Connect with us

Lifestyle

La sfida di ricominciare: fare amicizia in una nuova città!

Trasferirsi in una nuova città può essere tanto eccitante quanto sfidante. L’avventura di esplorare un nuovo ambiente, incontrare persone e stabilire una nuova routine è piena di opportunità, ma può anche presentare la difficoltà di ricostruire una rete sociale da zero. In un mondo sempre più connesso ma al contempo frammentato, fare nuove amicizie richiede un approccio proattivo e aperto.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Il cambiamento di città spesso comporta l’uscita dalla propria zona di comfort, dove le abitudini consolidate e le amicizie durature sono radicate. La mancanza di una rete di supporto può far sentire isolati, e stabilire nuove connessioni può sembrare inizialmente un compito arduo. Tuttavia, ogni città è un microcosmo di culture, interessi e personalità uniche, offrendo una vasta gamma di modi per entrare in contatto con gli altri.

    Quali sono gli approcci giusti per costruire nuove connessioni
    Trovare nuovi amici richiede creatività e un po’ di coraggio. Partecipare a club locali, eventi comunitari, e attività sportive o culturali sono metodi efficaci per incontrare persone con interessi simili. Il volontariato, la frequentazione di corsi o workshop, e l’uso di social network locali come Meetup o gruppi Facebook possono facilitare l’incontro di nuove persone in modo più strutturato. Anche frequentare caffetterie, librerie e parchi può offrire occasioni per conversazioni spontanee e connessioni inattese.

    Attività sportive e volontariato tra le idee di inserimento sociale

    La proattività è importante
    Essere proattivi nel creare opportunità di socializzazione è essenziale. Fare il primo passo per presentarsi, accettare inviti a eventi, e partecipare a nuove attività richiede spesso uscire dalla propria zona di comfort, ma è una componente chiave per costruire relazioni durature. L’approccio aperto e curioso non solo facilita l’integrazione nella nuova comunità, ma arricchisce anche l’esperienza di vivere in una nuova città.

    Ogni nuova città rappresenta una tela bianca pronta per essere dipinta con esperienze e connessioni. Affrontare il cambiamento con una mentalità aperta e positiva trasforma la sfida di fare amicizia in un’opportunità per crescere, imparare e scoprire nuovi aspetti di sé stessi e del mondo che ci circonda. Con il giusto atteggiamento e l’iniziativa, trovare nuovi amici in una nuova città può diventare un’avventura entusiasmante e gratificante.

    Ogni città ha il suo carattere e le sue peculiarità, quindi esplora e scopri ciò che rende unica la tua nuova comunità.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Moda

      Parigi capitale delle star: Hollywood, registi d’autore e popstar al défilé Dior e Louis Vuitton

      Parigi si trasforma in un red carpet planetario: attori, registi, popstar e figure istituzionali occupano le prime file, confermando la moda come snodo culturale e politico delle celebrity globali.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Alla sfilata Dior, Parigi ha messo in scena un parterre degno di un festival cinematografico. In prima fila i “manzi” più fotografati del cinema contemporaneo: Louis Garrel, Robert Pattinson, Lakeith Stanfield e Jamie Dornan, sempre magneti per flash e fan. Accanto a loro Mia Goth, ormai icona del cinema indie, insieme a due registi habitué delle passerelle: Luca Guadagnino e Pedro Almodóvar, da sempre affascinati dal dialogo tra cinema e couture. La loro presenza conferma come la moda continui a essere uno spazio di contaminazione tra linguaggi artistici, dove il front row diventa una dichiarazione estetica e culturale.

        Musica, sport e nuova generazione del cinema
        Dal mondo della musica e dello sport, il front row Dior ha accolto Lewis Hamilton, icona globale dello stile oltre che della Formula 1, insieme alle star SZA, Yung Lean e MK.Gee. A rappresentare la nuova generazione del cinema europeo e anglosassone, Joe Alwyn, Paul Kircher, Archie Madekwe, Jack O’Connell e Daryl McCormack, volti che il cinema sta lanciando come nuova élite del red carpet globale. Un mix che racconta come la moda oggi sia un crocevia dove convergono le industrie dell’intrattenimento e i nuovi codici di celebrità.

