Lifestyle
Feng-shui, arreda con la fortuna: le piante per una casa piena di buona sorte!
Nell’arte antica cinese del Feng Shui si armonizzano gli ambienti per promuovere il benessere e la prosperità e le piante sono considerate dei portafortuna. Quali specie sono di buon auspicio e come posizionarle strategicamente nella tua casa.
Come e dove posizionare le piante portafortuna
Oltre alla scelta delle piante giuste, è importante anche considerare il loro posizionamento all’interno della tua casa per massimizzare i loro effetti positivi.
Nel Feng Shui, l’arte antica cinese di armonizzare gli ambienti per promuovere il benessere e la prosperità, la direzione e la disposizione delle piante possono influenzare l’energia di un ambiente. Ad esempio, posizionare le piante portafortuna nella parte sud-est della tua casa può aiutare a stimolare la prosperità finanziaria, mentre posizionarle vicino all’ingresso principale può proteggere la tua casa dalle energie negative.
Quindi, aggiungere alcune piante portafortuna alla tua casa può essere un modo efficace per promuovere la fortuna, la prosperità e il benessere generale. Con un po’ di attenzione e cura, le piante possono diventare potenti alleate nel tuo viaggio verso una vita più felice e abbondante.


Cactus di Natale e a destra la Dracena
La Dracena conosciuta anche come “bambù della fortuna”, questa pianta è spesso associata a prosperità e buona sorte nel Feng Shui. Il suo stelo snello e le foglie rigogliose simboleggiano crescita e abbondanza. Secondo la tradizione, posizionare il bambù fortunato nella parte sud-est della tua casa può aiutare a stimolare la prosperità finanziaria. Il Cactus di Natale è una pianta succulenta popolare che fiorisce durante la stagione natalizia. Nel Feng Shui, è associata alla gioia e alla felicità. Le sue vibranti fioriture colorate portano un’energia positiva alla tua casa e possono aiutare a creare un’atmosfera di festa e celebrazione.


La Zampa d’Elefante e a destra La Pianta del Dollaro Cinese
La Pianta del Denaro è conosciuta anche come “pianta del dollaro cinese”, ed è associata alla ricchezza e all’abbondanza nel Feng Shui. Le sue rotonde foglie verdi simboleggiano monete d’oro e sono considerate ottime per attirare prosperità finanziaria. Posiziona la pianta del denaro nella parte sud-est della tua casa per massimizzare i suoi effetti positivi. La Zampa d’elefante ha le foglie simili a una chioma di capelli e il tronco rigido e robusto, è una pianta resistente e facile da curare che porta una vibrazione positiva alla tua casa. Nel Feng Shui, questa pianta è associata alla stabilità e alla protezione. Posizionala vicino all’ingresso principale della tua casa per proteggere la tua casa e la tua famiglia dalle energie negative.
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Cucina
Piccola, croccante e ricca di proprietà: ecco perché l’asparago di mare è diventato l’ingrediente segreto più amato dai grandi chef italiani
Nota come asparago di mare, questa pianta alofita unisce un’eccezionale spinta sapida a un profilo nutrizionale ricco di sali minerali e vitamine. Dalle proprietà depurative all’uso nei primi e secondi piatti, ecco come pulirla, cucinarla e valorizzarla in cucina.
Ha l’aspetto singolare di un piccolo cactus ramificato privo di spine, cresce rigogliosa a due passi dalle onde e sta conquistando i menu dei ristoranti più raffinati della Penisola. La salicornia — comunemente nota come “asparago di mare” — non è più solo una pianta spontanea tipica dei litorali, ma un ingrediente simbolo della gastronomia contemporanea. Capace di unire una sapidità naturale a una piacevole croccantezza, rappresenta una delle scoperte più stuzzicanti per chi ama cucinare.
Cos’è l’asparago di mare e dove cresce
Appartenente alla famiglia delle Amaranthaceae — la stessa di spinaci e barbabietole — la salicornia è una pianta alofita, capace di svilupparsi in ambienti ricchi di sale. I suoi fusti carnosi presentano una colorazione verde brillante in primavera, per poi virare al rosso in autunno. In Italia cresce spontaneamente lungo le coste adriatiche, tirreniche e nelle lagune di Sardegna e Sicilia. Assorbendo i sali minerali direttamente dall’acqua di mare, viene definita dagli chef un vero e proprio “sale vegetale”, perfetto per insaporire ogni pietanza.
