Connect with us

Lifestyle

Liberare i figli dalla scuola tradizionale, conviene?

L’idea di Onami di liberare il figlio dalla scuola tradizionale e adottare un approccio educativo basato sugli interessi del bambino ha generato un acceso dibattito. Mentre alcuni vedono in questo metodo un’opportunità per un apprendimento più naturale e personalizzato, altri mettono in guardia sull’importanza di una struttura educativa basata su dati scientifici. La discussione rimane aperta, con opinioni fortemente divergenti su quale sia il miglior percorso educativo per i bambini.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Le responsabilità di un genitore nei confronti dei propri figli non si limitano alla necessità di assicurare il mantenimento di un buono stato di salute fisica. I genitori devono crescere i bambini in modo che riescano a vivere una vita felice e soddisfacente, cercando di dare i giusti input anche quando si tratta di educazione, sport, dinamiche sociali e tanto altro. In questo contesto, la scuola supporta i genitori, ma non tutti sono d’accordo sulla validità dei suoi metodi, che variano in base al luogo e al periodo storico.

    La “Free School” di Mami Onami

    Onami, una mamma, ha scelto i social per parlare del metodo educativo che utilizza con suo figlio. Il primo passo è la liberazione dalla scuola: non c’è un orario preciso, un curriculum prestabilito, insegnanti o compiti. È il bambino a prendere l’iniziativa.

    Educazione basata sugli interessi del bambino

    Non insegniamo nulla ai nostri bambini, tutto ciò che imparano è in risposta ai loro interessi e alle loro domande, spiega con molta semplicità Mami Onami in un video su TikTok. Non ci sono curriculum o orari scolastici. Quando vogliono sapere qualcosa, i genitori rispondono e si assicurano che i bambini capiscano. Onami chiama questo metodo “free school” o “unschool“.

    Sì ma cosa imparano davvero…

    Una delle sue preoccupazioni iniziali era che i bambini si dedicassero solo a ciò che li interessa, senza imparare cose come la lettura, la scrittura e la matematica. Tuttavia, suo figlio di sei anni ha dimostrato il contrario, iniziando a scrivere parole come “lampada”, “uova”, “barattolo” e “leone” da solo e chiedendo altre parole ai genitori. Ha anche iniziato a fare addizioni, chiedendo “mamma, quanto fa 7 più 5?“.

    Una questione di priorità

    Mami Onami sostiene che tutto arriva nel momento giusto per i bambini. E chiede agli altri genitori con figli che senso abbia mandare un figlio via per 40 ore a settimana e poi chiedersi perché non hanno più energia per fare altro quando sono a casa. Se non si vuole che i figli si conformino, bisogna avere fiducia, suggerisce Mami Onami. Seguiranno i loro interessi e impareranno tutto ciò di cui hanno bisogno, non ciò che gli altri vogliono che imparino.

    Reazioni e molte critiche

    Nei commenti ai suoi video, alcuni utenti si chiedono se questo approccio sia legale e molti esprimono riserve. Un’insegnante ha scritto che imparare giocando è positivo. Ma c’è una scienza che studia cos’è appropriato durante lo sviluppo e la crescita, e il curriculum è basato su quei dati. La scuola è molto più che teoria e nozioni. “A ognuno il suo, ma assicurati di informarti“, suggerisce l’insegnante.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Società

      Perché gli incompetenti sono così sicuri di sé e i saggi pieni di dubbi: la trappola della mente che si chiama effetto Dunning-Kruger

      L’arroganza dell’ignoranza e l’esitazione dell’esperienza non sono semplici tratti caratteriali. La ricerca scientifica analizza il bias pervasivo che impedisce ai meno esperti di riconoscere i propri limiti, portando gli esperti a sottovalutare la propria preparazione.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Perché gli incompetenti sono così sicuri di sé e i saggi pieni di dubbi: la trappola della mente che si chiama effetto Dunning-Kruger

