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Animali

I gatti dimenticati dell’aeroporto di Madrid: sotto il terminal 4, una colonia invisibile di centinaia di felini mai partiti

La denuncia arriva da Helena Andrés Rubio, dipendente Aena e fondatrice di Gfam. Da vent’anni racconta un fenomeno rimosso dalle autorità: centinaia di animali abbandonati che vivono tra tubi, ventilatori e carcasse dimenticate. Oggi ne restano circa 80, curati da volontari, ma per l’aeroporto ufficialmente non esistono.

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    Dietro la modernità patinata dell’aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas si nasconde un paradosso. Nel cuore del terminal 4, sotto i piedi di milioni di passeggeri che corrono da un gate all’altro, c’è un mondo che non compare in nessun report ufficiale: una colonia di gatti randagi che per anni ha sfiorato le quattrocento unità. Una popolazione felina parallela, sopravvissuta tra i sotterranei dell’hub, invisibile per le istituzioni e fastidiosa per la gestione aeroportuale.

    A portare alla luce questa storia è stata Helena Andrés Rubio, dipendente di Aena e anima dell’associazione animalista Gfam. La sua prima scoperta risale a più di vent’anni fa, quando durante un giro di servizio notò piccole sagome muoversi tra i tubi e le auto abbandonate sotto il T4. «Ne ho tirati fuori più di 40, ma quando abbiamo finito, ne erano rimasti soltanto quattro», ricorda. Quei gatti vivevano al piano -1, in un ambiente senza luce né aria, un limbo industriale che poco aveva a che fare con i lustrini delle partenze internazionali.

    Il problema è che, secondo la versione ufficiale, quei gatti non sono mai esistiti. L’aeroporto non li riconosce, non li censisce, non se ne assume la responsabilità. «Per loro non ci sono», spiega Helena. Denunciare apertamente la situazione le è costato caro: sanzioni disciplinari, sospensioni, accuse di allarmismo. Ma lei ha continuato, riducendo la colonia da oltre 400 a circa 80 esemplari con il metodo cattura-sterilizzazione-rilascio. «Eppure continuano a trattarci come se fossimo noi il problema, mentre cerchiamo solo di risolverlo».

    La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di fragilità del sistema. A Barajas non ci sono solo gatti dimenticati: oltre 500 persone senza dimora vivono stabilmente all’interno dello scalo. Alcuni dividono i rifugi improvvisati proprio con gli animali, raccolti da passeggeri che non potevano portarli con sé o semplicemente lasciati lì. Mancano protocolli chiari, ogni compagnia applica regole proprie e la sicurezza privata agisce con criteri arbitrari.

    Dal 2007 Helena ha scelto di trasformare questa battaglia in una missione personale. Ha organizzato punti di alimentazione, catturato e sterilizzato centinaia di gatti, salvato cucciolate. Ha visto anche l’altra faccia: avvelenamenti, carcasse dimenticate, indifferenza. Nel 2016 la normativa europea Easa ha vietato la presenza di animali nelle aree di piattaforma, giustificando la stretta con motivi di sicurezza. «Ma in vent’anni non abbiamo mai trovato un gatto morto in pista», ribatte. «Volpi, uccelli e conigli sì. Gatti mai».

    Per non arrendersi all’inerzia istituzionale, Helena ha acquistato un terreno di 3700 metri quadrati fuori dall’aeroporto e lo ha trasformato nel rifugio La Vega. Oggi ospita 122 gatti, mantenuti quasi interamente con il suo stipendio e con qualche donazione privata. «Riceviamo 7 mila euro di aiuti all’anno, ma nel 2024 ne abbiamo spesi 30 mila. Tutto esce dalle nostre tasche», racconta. E intanto continua a catturare e sterilizzare gli animali che restano a Barajas, a chipparli e a rimetterli in libertà.

    Il contrasto è stridente: da un lato la modernità scintillante del quarto terminal, hub internazionale da cui partono voli intercontinentali, dall’altro i sotterranei popolati da creature invisibili. Una realtà che nessuno vuole vedere, tanto meno assumersi la responsabilità di gestire. Eppure, dietro ogni gatto che sopravvive in quelle condizioni c’è il segno tangibile di un fallimento collettivo.

    La battaglia di Helena non è solo per i gatti, ma contro un sistema che preferisce ignorare le crepe piuttosto che affrontarle. Un sistema che celebra i record di traffico passeggeri e di voli intercontinentali ma chiude gli occhi davanti a una colonia di animali dimenticati. «Quei gatti vengono da laggiù, dal sotterraneo della T4», dice. «Sono invisibili per tutti, tranne che per me».

    Ed è così che, in uno degli spazi più controllati della Spagna, la dignità di centinaia di animali continua a dipendere dalla caparbietà di una sola donna.

