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Cucina

Uova in camicia, un piatto semplice ma degno di un re!

Le uova in camicia, con il loro tuorlo morbido avvolto da un delicato velo di albume, rappresentano un piatto semplice e raffinato. La loro storia affonda le radici in un passato lontano, intrecciandosi con diverse culture e tradizioni culinarie.

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    L’origine del nome “uova in camicia” è incerta e avvolta nel fascino della leggenda. Un’ipotesi suggestiva la riconduce al periodo rinascimentale, quando le uova venivano cotte in acqua acidulata e poi servite su fette di pane tostato. La forma dell’albume che avvolgeva il tuorlo, simile a una camicia, avrebbe dato origine al nome. Altri studiosi ipotizzano invece un’origine francese. Il termine “en chemise” potrebbe infatti riferirsi al modo in cui l’uovo viene delicatamente adagiato nell’acqua bollente, quasi come se fosse avvolto in una camicia invisibile.

    Crostini di pane con salmone affumicato e uova in camicia

    Ingredienti per 4 crostini
    Per i crostini
    4 fette di pane casereccio (o pane a cassetta)
    1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
    Sale e pepe q.b.
    Per le uova in camicia
    4 uova fresche
    2 cucchiai di aceto di vino bianco
    1/2 cucchiaino di sale
    Acqua q.b.
    Per la farcitura
    100 g di salmone affumicato in fette
    Basilico fresco q.b.
    Pepe nero macinato q.b.
    Pomodorini q.b.

    Procedimento

    Tagliare il pane a fette spesse circa 1 cm. Disponile su una teglia da forno, irrora con l’olio e condisci con sale e pepe. Inforna a 180°C per circa 10 minuti, fino a doratura.

    Riempi una pentola con acqua e porta a bollore. Aggiungi l’aceto e il sale. Mescola delicatamente l’acqua con un cucchiaio creando un vortice. Rompi un uovo alla volta in una ciotola e, con un movimento rapido, fallo scivolare nel vortice di acqua bollente. Cuoci per circa 3-4 minuti, finché l’albume non sarà rappreso, ma il tuorlo ancora morbido. Solleva le uova con una schiumarola e scola delicatamente su carta assorbente.

    Adagia le fette di pane tostato su un piatto da portata. Distribuisci il salmone affumicato a fette. Posiziona un uovo in camicia su ogni crostino e completa con una spolverata di basilico, pomodorini e una macinata di pepe nero. Servi subito.

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      Cucina

      Conservare il cioccolato delle uova di Pasqua è facile. Mini guida per mantenere freschezza e gusto

      Non lasciate che il cioccolato delle uova di Pasqua vada sprecato. Ecco alcuni consigli pratici per conservarlo al meglio e riutilizzarlo in modo creativo!

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        Nelle famiglie numerose dopo i giorni di Pasqua è facile ritrovarsi per casa fagottini di carta dorata con all’interno frantumi di cioccolato, bianco o nero avanzati. Una strada per farli fuori è portarsi il fagottino davanti alla tv e, sera dopo sera, smanciucchiarne un pezzetto alla volta. Ma tutto quel ben di Dio si può anche conservere per diversi mesi. Vediamo come.

        Come possiamo conservare quel surplus di dolcezza?

        Che sia bianco, al latte o fondente, il cioccolato, se conservato correttamente, può durare a lungo, mantenendo intatti il sapore e la qualità. La cosa più semplice è conservarlo a temperatura ambiente. La temperatura ideale per conservare il cioccolato è tra i 10 e i 18°C, in un luogo fresco e asciutto, come una dispensa. Evitate la luce diretta del sole e l’umidità, che potrebbero alterare la consistenza e il gusto. E quando fa caldo? Se le temperature estive iniziano a salire, trasferite il cioccolato in frigorifero. Avvolgetelo in carta di alluminio, inseritelo in un sacchetto per alimenti e chiudetelo in un contenitore ermetico. In questo modo, eviterete che assorba odori o umidità.

        Oddio e quella patina bianca che cos’è?

        Se il cioccolato sviluppa una patina bianca, non allarmatevi. Questo fenomeno, causato dagli sbalzi di temperatura, si verifica per l’affioramento dello zucchero o del burro di cacao. La qualità del cioccolato non viene compromessa, ed è ancora perfettamente utilizzabile. Potete decidere anche di adottare la conservazione nel congelatore, dimenticarvelo e ricordarvi della sua presenza quando ormai avrà preso l’odore della platessa…Scherzi a parte se volete conservarlo per alcuni mesi può essere congelato. Ma prima dividetelo in pezzi, avvolgetelo in fogli di alluminio e conservatelo in sacchetti chiusi. In questo modo, potrete conservarlo anche fino a 6-8 mesi. Quando necessario, scongelatene solo la quantità desiderata.

        Comunque ricordatevi sempre che può diventare l’ingrediente principale per dolci, mousse, guarnizioni, gelati e tanto altro. Congelato, è anche ideale per essere grattugiato e decorare dessert.

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          Fave, pecorino e menta: il piatto più semplice (e irresistibile) della primavera

          Fave fresche, pecorino a scaglie e foglie di menta appena colte: la cucina di stagione si fa essenziale, contadina, quasi primordiale. Perfetta per un antipasto da aperitivo o per un pranzo veloce ma pieno di carattere. Ecco come preparare questo classico intramontabile della primavera mediterranea.

