Lifestyle
Bella ci! Vi lovvo tutti tranne quella maranza…
Il linguaggio dei giovani italiani è un affascinante mosaico in continua evoluzione, che unisce termini regionali e neologismi globali, riflettendo la creatività e la dinamica realtà delle nuove generazioni. Con l’avvento dei social media, il loro linguaggio è diventato più uniforme ma anche più ricco, offrendo una finestra unica sui cambiamenti culturali e sociali contemporanei.
Maranza sarai tu… Se fino a qualche anno fa le espressioni e i modi di dire erano soprattutto regionali, l’avvento dei social network ha avuto l’effetto di uniformare il linguaggio dei giovani con termini presi in prestito dall’inglese. Lo slang giovanile dei ragazzi italiani è in continua evoluzione e riflette i cambiamenti culturali e sociali delle nuove generazioni. Patrizia Bertini Malgarini, la docente di Linguistica italiana presso l’università Lumsa che, insieme alla collega Marzia Caria, ha curato “Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata“, realizzato da studenti dell’ateneo.
Nuove parole per nuovi significati
Vediamo alcune delle parole e locuzioni più usate dai giovani.
Ghostare: ignorare qualcuno interrompendo improvvisamente ogni forma di comunicazione.
Cringe: sensazione di imbarazzo estremo provocata da qualcosa di particolarmente imbarazzante o inappropriato.
Lovvare: amare (dal verbo inglese “to love”).
Maranza: persona volgare.
Fare la bava: essere innamorato in modo irrefrenabile.
La creatività del linguaggio giovanile
I giovani attingono a fonti diverse come il linguaggio dei videogiochi, social media, TV e serie televisive. A queste si aggiungono termini che provengono dalla loro regione di appartenenza, mostrando una grande fantasia e creatività. Ecco alcune espressioni raccolte in un glossario dai docenti di linguistica dell’Università LUMSA di Roma e inserite nel testo delle due prof. esse Patrizia Bertini Malgarini e Marzia Caria.
Accannare: lasciare, detto specialmente di una relazione sentimentale (“Mi ha accannato per un altro”).
Acchittarsi: vestirsi in maniera elegante (“Chiara si è acchittata per te stasera!”).
Baitare: fare da esca (“Baitalo che arriviamo”).
Blastare: distruggere emotivamente (“Mario da mesi mi sta blastando”).
Charamare: incantare, affascinare (“Sono stato charmato, non posso fare nulla”).
Cugurra: sfortuna (dal dialetto sardo, “che cugurra!”).
Dabloons: dobloni, moneta fittizia nata su TikTok (“Quella maglia costa quattro dabloons”).
Drip: stilosa, bellissima (“Quell’abito è proprio drip”).
Gigachad: persona forte e muscolosa (“Lorenzo è proprio un gigachad”).
Mecciare: avere qualcosa di abbinato a qualcuno (“Ci siamo vestite mecciate”).
Pezzotto: contraffatto, fasullo (“Quel maglione è pezzotto”).
Rinco: imbecille (“Luca è un rinco”).
Rollare: girare una cartina con il tabacco per fare una sigaretta (“Rollami una sigaretta”).
Schiaffare: percuotere qualcuno (“Ti schiaffo se non fai come dico io”).
Smella: cattivo odore, puzza (“Senti che smella in questa stanza”).
Svacare: essere meno grassa (“Il nero svacca”).
Espressioni regionali sempre più in uso
L’uso di espressioni regionali è ancora molto presente. Ecco alcuni esempi:
A palla de foco: velocemente (“Ho corso a palla de foco”).
Far salire il crimine: arrabbiarsi moltissimo (“Guardare mi fa salire i crimini”).
Stare sotto: essere coinvolto sentimentalmente da una persona (“ci sta sotto per quella là“).
Stare sotto un treno: essere distrutto fisicamente e/o psicologicamente (“Da quando ti ha lasciato stai sotto un treno”).
Mortazza: mortadella sempre più utilizzato in tutta Italia. (“Mi faccio un bel panino con la mortazza).
Bimbominchia: si indicano bimbominchia gli adolescenti stupidi e immaturi che smanettano con il telefonino h 24 e tra loro si chiamano “bro”.
Ciotto: a Roma viene utilizzato per dire è bello così come per qualcuno che ti ha fatto arrabbiare si dice “m’ha fatto sbroccà.
GLS: significa già lo sai.
Flexare: “flexare, vuol dire vantarsi di qualcosa”.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Moda
La battaglia dei loghi: “quiet luxury” vs “loud luxury”, chi sta vincendo?
C’è stato un momento, non troppo tempo fa, in cui la moda sembrava aver fatto voto di silenzio. L’estetica del Quiet Luxury (il lusso sussurrato, privo di loghi ed estremamente minimale) aveva bandito monogrammi e massimalismi, complice il successo di serie TV cult e il desiderio di un’eleganza senza tempo. Ma nel 2026, il panorama del fashion globale sta vivendo una profonda mutazione.
