Lifestyle
Maschio d’estate e femmina d’inverno: l’ultima frontiera è il “genere di stagione”
Nel mondo dell’identità di genere, ogni giorno sembra portare una nuova sorpresa. Dall’onda del “gender season” alla recente tendenza dell’ecosessualità, le frontiere dell’espressione individuale si allargano sempre di più. Esaminiamo da vicino queste nuove tendenze, tra l’assurdo e l’innovazione, che stanno ridefinendo il concetto stesso di identità di genere.
La corsa verso l’assurdo non sembra avere mai fine quando si parla di identità di genere. Dopo il Royal Stoke Hospital e le sue venti identità sessuali personalizzate con tanto di bandiere, ci si chiedeva cosa potesse ancora sbucare fuori dal cilindro della religione woke. Ebbene, ecco a voi l’ultima chicca virale: il “gender season”, ovvero il “genere di stagione”.
Ma attendete, c’è di più! Secondo Dee Whitnell, autoproclamatosi non binario, l’identità di genere dovrebbe cambiare con le stagioni. Sì, avete capito bene. Puoi sentirti più maschile in inverno e più femminile in estate, o viceversa, come se fossi una playlist di Spotify con le tue stagioni preferite.
Dee ha precisato che non si tratta di essere determinati dalle stagioni, ma solo influenzati da esse. “Io, ad esempio, mi sento più maschile d’estate. Indosso abiti maschili e tengo i capelli corti. In inverno, invece, adoro i vestiti femminili e porto i capelli lunghi”. Insomma, un’autentica rivoluzione.
Naturalmente, i video sono diventati virali e le reazioni sono state altrettanto spettacolari. C’è chi ha sbottato con un semplice “è una sciocchezza”, mentre altri hanno sottolineato l’evidente banalità della cosa: “Chiamasi vestirsi secondo la stagione, una novità incredibile!”.
Questa “stagione di genere” si inserisce in un panorama già popolato da altre fantastiche categorie, come l’ecosessualità, che vede relazioni erotiche con alberi e piante. Insomma, il futuro dell’identità di genere è luminoso e pieno di sorprese, o forse solo un po’ folle. Chi può dirlo con certezza?
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Cucina
Dalla tavola alle tradizioni: come riutilizzare la buccia dei mandarini durante le feste
Profumano la casa, arricchiscono ricette e diventano alleate del benessere: ecco perché e come valorizzare le bucce di mandarino durante le festività.
Natale e Capodanno sono sinonimo di convivialità, dolci tradizionali e frutta di stagione. Tra arance, clementine e mandarini, questi ultimi occupano un posto speciale sulle tavole delle feste italiane. Facili da sbucciare, profumati e simbolo di buon auspicio, vengono consumati in grandi quantità. Ma mentre la polpa sparisce in pochi istanti, la buccia viene quasi sempre scartata, nonostante abbia molteplici utilizzi, confermati anche da tradizioni popolari e studi sulle proprietà degli agrumi.
Un concentrato di aroma e sostanze utili
La buccia del mandarino contiene oli essenziali, in particolare limonene, responsabile del profumo intenso e delle proprietà aromatiche. È inoltre ricca di flavonoidi e fibre. Proprio per questo, da secoli viene impiegata sia in cucina sia in ambito domestico. L’importante è scegliere mandarini non trattati o biologici, soprattutto se la buccia viene destinata a usi alimentari.
In cucina, tra dolci e infusi
Uno degli impieghi più semplici è la preparazione di scorze essiccate. Basta lavare bene le bucce, eliminare la parte bianca più amara e lasciarle asciugare all’aria o in forno a bassa temperatura. Una volta secche, possono essere tritate e aggiunte a torte, biscotti natalizi, creme e cioccolata calda, donando un aroma naturale e festivo.
Le bucce sono ideali anche per tisane e infusi digestivi: abbinate a cannella, zenzero o chiodi di garofano, diventano una bevanda calda perfetta dopo i pasti abbondanti delle feste. In alcune regioni italiane e nella tradizione asiatica, le scorze di agrumi vengono usate proprio per favorire la digestione.
Profumare la casa in modo naturale
Durante le festività, l’atmosfera conta quanto il menù. Le bucce di mandarino possono essere utilizzate per profumare gli ambienti senza ricorrere a spray chimici. Fatte bollire in acqua con spezie natalizie, sprigionano un aroma caldo e avvolgente. In alternativa, una volta essiccate, possono essere inserite in sacchetti di stoffa da riporre nei cassetti o negli armadi.
