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Alla ricerca dell’elisir anti-muffa: i metodi casalinghi

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    La muffa, con la sua presenza fastidiosa e il suo odore sgradevole, può rovinare l’atmosfera accogliente di qualsiasi casa. Tuttavia, non è necessario affrontare questa sfida con disperazione! Ci sono diversi metodi domestici che le casalinghe più esperte hanno imparato nel corso degli anni per sconfiggere questo problema e ripristinare la freschezza nell’ambiente domestico.

    Aceto bianco: l’alleato anti-muffa per eccellenza

    L’aceto bianco è uno degli strumenti più potenti nella lotta contro la muffa. Basta riempire una bottiglia spray con aceto bianco non diluito e spruzzarlo direttamente sulle aree affette dalla muffa. Lascia agire per alcuni minuti e poi strofina con una spugna o un panno. L’acidità dell’aceto aiuta ad inibire la crescita degli organismi fungini.

    Bicarbonato di sodio: il detergente universale

    Il bicarbonato di sodio è un altro rimedio domestico versatile che può essere utilizzato per eliminare la muffa. Mescola il bicarbonato di sodio con acqua fino a ottenere una pasta spalmabile e applicala sulle superfici con muffa. Lascialo agire per un po’ e poi sciacqua con acqua tiepida. Il bicarbonato di sodio aiuta a sbarazzarsi del problema senza usare sostanze chimiche nocive.

    Olio essenziale di tea tree: il rimedio naturale

    L’olio essenziale di tea tree è noto per le sue proprietà antimicrobiche e antifungine, rendendolo un alleato prezioso nella battaglia contro la muffa. Aggiungi alcune gocce di olio essenziale di tea tree a una bottiglia spray piena d’acqua e spruzza direttamente sulle aree con muffa. Lascia che l’olio agisca per un po’ e poi pulisci con un panno. Ripeti l’operazione regolarmente per prevenire la ricomparsa del problema.

    Ventilazione e illuminazione: la prevenzione

    La muffa ama gli ambienti bui e umidi, quindi una delle migliori difese contro di essa è mantenere la casa ben ventilata e illuminata. Apri le finestre per far circolare l’aria e lascia entrare la luce naturale. Questo non solo aiuterà a prevenire la sua, ma renderà anche gli ambienti più freschi e accoglienti.

    Amore e cura: la magia finale

    Infine, non dimenticare di dedicare un po’ di amore e cura alla tua casa. Pulisci regolarmente le superfici con una soluzione di acqua e detergente delicato e assicurati di asciugare bene le aree umide. Presta attenzione alle aree più vulnerabili, come il bagno, la cucina e cantine, e interviene tempestivamente alla prima comparsa di muffa. Magari ti serve una pianta portafortuna per stabilizzare il microclima sano in casa.

    Con questi semplici ma efficaci metodi casalinghi, puoi dire addio alla muffa e rinnovare il tuo spazio vitale con freschezza e pulizia.

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      Tempo libero ed interessi

      Operazione selfie: manuale di sopravvivenza a Sanremo 2026

      Mentre il Festival di Sanremo 2026 entra nel vivo, la vera competizione si sposta nelle strade: una guida pratica per i cacciatori di autografi e foto ricordo, tra appostamenti strategici e i nuovi “quartieri generali” dei VIP.

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      Operazione selfie

        Sanremo è l’unico posto al mondo dove un normale martedì di fine febbraio può trasformarsi in un inseguimento degno di un film d’azione, con l’unica differenza che l’obiettivo non è una valigetta sospetta, ma uno scatto mosso con Can Yaman o Tiziano Ferro. L’edizione 2026, guidata dalla coppia Carlo Conti e Laura Pausini, ha trasformato la città dei fiori in un fortino inespugnabile, ma per il “cacciatore di VIP” esperto, le crepe nel muro ci sono sempre.

        La geografia del selfie: dove appostarsi

        Dimenticate la fortuna; la caccia al VIP è pura trigonometria applicata alla viabilità ligure. Il cuore pulsante resta il Teatro Ariston, ma tentare un approccio frontale in Via Matteotti è un suicidio tattico: tra transenne e bodyguard, vedrete solo nuche. La mossa vincente è il “retro-Ariston” (Via Roma e traverse), dove i cantanti scivolano fuori dopo le prove pomeridiane.

