Cinema
Natale al cinema: i titoli imperdibili, dall’animazione per i più piccoli ai grandi ritorni
Dall’animazione Il Grande Natale degli Animali al Leone d’Oro di Pedro Almodóvar, passando per Ozpetek, Pieraccioni, e il classico restaurato Una poltrona per due. Un mese ricco di emozioni e magia, per grabdi e piccini.
Dicembre porta con sé la magia del Natale e, come ogni anno, una lunga lista di film che promettono di accendere le feste. Tra novità, grandi ritorni e pellicole d’autore, le sale cinematografiche si preparano a soddisfare tutti i gusti. Ecco una panoramica dei titoli più attesi.
Dal Natale degli animali al Leone d’Oro di Almodóvar
Ad aprire la stagione, il 5 dicembre, è Il Grande Natale degli Animali, un viaggio animato in cinque storie dedicate ai più piccoli e firmato da sei registe internazionali: Caroline Attia Lariviere, Ceylan Beyoglu, Olesya Shchukina, Haruna Kishi, Camille Almeras e Natalia Chernysheva.
Sempre il 5 dicembre arriva in sala La stanza accanto, il primo film in lingua inglese di Pedro Almodóvar. Con Julianne Moore e Tilda Swinton nei panni di due amiche che rinsaldano il loro legame dopo anni di lontananza, il film ha già conquistato il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e promette di emozionare il pubblico.
Remake, commedie e body-swap
Peter Chelsom (Shall We Dance?) firma il remake americano della commedia italiana Improvvisamente Natale (2022). Il film, intitolato Ops! È già Natale, vede Danny DeVito nei panni di un intraprendente nonno, ruolo che in Italia fu di Diego Abatantuono.
Alessandro Genovesi si cimenta invece nei body-swap movie con Una famiglia sottosopra, dove Luca Argentero, Valentina Lodovini, Licia Maglietta e tre giovani attori vivono l’esperienza di trovarsi nei panni di un altro membro della famiglia, affrontando dinamiche comiche e riflessioni.
Per gli amanti del cinema classico, il 9 dicembre torna nelle sale, in versione restaurata, il superclassico natalizio Una poltrona per due di John Landis (1983) con Eddie Murphy e Dan Aykroyd, imperdibile per chi vuole riscoprire un evergreen delle feste.
Supereroi e cattivoni
L’11 dicembre è il turno di Kraven – Il cacciatore di J.C. Chandor, che racconta la storia di Sergei Kravinoff, uno dei cattivi più iconici dell’universo di Spider-Man. Aaron Taylor-Johnson interpreta il protagonista, affiancato da Russell Crowe nel ruolo del padre Nikolai, in un racconto che mescola caccia, vendetta e azione mozzafiato.
Il 12 dicembre arriva invece Cattivissimi a Natale, con Luì e Sofì (Me Contro Te), alle prese con un elfo dispettoso e un piano da sventare, in una pellicola pensata per il pubblico più giovane.
Fra arte, politica e nostalgia
Il 19 dicembre debutta Conclave di Edward Berger, tratto dal romanzo di Robert Harris. Ralph Fiennes interpreta il cardinale Thomas Lawrence, coinvolto nei giochi di potere per l’elezione del nuovo pontefice. Lo stesso giorno arriva nelle sale Diamanti di Ferzan Ozpetek, con un cast tutto al femminile che include Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Geppi Cucciari, Elena Sofia Ricci e Milena Vukotic. Il film intreccia storie tra presente e passato, in una sartoria cinematografica degli anni ’70.
Sempre il 19 dicembre Alessandro Siani e Leonardo Pieraccioni dividono la scena in Io e te dobbiamo parlare, commedia che li vede nei panni di due agenti di polizia fuori dal comune. Lo stesso giorno esce Mufasa – Il re Leone, diretto dal premio Oscar Barry Jenkins, che racconta la storia del padre di Simba, il futuro re della savana.