        Il meccanismo invisibile della sovrastima di sé

        In qualunque discussione, dalla politica alla scienza fino ai dibattiti da bar, capita quotidianamente di osservare una dinamica bizzarra: le persone meno qualificate manifestano una incrollabile sicurezza nelle proprie opinioni, mentre i veri professionisti tendono a esprimersi con prudenza e sfumature. Questo fenomeno non è una semplice questione di carattere o di maleducazione, ma la manifestazione di un preciso meccanismo della mente umana. La tendenza a valutare le proprie capacità in modo sproporzionato rispetto alla realtà risponde a una falla nei processi metacognitivi, ovvero la capacità di riflettere sul proprio stesso pensiero e di monitorare l’accuratezza delle proprie conoscenze.

        La scoperta scientifica di Dunning e Kruger

        Lo studio di questa distorsione si deve ai due psicologi sociali David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, che nel 1999 hanno codificato formalmente il bias che oggi porta il loro nome. Attraverso una serie di esperimenti volti a testare la logica, la grammatica e l’umorismo dei partecipanti, i ricercatori hanno evidenziato un modello costante e paradossale.

        “I soggetti che si collocavano nel quartile più basso nei test sovrastimavano drasticamente le proprie prestazioni, credendo di essere ben al di sopra della media”, spiegano i ricercatori nei loro articoli accademici dedicati ai processi di autovalutazione. “La loro stessa incompetenza li privava della capacità di rendersi conto di quanti errori stessero commettendo. Al contrario, le persone altamente competenti tendevano a sottovalutare la propria superiorità, dando per scontato che i compiti da loro ritenuti facili risultassero ugualmente semplici per chiunque altro”.

        L’effetto Dunning-Kruger dimostra quindi che per riconoscere la propria ignoranza in un determinato campo occorre possedere proprio quella competenza necessaria a valutare il campo stesso.

        Dal picco dell’ignoranza alla consapevolezza

        Il percorso di apprendimento umano tracciato dalla psicologia cognitiva segue una parabola ben precisa. Nella prima fase di approccio a una nuova materia, la scarsità di nozioni crea una falsa sensazione di padronanza, definita informalmente come il picco della presunzione. Man mano che lo studio si approfondisce e la conoscenza aumenta, l’individuo comincia a intravedere l’immensità della materia, crollando nella fase dell’insicurezza. Solo continuando a studiare e ad accumulare esperienza reale si risale verso una sicurezza matura e consapevole. Riconoscere l’esistenza di questo bias rappresentativo aiuta a sviluppare un sano scetticismo verso le proprie certezze immediate, ricordando che il dubbio e la cautela, ben lontani dall’essere segnali di debolezza, costituiscono il vero marchio distintivo dell’intelligenza critica.

          Continua a leggere

          Lifestyle

          La porta chiusa della cameretta che spaventa i genitori: come mantenere aperto un canale di dialogo quando l’adolescente si isola nel suo mondo

          L’ingresso nella fase adolescenziale trasforma radicalmente le dinamiche domestiche. Tra sguardi schivi, silenzi improvvisi e porte sbarrate, gli esperti suggeriscono come distinguere la fisiologica ricerca di autonomia dai veri segnali di disagio psicologico.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          La porta chiusa della cameretta che spaventa i genitori: come mantenere aperto un canale di dialogo quando l'adolescente si isola nel suo mondo

            La metamorfosi degli spazi e degli affetti

            Con l’arrivo della transizione adolescenziale, le abitudini familiari subiscono un’accelerazione improvvisa che spesso spiazza padri e madri. Quel bambino che fino a poco tempo prima cercava la presenza costante degli adulti e condivideva ogni dettaglio della propria giornata sembra svanire all’improvviso dietro la porta chiusa della sua cameretta. Questo gesto, che da molte figure genitoriali viene vissuto come un rifiuto affettivo o un atto di aperta ostilità, rappresenta in realtà una tappa fisiologica fondamentale nel percorso di costruzione dell’identità. La stanza da letto smette di essere un semplice luogo di riposo o di gioco per trasformarsi in un territorio neutrale, un guscio protettivo dove elaborare le rapide trasformazioni corporee, emotive e relazionali che la crescita impone senza lo sguardo giudicante degli adulti.

