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Cinema

Denzel Washington verso il ritiro: una carriera leggendaria giunge al tramonto

Il ritiro di Denzel Washington rappresenta la fine di un’epoca. L’attore ha deciso di andare in pensione ma prima ci lascerà ancora qualche perla.

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    Sì, sì avete letto bene Denzel Washington, uno degli attori più iconici e talentuosi di Hollywood, ha annunciato il suo ritiro dalle scene e dai teatri. In una recente intervista al talk show australiano Today, l’attore 69enne ha svelato che il suo ritiro dalle scene è imminente, anche se rimangono ancora alcuni progetti significativi da completare. “Non so quanti altri film farò. Probabilmente non molti, ma voglio fare cose che non ho ancora fatto,” ha dichiarato. Tra i film in programma prima del suo addio figura anche un ruolo nel futuro Black Panther 3, diretto da Ryan Coogler.

    Gli ultimi progetti in cantiere: da Otello a Black Panther 3

    Nonostante l’annuncio del ritiro, Denzel Washington ha ancora qualche asso nella manica. Dopo il “Il Gladiatore 2” (2024), diretto da Ridley Scott, dove interpreta un ex schiavo diventato proprietario di una scuola di gladiatori, film criticato da pubblico e critici per alcuni errori e scelte del regista, il prossimo anno sarò dedicato a “Anatomia di un rapimento“. Un remake del classico di Akira Kurosawa, diretto da Spike Lee. E infine lo attende “Black Panther 3“, in cui Ryan Coogler sta scrivendo un ruolo su misura per lui. Un progetto che ha fatto molto discutere considerando che la Marvel non ha ancora ufficializzato il film. Washington ha anche rivelato che tornerà a interpretare Otello a teatro, quasi 50 anni dopo averlo fatto per la prima volta, e che ha in cantiere un ambizioso progetto cinematografico su Annibale, il leggendario generale cartaginese. Ahhh ma allora c’è ancora tempo per rivederlo…

    Due o tre cose che sappiamo di lui…

    Il percorso professionale di Denzel ha segnato la storia del cinema. L’attore, infatti, ha alle spalle una carriera straordinaria, che lo ha visto protagonista di film indimenticabili e interprete di personaggi complessi, capaci di emozionare e ispirare intere generazioni. Tra le sue interpretazioni più memorabili vogliamo ricordare: “Malcolm X” (1992), diretto da Spike Lee, dove ha vestito i panni dell’attivista afroamericano in una performance considerata tra le migliori della sua carriera; “Philadelphia” (1993), al fianco di Tom Hanks, in un dramma che affronta il tema dell’AIDS con straordinaria intensità.

    Denzel Washington tra oscar, Golden Globe e Academy Awards

    E ancora “Training Day” (2001), che gli è valso il suo secondo Oscar per il ruolo del carismatico ma corrotto detective Alonzo Harris; “The Hurricane” (1999), basato sulla vera storia del pugile Rubin Carter, che gli è valso una nomination agli Oscar e il plauso della critica. In “Glory” (1989), ha interpretato un soldato durante la Guerra Civile americana, conquistando il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista. Per non dimenticare “Fences” (2016), “Inside Man” (2006), “Flight” (2012), e la trilogia di The Equalizer. Denzel è stato nominato sei volte agli Academy Awards, consolidandosi come uno degli attori più apprezzati della sua generazione. Ha inoltre ricevuto tre Golden Globe, un Tony Award per la sua performance teatrale in Fences e il prestigioso Cecil B. DeMille Award alla carriera nel 2016.

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      Cinema

      Ashton Kutcher rompe il silenzio sul caso “docce”: “Era una battuta, io mi lavo eccome”

      Un commento estrapolato da un podcast ha scatenato un dibattito globale sull’igiene domestica. Ora Ashton Kutcher interviene per chiarire, mentre le parole di Mila Kunis continuano a dividere il web.

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        Dopo giorni di ironie, meme e titoli scandalistici, Ashton Kutcher è intervenuto per chiarire il caso nato dalle dichiarazioni sull’igiene familiare. In un’intervista alla rivista People, l’attore ha spiegato che tutto nasceva da una battuta fatta tempo fa in un podcast: «C’è stato un commento in un podcast, tanto tempo fa… e la gente diceva: “Non si lavano”. Io ho risposto: “Io mi lavo, vado in palestra, mi lavo”». Un tentativo di smontare la narrativa virale che aveva trasformato una frase scherzosa in una sorta di manifesto anti-doccia.

