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Società

Lo stereotipo: la verità oltre le etichette!

Sono come ombre proiettate sulla nostra percezione del mondo, spesso ci circondano senza che ce ne accorgiamo. Sono come cristalli attraverso i quali filtriamo e interpretiamo le persone, le culture e le situazioni che ci circondano.

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    Uno stereotipo è un’idea o una credenza che attribuisce determinati tratti o caratteristiche a un gruppo di persone in base a una caratteristica comune, come ad esempio la razza, l’etnia, il genere, l’età, la religione o la nazionalità.

    Gli stereotipi possono essere positivi o negativi e spesso si basano su preconcetti, percezioni superficiali o esperienze limitate. Tendono a semplificare eccessivamente la complessità della realtà e possono influenzare il modo in cui le persone interagiscono con gli altri e li trattano.

    Gli stereotipi possono essere catene che ci tengono legati a convenzioni sociali. Superarli è possibile, e può portare a una maggiore consapevolezza di sé e alla realizzazione del proprio potenziale.

    Qualcosa si può fare…
    Il primo passo per superare uno stereotipo è comprendere che esiste. Essere consapevoli dei preconcetti che circolano nella società e delle etichette che vengono applicate a noi stessi o agli altri è fondamentale per poter agire per cambiarli.

    Leggere, partecipare a discussioni e cercare di capire le esperienze di coloro che sono oggetto di stereotipi può aiutare a vedere le cose da una prospettiva diversa.

    Non permettere agli stereotipi di definire chi sei o cosa puoi fare. Sfida le aspettative e mostra al mondo che non sei limitato da queste etichette. Dimostra con le tue azioni che gli stereotipi non riflettono la tua vera identità.

    Parla apertamente degli stereotipi con gli altri. Spiega perché sono dannosi e come possono influenzare le persone. Una comunicazione aperta può contribuire a cambiare mentalità e a promuovere una maggiore comprensione reciproca.

    Agisci in modo da contraddire gli stereotipi. Mostra con il tuo comportamento e le tue azioni che non ti conformi alle aspettative imposte dalla società. Sii un esempio positivo per gli altri e ispirali a rompere gli stereotipi.

    Trova persone che condividono la tua visione e lavora insieme per promuovere la consapevolezza e il cambiamento. Costruisci un’alleanza di individui che si battono contro gli stereotipi e sostengono l’inclusione e la diversità.

    Sostieni l’inclusione e la diversità in tutti gli ambiti della vita, sia personale che professionale. Crea un ambiente in cui le persone si sentano accettate e rispettate per ciò che sono, indipendentemente dagli stereotipi.

    Superare gli stereotipi non è facile e richiede impegno e consapevolezza. Tuttavia, è un passo fondamentale verso la creazione di una società più equa, inclusiva e rispettosa delle differenze individuali. Sfida gli stereotipi, sii la tua vera e autentica persona e ispira gli altri a fare lo stesso.

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      Società

      Spray colorato contro i borseggiatori: difesa creativa o rischio legale?

      Dalle strade di Londra ai vaporetti di Venezia cresce la tentazione di usare spray colorati per “marcare” i ladri e renderli riconoscibili. Ma la legge italiana cosa prevede davvero?

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      Spray colorato contro i borseggiatori

        L’idea sembra uscita da un film d’azione, ma in alcune città europee è ormai realtà: usare uno spray colorato per segnare i borseggiatori e facilitarne l’identificazione. Una pratica nata nel Regno Unito e che, complice l’aumento dei furti nei luoghi turistici, sta attirando attenzione anche in Italia, soprattutto a Venezia, dove i borseggi sono diventati un fenomeno quotidiano e aggressivo.

        Dalla Gran Bretagna al dibattito italiano

        A Londra è da anni diffuso il “farb gel”, uno spray colorante pensato esclusivamente per uso difensivo. Non irrita, non ustiona, non provoca dolore: lascia solo una macchia indelebile per giorni su pelle e vestiti, rendendo immediatamente identificabile chi ha appena commesso un furto. Le forze dell’ordine britanniche lo riconoscono come un dispositivo legale di autodifesa, alternativo agli spray urticanti, che nel Regno Unito sono vietati ai privati.

        In Italia, lo scenario è molto diverso. A Venezia, in particolare, non sono i cittadini a usare spray colorati, bensì alcune bande di borseggiatori che impiegano spray urticanti – spesso peperoncino – come arma offensiva per confondere turisti e famiglie prima della fuga. Una pratica pericolosa e illegale che ha contribuito a far crescere l’esasperazione dei residenti.