Proprietà nutrizionali e benefici per la salute
Dal punto di vista nutrizionale, la salicornia è un concentrato di micronutrienti essenziali. Le fonti nutrizionali ne evidenziano l’elevato contenuto di sali minerali quali potassio, magnesio, calcio e iodio, oltre a una spiccata presenza di Vitamina A e Vitamina C. Garantisce inoltre un ottimo apporto di fibre e sostanze antiossidanti. La sua naturale sapidità consente di insaporire i piatti riducendo l’uso del sale raffinato, rivelandosi un prezioso alleato per chi deve tenere sotto controllo la pressione arteriosa o ridurre la ritenzione idrica, il tutto con un apporto calorico ridottissimo.
Come pulire e usare la salicornia in cucina
Trattare la salicornia in cucina è facile: basta eliminare la parte finale del fusto, più dura e legnosa, e sciacquare i rametti sotto acqua corrente per rimuovere la sabbia. I germogli teneri possono essere consumati a crudo in insalata con olio e limone. In alternativa, si sbollenta per due minuti in acqua non salata o si salta in padella con aglio e olio. È eccellente per condire primi piatti, risotti, gnocchi e per accompagnare filetti di pesce, crostacei o molluschi.
Animali
Sos zecche: cosa fare se ne trovi una sul tuo cane o gatto
Con il rialzo delle temperature torna l’incubo dei parassiti. Ma attenzione ai rimedi della nonna: soffocare l’insetto con alcol o grassi aumenta il rischio di infezioni gravi. Ecco come muoversi passo dopo passo.
Basta una passeggiata nell’erba alta o un giro in giardino per fare il brutto incontro. Al ritorno a casa, accarezzando il cane o il gatto, le dita intercettano quella minuscola e fastidiosa pallina dura: una zecca. La prima reazione è spesso un misto di disgusto e panico, seguita dal tentativo di rimuoverla il prima possibile.
Proprio in questo momento, però, si rischia di commettere l’errore più grande, dettato da vecchie credenze popolari che la medicina veterinaria ha ormai ampiamente smentito. Vediamo cosa dice la scienza su come gestire l’emergenza in modo sicuro.
Il grande errore: mai usare olio, alcol o smalto per unghie
Il mito più duro a morire suggerisce di cospargere la zecca con olio d’oliva, alcol, burro o persino smalto per le unghie per “soffocarla” e costringerla a staccarsi da sola. Niente di più sbagliato e pericoloso.
Il fatto verificato: Quando la zecca si sente soffocare dall’olio o viene irritata dall’alcol, entra in uno stato di forte stress. Per tutta risposta, rigurgita il contenuto del suo stomaco direttamente nel sangue dell’animale. Questo rigurgito aumenta esponenzialmente il rischio di trasmettere agenti patogeni pericolosi, come i batteri responsabili della Malattia di Lyme o dell’Ehrlichiosi.
Come si toglie davvero una zecca?
La rimozione deve essere esclusivamente meccanica e tempestiva. Gli studi veterinari confermano che una zecca impiega solitamente dalle 24 o 48 ore dal morso prima di poter trasmettere eventuali infezioni. Agire subito fa la differenza.
Ecco i passaggi corretti approvati dai professionisti:
- Usa lo strumento giusto: Procurati una pinzetta specifica per zecche (a forma di gancio o di “piede di porco”), facilmente reperibile in farmacia o nei negozi di animali. In alternativa, vanno bene delle normali pinzette a punta sottile.
- Afferra alla base: Posiziona la pinzetta il più vicino possibile alla pelle dell’animale, afferrando la zecca per la “testa” (il rostro) e non per il corpo gonfio, per evitare di schiacciarla.
- Il movimento corretto: Tira verso l’alto con una frazione costante e decisa. Se usi i ganci appositi, effettua un leggero movimento di rotazione (come per svitare). Non strattonare.
- Disinfetta alla fine: Solo dopo aver rimosso la zecca puoi disinfettare la cute del cane o del gatto con un prodotto analcolico.
E se la testa resta dentro?
Può capitare che il rostro della zecca si spezzi e rimanga sottopelle, apparendo come un puntino nero. Niente panico: non è la testa a camminare o a deporre uova nel corpo dell’animale (un’altra leggenda metropolitana). Il corpo del cane o del gatto tenderà a espellerlo da solo nei giorni successivi, come se fosse una spina. L’importante è tenere la zona pulita e monitorata.