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      Zecche e cani, l’allarme dell’estate: dove si nascondono, come riconoscerle e cosa fare se mordono

      Con il caldo aumentano le passeggiate all’aria aperta, ma cresce anche la presenza delle zecche. Controllare il cane dopo ogni uscita e proteggerlo con gli antiparassitari resta il modo più efficace per evitare spiacevoli conseguenze.

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        L’estate è la stagione preferita per lunghe passeggiate nei boschi, escursioni in montagna e giornate nei parchi insieme al proprio cane. Purtroppo è anche il periodo in cui le zecche diventano più attive. Molti proprietari continuano a pensare che questi parassiti si trovino soltanto nei boschi più fitti, ma la realtà è diversa: basta un prato incolto, una siepe o un giardino poco curato perché possano annidarsi in attesa del passaggio di un animale.

        Per questo motivo, ogni uscita dovrebbe concludersi con un controllo accurato del mantello. Bastano pochi minuti per individuare un’eventuale zecca ed evitare problemi ben più seri.

        Dove si attaccano le zecche

        Le zecche non saltano e non volano. Restano sull’erba alta o tra i cespugli e si aggrappano al cane quando passa. Una volta sul corpo cercano le zone dove la pelle è più sottile e meno coperta dal pelo.

        Le aree da controllare con maggiore attenzione sono le orecchie, il collo, le ascelle, l’inguine, lo spazio tra le dita delle zampe e la zona intorno agli occhi. All’inizio possono avere le dimensioni di un piccolo seme, ma dopo essersi nutrite di sangue aumentano rapidamente di volume, diventando molto più facili da individuare.

        Come rimuovere una zecca senza fare danni

        Se trovate una zecca, la prima regola è mantenere la calma. Evitate rimedi fai-da-te come olio, alcol, acetone o fiamme: oltre a essere inutili, possono aumentare il rischio che il parassita rigurgiti, favorendo la trasmissione di eventuali agenti patogeni.

        La rimozione va effettuata con una pinzetta a punta fine o con gli appositi ganci reperibili in farmacia o nei negozi per animali. Bisogna afferrare la zecca il più vicino possibile alla pelle e tirare lentamente, senza schiacciarne il corpo. Dopo la rimozione è consigliabile disinfettare la zona e monitorarla nei giorni successivi.

        Se una parte della zecca resta conficcata nella pelle o se il cane manifesta febbre, stanchezza, perdita di appetito o zoppia, è importante contattare il veterinario.

        La prevenzione resta l’arma migliore

        Oggi esistono numerosi antiparassitari efficaci: collari, spot-on e compresse proteggono il cane per settimane o mesi, ma devono essere scelti insieme al veterinario in base all’età, al peso e allo stile di vita dell’animale.

        Dopo ogni passeggiata, soprattutto in campagna o in montagna, vale inoltre la pena dedicare qualche minuto all’ispezione del mantello. Un controllo accurato può evitare malattie trasmesse dalle zecche e permettere al nostro amico a quattro zampe di continuare a godersi l’estate in totale sicurezza.

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          Larry il gatto accoglie Andy Burnham a Downing Street: dal 2011 è il vero inquilino fisso e ora vede arrivare il settimo premier

          Larry, il gatto che dal 2011 vive al numero 10 di Downing Street con il ruolo ufficiale di Chief Mouser, ha accolto il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham. Con lui salgono a sette i premier passati davanti al felino più famoso del Regno Unito.

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            A Downing Street cambiano i governi, i leader, le maggioranze e pure le promesse elettorali. Ma lui resta lì. Impassibile, felpato, più stabile di qualunque coalizione. Larry, il gatto del numero 10, ha accolto anche Andy Burnham, nuovo primo ministro britannico, aggiungendo un altro nome alla lista dei premier passati davanti alla sua porta.

            Dal 2011, anno del suo arrivo nella residenza del capo del governo, Larry ricopre il ruolo ufficiale di Chief Mouser to the Cabinet Office, cioè cacciatore capo di topi. Un incarico che, almeno sulla carta, dovrebbe riguardare la lotta ai roditori. Nella pratica, però, Larry è diventato molto di più: mascotte istituzionale, star dei fotografi, osservatore silenzioso delle crisi politiche britanniche e presenza fissa nei giorni in cui il Regno Unito cambia padrone di casa.

            Larry accoglie Andy Burnham a Downing Street

            L’arrivo di Andy Burnham a Downing Street ha segnato un nuovo passaggio nella lunga carriera istituzionale di Larry. Il gatto, ormai abituato a telecamere, fotografi e cronisti appostati davanti al portone nero più famoso della politica britannica, ha assistito anche a questo insediamento con la solita aria di chi ne ha viste troppe per impressionarsi ancora.