            Il valore evolutivo del confine privato

            Comprendere la funzione psicologica di questo isolamento temporaneo aiuta ad abbassare la tensione tra le mura domestiche, evitando che ogni tentativo di contatto sfoci in uno scontro aperto.

            “La porta chiusa costituisce per l’adolescente la prima vera linea di confine tra il sé e il nucleo familiare”, spiegano i terapeuti dell’osservatorio del Family Development Institute nelle loro pubblicazioni dedicate alla genitorialità. “I ragazzi hanno un profondo bisogno di riservatezza per sperimentare l’autonomia e modulare gli stimoli esterni. L’errore più comune dei genitori è interpretare questo ritiro come una punizione nei loro confronti o come un segnale automatico di depressione, reagendo con intrusioni forzate che aumentano la distanza emotiva”.

            Il rispetto dello spazio privato non equivale tuttavia a un disinteresse passivo, ma richiede la capacità di rimanere disponibili sullo sfondo senza diventare invasivi.

            Strategie di contatto senza l’ansia dell’interrogatorio

            Costruire ponti di comunicazione efficaci richiede una trasformazione radicale nelle modalità di approccio verbal e comportamentale. Sostituire l’interrogatorio diretto al rientro da scuola con conversazioni informali nei momenti di transizione, come i tragitti in auto o la preparazione della cena, permette ai ragazzi di aprirsi spontaneamente. Gli esperti raccomandano di sfruttare la comunicazione indiretta, condividendo attività pratiche o brevi messaggi testuali che non pretendano una risposta immediata ma che confermino la presenza costante dell’adulto. Imparare a tollerare i lunghi silenzi, ascoltare senza offrire soluzioni immediate e rispettare i tempi del figlio permette di mantenere saldo il filo della fiducia, garantendo un approdo sicuro a cui ritornare quando l’adolescente sentirà il bisogno di condividere il proprio mondo interno.

              Continua a leggere

              Cucina

              Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo

              Creato a Mosca nel XIX secolo dallo chef Lucien Olivier, il piatto originale prevedeva ingredienti di lusso e una salsa misteriosa. Tra spie di cucina e riadattamenti popolari, ecco la vera evoluzione.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo

                I vassoi ricoperti di maionese, verdure a dadini e sottaceti compaiono puntuali durante i pranzi di famiglia e i rinfissi di tutto il Paese. L’insalata russa rappresenta un caposaldo indiscutibile della nostra tradizione gastronomica, eppure il suo nome continua a suscitare interrogativi. La risposta alla sua origine risiede in un intreccio affascinante tra ricette di lusso, segreti industriali e profonde trasformazioni storiche.

                Dal ristorante Hermitage alla ricetta segreta di Olivier

                La nascita della pietanza risale agli anni Sessanta dell’Ottocento a Mosca. Qui operava Lucien Olivier, uno chef di origini belga al timone del celebre ristorante Hermitage, frequentato dall’alta società dell’epoca. Il cuoco ideò una preparazione sofisticata e lontanissima da quella attuale, battezzata inizialmente “insalata Olivier”.

                La versione originale comprendeva carne di pernice, quaglie, code di gambero di fiume, caviale e lingua di vitello. Il tutto veniva completato da un tocco di maionese e da una combinazione di spezie di cui Olivier custodì la formula esatta fino alla fine dei suoi giorni, senza mai rivelarla a nessuno.