Cosa fare nei giorni successivi?
Una volta rimossa, la zecca va eliminata (il metodo migliore è bruciarla o chiuderla in un nastro adesivo e gettarla, mai schiacciarla con le mani per evitare contagi personali).
Per le tre settimane successive, è fondamentale osservare l’animale. Se la zona del morso si arrossa vistosamente, o se il cane o il gatto mostrano segni di letargia, inappetenza, febbre o zoppia, è necessario correre dal veterinario menzionando il morso di zecca. La prevenzione, tramite l’uso regolare di antiparassitari (spot-on, collari o compresse), resta comunque lo scudo migliore per godersi l’estate in totale relax.
Lifestyle
Perché i figli fanno l’esatto opposto di quello che gli chiediamo?
Non è dispetto, non è maleducazione, ma una precisa (e sana) tappa biologica. La scienza spiega come i comandi troppo rigidi attivino il meccanismo di difesa del cervello nei bambini e negli adolescenti.
Sarà capitato a chiunque abbia un figlio, un nipote o si sia trovato a gestire un bambino per più di dieci minuti: chiedi di rimettere a posto i giochi e la stanza si trasforma in un campo di battaglia; suggerisci di sbrigarsi e i movimenti rallentano fino a rasentare il moviolone; raccomandi di non toccare un oggetto e quel preciso oggetto diventa il centro di gravità permanente dei loro desideri.
Viene spontaneo gridare alla provocazione. Eppure, la psicologia e le neuroscienze ci dicono che dietro questa perenne spinta a fare l’esatto contrario di ciò che viene chiesto non c’è un intento malevolo, ma un istinto biologico fondamentale.
La trappola della “Reattanza Psicologica”
In psicologia esiste un concetto fondamentale chiamato reattanza. Si tratta di una risposta emotiva che scatta in ognuno di noi quando sentiamo che la nostra libertà di scelta viene minacciata o limitata.
Nei bambini e negli adolescenti, questo meccanismo è amplificato al massimo. Quando un genitore formula un ordine in modo direttivo (“Fai questo adesso!”), il cervello del ragazzo non si concentra sull’utilità dell’azione, ma sulla perdita della propria autonomia. La risposta automatica? Ribellarsi per riaffermare il controllo su se stessi.
Il fatto verificato: Gli studi sullo sviluppo cognitivo dimostrano che l’opponendosi all’adulto (fase che tocca il picco intorno ai 2-3 anni con i terribili “No!” e si ripresenta amplificata in adolescenza) è una tappa necessaria per la costruzione dell’identità. Il bambino non sta rifiutando il genitore, sta scoprendo dove finisce la volontà della mamma o del papà e dove inizia la propria.
Il cervello non sente la parola “NON”
Un altro “bug” del sistema comunicativo tra genitori e figli risiede nel funzionamento della nostra mente. Il cervello umano fa un’enorme fatica a elaborare le frasi al negativo.
Se diciamo a un bambino “Non correre”, la sua mente deve prima visualizzare l’azione del correre, e solo in un secondo momento applicare il concetto di negazione. Il risultato? Per un istante, il comando che si fissa nella testa del bambino è proprio l’azione vietata. Se a questo si aggiunge la naturale curiosità infantile, il “vietato toccare” diventa un invito irresistibile a esplorare il pericolo.
Come farsi ascoltare (senza impazzire)
Fortunatamente, disinnescare la bomba del bastian contrario è possibile cambiando la strategia di comunicazione. Gli esperti consigliano tre approcci pratici:
- Offrire alternative limitate: Invece di ordinare “Metti la giacca”, è meglio chiedere “Vuoi mettere la giacca blu o quella rossa?”. In questo modo il risultato è garantito (la giacca verrà indossata), ma il bambino si sentirà padrone del proprio destino perché ha esercitato un potere di scelta.
- Formulare comandi al positivo: Sostituire il “Non urlare” con un più calmo “Parla a bassa voce”. Il cervello riceve un’istruzione chiara, diretta e priva di sfide.
- Spiegare il “perché” (ma brevemente): I bambini cooperano molto più volentieri se comprendono lo scopo di un’azione (“Raccogliamo i lego così nessuno ci inciampa e si fa male”), anziché subire un dogma calato dall’alto.
La prossima volta che vostro figlio farà l’esatto contrario di ciò che gli avete chiesto, fate un respiro profondo: non vi sta sfidando, sta solo crescendo.
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