Cucina
Budino di cachi: un dolce invernale ricco di proprietà benefiche
Ricco di vitamine e antiossidanti, il caco è il frutto ideale per creare dolci cremosi e salutari. Il budino di cachi è perfetto per sfruttarne tutti i benefici in una ricetta semplice e autunnale.
Il caco, frutto tipico dell’autunno e dell’inverno, è ricco di vitamine A e C, antiossidanti e fibre. Grazie alla sua alta concentrazione di betacarotene, il caco è un alleato per la salute della pelle e della vista, oltre a rafforzare il sistema immunitario. Contiene anche tannini, che hanno proprietà astringenti, e zuccheri naturali che lo rendono energetico ma leggero, perfetto per dolci cremosi e salutari.
Budino di cachi: la ricetta
Per preparare un budino di cachi, scegli frutti maturi e dolci, dalla polpa morbida e profumata. Ecco come realizzarlo:
Ingredienti:
- 2 cachi maturi
- 150 ml di panna fresca
- 2 cucchiai di zucchero di canna
- 1 bustina di vanillina
- 2 fogli di gelatina (o agar agar per una versione vegana)
Procedimento
- Preparazione della base di cachi: Lava i cachi, rimuovi la buccia e frulla la polpa fino a ottenere una purea liscia.
- Gelatina: Ammolla i fogli di gelatina in acqua fredda per circa 5 minuti. Se usi agar agar, scioglilo in acqua e portalo a ebollizione per attivare il potere gelificante.
- Panna e zucchero: In un pentolino, scalda la panna con lo zucchero e la vanillina, mescolando fino a far sciogliere lo zucchero. Non far bollire.
- Unione degli ingredienti: Togli dal fuoco e aggiungi la gelatina strizzata (o l’agar agar) alla panna calda, mescolando per scioglierla completamente. Aggiungi poi la purea di cachi e mescola fino a ottenere un composto omogeneo.
- Riposo: Versa il composto in stampini e lascia riposare in frigorifero per almeno 4 ore, o fino a quando il budino non si è solidificato.
- Servizio: Sforma il budino e decoralo con frutta secca, granella di cacao o miele per un tocco finale.
Consigli e varianti
- Con yogurt greco: Sostituisci la panna con yogurt greco per una versione più leggera e ricca di proteine.
- Con cioccolato fondente: Aggiungi scaglie di cioccolato fondente al composto per un contrasto di sapori più deciso.
- Con spezie: Un pizzico di cannella o zenzero in polvere darà una nota speziata perfetta per l’autunno.
Questa ricetta esalta la dolcezza naturale del caco, trasformandolo in un dessert leggero e cremoso, ideale per una merenda o un fine pasto autunnale.
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Cucina
Cookie alla cannella: il profumo dell’autunno in un biscotto morbido e goloso
Friabili fuori e morbidi dentro, con una delicata glassa al formaggio fresco, i cookie alla cannella conquistano per il loro aroma avvolgente e il gusto equilibrato. Ecco la ricetta passo passo e i segreti per prepararli alla perfezione.
Il dolce profumo della cannella
Pochi profumi evocano il calore della casa come quello della cannella appena sfornata. In autunno e in inverno, questi cookie speziati diventano un classico intramontabile, ideali per accompagnare una tazza di tè fumante o per arricchire un vassoio di dolci natalizi.
I cookie alla cannella nascono dall’incontro tra la tradizione americana dei biscotti morbidi e l’aroma intenso delle spezie usate nella pasticceria europea. Il risultato è un dolce semplice ma irresistibile, perfetto per chi ama i sapori decisi e avvolgenti.
Ingredienti e preparazione
La ricetta prevede due preparazioni principali: una base di impasto al burro e una crema speziata alla cannella che, una volta amalgamate, creano un effetto marmorizzato elegante e goloso.
Per la crema, basta mescolare burro ammorbidito, zucchero di canna e cannella in polvere fino a ottenere una pasta liscia e profumata.
L’impasto, invece, si ottiene lavorando burro e zucchero bianco fino a una consistenza chiara e spumosa, poi unendo un uovo, un pizzico di sale, vaniglia e infine farina e lievito. Il segreto è mescolare solo il necessario: un impasto troppo lavorato rischia di perdere la sua friabilità.
A questo punto, si unisce la crema di cannella con movimenti irregolari per creare le venature aromatiche tipiche di questi cookie. Dopo aver formato delle palline (una paletta da gelato aiuta a mantenerle uniformi), i biscotti devono riposare in frigorifero per un’ora, così da mantenere la forma in cottura.
