Cucina
Un capolavoro dal cuore del mare: spaghetti con le vongole!
La combinazione di pasta al dente e vongole fresche, rappresentano la quintessenza dei sapori mediterranei. Questo piatto semplice e raffinato è ideale per celebrare le serate calde, accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco freddo e il profumo del mare.
Le vongole sono molluschi bivalvi molto apprezzati in cucina, specialmente nella preparazione di piatti di pasta come gli spaghetti alle vongole.
Ma esistono diverse varietà di vongole, ognuna con caratteristiche uniche.
Vongola Verace
Ha un guscio robusto con striature concentriche. È molto apprezzata per la sua carne saporita.
Vongola Filippina
Simile alla vongola verace ma più piccola e meno pregiata. Si trova facilmente nei mercati.
Lupino
Più piccolo e con un guscio più liscio. Ha un sapore delicato ed è spesso usato nei piatti di mare.
Tellina
Di dimensioni ridotte, con un guscio triangolare e colorato. È molto apprezzata nella cucina mediterranea.
Spaghetti alle Vongole
Ingredienti per 6 persone
400 g di spaghetti
1 kg di vongole fresche già spurgate
1 spicchio di aglio
1 bicchiere di vino bianco secco
Prezzemolo fresco tritato
6 pomodorini ciliegia
Sale e Pepe q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.
Preparazione
In un largo tegame basso scalda l’olio con l’aglio diviso a metà, aggiungi i pomodorini tagliuzzati e fai scaldare per 2 minuti, aggiungi le vongole, mescola, spargi abbondante pepe nero, sfuma con il vino bianco, lascia evaporare per 5 minuti, metti il coperchio e fai aprire le vongole a fiamma lenta per circa 10 minuti, mescolando e scarta mano mano quelle che rimangono chiuse.
Porta a ebollizione una pentola grande di acqua salata. Cuoci gli spaghetti al dente, poi scola e aggiungili alle vongole. Mescola bene per amalgamare i sapori. Aggiungi abbondante prezzemolo tritato e lascia sul fuoco 2 minuti, poi servi subito gli spaghetti ben caldi.
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Cucina
Brandacujun, il piatto “scosso” di Sanremo: la ricetta povera che conquista anche le tavole del Festival
Mentre Sanremo canta e si accende sotto i riflettori, nelle cucine continua un rito antico fatto di gesti semplici e pentole da scuotere. Il Brandacujun resta lì, fedele alla sua storia marinara, ricordando che l’identità di una città passa anche dal sapore dei suoi piatti più umili.
A Sanremo non c’è solo la musica. Accanto alle luci del Festival e ai red carpet, resiste una tradizione gastronomica antica, fatta di sapori semplici e storie di mare. Tra queste spicca il Brandacujun, una ricetta dal nome curioso e dall’anima profondamente popolare, che ancora oggi viene preparata nelle case e nei ristoranti della Riviera.
Il nome, che nel dialetto ligure significa letteralmente “scuoti il… cujun”, cioè “scuoti il recipiente”, non è una provocazione ma una descrizione fedele del gesto fondamentale della preparazione. Il Brandacujun, infatti, non si mescola con il cucchiaio: si agita energicamente la pentola per amalgamare gli ingredienti, secondo una tecnica tramandata da secoli.
Le origini risalgono alla cucina dei pescatori della Liguria occidentale, in particolare tra Imperia e Sanremo. Era un piatto povero, preparato sulle barche utilizzando stoccafisso conservato, patate e pochi aromi. Ingredienti facili da trasportare e conservare durante le lunghe giornate in mare.
Oggi è diventato una specialità identitaria, proposta anche durante la settimana del Festival, quando turisti e visitatori cercano sapori autentici oltre allo spettacolo musicale.
Gli ingredienti tradizionali (per 4 persone)
– 600 grammi di stoccafisso già ammollato
– 500 grammi di patate
– 1 o 2 spicchi d’aglio
– prezzemolo fresco tritato
– olio extravergine d’oliva ligure
– sale
– pepe (facoltativo)
– qualche oliva taggiasca (variante diffusa ma non obbligatoria)
Il procedimento
La preparazione richiede tempo ma pochi passaggi. Lo stoccafisso, già ammollato per almeno 48 ore, viene lessato in acqua non salata per circa 20–30 minuti. In una pentola separata si lessano le patate con la buccia.