        Parallelamente, si è iniziato a discutere – sui social e in alcuni contesti locali – dell’idea di adottare spray colorati come deterrente. Ci sono perfino testimonianze di pendolari che avrebbero spruzzato vernice sulle presunte borseggiatrici sui mezzi pubblici. Ma cosa accade sul piano normativo se si usa uno spray colorato contro un ladro, e questo decide di denunciare?

        Cosa dice davvero la legge?

        In Italia, la normativa di riferimento è quella sulla legittima difesa (art. 52 del Codice Penale).
        In sintesi: si può reagire a un’aggressione solo se la risposta è proporzionata al pericolo.

        Uno spray colorato – purché non urticante e non lesivo – rientra in una zona grigia: non è vietato, ma il suo utilizzo contro una persona non è automaticamente giustificato. Se il borseggiatore, anche colto in flagrante, decidesse di sporgere denuncia per lesioni, violenza privata o danneggiamento, la persona che ha usato lo spray dovrebbe dimostrare che:

        • era in corso un’aggressione o un furto;
        • non c’erano alternative meno impattanti;
        • la reazione è stata immediata e proporzionata.

        Se queste condizioni non ci sono, l’uso dello spray può essere considerato un eccesso di difesa.

        Il rischio dell’errore: quando l’innocente viene segnato

        Gli esperti di sicurezza sottolineano un ulteriore pericolo: lo scambio di persona.
        Spruzzare una vernice indelebile a qualcuno sulla base di un sospetto errato può portare a:

        • denunce per diffamazione,
        • richieste di risarcimento,
        • accuse per violenza privata.

        Un confine molto sottile che mostra i limiti delle “soluzioni fai da te”.

        Tra necessità e frustrazione: cittadini in prima linea

        Il problema di fondo resta la percezione, soprattutto nelle città turistiche come Venezia, di una crescente impunità dei borseggiatori e di un’impossibilità concreta di fermare i furti. I pendolari, esasperati, cercano metodi per difendersi o per segnalare i ladri. Tuttavia, senza un quadro normativo chiaro, questa creatività rischia di trasformarsi in un boomerang.

        Le forze dell’ordine, da parte loro, ricordano che il modo più efficace e sicuro per intervenire resta chiamare immediatamente gli agenti, documentare l’accaduto e non affrontare direttamente il borseggiatore.

        Innovazione o azzardo?

        Lo spray colorato potrebbe diventare uno strumento utile anche in Italia?
        Forse sì, ma solo se:

        • chiaramente regolamentato,
        • non offensivo,
        • riconosciuto dalle forze dell’ordine,
        • accompagnato da campagne informative.

        Senza norme precise, ogni uso resta potenzialmente rischioso.

        L’idea di “marcare” i borseggiatori può sembrare una soluzione rapida e creativa a un problema reale, ma scivola spesso sul piano della legalità e della sicurezza. Finché non esisterà un quadro normativo chiaro, lo spray colorato rimarrà più vicino alla cronaca e alla polemica che a una vera strategia di prevenzione urbana. In una battaglia contro i furti che, invece, richiederebbe strumenti ufficiali, formazione e interventi mirati, non improvvisazioni.

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          Società

          Homeschooling: tra diritto, numeri in crescita e incognite — perché l’istruzione parentale torna sotto i riflettori

          Sempre più famiglie italiane scelgono di educare i propri figli a casa, spingendo al centro del dibattito scuola, lealtà istituzionale e vissuto quotidiano. Ma quali sono le regole, i pro e i contro reali di questa opzione?

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          Homeschooling

            Negli ultimi anni l’istruzione parentale — nota come homeschooling — ha smesso di essere considerata una scelta marginale per accendere i riflettori su di sé. In Italia il fenomeno è in forte crescita: secondo dati aggiornati, gli studenti che non frequentano la scuola tradizionale ma ricevono educazione in famiglia sono passati da circa 5.000 (nel 2017-2018) a oltre 16.800 nel 2023/2024.
            Una crescita significativa, che ha alimentato dibattiti — tra sostenitori che vedono nell’homeschooling un’opportunità educativa e critici che denunciano rischi di isolamento o mancanza di controllo.