        Louis Vuitton tra Arnault e la Première Dame
        Sempre a Parigi, il défilé di Louis Vuitton ha richiamato un’altra costellazione di celebrity ammaliate dallo stile del direttore creativo Pharrell Williams. Tra gli ospiti più pesanti, Bernard Arnault, patron del colosso LVMH, e la Première Dame Brigitte Macron, segno del peso politico e simbolico che la moda continua ad avere in Francia. Assalita dai fan Joe Keery, star di Stranger Things, insieme a Callum Turner, Stephen Graham, Quavo, Usher e Daniel Brühl. Un parterre che mescola cinema, musica, business e istituzioni, trasformando la sfilata in un vertice trasversale di potere simbolico.

        Le sfilate come red carpet globale
        Dior e Louis Vuitton confermano che le fashion week non sono più soltanto vetrine di collezioni, ma piattaforme globali di soft power. Cinema, musica, sport, politica e finanza siedono nello stesso front row, trasformando la moda in una geopolitica delle celebrity, dove ogni presenza è una dichiarazione di status, gusto e alleanza culturale.

          Continua a leggere

          Moda

          Skort, la via di mezzo che convince: perché nel 2026 saranno ovunque

          Né solo gonna né semplici shorts: il capo ibrido torna protagonista tra passerelle, street style e guardaroba quotidiani

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Skort, la via di mezzo che convince: perché nel 2026 saranno ovunque

            Nel panorama della moda contemporanea, dove le categorie tradizionali si fanno sempre più fluide, le skort si preparano a diventare uno dei capi simbolo del 2026. Il termine nasce dalla fusione di “skirt” e “shorts” e definisce un indumento che all’apparenza sembra una gonna, ma che in realtà integra un paio di pantaloncini. Una soluzione pratica che, negli ultimi anni, ha iniziato a conquistare designer e consumatori, fino a imporsi come tendenza trasversale.

            Le skort non sono una novità assoluta. Le loro origini risalgono all’abbigliamento sportivo femminile, in particolare al tennis e al golf, dove la necessità di libertà di movimento si conciliava con un’estetica ordinata e femminile. Negli anni Novanta e Duemila hanno vissuto una prima stagione di popolarità, spesso legata a look casual o vacanzieri. Oggi, però, tornano in una veste più matura e consapevole.

            Il motivo principale del loro ritorno è il cambiamento delle esigenze quotidiane. La moda post-pandemia ha messo al centro il comfort, senza però rinunciare allo stile. Le skort rispondono perfettamente a questa richiesta: permettono di muoversi con disinvoltura, sedersi o camminare a lungo senza le limitazioni tipiche delle gonne corte, mantenendo al tempo stesso una silhouette curata.

            Le collezioni più recenti mostrano come questo capo stia evolvendo. Nel 2026 le skort si affermeranno in versioni sartoriali, con tagli puliti, tessuti strutturati e dettagli presi in prestito dal tailoring. Accanto ai modelli sportivi in nylon o cotone tecnico, trovano spazio skort in lana leggera, denim rigido, pelle vegana e materiali riciclati, in linea con l’attenzione crescente alla sostenibilità.

            Un altro fattore determinante è la loro versatilità stilistica. Le skort si inseriscono facilmente in look molto diversi: abbinate a blazer e camicie diventano adatte anche a contesti semi-formali; con t-shirt e sneakers restano un capo urbano e informale; con top aderenti e sandali si trasformano in una soluzione estiva immediata. Questa adattabilità le rende particolarmente appetibili per un pubblico ampio e intergenerazionale.

            Dal punto di vista culturale, il successo delle skort si lega anche al superamento di rigide distinzioni di genere nell’abbigliamento. Sempre più collezioni propongono modelli gender-neutral o pensati per essere interpretati liberamente, e la struttura ibrida delle skort si inserisce perfettamente in questo discorso. Non a caso, iniziano a comparire anche in linee maschili o unisex, soprattutto nello streetwear.