            Con Burnham, Larry arriva al settimo primo ministro della sua permanenza al numero 10. Prima di lui aveva visto passare David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e Keir Starmer. Una continuità quasi imbarazzante, soprattutto se confrontata con la velocità con cui negli ultimi anni la politica britannica ha bruciato leader, governi e stagioni.

            Il vero inquilino stabile del numero 10

            Larry era arrivato a Downing Street nel febbraio 2011, proveniente dal rifugio Battersea Dogs & Cats Home. Doveva occuparsi dei topi, ma ha finito per conquistare un posto speciale nell’immaginario pubblico. Mentre i premier entravano e uscivano, lui restava.

            La sua forza mediatica sta proprio lì: Larry non parla, non promette, non smentisce, non rilascia interviste e non deve affrontare il Question Time. Si limita a camminare davanti al portone, controllare la scena e ricordare a tutti che, in fondo, la vera stabilità britannica ha quattro zampe e nessuna intenzione di traslocare.

            Il gatto più politico del Regno Unito

            Nel corso degli anni Larry è diventato un personaggio globale. È stato fotografato durante visite ufficiali, cambi di governo, crisi interne e giornate di pioggia. Ha attraversato epoche politiche diversissime senza mai perdere il posto, cosa che molti leader britannici non possono dire.

            Ora tocca ad Andy Burnham convivere con lui. O forse sarebbe meglio dire il contrario: sarà Larry a valutare il nuovo premier. Perché a Downing Street i governi passano, ma il Chief Mouser resta. E, almeno per ora, sembra ancora l’unico davvero sicuro del suo incarico.

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              Adottare un cane anziano cambia la vita in meglio: la guida definitiva per accogliere un pet adulto e scoprire tutti i suoi vantaggi insospettabili

              Mentre i cuccioli monopolizzano l’attenzione delle famiglie, i cani anziani restano spesso invisibili nei box. Gli etologi e i veterinari spiegano come la maturità di un animale si traduca in una convivenza priva di stress, con tempi di adattamento veloci e gratificanti.

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              Adottare un cane anziano cambia la vita in meglio: la guida definitiva per accogliere un pet adulto e scoprire tutti i suoi vantaggi insospettabili

                Il mito da sfatare sulle adozioni della terza età

                Quando si decide di allargare la famiglia accogliendo un quattro zampe, l’immaginario collettivo corre quasi sempre verso la figura di un cucciolo vivace e batuffoloso. Questa preferenza istintiva porta spesso a ignorare i tanti ospiti adulti o anziani che popolano i canili del nostro paese, condannandoli a trascorrere l’ultimo capitolo della propria vita dietro le sbarre di una gabbia. Molte persone temono che un cane maturo porti con sé traumi insuperabili, un carattere ormai rigido o troppe problematiche di salute. La realtà etologica e la pratica quotidiana nei rifugi svelano tuttavia uno scenario del tutto differente: adottare un pet anziano si rivela frequentemente una scelta vincente, capace di regalare una convivenza pacifica, consapevole e priva delle fisiologiche complicazioni legate alla crescita dei primi anni.

                I vantaggi insospettabili della maturità canina

                Un cane anziano possiede un bagaglio di competenze sociali e una stabilità emotiva che un cucciolo deve ancora costruire con fatica e pazienza.

                “I cani adulti e anziani offrono una prevedibilità caratteriale straordinaria che azzera le sorprese per la famiglia accogliente”, spiegano gli esperti di etologia applicata dell’associazione Senior Pet Care Foundation nei loro manuali per l’adozione responsabile. “La personalità dell’animale è già definita, il livello di energia si adatta perfettamente ai ritmi della vita domestica e la gestione delle passeggiate risulta molto più semplice. Un cane maturo ha già superato la fase della masticazione distruttiva degli oggetti di casa, gestisce con naturalezza i bisogni fisiologici all’esterno e sa rassicurare l’ambiente familiare con una presenza calma e discreta”.

                Questa serenità di fondo si traduce in un inserimento domestico molto più rapido e privo dello stress da iperattività tipico dei cuccioli.

                Come preparare la casa per un’accoglienza perfetta

                Gestire l’arrivo di un pet anziano richiede piccoli accorgimenti pratici progettati per rispettare le sue esigenze fisiche. Il primo passo consiste nell’allestire una zona riposo confortevole, posizionando cuccette ortopediche o cuscini spessi in punti della casa riparati dalle correnti d’aria e lontani dal passaggio frequente. Se la pavimentazione risulta scivolosa, l’inserimento di tappeti antiscivolo aiuta l’animale a muoversi senza timore di perdere l’equilibrio o sforzare le articolazioni. Sul fronte veterinario, una visita di controllo approfondita permette di calibrare l’alimentazione e impostare le eventuali terapie di supporto per la mobilità. Rispettare i tempi di esplorazione dell’animale senza forzare il contatto fisico nei primi giorni crea una base di fiducia incrollabile, aprendo la strada a un legame profondo e autentico.

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