        Ma la vera miniera d’oro sono gli hotel. Se cercate i super ospiti internazionali come Irina Shayk o Alicia Keys, il vostro obiettivo è il Royal Hotel. Con i suoi giardini subtropicali, è la fortezza della privacy, ma l’uscita dei van neri dai cancelli è il momento magico in cui il finestrino potrebbe abbassarsi. Per i “Big” che amano il caos controllato, l’Hotel Globo (proprio davanti al teatro) resta il quartier generale di Carlo Conti e dei volti storici: qui la densità di famosi per metro quadro è la più alta del pianeta.

        Il fattore “Suzuki Stage” e la Nave

        Quest’anno la caccia si allarga. Con il Suzuki Stage di Piazza Colombo che ospita nomi del calibro di Gaia, Bresh e i Pooh, la piazza diventa un terreno di caccia open-air. Il trucco? Arrivare durante i soundcheck del primo pomeriggio. È lì che gli artisti sono più rilassati e inclini a concedere quel “frame” che farà esplodere i vostri social.

        E se cercate Max Pezzali? Beh, lui è l’unico veramente irraggiungibile, confinato sulla nave da crociera al largo. A meno che non siate provvisti di un barchino e molta audacia, meglio aspettare che sbarchi per la finale di sabato.

        Regole d’oro per non farsi cacciare

        1. L’occhio clinico: Imparate a riconoscere i pass. Quello rosso è il “Santo Graal”, chi lo indossa è un intoccabile. Puntate ai pass blu o verdi: sono entourage e discografici, spesso più inclini a darvi la “dritta” su dove cenerà il loro artista.
        2. La “tecnica del ristorante”: Piazza Sardi e i vicoli del porto vecchio sono il rifugio notturno dei cantanti dopo la diretta. Un amaro al bancone verso le due di notte potrebbe regalarvi l’incontro della vita con Achille Lauro o Francesco Gabbani.
        3. Educazione, sempre: Un “grazie” apre più transenne di una spintonata.

        Sanremo 2026 non è solo musica, è un’esperienza antropologica. Che torniate a casa con la memoria del telefono piena o solo con un raffreddore ligure, ricordate: l’importante non è vincere, ma essere nel posto giusto quando si apre la portiera del van.

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          Cucina

          Farinata di ceci, l’oro povero di Sanremo: la ricetta ligure che profuma di mare e tradizione

          Nata per caso nel Medioevo e diventata simbolo dello street food ligure, la farinata è uno dei piatti più amati anche nella città dei fiori. Ingredienti semplici, cottura nel forno a legna e una storia che attraversa i secoli.

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          Farinata di ceci, l’oro povero di Sanremo: la ricetta ligure che profuma di mare e tradizione

            A Sanremo non esistono solo fiori, canzoni e turismo. Tra i profumi che raccontano davvero l’identità della città c’è quello della farinata di ceci, una preparazione antichissima che ancora oggi viene servita nelle pizzerie storiche e nelle focaccerie del centro. Bassa, dorata e croccante ai bordi, è considerata uno dei simboli gastronomici della Liguria occidentale, capace di unire semplicità e gusto in un equilibrio perfetto.

            Le sue origini affondano nel Medioevo e, secondo la tradizione più diffusa, risalgono al XII secolo. La leggenda racconta che, dopo la battaglia della Meloria del 1284, tra le flotte di Repubblica di Genova e Repubblica di Pisa, una nave genovese fu sorpresa da una tempesta. Alcuni barili di olio e sacchi di ceci si rovesciarono mescolandosi con l’acqua salata. Il composto, lasciato asciugare al sole, venne poi assaggiato dai marinai, che scoprirono una sorta di focaccia sottile e saporita. Da quel momento la ricetta si diffuse rapidamente nei territori liguri, diventando un alimento popolare per il suo basso costo e l’alto potere nutritivo.

            A Sanremo, la farinata ha trovato una seconda casa. Qui viene cotta tradizionalmente nel forno a legna, all’interno di grandi teglie rotonde in rame stagnato, che garantiscono una cottura uniforme e la caratteristica crosticina superficiale.

            Gli ingredienti sono pochi ma fondamentali: farina di ceci, acqua, olio extravergine di oliva e sale. La qualità della materia prima fa la differenza. Per una teglia da quattro persone servono circa 300 grammi di farina di ceci, un litro d’acqua, 80 millilitri di olio extravergine e un pizzico di sale.