Cottura perfetta e tocco finale
Il forno va preriscaldato a 180°C. In circa 11 minuti i biscotti saranno pronti: devono dorarsi ai bordi ma restare morbidi al centro. Una volta sfornati, è importante lasciarli raffreddare completamente prima di decorarli.
La glassa al formaggio fresco è l’elemento che rende questi cookie davvero speciali. Si prepara mescolando formaggio spalmabile, latte, zucchero a velo e un tocco di vaniglia, fino a ottenere una crema vellutata. Stesa sui biscotti freddi, regala un contrasto perfetto tra dolcezza e freschezza, bilanciando l’intensità della cannella.
Perché piacciono a tutti
I cookie alla cannella sono facili da preparare, ma sanno di “fatto con amore”. Piacciono ai grandi per il loro sapore speziato e ai bambini per la consistenza morbida e burrosa. Sono perfetti da servire a colazione, come merenda o da regalare durante le feste: si conservano per diversi giorni in un contenitore ermetico, mantenendo intatta la loro fragranza.
La cannella, oltre al profumo inconfondibile, apporta anche benefici naturali: contiene antiossidanti e ha proprietà digestive e riscaldanti, perfette per la stagione fredda.
Un dolce che sa di casa
In un’epoca di dolci elaborati e ingredienti esotici, questi biscotti ricordano la semplicità genuina della pasticceria casalinga. Bastano pochi ingredienti, un po’ di pazienza e la voglia di impastare per riempire la cucina di un profumo che sa di famiglia, ricordi e domeniche lente.
Che li gustiate ancora tiepidi, con un velo di glassa, o li confezioniate come piccolo dono homemade, i cookie alla cannella restano un simbolo di dolcezza autentica: un abbraccio fragrante racchiuso in un biscotto.
Cucina
Frico friulano: la tradizione croccante che racconta il cuore del Friuli
Patate, formaggio Montasio e una cottura lenta che diventa arte: ecco la storia, gli ingredienti e il metodo autentico per preparare il vero frico friulano.
Il frico friulano di patate è uno dei simboli gastronomici del Friuli-Venezia Giulia, una ricetta che racchiude artigianalità, sostenibilità e memoria contadina. Oggi è un piatto diffuso in trattorie, sagre e tavole di tutta la regione, ma la sua storia affonda le radici nelle malghe carniche, dove i malgari utilizzavano gli scarti dei formaggi stagionati per creare un piatto nutriente, caldo e poco costoso.
Il primo riferimento scritto al frico risale al XV secolo nel De arte coquinaria del Maestro Martino da Como, che descriveva un piatto composto da formaggi fritti e “ristretti” in padella. Nel tempo la versione più popolare è diventata quella con patate e Montasio, oggi riconosciuta come la più tipica.
A differenza del “frico morbido”, quello croccante – frico di patate – punta sull’effetto dorato, con una crosticina saporita e un cuore filante. Una ricetta povera che, grazie alla sua bontà, ha superato secoli e confini, fino a diventare un orgoglio gastronomico friulano.
Ingredienti per 4 persone
- 600 g di patate a pasta gialla
- 250 g di formaggio Montasio (meglio metà fresco e metà mezzano)
- 1 cipolla piccola (facoltativa, ma tipica in molte zone della Carnia)
- 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva oppure una noce di burro
- Sale e pepe q.b.
Procedimento
- Preparare gli ingredienti.
Pelare le patate e grattugiarle grossolanamente. Fare lo stesso con il Montasio, utilizzando una grattugia a fori larghi. Se si usa la cipolla, affettarla finemente. - Rosolare la base.
In una padella antiaderente (meglio se di ferro), scaldare l’olio o il burro. Aggiungere la cipolla e cuocerla a fuoco dolce fino a quando diventa trasparente. - Cuocere le patate.
Unire le patate grattugiate, salare leggermente e lasciar cuocere per 10–12 minuti mescolando spesso, finché iniziano ad ammorbidirsi. - Aggiungere il formaggio.
Quando le patate risultano morbide, distribuire il Montasio sopra e cominciare a mescolare con calma: il formaggio si scioglierà creando una massa uniforme. - Formare il frico.
Compattare il composto e lasciarlo cuocere senza toccarlo per ottenere una crosta dorata. Occorrono 6–8 minuti.
Poi, aiutandosi con un piatto, girare il frico come una frittata e ripetere la cottura sull’altro lato. - Servire caldo.