Una volta pronti, si pelano le patate e si uniscono allo stoccafisso ancora caldo in una casseruola capiente. A questo punto si aggiungono aglio tritato, prezzemolo e abbondante olio extravergine.
Ed è qui che avviene il gesto simbolico: la pentola viene coperta e agitata con energia. Il movimento permette agli ingredienti di sfaldarsi e amalgamarsi senza diventare una crema, mantenendo una consistenza rustica.
Il risultato è un piatto profumato, delicato ma saporito, dove il gusto intenso del pesce si equilibra con la dolcezza delle patate e la freschezza dell’olio ligure.
Un simbolo che racconta il territorio
Il Brandacujun non è solo una ricetta, ma un racconto. Rappresenta l’ingegno della cucina povera, capace di trasformare pochi ingredienti in un piatto completo e nutriente. Ancora oggi viene servito tiepido o a temperatura ambiente, spesso accompagnato da pane e vino bianco locale.
Durante i giorni del Festival, molti ristoranti lo propongono come omaggio alla tradizione, offrendo ai visitatori un’esperienza che va oltre la musica.
Cucina
Farinata di ceci, l’oro povero di Sanremo: la ricetta ligure che profuma di mare e tradizione
Nata per caso nel Medioevo e diventata simbolo dello street food ligure, la farinata è uno dei piatti più amati anche nella città dei fiori. Ingredienti semplici, cottura nel forno a legna e una storia che attraversa i secoli.
A Sanremo non esistono solo fiori, canzoni e turismo. Tra i profumi che raccontano davvero l’identità della città c’è quello della farinata di ceci, una preparazione antichissima che ancora oggi viene servita nelle pizzerie storiche e nelle focaccerie del centro. Bassa, dorata e croccante ai bordi, è considerata uno dei simboli gastronomici della Liguria occidentale, capace di unire semplicità e gusto in un equilibrio perfetto.
Le sue origini affondano nel Medioevo e, secondo la tradizione più diffusa, risalgono al XII secolo. La leggenda racconta che, dopo la battaglia della Meloria del 1284, tra le flotte di Repubblica di Genova e Repubblica di Pisa, una nave genovese fu sorpresa da una tempesta. Alcuni barili di olio e sacchi di ceci si rovesciarono mescolandosi con l’acqua salata. Il composto, lasciato asciugare al sole, venne poi assaggiato dai marinai, che scoprirono una sorta di focaccia sottile e saporita. Da quel momento la ricetta si diffuse rapidamente nei territori liguri, diventando un alimento popolare per il suo basso costo e l’alto potere nutritivo.
A Sanremo, la farinata ha trovato una seconda casa. Qui viene cotta tradizionalmente nel forno a legna, all’interno di grandi teglie rotonde in rame stagnato, che garantiscono una cottura uniforme e la caratteristica crosticina superficiale.
Gli ingredienti sono pochi ma fondamentali: farina di ceci, acqua, olio extravergine di oliva e sale. La qualità della materia prima fa la differenza. Per una teglia da quattro persone servono circa 300 grammi di farina di ceci, un litro d’acqua, 80 millilitri di olio extravergine e un pizzico di sale.
La preparazione richiede pazienza. La farina viene versata lentamente nell’acqua, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Il composto deve poi riposare per almeno quattro ore, un passaggio essenziale per ottenere la giusta consistenza. Durante il riposo si forma una leggera schiuma in superficie, che va eliminata.
Successivamente si aggiungono sale e metà dell’olio, mescolando ancora. L’impasto liquido viene versato in una teglia ben unta con l’olio restante, formando uno strato sottile. La farinata cuoce in forno molto caldo, idealmente a 250 gradi, per circa 20-25 minuti, finché la superficie diventa dorata con sfumature ambrate.
Il risultato è una preparazione fragrante fuori e morbida all’interno, da gustare appena sfornata, magari con una spolverata di pepe nero.
