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Società

Giovani, lavoro e nuove strade: dal palco della Milan Games Week 2025 alla sfida reale della disoccupazione

Mentre la disoccupazione under 30 rimane tra le più alte d’Europa, una parte della nuova generazione si reinventa da sola: imprenditori digitali, creator e startupper che trasformano le passioni in lavoro e creano occupazione. Un fenomeno che merita attenzione oltre i palchi e le retoriche.

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Giovani, lavoro e nuove strade: dal palco della Milan Games Week 2025 alla sfida reale della disoccupazione

    Alla Milan Games Week 2025, il 30 novembre, tra console accese e folle di appassionati, c’è stato spazio per un tema molto più concreto del gaming: il lavoro. Sul palco è intervenuto Oscar Pasquali, CEO di Generation Italy, organizzazione no-profit nata nel 2018 come ramo italiano del progetto globale promosso nel 2014 da McKinsey & Company per ridurre la disoccupazione. Con lui anche due volti noti del nuovo panorama digitale: Alex Wang, imprenditore e CEO di Team Hmble, e Lorenzo Giacomin, alias Lollo Lacustre, streamer e top gamer seguito da una delle community più attive del settore.

    Pasquali ha ricordato come in Italia il mismatch tra domanda e offerta continui a frenare l’accesso al lavoro: mancano competenze digitali, tecniche e commerciali, mentre le imprese faticano a trovare profili formati. Secondo i dati ISTAT 2024, la disoccupazione giovanile si è attestata intorno al 22–23%, tra i valori più alti d’Europa. Numeri che fotografano un Paese dove l’ingresso nel mercato del lavoro resta tortuoso, soprattutto per chi non ha già una rete di appoggi o percorsi formativi mirati.

    È qui che interviene la mission di Generation Italy, che propone percorsi brevi e intensivi legati a quattro aree professionali chiave: vendite, digitale/tech, manifatturiero e transizione energetica. L’idea è semplice: individuare le esigenze reali delle imprese e preparare giovani e persone in ricollocazione con competenze immediatamente spendibili, senza richiedere esperienze pregresse. Un approccio pragmatico che prova ad accorciare le distanze tra aziende e candidati.

    Ma il panel della Games Week ha mostrato anche un altro lato della medaglia: quello dei giovani che, davanti a un mercato in affanno, decidono di non aspettare. Un fenomeno sempre più evidente nel Paese, dove migliaia di ventenni e trentenni stanno creando il proprio lavoro sfruttando i social, il marketing digitale e la capacità di trasformare una passione in un progetto imprenditoriale.

    Alex Wang ne è un esempio: Team Hmble è diventato un punto di riferimento nell’ambiente competitivo e nella produzione di contenuti legati al gaming, dimostrando come creatività e strategia possano generare business reali. Allo stesso modo Lollo Lacustre, partito da Laveno Mombello, ha costruito una community solida intorno al mobile gaming, arrivando perfino a pubblicare un libro. Storie diverse ma accomunate da un tratto: non hanno aspettato che qualcuno aprisse loro una porta, l’hanno costruita.

    Questa nuova ondata di micro-imprenditori digitali non va romanticizzata, né presa come soluzione universale: non tutti possono o vogliono diventare creator o startupper. Ma il fenomeno fotografa un cambiamento culturale evidente. In un Paese dove il lavoro tradizionale spesso non garantisce stabilità, molti giovani stanno sperimentando modelli professionali alternativi, scalabili, basati su contenuti, servizi e community. E in alcuni casi finiscono perfino per creare occupazione, assumendo collaboratori e professionisti.

    Il messaggio, dunque, è duplice. Da una parte servono politiche e programmi seri — come quelli illustrati da Pasquali — per offrire ai giovani competenze spendibili e opportunità reali. Dall’altra, è necessario riconoscere che una parte della generazione più giovane sta già ridisegnando il concetto stesso di lavoro, senza attendere permessi o benedizioni istituzionali.

    La Games Week, tra luci e videogiochi, ha offerto un piccolo specchio del presente italiano: tra disoccupazione ostinata e inventiva inesauribile, il futuro del lavoro passa da chi lo immagina, ma anche da chi decide di farselo da sé.

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      Società

      Memoria cinestetica, imparare muovendosi e usando le mani: perché alcuni studenti ricordano meglio facendo esperienze anziché leggere libri

      Esistono persone straordinarie che apprendono concetti e studiano attraverso il movimento, associando l’apprendimento a qualche azione fisica. Questo affascinante metodo di apprendimento è conosciuto come apprendimento cinestetico.