Un alleato per le pulizie
Gli oli essenziali contenuti nella buccia hanno anche proprietà sgrassanti. Lasciando macerare le bucce in aceto per alcune settimane si ottiene un detergente naturale profumato, utile per la pulizia di superfici e vetri. Un rimedio semplice, economico e in linea con una gestione più sostenibile della casa durante le feste.
Tradizione e simbolo di buon augurio
In molte culture mediterranee e orientali, gli agrumi sono associati a prosperità e fortuna. Riutilizzare le bucce, anziché sprecarle, si inserisce perfettamente nello spirito natalizio: attenzione alle risorse, rispetto per il cibo e creatività domestica.
Meno sprechi, più consapevolezza
Secondo le stime sullo spreco alimentare, una parte significativa dei rifiuti domestici è composta da scarti che potrebbero essere riutilizzati. Le bucce di mandarino rappresentano un esempio virtuoso di come piccoli gesti possano fare la differenza, soprattutto in un periodo in cui i consumi aumentano.
Un gesto semplice che profuma di festa
Durante Natale e Capodanno, dare nuova vita alle bucce di mandarino significa unire tradizione, praticità e sostenibilità. Un modo intelligente per allungare la magia delle feste, partendo proprio da ciò che di solito finisce nel cestino.
Lifestyle
Grasso incrostato su padelle e pentole: i metodi davvero efficaci per eliminarlo
Dal bicarbonato al lavaggio con acqua calda, fino agli errori da evitare: una guida pratica, basata su indicazioni di esperti e manuali tecnici, per rimuovere sporco e bruciature senza danneggiare i materiali.
La cucina è un terreno di battaglia quotidiano e le pentole sono le prime vittime. Grasso vecchio, residui carbonizzati, macchie scure sul fondo: col tempo anche i materiali più resistenti cedono agli accumuli. Che si tratti di acciaio, ghisa, alluminio o antiaderente, ogni superficie richiede una strategia specifica per eliminare le incrostazioni senza graffiarla o comprometterne la durata. Eppure, secondo molti tecnici del settore, i metodi davvero efficaci sono pochi e tutti basati su principi semplici: calore, ammollo e agenti leggermente abrasivi, usati però nel modo corretto.
La prima procedura consigliata dagli esperti è l’ammollo prolungato in acqua molto calda e detersivo. Sembra banale, ma il calore ammorbidisce il grasso ossidato e permette di staccare con facilità strati che a freddo risultano durissimi. Dopo 30-60 minuti, una spugna non abrasiva o un raschietto in plastica permettono di rimuovere buona parte dei residui senza graffiare la superficie. Questo metodo è particolarmente adatto per padelle antiaderenti e pentole con rivestimenti delicati, che non tollerano spugnette in metallo.
Per le incrostazioni più dure, soprattutto su acciaio inox e ghisa, entra in gioco un alleato classico: il bicarbonato di sodio. Sciolto in poca acqua fino a creare una pasta, il bicarbonato agisce come abrasivo delicato e, grazie alla sua lieve alcalinità, aiuta a sciogliere i grassi carbonizzati. Molti chef consigliano di scaldare leggermente la pentola con la pasta sopra: il calore attiva la reazione, rendendo la rimozione più efficace. Un’alternativa altrettanto utile è il binomio bicarbonato + aceto: quando si combinano, la reazione effervescente aiuta a sollevare lo sporco, anche se l’effetto dell’aceto come sgrassante funziona soprattutto per depositi superficiali.
Per alluminio e rame, però, serve prudenza: gli acidi possono intaccare la superficie, per cui è meglio evitare soluzioni aggressive e limitarsi a bicarbonato, acqua calda e detergenti neutri. Le pentole in ghisa smaltata, invece, possono essere trattate con acqua bollente e un cucchiaio di bicarbonato lasciato agire per alcuni minuti. Una volta terminato, l’asciugatura va completata sempre a caldo, per prevenire ruggine o macchie.
Un altro metodo, spesso consigliato dai tecnici delle case produttrici, è quello del “bollito sgrassante”: riempire la pentola con acqua, aggiungere un cucchiaio di bicarbonato o qualche goccia di detersivo e portare a ebollizione. Il calore costante scioglie i residui, che si staccano più facilmente una volta raffreddato il tutto. È un sistema sicuro per acciaio e ghisa, ma va evitato su rivestimenti antiaderenti non più recenti o danneggiati.