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            Basta un sacchetto di fave fresche e un coltello affilato.
            Non serve accendere il forno, né fare riduzioni, né inventarsi niente: la cucina di primavera è già perfetta così com’è. E il matrimonio più riuscito di questa stagione si consuma tra le fave novelle appena sgranate e un pecorino sapido tagliato a scaglie irregolari. A completare il quadro, qualche foglia di menta — non troppa, ma abbastanza per dare freschezza e profumare di sole.

            La ricetta, se così la si può chiamare, è più un gesto che una procedura. Ma attenzione: come tutte le cose essenziali, richiede cura.

            Prima di tutto: le fave devono essere freschissime. Niente confezioni sottovuoto, niente legumi precotti. Devono arrivare dal campo, dal mercato o dal banco verde più sincero che avete vicino casa. Si sgranano al momento, con un po’ di pazienza e un bicchiere di vino accanto. La pellicina esterna? C’è chi la toglie, chi no. Dipende dalla tenerezza e dai gusti. Ma se volete un risultato più delicato, conviene toglierla.

            Il pecorino dev’essere stagionato ma non troppo, di quelli che si sbriciolano sotto la lama ma che ancora conservano una nota di latte. Niente scelte blande: deve avere carattere, altrimenti le fave vincono da sole. Va tagliato a scaglie larghe, con la lama piatta del coltello. Più rustico è l’aspetto, meglio è.

            Poi c’è la menta, che è l’unico tocco di fragranza davvero necessario. Va spezzata con le mani, mai tritata. Basta una manciata, distribuita come fosse un’erba sacra — e un filo d’olio extravergine fruttato, se proprio volete esagerare.

            A questo punto avete un piatto. Ma anche un rituale di inizio stagione, un pasto contadino che sa di merende sull’erba, di terrazze soleggiate, di taglieri condivisi.

            È perfetto da servire come antipasto, magari con una focaccia calda accanto. Oppure da mangiare così, da soli, quando si ha voglia di qualcosa di buono, diretto, onesto.

            Perché certe ricette, seppur semplici, sanno raccontare una stagione meglio di qualsiasi poesia.

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              Cucina

              Che cosa ci facciamo con i resti della colomba pasquale? Ecco come riciclarli…

              Una volta lavorati, gli avanzi delle colomba, anche quella un po’ rinsecchita, possono diventare dolci davvero unici. Basta avere un po’ di creatività e pazienza.

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                La colomba pasquale è il dolce simbolo delle feste di Pasqua, ma spesso dopo il periodo festivo ci troviamo con qualche fetta avanzata che non vogliamo sprecare. La buona notizia è che il dolce può essere trasformata in deliziose ricette creative, perfette per merende, dessert o colazioni originali. Ecco alcune idee per riutilizzarla in modo semplice e molto spiccio…

                Uno dei tanti modi per farcirla

                Un’idea scenografica e ricca di gusto è quella di farcirla con creme golose. Tagliatela a strati e alterna con creme pasticciere allo zabaione, al cioccolato o al caffè. Da completare con frutta fresca o scaglie di cioccolato per un dolce che farà felici tutti. Ideale per chiudere un pranzo in dolcezza. E i trigliceridi…? Ci pensiamo domani.

                Torta di colomba

                Trasformate la colomba in una torta soffice e irresistibile. Spezzettate i pezzi avanzati e mescolali con un impasto a base di farina, latte, uova, zucchero, olio e lievito per dolci. In cottura, la colomba si amalgamerà agli altri ingredienti creando un dolce perfetto per la colazione o la merenda. Arricchite l’impasto con gocce di cioccolato o frutta secca per un tocco in più.

                Un tiramisù che vola in bocca

                Rinnovate il classico tiramisù usando la colomba al posto dei savoiardi. Tagliatela a fette e bagnale con caffè espresso. Alternate gli strati con una crema a base di mascarpone, zucchero, uova e, a piacere, un goccio di liquore all’arancia o Grand Marnier. Completate con cioccolato fondente grattugiato e lasciate riposare in frigorifero per almeno un’ora.

                Avete mai provato a farne uno zuccotto?

                Per una proposta più scenografica, provate lo zuccotto. Rivestite uno stampo a semisfera con fette di colomba e riempitelo con una crema a base di mascarpone e panna montata, arricchita con frutta sciroppata o gocce di cioccolato. Dopo il riposo in frigorifero, il vostro zuccotto sarà pronto per essere servito come semifreddo davvero originale.

                Crumble di mele e colomba

                Create un classico crumble sostituendo le briciole di biscotti con pezzetti di colomba. Disponete le fettine di una mele in una teglia, cospargete con zucchero di canna e cannella, e ricoprite con briciole di colomba. Cuocete in forno finché la superficie non sarà dorata e croccante. Un dessert caldo e confortante, perfetto da gustare con una pallina di gelato alla vaniglia.

                La regola del “non si spreca nulla”

                Ogni fetta avanzata può diventare un’occasione per creare qualcosa di nuovo e goloso. Oltre alle ricette proposte, puoi sperimentare utilizzandola per budini, mousse o piccoli tartufi dolci. Riciclare significa non solo evitare sprechi, ma anche scoprire nuovi sapori e combinazioni che renderanno speciali i tuoi momenti a tavola.

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