            La preparazione richiede pazienza. La farina viene versata lentamente nell’acqua, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Il composto deve poi riposare per almeno quattro ore, un passaggio essenziale per ottenere la giusta consistenza. Durante il riposo si forma una leggera schiuma in superficie, che va eliminata.

            Successivamente si aggiungono sale e metà dell’olio, mescolando ancora. L’impasto liquido viene versato in una teglia ben unta con l’olio restante, formando uno strato sottile. La farinata cuoce in forno molto caldo, idealmente a 250 gradi, per circa 20-25 minuti, finché la superficie diventa dorata con sfumature ambrate.

            Il risultato è una preparazione fragrante fuori e morbida all’interno, da gustare appena sfornata, magari con una spolverata di pepe nero.

            Oltre alla versione classica, esistono varianti con rosmarino o cipolle, ma i puristi sanremesi preferiscono la ricetta tradizionale, senza aggiunte.

            Più che un semplice piatto, la farinata rappresenta un pezzo di storia locale. Nata come cibo povero, è diventata nel tempo un simbolo culturale, capace di raccontare la creatività della cucina ligure e il legame profondo con il territorio.

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              Tempo libero ed interessi

              Oltre le quinte del Festival: i tesori segreti di una Sanremo che non ti aspetti

              Il Festival di Sanremo è un magnete che catalizza sguardi, flash e decibel, trasformando la città in un enorme set televisivo a cielo aperto.

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              Sanremo

                Il Festival di Sanremo è un magnete che catalizza sguardi, flash e decibel, trasformando la città in un enorme set televisivo a cielo aperto. Ma quando le luci della ribalta si fanno troppo accecanti, basta fare pochi passi lontano dal red carpet per scoprire una Sanremo diversa, silenziosa e profondamente affascinante. Ecco una selezione di luoghi imperdibili per vivere la città come un “insider”.

                La Pigna: il labirinto medievale

                Mentre il Corso Matteotti brulica di fan, alle sue spalle si arrampica La Pigna, il quartiere storico della città. Fondato intorno all’anno mille, è un dedalo di vicoli strettissimi, archi e scalinate che sembra ignorare il passare dei secoli.

                • Da non perdere: Risalite fino ai Giardini Regina Elena. Da qui, la vista sul golfo è totale: un contrasto perfetto tra i tetti antichi e lo sbrilluccichio del porto moderno.

                Villa Nobel: il genio e la dinamite

                Sulla riviera di levante sorge una magnifica dimora in stile neogotico che fu l’ultima residenza di Alfred Nobel. Lo scienziato svedese scelse Sanremo per la sua “ritirata” finale, e oggi la villa è un museo che racconta la sua vita paradossale, divisa tra l’invenzione della dinamite e l’istituzione del premio per la pace. I laboratori e il parco circostante sono un tuffo nella storia della scienza globale trapiantata nel clima mite ligure.

                Il Santuario della Madonna della Costa

                Se cercate un luogo dell’anima, percorrete la strada che porta al punto più alto della città. Il Santuario, con la sua facciata barocca, non è solo un punto di riferimento religioso, ma un simbolo per i naviganti. Il pavimento del sagrato è un tipico esempio di “risseu” ligure, un mosaico realizzato con ciottoli di mare bianchi e neri che richiede una maestria artigianale oggi rarissima.

                Bussana Vecchia: il villaggio risorto

                A pochi chilometri dal centro, una tappa obbligatoria è il borgo di Bussana Vecchia. Distrutto da un terremoto nel 1887 e rimasto fantasma per decenni, negli anni ’60 è stato “occupato” da una comunità internazionale di artisti. Oggi è un atelier a cielo aperto dove le rovine medievali convivono con sculture moderne e botteghe creative. È il luogo ideale per ricordarsi che Sanremo non è solo canzoni, ma anche arte pura e resilienza.

                Una curiosità per i cinefili

                Non tutti sanno che Sanremo è stata il set di moltissimi film, non solo legati alla musica. Passeggiando vicino al Casinò, un capolavoro liberty di inizio ‘900, è facile immaginare le atmosfere della Belle Époque. Se siete fortunati, potrete scorgere i tavoli da gioco dove si sono incrociati destini di re, spie e attori famosi, in un’eleganza che resiste nonostante il passare delle mode.

                Visitare Sanremo durante il Festival è un’esperienza elettrizzante, ma prendersi un pomeriggio per esplorare questi angoli permette di riportare a casa un ricordo autentico della Riviera, lontano dal caos delle transenne.

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