        Le parole di Mila Kunis sul bagno dei figli
        La polemica era esplosa dopo le parole della moglie Mila Kunis, che aveva raccontato un approccio molto pragmatico all’igiene: «Da bambina non avevo l’acqua calda, quindi non facevo spesso la doccia. Quando ho avuto i figli non li lavavo tutti i giorni… Non ero quel tipo di genitore che faceva sempre il bagno ai neonati». Una confessione personale che, estrapolata dal contesto, aveva acceso un dibattito globale sulle abitudini familiari, trasformando un aneddoto in una questione quasi ideologica.

        Una confessione diventata caso virale
        Il racconto della coppia, nato come aneddoto intimo, si è trasformato in un caso mediatico con commenti divisi tra chi difendeva un approccio realistico alla genitorialità e chi criticava l’apparente leggerezza sull’igiene quotidiana. Kutcher ha ora cercato di riportare il discorso su un piano meno sensazionalistico, sottolineando come certe frasi, fuori contesto, possano diventare etichette mediatiche difficili da scrollarsi di dosso in un ecosistema dove ogni confessione è materia prima per il tribunale dei social.

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          Cinema

          Due di noi: Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti, lo shopping (parsimonioso) che sorprende tutti

          Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti fanno shopping come una coppia qualunque: leggono l’etichetta, valutano, decidono insieme. Un gesto semplice che racconta molto più di mille red carpet sul loro modo di stare al mondo — e insieme

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            Vederli insieme non fa più notizia. O forse sì, ma per motivi diversi. Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti sono stati immortalati durante una sessione di shopping che ha poco o nulla di hollywoodiano. Niente boutique blindate, niente sacchetti accumulati senza criterio, nessun atteggiamento da “prendo tutto e poi vediamo”. La scena è sorprendentemente ordinaria: i due osservano un capo, leggono il cartellino del prezzo, si scambiano uno sguardo, valutano se provarlo o meno. Ed è proprio questa normalità a colpire.

            Il cartellino che fa più rumore di un red carpet
            Il dettaglio che ha acceso i commenti non è lo shopping in sé, ma quel gesto elementare: controllare il prezzo. Un’azione banalissima per chiunque, quasi rivoluzionaria se compiuta da uno degli attori più pagati e riconoscibili al mondo. Non perché DiCaprio non possa permetterselo, ma perché non sente il bisogno di dimostrarlo. Da sempre schivo, poco incline all’ostentazione, l’attore ha costruito negli anni un’immagine pubblica sobria, quasi in contrasto con il sistema che lo ha reso una star globale. Accanto a lui, Vittoria Ceretti, che il valore dei vestiti lo conosce benissimo avendo calcato le passerelle più importanti del mondo, si muove con la stessa naturalezza. Nessuna fretta, nessun automatismo, solo scelta.

            Una complicità fatta di gesti minimi
            C’è poi un aspetto più sottile, ma decisivo: la dinamica di coppia. Lui non trascina, lei non impone. Lei indica, lui ascolta. Lui osserva, lei aspetta. È una complicità silenziosa, fatta di micro-decisioni condivise, lontana dalla teatralità di molte coppie vip che sembrano vivere solo per essere raccontate. Qui accade il contrario: prima si vive, poi — se capita — si finisce sui social o sui giornali.

            Il nuovo lusso è poter scegliere
            In un’epoca dominata dall’ostentazione, quel controllo del cartellino diventa quasi un manifesto. Il lusso oggi non è comprare senza guardare, ma potersi permettere di scegliere senza dover dimostrare nulla. Fermarsi, valutare, magari rinunciare. Vivere senza la necessità di essere sempre all’altezza di un personaggio. Forse è anche questo il segreto dell’equilibrio tra Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti: nessuna messa in scena, nessun eccesso, nessuna urgenza di stupire. Solo due persone, insieme, davanti a uno specchio. E a un cartellino.

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              Cinema

              Checco Zalone e l’aneddoto “piccante” a casa di Berlusconi e i messaggi con Giorgia Meloni raccontati ad Aldo Cazzullo

              Checco Zalone sorprende ancora una volta con un racconto spiazzante e autoironico. In un’intervista ad Aldo Cazzullo, il comico pugliese rievoca un episodio imbarazzante avvenuto a casa di Silvio Berlusconi e svela i retroscena dei suoi contatti con Giorgia Meloni. Tra equivoci alcolici, stanze sbagliate e WhatsApp inattesi, emerge un ritratto dissacrante del potere visto dal punto di vista di chi non ha mai smesso di restare “uno normale”.