                Lo spionaggio in cucina e la trasformazione sovietica

                La popolarità del piatto scatenò presto tentativi di imitazione e veri e propri episodi di spionaggio gastronomico. Le cronache del tempo raccontano che Ivan Ivanov, un sous-chef dell’Hermitage, approfittò di un momento di assenza del maestro per analizzare la composizione della salsa segreta, creando poi una propria variante chiamata “Stolichny”.

                Con lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917 e il declino della cucina aristocratica, la ricetta conobbe una radicale conversione popolare. Nell’Unione Sovietica i costosi ingredienti originari vennero sostituiti con elementi economici e reperibili: il salame o il pollo presero il posto della selvaggina, mentre patate, carote e piselli rimpiazzarono caviale e crostacei. Esportata all’estero, la preparazione prese il nome della sua terra d’origine, rimanendo invece nota in Russia semplicemente come “salade Olivier”.

                Miti piemontesi e varianti regionali in Italia

                Accanto alla ricostruzione storica ufficiale esistono diverse teorie popolari legate al nostro Paese. Una tradizione piemontese attribuisce l’invenzione a uno chef di corte della famiglia Savoia. In occasione della visita di uno zar in Italia sul finire del XIX secolo, il cuoco avrebbe creato un’insalata a base di barbabietole e panna, chiamata in dialetto “insalata rusa” (ovvero rossa), poi modificata nell’uso dei componenti.

                Sebbene le fonti storiche accreditino saldamente la pista moscovita, queste leggende testimoniano quanto il piatto si sia radicato nella cultura dell’Europa occidentale, diventando un classico atemporale.

                  Continua a leggere
                  Advertisement
                  Perché gli incompetenti sono così sicuri di sé e i saggi pieni di dubbi: la trappola della mente che si chiama effetto Dunning-Kruger
                  Società2 minuti ago

                  Perché gli incompetenti sono così sicuri di sé e i saggi pieni di dubbi: la trappola della mente che si chiama effetto Dunning-Kruger

                  Personaggi32 minuti ago

                  Cristel Carrisi si risposa con Davor Luksic, ma Al Bano non è invitato: Romina Power alla festa e riesplode la guerra in famiglia

                  La porta chiusa della cameretta che spaventa i genitori: come mantenere aperto un canale di dialogo quando l'adolescente si isola nel suo mondo
                  Lifestyle1 ora ago

                  La porta chiusa della cameretta che spaventa i genitori: come mantenere aperto un canale di dialogo quando l’adolescente si isola nel suo mondo

                  Sport2 ore ago

                  Marco Pantani, per la Procura non fu ucciso: cade anche la pista del pestaggio per un debito di droga da 260 mila euro

                  La natura conquista la casa con il Forest Bathing domestico: come ricreare i benefici del bosco tra le pareti per dire addio allo stress urbano
                  Benessere2 ore ago

                  La natura conquista la casa con il Forest Bathing domestico: come ricreare i benefici del bosco tra le pareti per dire addio allo stress urbano

                  Gossip3 ore ago

                  Shaila Gatta, fisico mozzafiato e un passato durissimo: «A 16 anni dormivo per terra». Ora spunta il nuovo amore con Simone Camolese

                  Mangiare cioccolato fondente rallenta davvero l'invecchiamento? Cosa rivelano gli studi su antiossidanti, cervello e salute cellulare
                  Salute3 ore ago

                  Mangiare cioccolato fondente rallenta davvero l’invecchiamento? Cosa rivelano gli studi su antiossidanti, cervello e salute cellulare

                  Televisione4 ore ago

                  Caterina Balivo e il corpo dopo i 40 anni: «Vivevo di rendita grazie al metabolismo, poi è cambiato tutto. Ora faccio sport ogni giorno»

                  Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo
                  Cucina4 ore ago

                  Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo

                  Angelina Jolie e sua figlia Zahara
                  Cinema5 ore ago

                  Angelina Jolie e Zahara, più unite che mai dieci anni dopo il volo che distrusse la famiglia: Brad Pitt resta il grande assente

                  Ultime notizie