il regista.
Ed è bastato questo per far esplodere immediatamente commenti, ironie e discussioni online.
Paul Schrader e la fidanzata virtuale
Detta così sembra quasi la trama di un film distopico scritto da lui stesso. E in effetti il paradosso è irresistibile: uno degli uomini che meglio hanno raccontato alienazione, solitudine e crisi maschile nel cinema americano contemporaneo finisce protagonista di una relazione sentimentale con un’intelligenza artificiale.
Schrader non ha fornito dettagli precisissimi sul funzionamento della “fidanzata IA”, ma il tono del messaggio lasciava intendere una certa amarezza dietro l’ironia.
La cosa più sorprendente è che il regista abbia affrontato pubblicamente il tema con totale naturalezza, senza alcun tentativo di minimizzare o nascondere l’esperimento.
E questo dice moltissimo sul mondo in cui stiamo entrando.
Da Taxi Driver al ghosting artificiale
Paul Schrader è uno degli autori che più hanno raccontato uomini soli, disconnessi e incapaci di costruire rapporti reali. Travis Bickle in Taxi Driver resta probabilmente uno dei simboli assoluti dell’alienazione urbana moderna.
Vederlo oggi confrontarsi con una relazione virtuale basata sull’intelligenza artificiale sembra quasi un cortocircuito perfetto tra il suo cinema e la realtà contemporanea.
Solo che stavolta non c’è Robert De Niro davanti allo specchio. C’è un uomo di 79 anni che prova a capire come funzionino le relazioni nel mondo digitale e finisce persino “scaricato” da un algoritmo.
Il fatto che internet abbia subito trasformato tutto in meme era praticamente inevitabile.
L’intelligenza artificiale entra anche nella vita sentimentale
Dietro l’ironia, però, resta una questione molto più seria. Sempre più persone stanno infatti sperimentando chatbot emotivi, compagni virtuali e sistemi IA progettati per simulare relazioni affettive.
Un fenomeno che cresce soprattutto tra solitudine, curiosità tecnologica e bisogno di connessione umana. Il caso di Paul Schrader ha colpito proprio perché rende improvvisamente visibile qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza.
E forse la frase più interessante del suo racconto non è nemmeno quella sulla delusione finale. Ma il motivo iniziale che lo aveva spinto a provarci: capire l’interazione uomo-donna nel mondo virtuale.
Perché probabilmente è questa la vera domanda che ormai inquieta tutti. E il fatto che se la ponga uno degli autori più lucidi e tormentati del cinema americano rende la storia ancora più surreale.
Hollywood, nel frattempo, ha appena scoperto una nuova forma di dramma sentimentale: il ghosting artificiale.
Cinema
Il Diavolo Veste Prada 2 vale una fortuna: Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt incassano cifre da capogiro
Secondo Variety, Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt avrebbero ricevuto 12,5 milioni di dollari ciascuna, bonus esclusi.
Miranda Priestly non accetterebbe mai un’offerta al ribasso. E a quanto pare nemmeno le attrici che hanno trasformato Il Diavolo Veste Prada in uno dei film cult più amati degli ultimi vent’anni. Secondo quanto riportato da Variety, Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt avrebbero ottenuto lo stesso cachet per il sequel del film: ben 12,5 milioni di dollari a testa soltanto come compenso iniziale.
Cachet stellari per il sequel cult
La cifra, già enorme di per sé, non comprenderebbe ancora eventuali bonus legati agli incassi del film. Ed è proprio qui che la situazione potrebbe diventare ancora più clamorosa. Il sequel de Il Diavolo Veste Prada 2 starebbe infatti registrando risultati molto forti al botteghino, rendendo praticamente inevitabile l’attivazione delle clausole economiche aggiuntive previste nei contratti delle protagoniste. Tradotto: il guadagno finale delle tre star potrebbe crescere in modo vertiginoso nei prossimi mesi.
Meryl, Anne ed Emily puntano già al terzo film
Dietro l’insistenza per realizzare anche un terzo capitolo della saga non ci sarebbe soltanto nostalgia o voglia di tornare nei panni dei personaggi iconici. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, proprio il successo economico del sequel avrebbe convinto le tre attrici a spingere fortemente per proseguire la storia. D’altronde il marchio Il Diavolo Veste Prada continua a essere una macchina perfetta tra cinema, moda e cultura pop, capace ancora oggi di generare attenzione globale.
Un fenomeno che non smette di funzionare
Il primo film, uscito nel 2006, è diventato molto più di una semplice commedia ambientata nel mondo fashion. Le battute di Miranda Priestly, gli outfit iconici e il rapporto tra i personaggi hanno trasformato il film in un fenomeno generazionale capace di attraversare il tempo e conquistare nuove fasce di pubblico anche grazie ai social. E oggi, con cachet milionari e sequel da blockbuster, il ritorno di Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt dimostra una cosa molto semplice: nel mondo del cinema, alcune storie non passano mai davvero di moda.
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