            Origini e inquadramento legale

            L’idea che la scuola non sia l’unica via per educare i giovani non nasce oggi. Già nella Costituzione italiana, l’articolo 30 riconosce ai genitori il diritto e il dovere di “mantenere, istruire ed educare i figli”.
            Dal punto di vista giuridico, l’istruzione obbligatoria — per almeno 10 anni — può essere assolto anche al di fuori delle classiche aule, a patto che la famiglia comunichi ogni anno la propria scelta alle autorità scolastiche di competenza.

            Chi opta per l’homeschooling deve garantire di avere le “capacità tecniche ed economiche” (o affidarsi a un educatore privato), e ogni anno il percorso deve essere notificato all’istituto referenziale: è un sistema legale e regolamentato, non una zona grigia.

            Eppure, non basta: alla fine di ogni anno scolastico l’alunno che studia in casa deve sottoporsi a una verifica di idoneità, come previsto dalla normativa, per accertare che il diritto all’istruzione (e quindi l’obbligo formativo) sia effettivamente rispettato.

            Numeri e motivazioni dietro la crescita

            L’impennata dell’homeschooling è fortemente legata alla pandemia. Molte famiglie — sperimentando per necessità la didattica a distanza — hanno deciso di continuare con l’istruzione a casa anche dopo la riapertura delle scuole.

            Una recente indagine 2024 dell’associazione LAIF conferma che oggi le famiglie che scelgono l’istruzione parentale sono più numerose e variegate rispetto al passato, e adottano approcci differenti: da modelli strutturati e vicini al programma scolastico tradizionale, a forme più libere di apprendimento, come l’“unschooling”.

            Per molti genitori l’homeschooling rappresenta la possibilità di educare i figli in modo più personalizzato, flessibile e vicino ai ritmi delle singole famiglie — senza rinunciare a qualità educativa e valori.

            I pro: personalizzazione, flessibilità e rapporti familiari

            • Percorso su misura: con l’homeschooling la didattica può essere calibrata in base ai tempi di apprendimento del bambino, alle sue inclinazioni, con attenzione a interessi e potenzialità individuali.
            • Flessibilità: consente di modulare orari e metodi, adattarsi ad esigenze particolari (salute, spostamenti, stile di vita).
            • Ambiente protetto e sicuro: per famiglie che temono bullismo, stress scolastico o esigenze educative diverse, la scuola in casa offre un contesto più controllato.
            • Partecipazione attiva dei genitori: diventa un’occasione per costruire relazioni profonde, seguire da vicino lo sviluppo dei propri figli, trasmettere valori e metodi di apprendimento personalizzati.

            In molti casi, infatti, le famiglie che praticano homeschooling raccontano un’esperienza di maggiore coinvolgimento educativo, meno ansia da compiti, più serenità generale.

            I contro: isolamento, verifica e dibattito sociale

            • Ruolo sociale e relazionale della scuola: frequentare la scuola non significa solo imparare nozioni: è anche socializzazione, incontro con coetanei, esperienze di confronto e convivenza. L’homeschooling può limitare questo aspetto. Alcuni psicologi e pedagogisti avvertono del rischio che, senza interazioni regolari, i bambini possano sviluppare “ansia, frustrazione o difficoltà sociali”.
            • Controlli e qualità dell’istruzione: se le famiglie non sono supportate o poco preparate, c’è il rischio che la formazione risulti debole o parziale. La necessità di un esame di idoneità ogni anno è una tutela, ma non sempre garantisce un percorso efficace.
            • Disparità di opportunità: non tutte le famiglie dispongono del tempo, delle risorse, delle competenze per offrire un’istruzione adeguata. Questo può creare disuguaglianze.
            • Criticità in alcuni casi specifici: recenti fatti di cronaca — come la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” in Abruzzo — hanno riacceso polemiche. In quel caso, i bambini sono stati allontanati non per l’homeschooling in sé, che risultava legale, ma per questioni legate alla loro tutela, contesto abitativo e vita sociale.

            Questo genere di episodi alimenta la diffidenza dell’opinione pubblica e richieste di maggiore regolamentazione.

            Quale scuola per il futuro?

            L’homeschooling non è una “moda” né una fuga dalla scolarità: è una modalità prevista dalla legge, regolamentata e legittima. In un’Italia sempre più pluralista e complessa, rappresenta una scelta educativa che risponde a esigenze reali — ma richiede consapevolezza, responsabilità e rigore.

            Se da un lato può offrire percorsi su misura e personalizzati, dall’altro impone un dialogo costante tra famiglia, istituzioni e comunità: per verificare qualità, garantire diritti, assicurare che ogni bambino abbia accesso a un’educazione piena e integrata.