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                Se c’è una cosa che Checco Zalone non ha mai fatto, è prendersi sul serio. Nemmeno quando si trova a cena con il potere. E il racconto che affida ad Aldo Cazzullo è la dimostrazione plastica di questo approccio: un aneddoto che mescola vino, imbarazzo e una delle icone più controverse della storia italiana recente.

                La cena dal Cavaliere e la porta sbagliata

                La scena è da film, ma senza copione. Zalone racconta di una cena a casa di Silvio Berlusconi. Dopo il pasto, il Cavaliere si alza, si congeda con naturalezza e annuncia che deve “andare a lavorare”. Tutto normale, almeno in apparenza.

                Il problema arriva dopo. “Ero un po’ ubriaco di Barbaresco”, ammette Zalone con la consueta franchezza. Si alza per andare in bagno, sbaglia porta e finisce in una stanza che non avrebbe dovuto vedere. “Entro in una sala piena di figa”, racconta senza giri di parole, trovandosi davanti Berlusconi intento a intrattenere le sue giovani ospiti.

                Un errore di percorso che diventa fotografia surreale di un’epoca, raccontata però senza giudizio, né indignazione, né voyeurismo. Solo con l’occhio sbigottito di chi, semplicemente, non era preparato a quella scena.

                L’autoironia come chiave di lettura

                Il racconto non diventa mai denuncia né apologia. È piuttosto un cortocircuito comico: l’uomo comune catapultato in un contesto che non gli appartiene, e che osserva con la distanza di chi non si sente parte di quel mondo. Zalone non cerca lo scandalo, ma lo sdrammatizza, come ha sempre fatto con il potere, la politica e i suoi rituali.

                In fondo, è la stessa postura che ha reso i suoi film fenomeni trasversali: raccontare l’Italia senza volerle spiegare come dovrebbe essere, limitandosi a mostrarne le contraddizioni.

                I messaggi con Giorgia Meloni

                Nell’intervista, però, non c’è solo il passato berlusconiano. Zalone parla anche dei contatti con Giorgia Meloni. Anche qui, il tono resta quello dell’aneddoto, non della rivelazione politica.

                “Ero in vacanza in Puglia quando mi mandò un WhatsApp chiedendo di incontrarmi”, racconta. La reazione iniziale è di rifiuto istintivo: “Io non incontro mai politici”. Ma poi entra in scena la dimensione privata, quasi paesana. “Non volevo deludere i miei amici: tutti fascistoni, quindi suoi fan”.

                La soluzione immaginata è minimalista: un caffè, in segreto, senza clamori. Ma anche questa ipotesi viene bocciata dall’entourage informale: “La devi invitare a pranzo a Giorgia!”. E così avviene.

                Il pranzo e la battuta sulle allergie

                Il racconto si chiude con un dettaglio che è puro Zalone. Prima del pranzo, lui chiede alla futura premier se abbia allergie o intolleranze. “Oltre a quelle che già conoscevamo”, scherza. La risposta di Meloni è asciutta e seria: “Sono allergica alle nocciole”.

                Una battuta che vale più di molte analisi politiche, perché restituisce l’immagine di un incontro spogliato da ogni solennità, riportato alla dimensione concreta, quasi domestica. Nessun comizio, nessuna strategia. Solo persone che mangiano, parlano e si osservano.

                Il potere visto dal basso

                Quello che emerge da questi racconti non è un endorsement, né una presa di posizione ideologica. È piuttosto il modo in cui Zalone ha sempre raccontato il potere: guardandolo dal basso, con curiosità e diffidenza insieme, senza mai farsene intimidire.

                Berlusconi e Meloni diventano personaggi di una narrazione laterale, mai centrali, mai mitizzati. Il centro resta sempre lui: l’uomo che sbaglia porta, che beve troppo vino, che si preoccupa delle allergie alimentari più che dei destini della nazione.

                Una cifra che non cambia

                In tempi in cui ogni parola su politica e leader viene sezionata, strumentalizzata e urlata, il racconto di Checco Zalone spiazza proprio perché non vuole dimostrare nulla. Non assolve, non condanna, non spiega. Racconta. E ride, soprattutto di sé stesso.

                Forse è anche per questo che continua a parlare a pubblici diversissimi. Perché, mentre tutti cercano di apparire importanti, lui insiste a restare fuori posto. Anche quando sbaglia porta.

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