Il gran finale con i cinepanettoni, vecchi e nuovi
Dal 23 dicembre Christian De Sica, Lillo Petrolo e Isabella Ferrari portano nelle sale Cortina Express, una commedia natalizia diretta da Eros Puglielli. Il mese si chiude con il ritorno di Vacanze di Natale 90, restaurato in 4K, un classico intramontabile del cinema italiano.
E con l’arrivo del 2025 si riaccende la corsa agli Oscar. Pablo Larrain presenta Maria, con Angelina Jolie nei panni di Maria Callas, mentre Fausto Brizzi porta sul grande schermo Dove osano le cicogne, una commedia romantica che esplora il desiderio di genitorialità in chiave leggera ma toccante.
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Cinema
Mara Venier sorprende sul set di Ferzan Özpetek: addio biondo, il nuovo look sale e pepe conquista tutti
Per il film di Ferzan Özpetek la conduttrice ha detto addio, almeno sul set, al suo iconico biondo. La nuova chioma sale e pepe, illuminata da ciocche platino, regala a Mara Venier un’eleganza inaspettata.
Mara Venier cambia pelle e lo fa nel modo più sorprendente possibile. Le immagini condivise da Ferzan Özpetek dal set del suo nuovo film, Nella gioia e nel dolore, hanno catturato l’attenzione dei fan soprattutto per un dettaglio: i capelli della conduttrice. Niente biondo uniforme, marchio di fabbrica che l’accompagna da anni, ma un look completamente diverso, raffinato e decisamente d’effetto.
Più che un semplice cambio di colore, sembra una vera scelta di stile pensata per il personaggio. E il risultato, almeno a giudicare dalle prime reazioni, è uno dei più riusciti degli ultimi tempi.
Il nuovo sale e pepe illumina il volto
Negli scatti pubblicati dal regista, la base della chioma appare decisamente più scura, con sfumature che oscillano tra il castano e il grigio naturale. A incorniciare il viso, invece, spiccano alcune ciocche chiarissime, quasi platino, che creano un elegante contrasto e donano grande luminosità all’incarnato.
Un effetto sale e pepe moderno e sofisticato, lontano dall’idea di una semplice ricrescita, che valorizza i lineamenti di Mara Venier e le conferisce un fascino ancora più intenso.
Un look che convince i fan
Il nuovo hairstyle ha subito acceso i commenti sui social. Molti follower hanno apprezzato la scelta, sottolineando come questo mix di grigio, castano e platino renda la conduttrice ancora più elegante e naturale.
D’altra parte, Mara Venier non è nuova ai piccoli colpi di scena quando si tratta della propria immagine, ma questa trasformazione rappresenta probabilmente una delle più sorprendenti degli ultimi anni. Se si tratta soltanto di un’esigenza di copione o di un cambiamento destinato a durare lo si scoprirà più avanti. Intanto, una cosa sembra mettere d’accordo quasi tutti: questo sale e pepe le sta davvero benissimo.
Cinema
Nolan fa il pieno con l’Odissea: woke, antiwoke e nuvola di Fantozzi, mentre tutti litigano lui incassa una montagna di milioni
Christopher Nolan ha vinto prima ancora che finisse la discussione: ha trasformato l’Odissea in un evento mondiale e ogni polemica in pubblicità gratuita. Elon Musk e gli antiwoke profetizzavano il naufragio, ma il kolossal continua a macinare milioni.
Mentre in Italia discutiamo di Vannacci travestito da gladiatore, Christopher Nolan ha preso Omero, lo ha caricato su una nave da 250 milioni di dollari e sta attraversando il box office senza incontrare nemmeno uno scoglio. Intorno infuria la tempesta perfetta: woke contro antiwoke, classicisti contro eretici, Elena nera, Sinone trans, rapper nell’antica Grecia e l’immancabile indignazione per la battuta «Il mio nome è Nessuno» finita chissà dove. Lui, intanto, conta i soldi.