La domanda che divide addetti ai lavori e consumatori non è più cosa sia il lusso, ma come debba esprimersi: meglio la discrezione assoluta o l’esibizione fiera della propria identità? I dati di mercato e le passerelle di Milano e Parigi delineano uno scenario tutt’altro che scontato.
La maturazione del quiet luxury: da trend a identità
Il lusso silenzioso non è scomparso, ma nel 2026 ha smesso di essere una tendenza passeggera per trasformarsi in una vera e propria filosofia di vita. Secondo il report The State of Fashion 2026 di McKinsey, la volatilità macroeconomica globale sta spingendo i consumatori verso acquisti ultra-riflettuti.
- Il fattore qualità: Marchi storici del settore come Brunello Cucinelli, Loro Piana, Bottega Veneta e Jil Sander continuano a registrare performance solide. Il focus si è spostato dall’estetica fredda dei toni neutri alla ricerca di texture tattili evolute: camoscio pregiato, cashmere spazzolato e tagli sartoriali impeccabili.
- Intelligenza emotiva: Nel 2026 chi sceglie il minimalismo non lo fa più per “mimetizzarsi” nell’élite, ma per investire nel Cost-Per-Wear, acquistando capi strutturati capaci di durare decenni.
La riscossa del “nuovo” loud luxury: il massimalismo curato
Dall’altro lato della barricata, la stanchezza da “uniforme beige” ha innescato una reazione vigorosa. Il loud luxury è tornato, ma ha cambiato pelle. Non si tratta più della logomania urlata e un po’ pacchiana dei primi anni 2010, bensì di un massimalismo curato e d’archivio.
Le passerelle del 2026 di maison come Miu Miu, Prada e Saint Laurent mostrano un ritorno a silhouette audaci, spalle anni ’80 nitide, stampe grafiche e accessori metallici dal sapore vintage (spille scultura, cinture con hardware importanti, décolleté a punta estrema). I loghi ci sono, ma sono integrati nel design come dettagli strutturali o storici, celebrando l’appartenenza a una “tribù culturale” piuttosto che la mera esibizione del prezzo.
Il mercato del lusso del 2026 ha premiato i brand agili che non si sono fossilizzati. La vera tendenza dell’anno è il mix espressivo: i consumatori oggi non esitano ad abbinare un cappotto sartoriale lineare e rigoroso (Quiet) a una borsa statement dal design scultoreo o a un gioiello d’archivio d’impatto (Loud).
La vittoria non si misura più nella totale scomparsa o nel dominio del logo, ma nella capacità di un brand di offrire autenticità. Che sia sussurrato o gridato, il lusso del 2026 deve, prima di tutto, avere una storia da raccontare.
In primo piano
Febbre da shopping: sono partiti i saldi estivi in tutta Italia
Con l’arrivo dei mesi caldi, prende ufficialmente il via la stagione dei saldi estivi nella quasi totalità delle regioni italiane. Per i consumatori si apre la caccia al guardaroba perfetto a prezzi ribassati, mentre per il settore commerciale rappresenta un banco di prova fondamentale. La parola d’ordine di quest’anno? Comprare meno, ma comprare meglio.
L’attesa è finita per gli amanti dello shopping e per chi ha rimandato gli acquisti strategici per i mesi caldi. Le saracinesche si alzano su una delle stagioni di sconti più attese dell’anno: i saldi estivi sono ufficialmente partiti nella quasi totalità del territorio nazionale, inaugurando il consueto periodo di corse ai negozi, carrelli digitali riempiti in anticipo e caccia all’affare perfetto.
Se un tempo il saldo era sinonimo di “acquisto d’impulso”, la tendenza lifestyle degli ultimi anni racconta una storia diversa. I consumatori si muovono con maggiore consapevolezza, preferendo la qualità alla quantità e puntando su capi capaci di sopravvivere ai trend passeggeri del momento.
Le date e il calendario da tenere d’occhio
Come da tradizione, la data di inizio è stata coordinata a livello nazionale dalla Conferenza delle Regioni, fissando la partenza generale all’inizio di luglio. Tuttavia, la durata del periodo promozionale varia da regione a regione, oscillando solitamente tra le sei e le otto settimane.
Gli esperti del settore consigliano di monitorare i propri brand preferiti fin dai primi giorni se si punta a taglie standard o a pezzi iconici, ma di aspettare le “seconde battute” (a fine mese) per chi è alla ricerca di sconti più aggressivi, che possono superare il 50%.
Dal guardaroba “capsula” all’investimento nel design: la nuova filosofia degli sconti premia la sostenibilità e la qualità dei tessuti.
I consigli per uno shopping intelligente (e senza stress)
Per evitare i classici passi falsi da febbre dello shopping, bastano pochi e semplici accorgimenti pratici:
- Fate l’inventario del guardaroba: Prima di uscire di casa o aprire le app, aprite l’armadio. Capire cosa manca davvero (un blazer estivo, un abito passe-partout per le vacanze, un paio di sandali in pelle) evita di comprare doppioni inutili.
