Connect with us

Animali

Feste e animali domestici: come proteggerli dal caos natalizio

Le festività possono essere un incubo per i nostri amici a quattro zampe: ospiti invadenti, rumori assordanti e abbuffate pericolose sono solo alcune delle insidie. Ecco come garantire loro serenità e sicurezza.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Gli animali, soprattutto quelli più timidi, possono sentirsi sopraffatti dalla presenza di ospiti. È importante creare un rifugio sicuro dove possano ritirarsi indisturbati. Una stanza tranquilla, lontana dal trambusto, con i loro giochi preferiti e una cuccia accogliente, è l’ideale. Ricorda di avvisare amici e parenti di rispettare il loro spazio e di evitare di forzarli a socializzare.

    Ridurre lo stress da rumori e botti
    I botti di Capodanno sono uno dei principali nemici per gli animali. Per prevenire episodi di panico, chiudi le finestre e abbassa le tapparelle, creando un ambiente isolato dai rumori esterni. Puoi lasciare una musica rilassante in sottofondo per coprire i suoni più forti. Se necessario, chiedi consiglio al veterinario per eventuali calmanti naturali o prodotti specifici.

    Attenzione agli alimenti tossici
    Durante le feste, gli avanzi di cibo abbondano, ma molti alimenti umani sono tossici per cani e gatti. Cioccolato, uva, cipolla, aglio e dolci zuccherati devono essere tenuti lontani dalla loro portata. Se qualche ospite ha la tentazione di “viziarli”, spiega con chiarezza i rischi e fornisci snack adatti agli animali.

    Supervisiona le decorazioni festive
    Luci, nastri, fiocchi e alberi di Natale rappresentano un’altra fonte di pericolo. Assicurati che gli addobbi siano ben fissati e fuori dalla portata degli animali, per evitare che li ingoino o si feriscano. Evita le candele accese in zone accessibili e fai attenzione agli aghi di pino, che possono essere irritanti.

    Un po’ di attenzione in più fa la differenza
    Con piccoli accorgimenti, è possibile godersi le feste senza stress per i nostri animali domestici. Ricorda: il loro benessere dipende da noi, e anche il periodo più festoso dell’anno può trasformarsi in un’occasione per rafforzare il legame con loro.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Animali

      Perché i gatti scappano di casa: istinto, stress e segnali da non sottovalutare

      Capire perché un gatto tenta di allontanarsi è il primo passo per proteggerlo e migliorare il suo benessere, evitando sparizioni che possono diventare pericolose.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Perché i gatti scappano di casa

        Quando un gatto scappa di casa, la preoccupazione dei proprietari è immediata. A differenza dei cani, i felini sono spesso considerati animali indipendenti, ma questo non significa che le loro fughe siano casuali o prive di significato. Dietro l’allontanamento di un gatto c’è quasi sempre una motivazione, legata al suo istinto, al suo stato emotivo o all’ambiente in cui vive.

        L’istinto esplorativo e territoriale

        Il gatto è, per natura, un animale territoriale ed esploratore. Anche gli esemplari cresciuti esclusivamente in appartamento conservano un forte impulso a conoscere e controllare lo spazio circostante. Balconi, finestre aperte o porte lasciate socchiuse diventano occasioni irresistibili per spingersi oltre i confini domestici. Nei gatti non sterilizzati, questo comportamento è ancora più marcato: la ricerca di un partner può spingerli ad allontanarsi anche per giorni.

        Stress e cambiamenti in casa

        Una delle cause più sottovalutate è lo stress ambientale. Traslochi, ristrutturazioni, l’arrivo di un nuovo animale o di un bambino, ma anche rumori improvvisi e continui, possono generare insicurezza. In questi casi, la fuga rappresenta un tentativo di allontanarsi da una situazione percepita come minacciosa. I gatti sono animali abitudinari e qualsiasi alterazione della routine può influire profondamente sul loro comportamento.

        Noia e mancanza di stimoli

        Un gatto che vive in un ambiente povero di stimoli può cercare all’esterno ciò che non trova in casa. Noia, scarsa attività fisica e assenza di interazioni possono spingere l’animale a esplorare nuovi spazi. Tiragraffi, giochi interattivi e momenti quotidiani di gioco con il proprietario sono fondamentali per ridurre questo rischio.

        Paura e reazioni improvvise

        Fuochi d’artificio, temporali, lavori stradali o rumori forti possono scatenare reazioni di fuga istintiva. In situazioni di panico, il gatto non ragiona e può correre lontano senza orientamento, perdendo la strada di casa. È uno dei motivi per cui molte sparizioni avvengono durante feste o eventi rumorosi.

        Problemi di salute o disagio

        In alcuni casi, l’allontanamento può essere un segnale di malessere fisico o psicologico. Un gatto che sta male può isolarsi o cercare luoghi tranquilli. Per questo, se la fuga è preceduta da cambiamenti nel comportamento – inappetenza, aggressività, apatia – è importante consultare un veterinario.