Oltre alla versione classica, esistono varianti con rosmarino o cipolle, ma i puristi sanremesi preferiscono la ricetta tradizionale, senza aggiunte.
Più che un semplice piatto, la farinata rappresenta un pezzo di storia locale. Nata come cibo povero, è diventata nel tempo un simbolo culturale, capace di raccontare la creatività della cucina ligure e il legame profondo con il territorio.
Cucina
Brigadeiro, il dolce che conquistò il Brasile (anche senza vincere le elezioni)
Nato per sostenere un candidato alla presidenza, oggi il brigadeiro è la coccola dolce nazionale del Brasile. Facile da preparare e irresistibile, ecco come farlo a casa.
C’è un dolce in Brasile che mette tutti d’accordo. Lo si trova alle feste di compleanno, ai matrimoni, nei bar e persino nei momenti di malinconia: è il brigadeiro, un boccone di crema al cioccolato arrotolato in piccole sfere. Semplice? Sì. Innocente? Per niente. È un concentrato di dolcezza che seduce fin dal primo assaggio.
Un dolce nato in campagna elettorale
La sua origine non è antica ma… politica. È il 1945: il Brasile è in fermento e il Paese si prepara alle elezioni. A concorrere c’è anche Eduardo Gomes, ufficiale dell’aeronautica con il grado di brigadeiro (generale di brigata). I sostenitori del militare preparano un dolce nuovo, energetico e facile da distribuire durante gli eventi elettorali. La ricetta è povera ma geniale: latte condensato, cacao e burro. Il nome arriva da solo: brigadeiro, in onore del candidato.
Gomes non vinse le elezioni – anzi, perse clamorosamente – ma quella piccola sfera ricoperta di codette di cioccolato divenne ben presto più famosa di lui. In quegli anni, poi, lo zucchero e il latte fresco scarseggiavano a causa della guerra e il latte condensato, economico e facilmente reperibile, divenne protagonista delle cucine domestiche. Il dolce prese così il volo, trasformandosi in un simbolo nazionale.
Non una pralina, ma un rito
Oggi il brigadeiro è onnipresente. In Brasile è impensabile una festa dei bambini senza un piatto di queste palline lucide e golose. Il gesto di formarle a mano, una dopo l’altra, è diventato un rituale domestico, a cui spesso partecipano i più piccoli. A ogni morso, è un tuffo in un ricordo.
La consistenza è quella di una crema densa e scioglievole, con un gusto di cacao intenso e avvolgente. Al palato, prima arriva il croccante delle codette, poi la morbidezza del cuore.
La ricetta autentica del brigadeiro
Quella tradizionale è incredibilmente facile e richiede pochissimi ingredienti:
Ingredienti per circa 16 brigadeiro
- 400 g di latte condensato
- 100 g di latte intero
- 35 g di cacao amaro in polvere
- 15 g di burro
- Codette di cioccolato (per la copertura)
Procedimento
In una casseruola unite latte, latte condensato, burro e cacao. Mescolate con una frusta e portate a bollore.
Cuocete a fiamma media per circa 15 minuti, continuando a mescolare, finché passando la spatola sul fondo il composto non si stacca dalla pentola.
Trasferite in una ciotola, coprite con pellicola a contatto e fate raffreddare in frigorifero per almeno un’ora.
Una volta freddo, prelevate piccole porzioni (circa 25 g), formate palline con le mani leggermente imburrate e passatele nelle codette di cioccolato.
Sistematele nei pirottini… e provate a resistere alla tentazione di mangiarle tutte subito.
Una golosità che ha fatto il giro del mondo
Nonostante la sua semplicità casalinga, il brigadeiro ha superato i confini del Brasile. Oggi si trova in numerose pasticcerie internazionali e in versioni gourmet: con pistacchi, cocco, granella di nocciole o addirittura ricoperto d’oro alimentare.
Eppure, il fascino autentico resta quello della ricetta originaria: pochi ingredienti, tanto amore e un pizzico di storia curiosa. Perché, a volte, ciò che nasce per una campagna politica finisce per diventare un patrimonio di dolcezza universale.
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