Il frico deve risultare esternamente croccante e internamente filante. Tradizionalmente si serve con polenta, insalata o verdure di stagione.
Origini e tradizione
Il frico è considerato uno dei piatti identitari del Friuli-Venezia Giulia, soprattutto della zona della Carnia. Veniva preparato dai pastori nelle malghe d’alta quota durante i mesi estivi, quando la produzione di formaggio era al massimo.
L’uso del Montasio non è casuale: questo formaggio DOP, nato nel XIII secolo nei monasteri delle Alpi Giulie, era perfetto per essere utilizzato fresco o stagionato e si prestava benissimo alla cottura.
Il frico rappresenta uno dei primi esempi di cucina antispreco: si recuperavano ritagli di formaggio e patate, ingredienti economici e facilmente reperibili. Oggi è un piatto celebrato nelle sagre, come la Sagra del Frico di Carpacco, e continua a essere una delle ricette più richieste nel territorio.
Un piatto che unisce semplicità e autenticità
Il frico friulano è molto più di un disco croccante: è un piatto che parla di vita in montagna, di economia domestica, di ricette tramandate nelle famiglie.
La sua popolarità non smette di crescere grazie alla sua versatilità e alla combinazione irresistibile di formaggio filante e patate dorate.
Cucina
Latte fritto, il dolce povero che ha conquistato le feste
Nato come ricetta di recupero nelle cucine contadine, il latte fritto è oggi uno dei dessert simbolo della tradizione italiana, soprattutto nel periodo di Carnevale.
Croccante all’esterno e morbido all’interno, il latte fritto è uno di quei dolci che raccontano un’epoca in cui nulla andava sprecato e l’ingegno compensava la scarsità degli ingredienti. Preparato con pochi elementi di base – latte, zucchero e farina – è diventato nel tempo una presenza fissa sulle tavole delle feste, in particolare nel Centro-Nord Italia.
Le origini di una ricetta antica
La nascita del latte fritto viene fatta risalire alle cucine popolari tra il Settecento e l’Ottocento. In un contesto agricolo, il latte fresco era un alimento prezioso e deperibile: cuocerlo con addensanti naturali come la farina o l’amido permetteva di conservarlo più a lungo e trasformarlo in un dolce nutriente. Ricette simili esistono anche fuori dall’Italia, come la “leche frita” spagnola, segno di una tradizione condivisa nel bacino mediterraneo.
In Italia il latte fritto si è diffuso soprattutto nelle Marche, in Abruzzo, in Emilia-Romagna e in Veneto, con leggere differenze locali. In Sardegna, ad esempio, è comune una variante a base di semolino, mentre in alcune zone si aromatizza con vaniglia o scorza d’arancia invece del limone.
Un dolce legato alle feste
Tradizionalmente il latte fritto è associato al Carnevale, periodo in cui la frittura era simbolo di abbondanza prima della Quaresima. Veniva preparato in grandi quantità e condiviso in famiglia o durante le feste di paese. Ancora oggi è presente nei vassoi dei dolci casalinghi accanto a chiacchiere e castagnole.
Gli ingredienti della ricetta classica
Per preparare il latte fritto secondo la versione più diffusa servono pochi ingredienti facilmente reperibili:
- 500 ml di latte intero
- 100 g di zucchero
- 100 g di farina 00 (oppure amido di mais per una consistenza più delicata)
- scorza di limone non trattato
- 2 uova
- pangrattato q.b.
- olio di semi per friggere
- zucchero a velo per decorare
Il procedimento passo dopo passo
Si inizia scaldando il latte con la scorza di limone. A parte si mescolano zucchero e farina, aggiungendo il latte caldo poco alla volta per evitare grumi. Il composto va rimesso sul fuoco e cotto mescolando fino a ottenere una crema molto densa. Una volta pronta, si versa in una teglia leggermente unta, livellando bene, e si lascia raffreddare completamente.
Quando il composto è ben sodo, si taglia a cubi o losanghe. Ogni pezzo viene passato prima nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato, quindi fritto in olio caldo fino a doratura. Dopo aver scolato il latte fritto su carta assorbente, si serve spolverizzato di zucchero a velo.
Un classico che non passa di moda
Il latte fritto continua a essere apprezzato perché unisce semplicità e gusto, memoria e convivialità. Un dolce umile, nato dalla necessità, che ancora oggi racconta una storia di tradizione e di cucina fatta con il cuore.
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