Cinema
Brigitte Bardot è morta: addio alla diva ribelle che ha cambiato il cinema e l’immaginario del Novecento
Dagli anni ruggenti del mito a Saint-Tropez al ritiro volontario dal cinema nel 1973, Brigitte Bardot ha incarnato bellezza, coraggio, provocazione e fragilità. Amata e contestata, celebrata e criticata, ha attraversato il secolo segnandolo per sempre: prima musa, poi attivista inflessibile per i diritti degli animali, figura controversa nella politica francese, e infine leggenda. Oggi se ne va la donna che ha fatto sognare il mondo, ma l’icona resta.
Brigitte Anne Marie Bardot non è stata solo un’attrice. È stata un fenomeno culturale, un terremoto estetico e morale, un cortocircuito tra desiderio e scandalo capace di spaccare il Novecento in due epoche: prima e dopo B.B. A 91 anni la diva francese è morta, come annunciato dalla sua fondazione. Nessun dettaglio sulle cause, nessuna retorica, solo la consapevolezza che con lei se ne va l’ultimo volto di un tempo in cui il cinema non raccontava l’immaginario: lo creava.
“ Sono stata molto felice, molto ricca, molto bella, ma anche molto famosa e molto infelice”. Bastano queste parole per restituire la parabola di una donna che ha vissuto troppo presto, troppo in alto, troppo esposta. Diventata simbolo mondiale della sensualità negli anni Cinquanta e Sessanta, B.B. ha incarnato libertà femminile, erotismo senza filtri, sfrontatezza e indipendenza quando nessuna donna osava reclamare nulla di simile.
Figlia dell’alta borghesia parigina, promessa della danza classica, giovanissima modella di Elle, Bardot entra nel cinema per caso e lo travolge per vocazione. Roger Vadim ne capisce prima di tutti la potenza: nel 1956 “E Dio creò la donna” non è solo un film, è un’eresia. Bardot non interpreta la seduzione: lo è. Nei suoi movimenti, nei silenzi, nel corpo che non chiede permesso ma occupa lo schermo e il desiderio collettivo. Hollywood è ancora prigioniera della morale, l’Europa no. Il mito nasce lì.
Poi arrivano gli autori: Louis Malle, Henri-Georges Clouzot, Jean-Luc Godard. “Il disprezzo” segna una frattura nella storia del cinema: la Bardot di quel film è bellezza assoluta e tragedia quotidiana, dea e donna ferita, icona e persona. In Italia il film viene mutilato, censurato, rimontato. Segno che Bardot, più ancora del film, spaventa.
La vita privata è una tempesta. Amori ruggenti, matrimoni, fragilità esposte al massacro mediatico, i paparazzi che la braccano prima ancora che esistesse la parola “ossessione”. Il figlio Nicolas, i sensi di colpa, le cadute, la depressione. Bardot non è invincibile: e proprio questo la rende ancora più vera.
Negli anni Sessanta la metamorfosi continua: diventa voce, musa di Serge Gainsbourg, volto della cultura pop, creatura sospesa tra scandalo e genialità. Poi, quando il mondo la vorrebbe eterna, lei fa l’unica cosa davvero ribelle: se ne va. Nel 1973 annuncia il ritiro. Fine. A quarant’anni smette di recitare, smette di mostrarsi, smette di nutrire il mito. Proprio così il mito diventa eterno.
Il resto è un’altra vita. Lontano dai set, vicino agli animali. La Fondazione Bardot nasce da una scelta estrema: mettere all’asta i suoi gioielli per finanziare la sua battaglia. Una nuova esistenza, combattiva, ruvida, senza compromessi. Accanto alla difesa degli animali arriva la stagione delle posizioni dure, dei contrasti politici, delle frasi che dividono. Bardot non cerca di piacere: non lo ha mai fatto.
Gli ultimi anni li passa nella sua “arca”, la Madrague a Saint-Tropez. Un eremo e una culla di memorie. Da lì ogni tanto tuona, spesso contro, sempre senza filtro. È cocciuta, radicale, scomoda. È ancora B.B., anche senza cinema.
Rimangono i film. Rimane quel modo di guardare che nessuna attrice ha mai più avuto. Rimane il mito del corpo che liberò le donne dall’obbligo di essere educate e invisibili. Rimane una vita che ha vissuto più vite. E resta l’immagine di quella ragazza che ballava scalza, con i capelli sciolti al vento, mentre il mondo imparava a desiderare.
Brigitte Bardot è morta. B.B., però, continuerà a esistere. Perché certe icone non scompaiono: cambiano pelle e restano, ostinate, nel nostro immaginario.
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Cinema
Irina Shayk e Michele Morrone, passione da film a Napoli: “Mi sono sentita italiana, piena d’amore”
Irina Shayk e Michele Morrone interpretano una coppia travolta dalla passione nella nuova campagna di Dolce&Gabbana per Your Devotion Eau de Parfum Intense. Al Corriere la top model racconta l’emozione di girare a Napoli: “È stato un sogno diventato realtà”.
Sguardi che parlano più delle parole, baci improvvisi, carezze e una Napoli da cartolina sullo sfondo. È questa l’atmosfera della nuova campagna di Dolce&Gabbana, che ha scelto Irina Shayk e Michele Morrone come protagonisti del lancio di Your Devotion Eau de Parfum Intense. Più che uno spot pubblicitario, un piccolo film romantico diretto da Gordon Von Steiner, accompagnato dalle note senza tempo di “Sapore di sale” di Gino Paoli.





Tra vicoli, palazzi storici e scorci sul Golfo di Napoli, la top model russa e l’attore italiano danno vita a una storia d’amore intensa e sensuale, costruita su gesti quotidiani e una forte complicità.
Irina Shayk e Michele Morrone, una coppia magnetica nello spot
La campagna racconta un amore vissuto senza riserve, fatto di passione, fiducia e devozione. Irina Shayk e Michele Morrone interpretano due innamorati che si cercano, si sfiorano e si ritrovano in una Napoli luminosa e sospesa nel tempo, trasformando la città nella cornice ideale di un racconto romantico.
Secondo la maison, Your Devotion Eau de Parfum Intense è una fragranza gourmand e fruttata che celebra una devozione autentica, “fatta di promesse mantenute, differenze superate e scelte rinnovate giorno dopo giorno”. A firmarla è il maestro profumiere Olivier Cresp.
“Girare a Napoli è stato un sogno”
Intervistata dal Corriere della Sera, Irina Shayk ha raccontato tutto il suo entusiasmo per il progetto. “È stato un sogno diventato realtà. Filmare a Napoli, essere parte della famiglia Dolce&Gabbana. Sono entusiasta di essere parte di quella che io non chiamerei campagna ma proprio un film all’italiana. Mi sono sentita italiana, piena di passione, di amore. Con anche un po’ di drama. Tutte cose che amo.”
Parole che raccontano il forte legame nato durante le riprese e l’atmosfera che la produzione ha cercato di ricreare, ispirandosi al cinema italiano e alle emozioni più autentiche.
I segreti della borsa di Irina Shayk
Nel corso dell’intervista, la top model ha anche svelato quali sono gli oggetti che non mancano mai nella sua borsa. “Sicuramente un piccolo profumo, un lip balm. Poi naturalmente poi il telefonino perché siamo sempre tutti connessi. E poi qualcosa di dolce, una caramella per esempio.”
Piccoli dettagli che completano il ritratto di una delle modelle più celebri al mondo, oggi protagonista insieme a Michele Morrone di una campagna destinata a conquistare gli appassionati di moda, profumi e cinema grazie a un racconto visivo che punta tutto sulla forza delle emozioni.
Cinema
Louis Partridge rompe il silenzio su James Bond: “Meraviglioso essere preso in considerazione”
A soli 23 anni, Louis Partridge è uno dei nomi accostati al nuovo James Bond. Lui ammette di non essersi mai immaginato nei panni dell’agente segreto, ma definisce “meraviglioso” essere preso in considerazione.
Il futuro di James Bond continua ad alimentare indiscrezioni e scommesse tra gli appassionati di cinema. Da quando si è conclusa l’era di Daniel Craig, i nomi dei possibili successori si rincorrono con sempre maggiore frequenza. Tra questi, nelle ultime settimane, è spuntato anche quello di Louis Partridge, che ha deciso di commentare per la prima volta le voci sul suo conto.
Louis Partridge e la candidatura a James Bond
L’attore britannico, 23 anni, ha confessato di non essersi mai immaginato nei panni dell’agente segreto più famoso del cinema. Allo stesso tempo, però, non ha nascosto la soddisfazione per essere finito tra i candidati più chiacchierati.
“Meraviglioso”, ha definito il fatto di essere preso in considerazione per il ruolo. Una risposta misurata, che non conferma nulla sul futuro del franchise, ma dimostra quanto il suo nome stia ormai circolando con insistenza tra gli addetti ai lavori e tra i fan della saga.
Il Bond più giovane della lista
Se la scelta dovesse davvero ricadere su Louis Partridge, la produzione punterebbe su un James Bond decisamente più giovane rispetto agli altri attori spesso indicati come favoriti.
Partridge, infatti, ha appena 23 anni. Un’età che lo distingue nettamente dagli altri candidati ipotizzati: Jacob Elordi ne ha 28, Harris Dickinson 29, Aaron Taylor-Johnson 35 e Callum Turner 36. Una differenza che potrebbe rappresentare un cambio di rotta importante per il celebre agente segreto, con la possibilità di costruire un Bond più giovane e destinato a restare a lungo sul grande schermo.
Chi sarà davvero il prossimo 007?
Per il momento non esistono conferme ufficiali sul nome del nuovo James Bond e la corsa alla successione resta apertissima. Ogni dichiarazione dei possibili candidati finisce così per alimentare nuove speculazioni.
Le parole di Louis Partridge, pur prudenti, confermano comunque che il suo nome è ormai entrato nel dibattito. E se per lui l’idea di interpretare 007 era qualcosa che non aveva mai immaginato, essere associato a uno dei ruoli più iconici della storia del cinema è già, come ha raccontato lui stesso, qualcosa di “meraviglioso”.
Cinema
Christopher Nolan spiazza tutti: Elliot Page non è Achille, il suo vero ruolo ne L’Odissea cambia tutto
Per mesi si era parlato di Achille, ma il personaggio interpretato da Elliot Page è un altro. Le prime proiezioni de L’Odissea di Christopher Nolan rivelano che vestirà i panni di Sinon, figura decisiva nella caduta di Troia.
Per mesi fan e addetti ai lavori avevano dato quasi per scontato che Elliot Page interpretasse Achille ne L’Odissea di Christopher Nolan. Le prime proiezioni riservate alla stampa hanno però ribaltato completamente questa convinzione, svelando un ruolo molto diverso e destinato ad avere un peso fondamentale nella storia.
Elliot Page non interpreta Achille
La sorpresa riguarda proprio il personaggio affidato all’attore. Contrariamente a quanto circolato nei mesi scorsi, Elliot Page non veste i panni di Achille, uno degli eroi più celebri della mitologia greca, ma interpreta Sinon, un soldato greco legato a uno degli episodi più celebri della guerra di Troia.
La rivelazione è emersa durante le prime proiezioni del film dedicate alla stampa, mettendo fine alle numerose indiscrezioni che avevano accompagnato la produzione del kolossal diretto da Christopher Nolan. Un dettaglio che contribuisce ad alimentare la curiosità attorno a uno dei film più attesi degli ultimi anni.
Chi è davvero Sinon nella tradizione classica
Pur non comparendo nell’Odissea di Omero, Sinon è una figura ben nota nella tradizione classica. La sua vicenda viene raccontata soprattutto nell’Eneide di Virgilio e in altri resoconti successivi.
Secondo la tradizione, è lui il soldato greco che, fingendosi abbandonato dai suoi compagni, riesce a conquistare la fiducia dei troiani. Con il suo inganno li convince a trascinare il celebre Cavallo di Troia all’interno delle mura della città, aprendo di fatto la strada alla sua distruzione.
Un personaggio chiave nel film di Christopher Nolan
La scelta di affidare a Elliot Page il ruolo di Sinon lascia intuire quanto Christopher Nolan abbia deciso di valorizzare anche personaggi meno noti al grande pubblico, ma determinanti nello sviluppo della vicenda.
Se Achille rappresenta l’eroe per eccellenza della guerra di Troia, Sinon è invece l’uomo dell’inganno, colui che con l’astuzia riesce a ottenere ciò che la forza non aveva conquistato. Una rivelazione che modifica le aspettative sul personaggio interpretato da Elliot Page e aggiunge un nuovo tassello al mosaico narrativo costruito dal regista britannico.
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