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      Memoria cinestetica, imparare muovendosi e usando le mani

        Memoria cinestetica: c’è chi ripassa camminando avanti e indietro per la stanza, chi ricorda meglio una formula dopo averla scritta più volte e chi comprende un concetto soltanto quando riesce a metterlo in pratica. È il principio dell’apprendimento cinestetico, che coinvolge movimento, gesti e attività manuali nel processo di memorizzazione.

        L’idea è semplice: studiare non significa necessariamente restare immobili davanti a un libro. Il corpo può contribuire a comprendere e ricordare le informazioni, soprattutto quando un concetto viene associato a un’azione concreta.

        Come funziona la memoria cinestetica

        Studente che costruisce un modello molecolare durante una lezione pratica

        L’apprendimento cinestetico si basa sull’esperienza diretta. Costruire un modello tridimensionale, eseguire un esperimento, suonare uno strumento o simulare una situazione permette di collegare le informazioni a gesti e sensazioni.

        Spesso si parla di studenti «cinestetici», cioè persone che preferiscono imparare attraverso attività pratiche. Tuttavia, non esistono prove solide che ciascuno possieda uno stile di apprendimento fisso, né che una determinata percentuale della popolazione appartenga a questa categoria.

        Ciò che conta è l’efficacia delle attività pratiche, che possono aiutare studenti diversi a comprendere meglio determinati argomenti.

        Memoria cinestetica: trucchi per studiare usando il movimento

        Studente che ripassa gli appunti camminando

        Una strategia consiste nel camminare mentre si ripetono ad alta voce definizioni, date o concetti. Il movimento può rendere il ripasso meno monotono, purché non diventi una distrazione.

        Anche i gesti possono essere utili: associare un movimento a una parola straniera, rappresentare fisicamente una sequenza oppure utilizzare le mani per spiegare un procedimento aiuta a creare collegamenti tra azione e informazione.

        Per le materie scientifiche si possono costruire modelli, mentre per storia e lingue funzionano bene simulazioni, dialoghi e giochi di ruolo. In musica, riprodurre un ritmo con le mani rende immediatamente percepibile ciò che sulla pagina appare astratto.

        Perché imparare facendo può aiutare la memoria

        Bambini impegnati in un esperimento pratico a scuola

        Quando uno studente manipola oggetti, sperimenta o mette in scena un concetto, deve partecipare attivamente alla lezione. Questa partecipazione può favorire attenzione, comprensione e capacità di applicare ciò che ha imparato.

        Il vantaggio non deriva semplicemente dal muoversi, ma dal fatto che il movimento abbia un significato rispetto a ciò che si sta studiando. Costruire una figura geometrica può aiutare a comprenderne le proprietà; agitare una pallina mentre si legge, invece, non garantisce una memoria migliore.

        Il metodo più efficace è combinare esperienze pratiche, spiegazioni, lettura e ripasso attivo, scegliendo di volta in volta gli strumenti più adatti alla materia.

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          Società

          Crowdfunding immobiliare: acquistare insieme e dividere la rendita può convenire, ma attenzione ai rischi nascosti

          Il crowdfunding immobiliare rappresenta un’opportunità interessante per chi desidera diversificare il proprio portafoglio e investire nel mattone. Ma oltre ai benefici bisogna valutare attentamente i rischi.

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            Crowdfunding immobiliare: comprare un appartamento a Milano o a Roma, affittarlo e incassare una rendita senza disporre di centinaia di migliaia di euro. Sembra il sogno di ogni piccolo risparmiatore, ma il crowdfunding immobiliare permette di partecipare a operazioni nel settore del mattone anche con capitali relativamente contenuti. Attenzione, però: non significa necessariamente diventare proprietari di una porzione dell’immobile, né avere la certezza di ricevere un guadagno.

            Architectural feature

            Come funziona il crowdfunding immobiliare

            Il meccanismo è semplice: attraverso piattaforme online, più investitori finanziano uno stesso progetto immobiliare, dalla costruzione di nuovi appartamenti alla ristrutturazione di edifici destinati alla vendita o alla locazione.

            Esistono due formule principali. Nell’equity crowdfunding si investe nel capitale della società che realizza l’operazione, partecipando agli eventuali utili. Nel lending crowdfunding, invece, si presta denaro al promotore del progetto in cambio di interessi, secondo le condizioni previste dal contratto.

            In entrambi i casi, l’investitore non acquista automaticamente una quota di proprietà dell’edificio.

            Crowdfunding immobiliare: quanto si può guadagnare investendo nel mattone?

            Alcuni progetti pubblicizzano rendimenti annui attesi anche superiori al 10%, ma si tratta di previsioni, non di guadagni garantiti. Il risultato dipende dalla riuscita dell’operazione, dai costi, dall’andamento del mercato e dalla capacità del promotore di rispettare gli impegni.

            Il vantaggio è poter distribuire il proprio capitale tra più iniziative anziché concentrarlo nell’acquisto di un unico appartamento. La diversificazione, tuttavia, non elimina il rischio di perdite.

            Blog | How to Buy a Multi Family Property in 2026: buy multi...

            Walliance e la formula Landlord

            Tra le piattaforme italiane del settore figura Walliance, che ha presentato anche la formula Landlord, pensata per investimenti collegati a immobili destinati alla locazione.

            L’obiettivo è offrire agli investitori la possibilità di partecipare ai risultati economici generati dagli affitti. Modalità di distribuzione, durata dell’investimento e rischi dipendono però dalle condizioni delle singole operazioni.

            Il rischio che molti sottovalutano: perdere i soldi

            Un cantiere può subire ritardi, un immobile può rimanere invenduto e un promotore può trovarsi in difficoltà finanziarie. Nei casi peggiori si può perdere anche l’intero capitale investito.

            C’è poi il problema della liquidità: uscire anticipatamente dall’investimento può essere difficile o impossibile. Prima di aderire è quindi essenziale verificare la documentazione del progetto, i costi e l’autorizzazione della piattaforma a operare secondo le norme applicabili.

            Construction site with cranes

            Investire poco significa rischiare poco?

            Non necessariamente. Una somma contenuta rende l’investimento più accessibile, ma non lo trasforma in un deposito sicuro. Conviene evitare di impegnare denaro necessario per le spese quotidiane, confrontare diversi progetti e valutare con attenzione il rapporto tra rendimento promesso e rischio effettivo.

            Il crowdfunding immobiliare apre nuove possibilità ai piccoli risparmiatori, ma il mattone, anche quando si acquista attraverso uno schermo, non è mai una garanzia assoluta.

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              Società

              Figli in affidamento condiviso, chi deve pagare il mantenimento? La regola che molti genitori ignorano e quando si può ridurre l’assegno

              I figli hanno diritto a essere mantenuti, istruiti ed educati in modo da subire il meno possibile i cambiamenti dovuti alla separazione dei genitori. L’assegno di mantenimento serve proprio a garantire che le loro esigenze siano soddisfatte in modo proporzionato alle risorse economiche di ciascun genitore.

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                Figli in affidamento condiviso non significa automaticamente dividere a metà tutte le spese o eliminare l’assegno di mantenimento. Anche quando entrambi i genitori partecipano alle decisioni importanti e alla crescita dei bambini, il Tribunale può stabilire che uno dei due versi un contributo economico all’altro. A fare la differenza sono i redditi, le esigenze dei figli e il tempo che trascorrono con ciascun genitore.

                Affidamento condiviso: quando si paga il mantenimento

                L’affidamento condiviso non comporta necessariamente che i figli vivano per periodi identici con mamma e papà. Spesso viene individuato un genitore collocatario prevalente, presso il quale i bambini risiedono abitualmente e che sostiene una parte maggiore delle spese quotidiane.

                L’altro genitore può quindi essere tenuto a versare un assegno mensile, anche se provvede direttamente ad alcune necessità dei figli durante i periodi di permanenza con lui.

                Come si calcola l’assegno per i figli in affidamento

                L’articolo 337-ter del Codice civile stabilisce che il mantenimento deve essere proporzionato alle risorse economiche dei genitori. Il giudice considera le esigenze dei figli, il tenore di vita durante la convivenza, i tempi di permanenza presso ciascun genitore e il valore del lavoro domestico e di cura.

                Non esiste una cifra uguale per tutti: l’importo dipende dalla situazione familiare ed economica concreta.

                Se un genitore perde il lavoro, l’assegno può diminuire?

                La perdita dell’occupazione o una riduzione significativa del reddito possono giustificare una richiesta di revisione dell’assegno. Tuttavia, il cambiamento non è automatico: occorre rivolgersi al Tribunale e dimostrare che le condizioni economiche sono effettivamente mutate.

                Anche un aumento delle esigenze dei figli o una variazione delle disponibilità economiche dell’altro genitore possono incidere sulla somma stabilita.

                Se i figli in affidamento condiviso trascorrono più tempo con un genitore?

                La durata della permanenza è uno dei criteri utilizzati per determinare il contributo economico. Un genitore che ospita i figli soltanto alcuni giorni alla settimana può essere chiamato a sostenere una quota maggiore attraverso l’assegno, soprattutto quando esiste una forte differenza di reddito.

                La Cassazione, con l’ordinanza n. 2536/2024, ha ribadito l’importanza della proporzionalità tra le risorse dei genitori e del contributo prestato nella cura quotidiana dei figli.

                Attenzione alla distinzione: il mantenimento dei figli non coincide con l’eventuale assegno destinato all’ex coniuge, che segue presupposti differenti. Il contributo per i figli serve a soddisfare le loro necessità, indipendentemente dalla fine della relazione tra i genitori.

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