C’è chi contesta il suo Mediterraneo dove il sole non arriva mai, come se Ulisse fosse partito per Itaca portandosi dietro la nuvola di Fantozzi. C’è chi si sente umiliato perché le proiezioni in Imax 70 millimetri restano un privilegio per pochissime sale e deve accontentarsi del cinema sotto casa, improvvisamente percepito come una televisione condominiale. E poi ci sono i polemisti professionisti: ospiti di Lilli Gruber, habitué di Luca Telese, intellettuali da social e pariolini incontrati dal fruttarolo. Tutti hanno un’opinione sull’Odissea. Tutti devono comunicarla al mondo.
Nolan ha trasformato Omero nel nuovo campionato di calcio
Al pubblico delle guerre culturali, però, sembra importare pochissimo. Gli spettatori non corrono al cinema per verificare il colore della pelle di Elena o il curriculum sessuale di Sinone. Ci vanno perché Nolan ha confezionato un evento, uno di quei film che non basta vedere: bisogna commentarlo, spiegarlo e possibilmente pronunciare qualcosa di intelligente prima che lo faccia il vicino di poltrona.
Il risultato ha mandato in cortocircuito chi prevedeva un disastro. L’Odissea ha debuttato con oltre 264 milioni di dollari nel mondo, stabilendo il miglior esordio globale della carriera di Nolan, mentre le proiezioni Imax hanno prodotto più di 81 milioni e riempito perfino spettacoli notturni. Altro che boicottaggio: la battaglia antiwoke si è trasformata in uno spot gratuito lungo mesi.
Elon Musk aspettava il naufragio, è affondato il pronostico
Tra i più rumorosi oppositori del film c’era Elon Musk, che aveva accusato Nolan di avere “profanato” Omero e ventilato persino una propria versione dell’epopea realizzata con l’intelligenza artificiale e finalmente “storicamente accurata”. Un progetto irresistibile: Ulisse generato da Grok, probabilmente impegnato a discutere con Polifemo sulla libertà di parola prima di acquistare l’isola dei Ciclopi.
Il problema è che il pubblico non ha seguito l’ordine di scuderia. Le polemiche sul cast inclusivo non hanno frenato gli incassi e hanno semmai consolidato l’idea che il film rappresentasse l’appuntamento cinematografico da non perdere. Chi lo detesta compra il biglietto per poterlo demolire; chi lo ama torna a vederlo nel formato migliore; chi non ne sa nulla corre in sala per non restare escluso dalla conversazione. Nolan ringrazia tutti.
Ora arriva Spider-Man, ma Ulisse ha già conquistato Itaca
La vera prova arriverà con Spider-Man: Brand New Day, atteso nelle sale il 31 luglio con Tom Holland e Zendaya. Il supereroe potrebbe sottrarre schermi, pubblico giovane e ossigeno mediatico, ma l’epopea di Nolan dispone già di prevendite e proiezioni Imax esaurite, oltre a una seconda settimana annunciata più solida di quella ottenuta da Oppenheimer.
Sarà la fine dell’Odissea? Difficile. Più probabilmente i due film si divideranno l’estate: Spider-Man appeso alle ragnatele e Matt Damon legato all’albero maestro. Nel frattempo, quasi tre milioni di italiani hanno già visto il kolossal e ciascuno di loro possiede una teoria irrinunciabile. Personalmente, però, una certezza resta: la puntata di Polifemo diretta da Mario Bava per l’Odissea televisiva del 1968 era superiore. Perché Bava era Bava. E nemmeno Nolan, con tutte le sue sale Imax, può farci niente.
Cinema
Clint Eastwood, il pistolero che tradiva più veloce della sua ombra: «Compagno terribile, figli fuori dal conto e serrature cambiate»
Il biografo Shawn Levy ricostruisce la vita privata del leggendario attore e regista, descrivendolo come un compagno infedele e autoritario. Sandra Locke raccontò anni di obbedienza e porte chiuse, mentre resta ancora un mistero persino il numero esatto dei figli.