            Se l’homeschooling crescerà ancora, dovrà farlo insieme a garanzie di trasparenza, norme chiare e attenzione al benessere complessivo dei minori. Solo così potrà restare una vera alternativa e non diventare pretesto per trascurare doveri educativi e sociali.

            In un Paese che cambia, l’istruzione parentale è una domanda di libertà — e una sfida di civiltà.

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              Società

              Cenone di Capodanno, quanto spenderanno gli italiani a tavola: budget più alto al Sud tra tradizione e bollicine

              L’indagine di Altroconsumo fotografa un’Italia pronta a celebrare il nuovo anno tra tradizione e aumenti contenuti, con spumanti e salmone in cima alla lista delle spese. Ecco i consigli per risparmiare senza rinunciare al gusto.

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                Il conto alla rovescia per il cenone di Capodanno 2026 è ufficialmente iniziato. Per gli italiani, questo appuntamento non è solo un momento conviviale, ma anche una celebrazione che mescola tradizione, buon cibo e auspici per l’anno che verrà. E mai come quest’anno, la tavola sarà un vero specchio delle differenze regionali, con un budget medio per famiglia che sale rispetto al 2024 e un Sud Italia pronto a fare scintille.

                Cenone 2026: quanto spenderanno gli italiani?

                Secondo le stime, il cenone costerà in media 76 euro a persona, con una spesa complessiva che supererà i 3 miliardi di euro. Rispetto al 2025, il budget è leggermente aumentato, trainato principalmente dalle regioni del Sud, dove piatti ricchi e ingredienti pregiati rendono il cenone ancora più sontuoso. Nonostante il contesto economico difficile, il 24% degli italiani ha dichiarato che spenderà di più rispetto all’anno scorso, arrivando persino a ricorrere a piccoli prestiti per mantenere viva la tradizione.

                Prezzi: tra stabilità e differenze

                Un’indagine di Altroconsumo su 12 catene di supermercati e discount a Milano e Roma mostra che i prezzi di molte categorie alimentari sono rimasti stabili rispetto al 2024, con poche eccezioni. Pandori e panettoni hanno registrato un rincaro medio di circa un euro al chilo, mentre il prezzo dello spumante e dello champagne è salito in modo più significativo: una bottiglia di Moët & Chandon, ad esempio, costa in media 10 euro in più rispetto allo scorso anno.

                Curiosa anche l’ampia forbice di prezzi all’interno della stessa categoria. Le lenticchie secche, simbolo di prosperità, possono costare tra i 2,18 e i 19,80 euro al chilo. Il cotechino intero, altra star della tavola di Capodanno, ha un prezzo medio di 11,30 euro al chilo, ma la versione già affettata arriva a 18,28 euro. Per il salmone affumicato, il norvegese si attesta sui 53 euro al chilo, mentre lo scozzese raggiunge i 57 euro.

                Come risparmiare senza rinunciare al gusto

                Organizzare un cenone degno di questo nome senza svuotare il portafoglio è possibile, seguendo alcuni semplici accorgimenti:

                • Cotechino intero: Preferire la versione intera a quella già affettata permette di risparmiare fino al 50%. La parte che avanza può essere congelata e riutilizzata.
                • Lenticchie secche: Sono più convenienti di quelle in barattolo. Cento grammi di lenticchie secche, una volta cotte, rendono più del doppio rispetto a quelle già pronte.
                • Salmone affumicato: Controlla sempre il prezzo al chilo. La variabilità è alta e scegliere il prodotto giusto può fare la differenza.
                • Frutta intera: Un ananas intera costa mediamente 2,18 euro al chilo, contro i 13,19 euro della versione già pulita e confezionata.

                Cotechino, lenticchie e bollicine: un cenone nel segno della tradizione

                Nonostante i rincari, sulle tavole degli italiani non mancheranno i grandi classici. Le lenticchie, simbolo di ricchezza e fortuna, saranno protagoniste insieme a cotechino e zampone, piatti che rappresentano abbondanza e buon auspicio. Anche i dolci natalizi come panettoni e pandori continueranno a farla da padrone, insieme allo spumante per il tradizionale brindisi di mezzanotte.

                L’Italia, insomma, non rinuncia alla sua tradizione gastronomica nemmeno nei momenti più difficili, dimostrando ancora una volta come il cibo sia un elemento centrale della nostra identità e cultura.

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