            Infine, il ruolo dei social media e dello street style è decisivo. Le skort fotografano bene: hanno un impatto visivo chiaro, risultano funzionali nella vita reale e rispondono al desiderio di capi “intelligenti”, capaci di adattarsi a più momenti della giornata. In un’epoca in cui la moda deve essere vissuta prima ancora che mostrata, questo aspetto fa la differenza.

            Nel 2026 le skort non saranno solo una tendenza stagionale, ma il simbolo di un approccio più pratico e fluido al vestire. Un capo che dimostra come l’innovazione, a volte, nasca semplicemente dal mettere insieme due idee già esistenti.

              Continua a leggere

              Cucina

              Kimchi, l’anima della cucina coreana: perché piace così tanto e fa anche bene

              Dalla necessità di conservare le verdure all’inverno alla scoperta dei benefici dei cibi fermentati: la storia del kimchi racconta molto più di una semplice ricetta.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Kimchi

                Per i coreani il kimchi non è un piatto qualunque, ma un elemento quotidiano e irrinunciabile, presente a colazione, pranzo e cena. Ogni pasto tradizionale coreano lo prevede, in decine di varianti diverse. Il suo sapore deciso, che combina piccantezza, acidità e umami, può sorprendere chi lo assaggia per la prima volta, ma proprio questa complessità spiega perché sia così amato e profondamente legato all’identità nazionale.

                Le origini di un piatto millenario

                La storia del kimchi affonda le radici in tempi antichissimi. Già oltre duemila anni fa, nella penisola coreana, si conservavano le verdure con il sale per affrontare i lunghi inverni. Le prime versioni erano semplici e prive di spezie: il peperoncino, oggi ingrediente iconico, arrivò solo nel XVII secolo, dopo essere stato introdotto in Asia dalle rotte commerciali. Da allora il kimchi ha iniziato a evolversi, diventando il piatto che conosciamo oggi, preparato soprattutto con cavolo napa, ravanelli, aglio, zenzero e pasta di peperoncino fermentata.

                Il kimjang, una tradizione collettiva

                Il legame tra kimchi e cultura coreana è così profondo che esiste una pratica riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale: il kimjang. Si tratta del rito autunnale durante il quale famiglie e comunità si riuniscono per preparare grandi quantità di kimchi da consumare nei mesi freddi. Non è solo un momento culinario, ma un’occasione di condivisione e trasmissione di saperi tra generazioni.

                Perché ai coreani piace così tanto

                Il successo del kimchi è legato a più fattori. Da un lato, il gusto intenso si sposa perfettamente con riso, zuppe e piatti a base di carne o pesce. Dall’altro, il sapore fermentato soddisfa il palato abituato a cibi complessi e bilanciati. In Corea, inoltre, il kimchi è sinonimo di casa e comfort: ogni famiglia custodisce una ricetta personale, considerata parte della propria identità.

                I benefici per la salute

                Oltre al valore culturale, il kimchi è apprezzato anche per le sue proprietà nutrizionali. Essendo un alimento fermentato, è ricco di probiotici naturali che favoriscono la salute dell’intestino e contribuiscono all’equilibrio della flora batterica. È inoltre povero di calorie, ma ricco di fibre, vitamine A, B e C, e sali minerali. Alcuni studi suggeriscono che il consumo regolare di kimchi possa sostenere il sistema immunitario e contribuire al controllo del colesterolo, se inserito in una dieta equilibrata.

                Un simbolo che ha conquistato il mondo

                Negli ultimi anni il kimchi ha superato i confini della Corea, diventando protagonista della cucina internazionale. Chef e nutrizionisti lo apprezzano per la sua versatilità e per il valore dei cibi fermentati, sempre più presenti nelle diete moderne.

                In Corea, però, resta soprattutto un simbolo di appartenenza: un piatto che racconta storia, clima, tradizioni e il rapporto profondo tra cibo e comunità. Un motivo in più per capire perché, per i coreani, il kimchi non sia solo buono, ma indispensabile.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù