Cinema
L’Odissea di Nolan, il biopic su Michael Jackson, Dune 3 e Il diavolo veste Prada 2: il 2026 sarà epico, ambizioso e carico di sfide
È un anno di passaggio ma anche di rilancio. Christopher Nolan affronta l’Odissea, Villeneuve chiude la trilogia di Dune, Fuqua firma il biopic ufficiale su Michael Jackson, Marvel tenta la riconquista con Avengers: Doomsday, mentre il cinema d’autore riflette su dolore, memoria e identità. Tra ambizione produttiva, scommesse narrative e grandi attese, ecco la mappa dei film che segneranno il nuovo anno.
Il 2026 del cinema internazionale assomiglia a un ponte teso tra passato e futuro. Ci sono i grandi miti fondativi dell’immaginario occidentale, come l’Odissea, riletta con ambizione titanica da Christopher Nolan. Ci sono le saghe contemporanee che devono dimostrare di avere ancora qualcosa da dire, come Dune – Parte Tre, chiamato non più a raccontare l’ascesa dell’eroe ma la gestione drammatica del potere. Ci sono i cinecomic che devono riconquistare un pubblico stanco, e proprio per questo Marvel rimette in campo i fratelli Russo con Avengers: Doomsday, riportando in scena volti iconici in chiave sorprendentemente nuova. E poi ci sono film più intimi, autoriali, politici, che interrogano corpo, memoria, potere e sentimenti: opere destinate a segnare il discorso culturale del nuovo anno.
Nolan e Villeneuve, tra mito e destino
Se c’è un titolo simbolo del 2026 è Odissea di Christopher Nolan. Non sarà solo epica spettacolare: sarà cinema fisico, girato in IMAX, quasi senza CGI, con un cast monumentale che include Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o e Charlize Theron. Qui Ulisse non è eroe monolitico, ma uomo, colpa, memoria, responsabilità.
Sul fronte delle saghe, invece, Denis Villeneuve torna su Arrakis. Dune – Parte Tre chiude un ciclo narrativo e sposta il baricentro dalla profezia alla tirannia: Paul Atreides non è più promessa salvifica, ma imperatore intrappolato nel mito che lui stesso ha costruito. Niente più attesa: è il tempo delle conseguenze.
Il grande ritorno del cinema-evento
Il 2026 sarà anche l’anno dei film pensati come enormi calamite emotive per riportare la gente in sala. Il biopic Michael, dedicato a Michael Jackson e firmato da Antoine Fuqua, con totale accesso al catalogo musicale originale e il nipote Jaafar Jackson nel ruolo del Re del Pop, è progettato come un gigantesco rito collettivo.
Non è da meno Avengers: Doomsday, che riporta dietro la macchina da presa i fratelli Russo, richiama Robert Downey Jr. in un ruolo centrale ma narrativamente ribaltato, e prova a rimettere ordine nel Marvel Cinematic Universe dopo anni di dispersione.
E poi arriverà Il diavolo veste Prada 2, con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt di nuovo insieme, per raccontare cosa resta di moda, potere e carta stampata nell’era degli algoritmi e della reputazione digitale.
Autorialità, politica, dolore
Accanto ai colossi industriali, il 2026 ospita anche cinema più sottile e feroce. Hamnet di Chloé Zhao racconta il lutto di una madre, trasformando dolore e memoria in materia poetica. Sirat di Oliver Laxe è un viaggio spirituale nel deserto marocchino, un film che chiede allo spettatore di perdersi per ritrovarsi. The Digger di Alejandro G. Iñárritu, con Tom Cruise, affronta colpa e potere in chiave politica e allegorica. Joachim Trier, con Sentimental Value, esplora il fragile equilibrio tra affetti e creazione artistica.
Olivier Assayas porta sullo schermo Il Mago del Cremlino, con Jude Law nei panni di Vladimir Putin e Paul Dano come narratore interno al sistema: non un thriller, ma un ritratto sulla costruzione del consenso.
Tra mito, memoria e futuro
Il 2026 è anche l’anno di grandi rivisitazioni culturali: Cime tempestose di Emerald Fennell smonta il romanticismo per mostrare violenza emotiva e classismo. The Bride! di Maggie Gyllenhaal dà finalmente voce alla Sposa di Frankenstein. Star Wars – The Mandalorian and Grogu porta la serie di culto sul grande schermo. Greta Gerwig inaugura la nuova Narnia. Pixar torna con Toy Story 5 per riflettere su infanzia e tecnologia.
È un cinema che tenta, rischia, rilancia. Un cinema che sa che non basta riempire gli schermi: bisogna riempire gli occhi, la testa, il cuore. Il 2026 sarà l’anno in cui capiremo se l’industria ha ancora il coraggio di creare meraviglia.
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Cinema
Micaela Ramazzotti senza freni a Belve: “Con Virzì era meglio non sposarsi”, frecciate al passato e stoccate al “circoletto”
Tra ironia tagliente e confessioni amare, Micaela Ramazzotti smonta il suo passato sentimentale e professionale: parole pesanti sull’ex marito Paolo Virzì, battute sul divorzio “scomparso” e una frecciata a Valeria Bruni Tedeschi
Micaela Ramazzotti si presenta a Belve con il sorriso di chi sa colpire e affondare, ma sotto la superficie resta un racconto che sa di ferite ancora aperte. L’attrice non gira intorno alle parole e mette subito nel mirino il suo matrimonio con Paolo Virzì, liquidandolo con una battuta che è già un titolo: “Con lui era meglio non sposarsi, avrei risparmiato un botto di soldi”. Una frase che sembra ironica, ma che nasconde un passato tutt’altro che leggero.
Il matrimonio con Virzì tra ironia e amarezza
Quando Francesca Fagnani le chiede conto delle dichiarazioni del regista, secondo cui il matrimonio sarebbe stato funzionale al film “La prima cosa bella”, Ramazzotti non arretra: “Quel film lo avrei fatto lo stesso, non c’era bisogno di sposarmi per finta”. Poi affonda il colpo, lasciando emergere il peso emotivo vissuto durante la relazione: “Mi portavo dentro un magone, ho passato momenti bui”. Alla domanda sull’origine di quella tristezza, la risposta è diretta: “La mancanza d’amore, l’essere disprezzata”. Parole che, al netto del tono leggero, tracciano un quadro ben più complesso di quello che per anni è stato raccontato come un sodalizio artistico e sentimentale perfetto.
Il “circoletto” del cinema e le frecciate al sistema
Non manca una stoccata al cosiddetto “circoletto” del cinema italiano, quel sistema chiuso e autoreferenziale di cui spesso si parla a mezza voce. “La tessera ce l’avevo perché ero la moglie del socio, ma non l’ho usata tanto”, racconta, lasciando intendere che quel mondo le sia sempre stato stretto. E poi, con una battuta che fa sorridere ma lascia il segno, aggiunge che quella tessera “ha preso fuoco”, come a voler chiudere definitivamente un capitolo.
Il divorzio fantasma e il nuovo amore
Sul futuro con Claudio Pallitto, Ramazzotti gioca ancora con l’ironia, trasformando una questione legale in un piccolo sketch: “Non si trovano le carte del divorzio, saranno disperse nel mare di Livorno insieme a qualche testa di Modigliani”. Una frase che mescola sarcasmo e surrealismo, ma che sottolinea come la chiusura definitiva con il passato sia ancora, almeno simbolicamente, sospesa.
La stoccata a Valeria Bruni Tedeschi
Tra i passaggi più inattesi dell’intervista, anche il commento su Valeria Bruni Tedeschi. Alla domanda sul loro rapporto, Ramazzotti non cerca diplomazie: “C’è un grande problema, lei è nata ricca, io no. Per me non ci sono mai stati i camerieri”. Una differenza di origine sociale che, secondo l’attrice, pesa più di quanto si possa immaginare, e che diventa terreno per una riflessione amara, ma anche per un’imitazione che strappa qualche risata.
Nel complesso, quella andata in scena a Belve non è solo un’intervista, ma un piccolo regolamento di conti pubblico, dove ironia e dolore si intrecciano senza filtri. E dove Micaela Ramazzotti, tra una battuta e una confessione, riscrive la propria versione della storia.
Cinema
Ciuchino torna da protagonista: in arrivo lo spin-off del personaggio più amato di Shrek
Il doppiaggio partirà a settembre 2025, mentre l’uscita è prevista per il 2028. Intanto DreamWorks lavora anche a Shrek 5, in sala dal dicembre 2026.
Il mondo di Shrek si espande ancora. A distanza di oltre vent’anni dal primo film e dopo il grande successo degli spin-off del Gatto con gli Stivali. Ora è il momento per Ciuchino, uno dei personaggi più iconici della saga, di avere finalmente il suo film da protagonista.
A dare la notizia è stato lo stesso Eddie Murphy, storica voce dell’asino parlante. Durante un’intervista per promuovere la sua nuova pellicola The Pickup, ha rivelato che inizierà a registrare il doppiaggio dello spin-off nel settembre 2025. La data d’uscita? Secondo quanto emerso, DreamWorks punta al 2028.
Il progetto, ancora in fase iniziale, sarà costruito sul modello narrativo già collaudato con il Gatto con gli Stivali. Focus sul personaggio principale e maggiore attenzione alla sua vita privata. In questo caso, protagonista della storia sarà la strampalata famiglia di Ciuchino, in particolare i sei figli nati dalla relazione con la Dragona. I famosi “Dronkey”, adorabili ibridi metà drago e metà asino.
I piccoli Debbie, Coco, Bananas, Peanut, Parfait ed Éclair, introdotti per la prima volta in Shrek 2, avranno così finalmente uno spazio narrativo tutto loro. «La storia è davvero divertente – ha dichiarato Murphy – Ciuchino avrà il suo mondo, la sua famiglia, e sarà un film con un tono simile a quello del Gatto con gli Stivali».
Ma non è tutto. Durante l’intervista, Murphy ha confermato anche che Shrek 5 è già in fase di lavorazione, e che il team è “a circa due anni” dalla conclusione del progetto. Il nuovo capitolo, atteso per il 23 dicembre 2026, riunirà il cast originale: Mike Myers (Shrek), Cameron Diaz (Fiona) ed Eddie Murphy stesso.
Tra le novità, è stato annunciato anche l’ingresso nel cast vocale di Zendaya, che interpreterà Felicia, la figlia adolescente di Shrek e Fiona. A febbraio 2025 è stato rilasciato un primo teaser, in cui si vede lo stesso Shrek alle prese con meme e tecnologia, segno che l’umorismo surreale e attuale della saga resterà intatto.
Con due progetti di grande respiro in cantiere, DreamWorks punta a rilanciare il franchise per conquistare non solo i fan storici, ma anche le nuove generazioni cresciute a pane e animazione. E con Ciuchino pronto a raccontare la sua storia, il divertimento è assicurato.
Cinema
Julia Garner sarà Madonna: nel biopic “Who’s That Girl” la trasformazione più ambiziosa di Hollywood
La scelta è ufficiale: sarà Julia Garner a interpretare la popstar più iconica di tutti i tempi. Un ruolo intenso, preparato a lungo e inseguito con determinazione. La lavorazione del film, rimandata per anni, prende finalmente forma con una protagonista d’eccezione.
Dopo anni di attesa, rinvii e misteri produttivi, il biopic dedicato alla vita e alla carriera di Madonna entra finalmente in produzione. E a interpretare la regina del pop sarà Julia Garner, attrice trentunenne già nota per le sue interpretazioni intense e premiate. La conferma è arrivata nei giorni scorsi, durante un’intervista in un podcast americano, in cui la stessa Garner ha raccontato l’audizione fiume durata ben 11 ore, tra canto, danza e recitazione.
Il film, che al momento ha il titolo provvisorio “Who’s That Girl”, sarà diretto da Madonna in persona, che ha supervisionato anche la sceneggiatura. Dopo un lungo processo creativo — iniziato nel 2020 e rallentato da diversi ostacoli, tra cui disaccordi interni sulla scrittura — l’artista ha preso in mano le redini del progetto, scrivendo una versione definitiva del copione. Solo ora, dopo il successo del suo Celebration Tour, la produzione è ufficialmente partita.
Julia Garner, nata a Riverdale, nel Bronx, ha costruito una carriera solida e poliedrica. Con alle spalle un debutto cinematografico nel 2010 (The Dreamer), ha ottenuto la fama internazionale grazie al ruolo di Ruth Langmore in Ozark, che le è valso tre Emmy Awards. Nel 2023 ha anche vinto il Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Oltre al mondo delle serie TV, Garner si è recentemente affacciata anche al cinema di grande incasso, partecipando al reboot Marvel dei Fantastici 4 nel ruolo della Silver Surfer.
La sua trasformazione in Madonna non sarà solo estetica, ma anche vocale e fisica: l’attrice ha iniziato da mesi una preparazione intensiva tra lezioni di canto, danza e uno studio approfondito della figura di Louise Veronica Ciccone, da Detroit a New York, fino al successo planetario.
Il film ripercorrerà i primi anni della carriera di Madonna, l’ascesa al successo, le sfide del mondo musicale degli anni Ottanta e il coraggio di imporsi in un ambiente maschile con uno stile provocatorio e rivoluzionario. “Raccontare la mia storia è un atto di sopravvivenza artistica”, aveva dichiarato Madonna in un’intervista del 2021, spiegando il desiderio di firmare lei stessa la regia del proprio biopic, per evitare interpretazioni superficiali o sbagliate.
L’uscita del film è prevista per il 2026, con produzione affidata a Universal Pictures. Per Julia Garner, questa potrebbe essere la performance che segna la definitiva consacrazione: un ruolo ambizioso e carico di aspettative, ma anche una delle scommesse più interessanti del cinema contemporaneo.
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