        Come prevenire le fughe

        La prevenzione passa da piccoli accorgimenti: sterilizzazione, messa in sicurezza di finestre e balconi, arricchimento dell’ambiente domestico e rispetto delle esigenze del gatto. Anche l’identificazione con microchip è fondamentale, perché aumenta le possibilità di ritrovamento.

        La fuga di un gatto non è mai un capriccio. È un messaggio da interpretare, un segnale che qualcosa nel suo mondo non funziona come dovrebbe. Comprenderne le cause aiuta non solo a evitare che scappi di nuovo, ma anche a costruire una convivenza più serena e sicura.

          Continua a leggere

          Animali

          Quando lanciare la palla non basta più: i cani “dipendenti da gioco” esistono davvero

          Studio su oltre 100 cani mostra che alcuni sviluppano un attaccamento patologico a giocattoli o palline, ignorando cibo e contatti sociali. Cosa significa per chi ha un cane e come intervenire per non sbagliare.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Quando lanciare la palla non basta più

            Un gesto ormai familiare per tantissimi proprietari: lanciare una palla, vederla rincorsa con gioia e ricevere in cambio un coraggioso riporto. È una scena che definisce l’amicizia tra cane e padrone. Ma secondo una ricerca pubblicata di recente, in alcuni casi quell’entusiasmo può trasformarsi in qualcosa di molto diverso: un attaccamento esasperato al gioco, addirittura paragonabile a una forma di dipendenza.

            Lo studio, condotto da ricercatori della Vetmeduni Vienna e dell’Università di Berna, e pubblicato su Scientific Reports, ha coinvolto 105 cani — di varie razze, età e sesso — considerati fortemente motivati al gioco.

            Cosa hanno scoperto i ricercatori

            Attraverso una serie di prove — chiamata “Addictive-like Behaviour Test” (AB-Test) — gli scienziati hanno osservato come i cani reagivano quando il loro giocattolo preferito veniva reso inaccessibile (posto su uno scaffale, dentro una scatola, tolto momentaneamente). Risultato: 33 su 105 hanno mostrato comportamenti riconducibili a una “dipendenza da gioco”, con caratteristiche simili a quelle delle dipendenze comportamentali negli esseri umani.

            Tra questi segnali:

            • ossessione per il giocattolo: fissazione sull’oggetto anche se indisponibile;
            • ignorare altri stimoli: cibo, coccole o distrazioni non intervenivano come alternative;
            • tentativi persistenti di recupero: abbai, piagnucolii, agitazione, anche a fronte della privazione;
            • difficoltà a calmarsi dopo la rimozione del giocattolo, con ansia o agitazione protratta.

            Non si tratta però di una condanna universale: molti cani amano giocare senza sviluppare queste tendenze “compulsive”. Secondo gli autori, la casistica indica che solo una minoranza — ma significativa — può essere definita “a rischio”.

            Le razze più rappresentate nel gruppo con comportamenti “addict-like” sono state quelle selezionate per lavoro, resistenza e “drive” elevato: pastori (soprattutto) e terrier.

            Da dove nasce il fenomeno

            Secondo i ricercatori, alla base ci sarebbe una combinazione di fattori genetici e ambientali. Alcune razze — per istinto selezionato nei secoli — sono predisposte a un forte impulso a inseguire, catturare e riportare: caratteristiche utili per la caccia, la guardia o il lavoro agricolo. In una famiglia moderna, senza pecore da rincorrere né prede da stanare, quella spinta può concentrarsi su una palla o un giocattolo, trasformando un’attività sana in un’ossessione.

            Inoltre, la natura stessa del gioco per il cane — attivazione, rincorsa, stimolo motorio — può innescare una reazione neurochimica che stimola un circolo di ricerca continua di piacere, simile al meccanismo delle dipendenze comportamentali.

            Quando “gioco” diventa un problema

            Non tutti i cani che adorano giocare hanno un disturbo, ma chi lo sviluppa rischia conseguenze concrete:

            • stress cronico, agitazione, incapacità di rilassarsi;
            • trascurare bisogni fondamentali come cibo, riposo o interazione sociale;
            • difficoltà nell’obbedienza e nell’apprendimento, perché la fissazione sul giocattolo prevale su ogni cosa;
            • potenziale aumento di comportamenti distruttivi se l’oggetto è inaccessibile.

            Gli esperti avvertono: è sbagliato demonizzare il gioco, ma è importante riconoscere quando il gioco non è più un piacere, ma una compulsione.