Sul grande schermo sparava poco, parlava ancora meno e non sbagliava mai un colpo. Nella vita privata, invece, Clint Eastwood avrebbe lasciato dietro di sé un numero di cuori infranti quasi impossibile da contare. Altro che pistolero solitario: secondo Shawn Levy, autore di una nuova biografia dedicata all’attore e regista, la leggenda di Hollywood fu un autentico traditore seriale, capace di collezionare amori, relazioni clandestine e figli con la stessa disinvoltura con cui l’Uomo senza nome attraversava il deserto con il sigaro stretto tra i denti.
Levy non usa troppi giri di parole. Eastwood sarebbe stato «un compagno terribile» per Maggie Johnson, la prima moglie, sposata nel 1953 e rimasta al suo fianco per oltre trent’anni, almeno sulla carta. Durante il matrimonio, infatti, l’attore avrebbe intrecciato numerose relazioni parallele, alcune durate pochi mesi, altre abbastanza a lungo da trasformarsi in vere e proprie seconde famiglie. Un Don Giovanni con il poncho, insomma, che avrebbe applicato anche alla vita sentimentale la regola dei suoi western: entrare, conquistare e andarsene senza voltarsi.
Sandra Locke: «A Clint bisognava obbedire»
Il racconto più duro resta quello di Sandra Locke, attrice e compagna di Eastwood dal 1975 al 1989. I due condivisero il set, la casa e una relazione che lei descrisse in seguito come profondamente squilibrata. «A Clint bisognava obbedire», raccontò. Formalmente nessuno le impediva di fare scelte diverse, ma il prezzo poteva arrivare senza preavviso: «Un giorno tornavi a casa e scoprivi che la serratura della porta era cambiata».
Una frase che restituisce l’immagine di un uomo abituato a controllare ogni cosa, sul set e fuori. Eastwood dirigeva film, carriere e rapporti personali con lo stesso piglio asciutto dei suoi personaggi, lasciando poco spazio alla discussione. Il fascino del maschio silenzioso, visto da vicino, avrebbe dunque mostrato un lato assai meno cinematografico e molto più ingombrante.
Con Sergio Leone, una guerra senza pistole
Nemmeno il rapporto con Sergio Leone fu semplice. Insieme cambiarono la storia del western con Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo, ma il successo finì per alimentare una rivalità mai del tutto sopita. Secondo Levy, entrambi erano convinti di essere il vero artefice di quel trionfo: Leone pensava di avere inventato Eastwood, Eastwood riteneva di avere reso immortale Leone.
Il risultato fu una relazione fatta di stima, orgoglio e frecciate. Nessun duello al tramonto, ma una lunga contesa sul diritto di firmare la leggenda. E, conoscendo i due caratteri, probabilmente nessuno dei due avrebbe mai accettato di dividere davvero il bottino.
Otto figli ufficiali, ma il conto potrebbe non tornare
Anche la famiglia Eastwood conserva un alone di mistero. I figli riconosciuti ufficialmente sono otto, nati da relazioni diverse, ma secondo il biografo nessuno saprebbe con assoluta certezza se il numero sia davvero definitivo. Una genealogia degna di una serie televisiva, con parentele scoperte in ritardo e rapporti rimasti a lungo lontani dai riflettori.
E poi c’è la politica, altro capitolo pieno di contraddizioni. Clint Eastwood viene spesso dipinto come un conservatore, amante delle pistole e incarnazione del duro West americano. Eppure, dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, firmò petizioni contro la diffusione delle armi. Un uomo di destra, ma poco incline a farsi rinchiudere in una sola etichetta. Proprio come nei suoi film: apparentemente semplice, in realtà molto più ambiguo. Solo che stavolta, dietro il mito, non c’era una sceneggiatura a sistemare i conti.
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