- Verificate i prezzi di partenza: La trasparenza è fondamentale. La legge prevede che il cartellino mostri chiaramente il prezzo originario, la percentuale di sconto e il prezzo finale. Un commerciante serio non gonfia i prezzi prima del periodo promozionale.
- La regola dei tessuti: In estate, puntate su fibre naturali. I saldi sono il momento perfetto per acquistare lino, seta e cotone biologico a prezzi accessibili, materiali che durano nel tempo e offrono un comfort superiore.
- Online vs Negozio fisico: Se l’e-commerce offre la comodità di evitare le code e confrontare rapidamente i prezzi, il negozio di prossimità garantisce l’esperienza tattile e il supporto umano. Il consiglio? Alternarli a seconda del tipo di acquisto.
Che si tratti di un piccolo vizio o di un rinnovo totale del look per le vacanze, la stagione dei saldi estivi si conferma il momento ideale per ridefinire il proprio stile personale con un occhio di riguardo al portafoglio.
Animali
Genitori e figli, umani e cani: come la tua infanzia influenza il modo in cui educhi il tuo pet
Uno studio delle Università di Stirling e Glasgow svela la trasmissione intergenerazionale dei metodi educativi da umani a quattrozampe. L’approccio autoritario fallisce sempre, ma viziare Fido rischia di togliergli l’autostima.
Guardate il vostro cane mentre ignora beatamente i vostri comandi sul divano o mentre vi implora per l’ennesimo biscottino fuori orario. Prima di dare la colpa al suo carattere ribelle, provate a fare un viaggio nel tempo e a ripensare alla vostra infanzia. Il modo in cui vostra madre e vostro padre vi hanno educato, infatti, potrebbe essere lo specchio esatto di come oggi voi state crescendo il vostro quattrozampe.
A rivelare questo insolito “passaggio di testimone” emotivo è una ricerca intitolata “Trasmissione intergenerazionale degli stili genitoriali umani alle relazioni uomo-cane”, condotta dai ricercatori delle università scozzesi di Stirling e Glasgow e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Animals. Gli studiosi hanno preso in esame un campione di 391 proprietari di cani, scoprendo che tendiamo a comportarci con Fido replicando quasi fedelmente i modelli familiari che abbiamo vissuto sulla nostra pelle.
I quattro profili: tu che “genitore” sei per il tuo cane?
La psicologia umana riconosce da tempo quattro stili educativi fondamentali. La novità della ricerca è che questi identikit si adattano perfettamente anche al rapporto uomo-animale:
- L’Autorevole (Il modello ideale): È il giusto mezzo. C’è molto affetto (alta reattività) ma anche regole chiare (alta esigenza). Si comunica, si monitora e si cresce insieme.
- L’autoritario (Il tiranno): Regole rigide, imposizioni coatte, punizioni e nessuna spiegazione. C’è pochissima attenzione ai bisogni emotivi del cane.
- Il permissivo (L’amico complice): Tantissimo amore e calore, ma totale incapacità di dare una direzione, dei limiti o una struttura comportamentale.
- Il non coinvolto (Il distaccato): Il livello minimo di sforzo. Poche regole, ma anche pochissimo affetto.
La trappola del permissivismo: l’ansia e i chili di troppo
I dati emersi dalle interviste parlano chiaro: lo stile permissivo è quello che si tramanda con maggiore facilità di generazione in generazione. Chi è cresciuto con genitori molto tolleranti tende a viziare il proprio cane. Ma attenzione, perché fare gli “amici” di Fido non è sempre un bene per lui.
I ricercatori hanno dimostrato che i cani cresciuti da umani permissivi mostrano un’eccessiva dipendenza (ricerca di prossimità) e vanno in ansia non appena si presenta una situazione minacciosa. Non solo: questo approccio è statisticamente associato al sovrappeso nei cani, causato da un eccesso di cibo usato come surrogato dell’educazione.
«Un accudimento esasperato e privo di coerenza impedisce al cane di sviluppare la propria autostima, la propria autonomia e l’efficacia nel muoversi nel mondo», spiegano gli esperti nel testo della ricerca.
Il fallimento del pugno di ferro
Se il permissivismo crea cani insicuri e “mammoni”, l’approccio autoritario fa ancora peggio. Lo studio conferma che l’uso della forza e della gerarchia rigida rovina il legame tra le due specie. Proprio come accade nei bambini, i cani sottoposti a metodi autoritari sviluppano gravi problemi comportamentali e disadattamento emotivo.
La chiave di volta, dunque, resta lo stile autorevole: fermo ma empatico. I risultati di questa ricerca aprono ora le porte a una rivoluzione nel mondo della cinofilia. Nei futuri percorsi di riabilitazione comportamentale, gli educatori non dovranno più studiare solo la psicologia del cane, ma fare un piccolo “terzo grado” anche al passato del padrone. Per guarire i traumi di Fido, insomma, bisognerà prima capire come siamo stati cresciuti noi.
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