            Cosa può fare un proprietario responsabile

            La buona notizia è che il comportamento può essere gestito o mitigato. Alcuni consigli pratici suggeriti dagli stessi autori dello studio:

            • alternare il gioco con altri tipi di attività: passeggiate, esercizi di obbedienza, giochi di ricerca o masticazione;
            • evitare di usare la palla in modo esclusivo come “ricompensa” continua: giochi cooperativi e variegati aiutano a diversificare gli stimoli.
            • stabilire un rituale chiaro di “inizio–fine gioco”: quando il giocattolo torna in borsa o in armadio, il cane capisce che è terminato.
            • in caso di stress, ansia o difficoltà evidenti (rifiuto del cibo, agitazione, distruttività), consultare un educatore cinofilo o un comportamentalista: potrebbe essere necessario un percorso personalizzato.

            Una scoperta che apre interrogativi

            Lo studio rappresenta il primo passo verso la comprensione scientifica di un fenomeno lungo tempo solo aneddotico. I ricercatori sottolineano però che non è ancora corretto parlare di “dipendenza patologica” nel senso clinico del termine. Serve ulteriore lavoro per capire quanto questi comportamenti incidano a lungo termine sul benessere psicofisico dei cani, e per verificare se certe razze o condizioni particolari siano più vulnerabili.

            Ciononostante, la scoperta offre nuovi strumenti e consapevolezza ai proprietari: un invito a guardare con attenzione non solo al comportamento felice e affettuoso del cane, ma anche ai suoi momenti di fissazione, stress o ansia. Perché l’amore per il proprio compagno a quattro zampe significa anche saper riconoscere quando un gioco non è più sano.

              Continua a leggere

              Animali

              Il gatto fa i “dispetti”? Quando i comportamenti strani nascondono un disagio

              Dietro quelli che sembrano capricci felini possono celarsi stress, noia o problemi di salute. Capire i segnali è il primo passo per aiutare il gatto a stare meglio.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Il gatto fa i “dispetti”

                Chi vive con un gatto lo sa: a volte il suo comportamento può sembrare volutamente provocatorio. Divani graffiati nonostante il tiragraffi, letti “marcati”, oggetti spinti giù da mensole come se fosse una sfida aperta. Ma la scienza del comportamento animale è chiara su un punto: i gatti non fanno dispetti per ripicca. Quando mettono in atto condotte insolite o fastidiose, stanno quasi sempre comunicando un disagio.

                Il gatto non si vendica: perché è importante saperlo

                Attribuire al gatto intenzioni umane è un errore comune. A differenza dell’uomo, il felino non agisce per punire o per “farla pagare”. Se improvvisamente sporca fuori dalla lettiera o distrugge oggetti, sta segnalando che qualcosa nel suo equilibrio si è rotto. Ignorare o punire questi segnali rischia di peggiorare la situazione.

                I segnali più frequenti di malessere

                Tra i comportamenti che più spesso vengono interpretati come dispetti ci sono:

                • uso improprio della lettiera;
                • graffi insistenti su mobili e tende;
                • aggressività improvvisa verso persone o altri animali;
                • miagolii eccessivi o, al contrario, isolamento;
                • iperattività notturna.

                Questi segnali possono indicare stress ambientale, noia, cambiamenti nella routine o, in alcuni casi, un problema fisico.

                Cambiamenti e stress: i principali responsabili

                Il gatto è un animale fortemente territoriale. Traslochi, nuovi membri in famiglia, l’arrivo di un altro animale o anche una semplice modifica degli orari del proprietario possono generare ansia. In questi casi il comportamento “sbagliato” diventa una forma di adattamento o di richiesta di attenzione.

                Anche la noia gioca un ruolo chiave: un gatto che vive solo in casa e non viene stimolato a sufficienza può sfogare la frustrazione con azioni distruttive.

                Attenzione alla salute

                Alcuni comportamenti non vanno mai sottovalutati. Fare i bisogni fuori dalla lettiera, ad esempio, può essere il sintomo di cistite, infezioni urinarie o dolori articolari che rendono scomodo l’accesso alla sabbia. In questi casi è fondamentale consultare il veterinario prima di intervenire sul piano educativo.

                Cosa fare: le strategie che funzionano

                La prima regola è non punire. Urla e castighi aumentano l’ansia del gatto e rafforzano il problema. Molto più efficace è:

                • arricchire l’ambiente con giochi, tiragraffi e punti sopraelevati;
                • mantenere una routine prevedibile;
                • garantire spazi tranquilli dove il gatto possa isolarsi;
                • dedicare tempo quotidiano al gioco e all’interazione.

                Se il disagio persiste, l’aiuto di un veterinario comportamentalista può fare la differenza.

                Capire per migliorare la convivenza

                Quando un gatto “si comporta male”, sta in realtà chiedendo attenzione o aiuto. Imparare a leggere i suoi segnali permette non solo di risolvere il problema, ma anche di rafforzare il legame con lui.

                Dietro ogni presunto dispetto c’è un messaggio: ascoltarlo è il modo migliore per garantire al gatto benessere e serenità, e a noi una convivenza più armoniosa.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù