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Cinema

Checco Zalone torna al cinema con Buen Camino: «Basta lamentarsi del politicamente corretto, bisogna essere intelligentemente scorretti»

A cinque anni da Tolo Tolo, Checco Zalone torna al cinema con Buen Camino, in uscita a Natale in mille copie con Medusa Film. Una storia comica e politicamente “intelligentemente scorretta” che porta un industriale viziato e narcisista sul Cammino di Santiago, nel tentativo di recuperare il rapporto con la figlia Cristal. Con lui, di nuovo, il regista Gennaro Nunziante e un cast che mescola volti italiani e internazionali.

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    «Invece di lamentarsi del politicamente corretto bisogna essere intelligentemente scorretti, io non avverto questo problema, l’avete visto nel film». Luca Medici, alias Checco Zalone, riassume così lo spirito di Buen Camino, la commedia che segna il suo ritorno nelle sale a cinque anni da Tolo Tolo. L’appuntamento è di quelli simbolici: uscita il 25 dicembre, giorno di Natale, in ben mille copie distribuite da Medusa Film.

    La nuova storia nasce ancora una volta dall’incontro tra la sua comicità e lo sguardo registico di Gennaro Nunziante, che torna dietro la macchina da presa e alla sceneggiatura, ricomponendo la coppia d’oro che aveva frantumato i record al botteghino, separata solo nel 2020 per Tolo Tolo.

    Politicamente corretto? Zalone sceglie l’“intelligente scorrettezza”

    Buen Camino non gira attorno ai temi sensibili, li attraversa. Nella sceneggiatura compaiono battute che sfiorano Gaza, Schindler’s List, l’11 settembre, territori dove molti comici oggi preferiscono non avventurarsi. Zalone invece rivendica una linea chiara: non si tratta di provocare a tutti i costi, ma di usare l’ironia per guardare le cose da un’angolazione diversa. Il bersaglio, come spesso accade nel suo cinema, è prima di tutto il protagonista stesso, con tutti i suoi vizi, le sue miserie e le sue ridicolaggini.

    Un ricco egomaniaco sul Cammino di Santiago

    Al centro del film c’è Checco, rampollo viziato ed egomaniaco di un industriale dei divani. Un uomo che ha tutto, tranne la voglia di lavorare. Invece di occuparsi dell’azienda, passa le giornate tra la fidanzata modella 25enne, una super villa piena di statue e quadri autocelebrativi, yacht e feste faraoniche. Sta organizzando un party con 800 invitati per i suoi 50 anni, quando il suo castello narcisista va in frantumi: l’ex moglie Linda (interpretata da Martina Colombari) lo chiama per dirgli che la figlia adolescente, Cristal (Letizia Arnò), è scomparsa.

    Checco la ritrova in Francia: la ragazza, in cerca di valori autentici, è pronta a iniziare il Cammino di Santiago di Compostela, ottocento chilometri di fatica, silenzio, incontri e strada. Nel tentativo di riportarla a casa in fretta, il padre decide di accompagnarla. È l’inizio di un pellegrinaggio che mette a nudo tutte le sue contraddizioni: l’uomo arriva sul percorso in Ferrari, trascinandosi dietro il suo mondo di comfort e privilegi dentro ostelli spartani, letti a castello, pasti semplici, imprevisti e ricoveri improvvisi.

    Il ritorno della coppia Zalone–Nunziante

    «Con Luca, la prima cosa che facciamo è chiederci chi è Checco oggi», racconta Gennaro Nunziante. In questa fase storica, la risposta è stata evidente: un ricco che si sente intoccabile, convinto di essere quasi una divinità. Il Cammino di Santiago diventa così il luogo del contrasto assoluto, dove la ricchezza smette di essere scudo e inizia a essere zavorra. «Da ricco lui si è considerato un Dio ma non si è mai messo alla ricerca di Dio», spiega il regista. Il viaggio, ovviamente, non è mai solo fisico: è un percorso di sgonfiamento dell’ego, tra umiliazioni comiche e piccole rinascite.

    Accanto a Zalone e Colombari, il film schiera anche Beatriz Arjona, Hossein Taheri e Alfonso Santagata, in un cast che mescola volti italiani e internazionali, pellegrini veri e personaggi sopra le righe, come da tradizione del suo cinema.

    Aspettative altissime al botteghino

    Sul fronte numeri, nessuna finta modestia. A produrre ci sono Indiana Production con Medusa, in collaborazione con Mzl e Netflix, e le prevendite – viene fatto notare – segnano già un forte interesse del pubblico. Zalone, come sempre, ci scherza sopra, ma il bersaglio è chiaro: «È inutile essere ipocriti… ci aspettiamo di fare i soldi», dice sorridendo. Poi la battuta sul collega più ingombrante che ci sia: «Questo James… come si chiama… Camerun – ironizza, storpiando James Cameron e il suo Avatar: Fuoco e cenere – dovrebbe svegliarsi il 26 e chiedersi: “Ma chi cazz… è ‘sto Zalone?”».

    Tra pellegrini veri e finti, preghiere, selfie, sarcasmo e inciampi, Buen Camino promette di riportare in sala quel mix di risate e fastidio buono che da anni accompagna il successo di Zalone. Il resto lo dirà la strada. E, questa volta, anche il botteghino di Natale.

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      Cinema

      Ilenia Pastorelli senza filtri: «Il cinema italiano è spesso una grande rottura». Poi si candida a regina di House of the Dragon

      Ilenia Pastorelli non usa mezze parole: denuncia lo sguardo radical chic sulle periferie, ricorda il provino infinito per Lo chiamavano Jeeg Robot e confessa che farebbe qualsiasi cosa per interpretare Rhaenyra Targaryen.

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        Ilenia Pastorelli compie quarant’anni senza perdere quella spontaneità che l’ha resa uno dei volti più riconoscibili del cinema italiano. Intervistata al Filming Italy Sardegna Festival, l’attrice romana ha parlato del nuovo progetto legato a Dario Argento, della passione sfrenata per House of the Dragon e di un cinema nazionale che, a suo giudizio, troppo spesso dimentica il pubblico per compiacere gli addetti ai lavori.

        Dopo Occhiali neri, Pastorelli torna infatti nell’universo del maestro del brivido con Carne della mia carne, thriller diretto da Nunzio Altobelli e tratto da una sceneggiatura di Argento. Nel cast figurano anche Alessio Boni, Matilde Gioli, Ángela Molina e Lina Sastri.

        Ilenia Pastorelli torna nel mondo di Dario Argento

        «È un film molto tosto. È uno di quei ruoli femminili che amo tanto e che solo Argento sa fare così», ha raccontato Pastorelli. L’attrice interpreta un’infermiera rimasta vedova, madre di un’adolescente che scompare improvvisamente. La donna decide di cercarla personalmente con l’aiuto del compagno, un poliziotto interpretato da Alessio Boni.

        Un personaggio oscuro e combattivo, costruito intorno a una sparizione e a un’indagine privata: terreno perfetto per riportare Pastorelli nelle atmosfere inquietanti care ad Argento.

        Il sogno è diventare Rhaenyra Targaryen

        Il vero colpo di fulmine dell’attrice, però, arriva da Westeros. Pastorelli ha confessato di essere una fan accanita di House of the Dragon e di avere già scelto il ruolo dei sogni: «Farei qualsiasi cosa per recitare in quella serie. Cosa vorrei fare? Sicuramente la Regina».

        Il riferimento è naturalmente a Rhaenyra Targaryen, protagonista interpretata da Emma D’Arcy. Nell’intervista Pastorelli parla dell’inizio della “quarta stagione”, ma al momento delle sue dichiarazioni era in onda la terza; la quarta è stata confermata come capitolo conclusivo della serie.

        «Le periferie raccontate con uno sguardo radical chic»

        Quando il discorso passa al cinema italiano, Pastorelli abbandona ogni diplomazia. L’attrice critica soprattutto chi pretende di descrivere borgate, coatti e marginalità osservandoli da una posizione privilegiata: «Mia zia di Torre Angela non si riconosce in certi film ambientati nelle periferie, perché vengono raccontati con uno sguardo radical chic».

        Il paragone è con Claudio Caligari e Amore tossico: «O sei Claudio Caligari e fai Amore tossico, perché conosci davvero quel mondo, oppure rischi di raccontare qualcosa di finto». Poi la stoccata più pesante: «Si fanno troppo spesso film per gli addetti ai lavori e non per il pubblico. Se il cinema italiano non incassa, parliamoci chiaro, a volte è un problema di autenticità e molto spesso perché è una grande rottura».

        Dal Grande Fratello al David di Donatello

        Pastorelli non nasconde neppure quanto abbiano contato le condizioni economiche nella sua partecipazione al Grande Fratello: «Avevo 24 anni e mi dissero: se varchi quella porta noi ti diamo un tot, ed era quanto guadagnava mia madre in un anno». Doveva restare poche settimane, rimase sei mesi.

        La svolta arrivò quando lo sceneggiatore Nicola Guaglianone iniziò a immaginare per lei il personaggio di Alessia in Lo chiamavano Jeeg Robot. Gabriele Mainetti impiegò due anni prima di affidarle definitivamente la parte: «Ogni tre mesi mi richiamava e mi diceva: “Sei bravissima, però forse prendo un’attrice più famosa”. Poi cambiava idea».

        Quel ruolo le regalò il David di Donatello come migliore attrice protagonista. E Mainetti, ricorda oggi, fu il primo a dirle con convinzione ciò che lei ancora faticava a credere: «Guarda che tu sei un’attrice».

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          Cinema

          Cinema all’aperto d’estate: le zanzare e il caldo rischiano di rovinarti il film, ecco le cose da portare dietro per salvare la serata

          Le arena estive offrono un’atmosfera unica per gli amanti del grande schermo, ma le punture d’insetto, l’umidità e il raffreddamento serale possono rovinare la visione. Prepararsi al meglio con piccoli accorgimenti pratici permette di godersi il film senza distrazioni.

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          Cinema all'aperto d'estate: le zanzare e il caldo rischiano di rovinarti il film, ecco le cose da portare dietro per salvare la serata

            L’estate porta con sé il fascino intramontabile dei cinema all’aperto. Guardare un film sotto un cielo stellato, circondati dalla brezza serale, rappresenta una delle esperienze più amate della bella stagione. Tuttavia, quello che sulla carta si presenta come un appuntamento romantico o rilassante può trasformarsi rapidamente in una vera e propria prova di resistenza se ci si presenta impreparati.

            L’ambiente esterno nasconde insidie da non sottovalutare: dalle colonie di zanzare affamate fino al tasso di umidità che sale drasticamente dopo il tramonto, passando per sedie spesso rigide e scomode.

            L’incubo zanzare e l’effetto umidità durante la proiezione

            Il problema principale delle proiezioni estive riguarda senza dubbio gli insetti. I parchi e i cortili che ospitano le arene cinematografiche si trovano spesso vicini a zone verdi o fonti d’acqua, habitat ideali per le zanzare. Rimanere fermi e seduti per oltre due ore al buio rende gli spettatori bersagli perfetti, trasformando la visione del film in un continuo agitarsi per scacciare le punture.

            A questo si aggiunge l’escursione termica serale. Se all’inizio della proiezione l’afa e il caldo la fanno da padroni, con l’avanzare della notte l’umidità penetra nei vestiti, creando una sensazione di freddo umido che rischia di rovinare la seconda parte della pellicola.

            Il kit di sopravvivenza: cosa mettere assolutamente in borsa

            Per evitare che la serata si trasformi in una tortura, gli esperti di vita all’aria aperta consigliano di organizzare una piccola borsa con alcuni oggetti strategici. Il primo alleato indispensabile è uno spray repellente per insetti ad alta efficacia, da applicare prima di sedersi e da riutilizzare a metà spettacolo.

            Accanto allo spray, risulta utilissimo portare un ventaglio manuale o un piccolo ventilatore portatile a batteria per muovere l’aria durante le ore più calde. Inserire in borsa una felpa leggera, uno spolverino o un foulard si rivela fondamentale per proteggere le spalle e le gambe sia dall’umidità serale sia dalle punture improvvise.

            Scomodità e idratazione: i dettagli che fanno la differenza

            Molte arene all’aperto utilizzano sedie in plastica o metallo che, dopo novanta minuti, risultano rigide e dolorose per la schiena. Portare da casa un piccolo cuscino da seduta o una copertina pieghevole migliora notevolmente il comfort posturale.