Esistono anche prodotti specifici per eliminare incrostazioni ostinate, ma non tutti sono adatti a ogni materiale. I detergenti altamente alcalini o i sgrassatori professionali, spesso usati in ristoranti e cucine industriali, possono corrodere il rivestimento antiaderente o opacizzare acciaio e alluminio. Per questo è sempre importante seguire le indicazioni riportate nei manuali delle pentole, che suggeriscono cosa evitare.
E gli errori da non fare? Il più comune è l’uso di pagliette metalliche o spugne troppo abrasive su superfici antiaderenti: graffiano il rivestimento e riducono la vita utile della padella. Allo stesso modo, lasciare residui bruciati per giorni rende l’incrostazione molto più difficile da rimuovere: intervenire rapidamente è sempre più efficace che aspettare.
In definitiva, liberarsi del grasso incrostato non richiede prodotti miracolosi ma una combinazione di tempo, calore e tecniche corrette. Con un po’ di pazienza — e gli strumenti giusti — anche le padelle apparentemente irrecuperabili possono tornare a splendere come nuove.
Animali
Perché i gatti scappano di casa: istinto, stress e segnali da non sottovalutare
Capire perché un gatto tenta di allontanarsi è il primo passo per proteggerlo e migliorare il suo benessere, evitando sparizioni che possono diventare pericolose.
Quando un gatto scappa di casa, la preoccupazione dei proprietari è immediata. A differenza dei cani, i felini sono spesso considerati animali indipendenti, ma questo non significa che le loro fughe siano casuali o prive di significato. Dietro l’allontanamento di un gatto c’è quasi sempre una motivazione, legata al suo istinto, al suo stato emotivo o all’ambiente in cui vive.
L’istinto esplorativo e territoriale
Il gatto è, per natura, un animale territoriale ed esploratore. Anche gli esemplari cresciuti esclusivamente in appartamento conservano un forte impulso a conoscere e controllare lo spazio circostante. Balconi, finestre aperte o porte lasciate socchiuse diventano occasioni irresistibili per spingersi oltre i confini domestici. Nei gatti non sterilizzati, questo comportamento è ancora più marcato: la ricerca di un partner può spingerli ad allontanarsi anche per giorni.
Stress e cambiamenti in casa
Una delle cause più sottovalutate è lo stress ambientale. Traslochi, ristrutturazioni, l’arrivo di un nuovo animale o di un bambino, ma anche rumori improvvisi e continui, possono generare insicurezza. In questi casi, la fuga rappresenta un tentativo di allontanarsi da una situazione percepita come minacciosa. I gatti sono animali abitudinari e qualsiasi alterazione della routine può influire profondamente sul loro comportamento.
Noia e mancanza di stimoli
Un gatto che vive in un ambiente povero di stimoli può cercare all’esterno ciò che non trova in casa. Noia, scarsa attività fisica e assenza di interazioni possono spingere l’animale a esplorare nuovi spazi. Tiragraffi, giochi interattivi e momenti quotidiani di gioco con il proprietario sono fondamentali per ridurre questo rischio.
Paura e reazioni improvvise
Fuochi d’artificio, temporali, lavori stradali o rumori forti possono scatenare reazioni di fuga istintiva. In situazioni di panico, il gatto non ragiona e può correre lontano senza orientamento, perdendo la strada di casa. È uno dei motivi per cui molte sparizioni avvengono durante feste o eventi rumorosi.
Problemi di salute o disagio
In alcuni casi, l’allontanamento può essere un segnale di malessere fisico o psicologico. Un gatto che sta male può isolarsi o cercare luoghi tranquilli. Per questo, se la fuga è preceduta da cambiamenti nel comportamento – inappetenza, aggressività, apatia – è importante consultare un veterinario.
Come prevenire le fughe
La prevenzione passa da piccoli accorgimenti: sterilizzazione, messa in sicurezza di finestre e balconi, arricchimento dell’ambiente domestico e rispetto delle esigenze del gatto. Anche l’identificazione con microchip è fondamentale, perché aumenta le possibilità di ritrovamento.
La fuga di un gatto non è mai un capriccio. È un messaggio da interpretare, un segnale che qualcosa nel suo mondo non funziona come dovrebbe. Comprenderne le cause aiuta non solo a evitare che scappi di nuovo, ma anche a costruire una convivenza più serena e sicura.
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