            Infine, non bisogna dimenticare l’idratazione. Un’ampia borraccia di acqua fresca consente di combattere la sete causata dalla calura estiva senza doversi alzare continuamente durante le scene chiave del film. Con questi semplici accorgimenti, la magia del cinema sotto le stelle torna a essere un piacevole passatempo estivo.

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              Cinema

              Youma Diakite rivela: «Ho avuto una storia con Robert De Niro. Durò un anno, ma finì perché non ero abbastanza presa»

              Ospite del podcast Radici, Youma Diakite sgancia una confessione rimasta segreta per anni. A conquistare il suo interesse sarebbe stato Robert De Niro, ma neppure il fascino del premio Oscar riuscì a farla innamorare davvero.

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                Youma Diakite ha avuto una storia d’amore con Robert De Niro. Non un incontro fugace o un flirt consumato tra due feste, ma una relazione che, secondo il suo racconto, sarebbe durata circa un anno. A rivelarlo per la prima volta è stata la stessa ex modella e attrice, ospite del podcast Radici, Beyond the Name.

                La confessione ha naturalmente l’effetto di una piccola bomba sul mondo del gossip. Diakite non ha però raccontato la relazione con l’emozione di chi ricorda il grande amore della propria vita. Al contrario, ha ammesso che all’inizio considerava De Niro troppo anziano per lei e che alla fine fu proprio il suo scarso coinvolgimento sentimentale a determinare la rottura.

                Youma Diakite e la storia segreta con Robert De Niro

                «Mi dicevo che era vecchio», ha raccontato Youma Diakite ricordando i primi approcci dell’attore. Una considerazione che, evidentemente, non bastò a scoraggiare il protagonista di Taxi Driver. De Niro avrebbe iniziato a corteggiarla con una certa determinazione, riuscendo progressivamente a superare le sue resistenze.

                «Mi corteggiò e ci fu la storia», ha rivelato l’ex modella, confermando che la frequentazione sarebbe andata avanti per un anno. Una relazione sorprendentemente lunga, soprattutto considerando la discrezione con cui entrambi sarebbero riusciti a proteggerla dall’attenzione dei giornali.

                Diakite non ha indicato con precisione il periodo nel quale sarebbe nata la storia. Il suo racconto resta inoltre una testimonianza personale: Robert De Niro, almeno finora, non ha commentato né confermato pubblicamente la relazione.

                «Finì perché non ero molto presa da lui»

                Il corteggiamento di uno degli attori più celebrati di Hollywood riuscì a convincerla, ma non a farla innamorare fino in fondo. Youma non ha costruito intorno alla vicenda un romanzo tormentato e non ha attribuito la separazione a tradimenti, scenate o incompatibilità insanabili.

                La spiegazione fornita al podcast risulta molto più semplice e persino spiazzante: «Finì perché non ero molto presa di lui». Insomma, De Niro poteva vantare due Oscar, una carriera leggendaria e un fascino riconosciuto in tutto il mondo, ma non abbastanza presa su Youma Diakite.

                Una conclusione che ribalta la consueta narrazione del divo irraggiungibile. Fu lui, stando alle parole dell’attrice, a insistere per conquistarla; fu invece lei a rendersi conto che la relazione non le bastava per proseguire.

                Chi è Youma Diakite, dalla moda alla televisione

                Nata in Mali e arrivata in Italia da giovanissima, Youma Diakite ha raggiunto la popolarità negli anni Novanta grazie alla straordinaria somiglianza con Naomi Campbell. Dopo la carriera da modella ha lavorato nel cinema e in televisione, partecipando anche a programmi come Ballando con le stelle, Pechino Express e L’Isola dei famosi.

                Nel podcast ideato e condotto da Ughetta Di Carlo, Diakite ha ripercorso la propria storia personale e professionale, concedendosi anche questo inatteso capitolo sentimentale. La relazione con De Niro, rimasta lontana dai riflettori per anni, emerge così soltanto attraverso le sue parole.

                Il divo americano non ha ancora replicato. Difficile sapere se ricordi quella storia nello stesso modo. Youma, però, ha già consegnato al gossip il dettaglio più irresistibile: Robert De Niro riuscì a conquistarla, ma non abbastanza da trattenerla.

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