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Cinema

Marco Bocci compie 48 anni, Laura Chiatti lo incorona «mon roi»: la dedica d’amore e la fuga a Barcellona con i figli

Marco Bocci ha scelto Barcellona per celebrare i suoi 48 anni insieme a Laura Chiatti e ai figli Enea e Pablo. Tra fotografie davanti alla Sagrada Familia e passeggiate nel Barrio Gotico, l’attrice gli ha dedicato parole che raccontano un amore passionale, turbolento e ancora solidissimo.

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    Marco Bocci compie 48 anni e Laura Chiatti lo incorona pubblicamente «mon roi». Niente festa affollata, red carpet o celebrazione mondana: l’attore ha spento le candeline a Barcellona insieme alla moglie e ai figli Enea e Pablo. Una fuga familiare documentata sui social, tra monumenti, metropolitana, giochi al parco e una dedica d’amore arrivata puntuale allo scoccare della mezzanotte.

    Laura Chiatti ha scelto una fotografia in bianco e nero del marito sul set e parole che sembrano scritte per il finale di un film: «Che tu possa continuare a raccontare la bellezza dei tuoi pensieri, attraverso ogni forma d’espressione che ti abita. E che, tra tutte le storie che nasceranno da te, ci sia sempre anche la nostra».

    Marco Bocci compie 48 anni: la dedica di Laura Chiatti

    La dichiarazione pubblicata dall’attrice non si limita al classico augurio di compleanno. Chiatti celebra la creatività del marito e, allo stesso tempo, rivendica il posto della loro famiglia tra tutte le storie che Bocci porterà sullo schermo.

    Poco dopo, Laura ha continuato i festeggiamenti nelle storie di Instagram. Ha condiviso un selfie di Marco durante un bagno serale in piscina, accompagnandolo con un tenero «Buon compleanno mon roi». Un re in costume, dunque, decisamente lontano dalle pose solenni e molto più vicino alla quotidianità ironica della coppia.

    Bocci ha risposto raccontando la giornata attraverso un carosello di fotografie scattate tra il Tibidabo, il Barrio Gotico, la Rambla e le architetture di Antoni Gaudí. Nell’immagine più familiare, i quattro posano davanti alla Sagrada Familia. Negli altri scatti compaiono i bambini al parco e momenti trascorsi in metropolitana: niente vacanza costruita per apparire perfetta, ma il diario di qualche giorno vissuto insieme.

    «Happy Birthday to me… 4 agosto 2026. Grazie a tutti per i tanti auguri che mi state scrivendo», ha commentato l’attore, sommerso dai messaggi di amici, colleghi e fan.

    La vacanza a Barcellona con Enea e Pablo

    Marco Bocci e Laura Chiatti si sono concessi la parentesi spagnola dopo gli impegni professionali legati a L’Aura, il film diretto da lui che vede proprio la moglie tra i protagonisti. Un progetto che aggiunge un nuovo capitolo al loro rapporto: non soltanto marito e moglie, ma anche regista e attrice sullo stesso set.

    La coppia sta insieme dal 2014. Dopo pochi mesi di frequentazione arrivò il matrimonio, seguito dalla nascita di Enea e Pablo. Dodici anni dopo, i due continuano a mostrarsi uniti senza vendere al pubblico la favola della famiglia impeccabile. Anzi, hanno spesso raccontato discussioni, crisi e riconciliazioni con una sincerità piuttosto insolita nel mondo dello spettacolo.

    Bocci, ospite di Verissimo, aveva riassunto così la relazione: «Noi siamo abbastanza selvaggi nella nostra vita insieme. Ci sosteniamo e ci lasciamo un sacco di volte; io penso di essere l’uomo più lasciato della storia dell’umanità».

    Un amore «selvaggio» tra divorzi annunciati e ritorni di fiamma

    Laura Chiatti aveva alzato ulteriormente l’asticella, confessando di aver chiesto il divorzio già il giorno successivo alle nozze. Un aneddoto che potrebbe sembrare poco romantico, ma che restituisce perfettamente il temperamento di una coppia passionale, capace di litigare rumorosamente e poi ritrovarsi.

    Anche come genitori, Bocci e Chiatti hanno scelto regole tutte loro. L’attrice ha raccontato più volte che Enea e Pablo dormono insieme a loro in un «lettone oversize», difendendo senza imbarazzi il desiderio di condividere con i figli anche la notte.

    Il compleanno arriva inoltre in una fase importante per Bocci, sempre più impegnato dietro la macchina da presa. Proprio per questo la frase della moglie acquista un sapore particolare: «Che tra tutte le storie che nasceranno da te, ci sia sempre anche la nostra». Dopo dodici anni di matrimonio, qualche porta sbattuta e numerose riconciliazioni, Laura Chiatti non promette una favola senza problemi. Chiede semplicemente di continuare a farne parte. E forse è molto più romantico così.

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      Cinema

      James Bond cerca un nuovo volto: Tom Holland, Jacob Elordi e Harris Dickinson si sfidano per diventare il prossimo 007

      La produttrice Amy Pascal promette un James Bond «diverso, originale e avvincente». In cima alla lista spuntano tre attori sotto i trent’anni, ma la produzione potrebbe sorprendere tutti scegliendo un volto ancora sconosciuto. Per Tom Holland, però, l’agenda Marvel rischia di diventare il vero cattivo della missione.

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        Il prossimo James Bond non ha ancora un volto, ma tre attori avrebbero già cominciato a contendersi idealmente lo smoking, l’Aston Martin e la licenza di uccidere. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Tom Holland, Jacob Elordi e Harris Dickinson, tutti abbastanza giovani da accompagnare 007 attraverso una nuova stagione cinematografica.

        La scelta potrebbe arrivare entro la fine del 2026. A indicare questa possibile scadenza è stata Amy Pascal, produttrice della nuova fase della saga insieme a David Heyman. Intervistata da Deadline, Pascal ha spiegato che «la fine dell’anno è una buona stima», pur chiarendo che il processo richiede cautela.

        Dopo quindici anni di Daniel Craig, infatti, non basta trovare un bell’uomo capace di ordinare un Martini senza inciampare nella battuta. Il nuovo protagonista dovrà raccogliere un’eredità pesantissima e, contemporaneamente, evitare di trasformarsi nella copia più giovane del suo predecessore.

        Il nuovo James Bond dovrà essere diverso da Daniel Craig

        Daniel Craig ha salutato definitivamente il personaggio nel 2021 con No Time to Die. Il suo Bond tormentato, fisico e vulnerabile ha cambiato profondamente l’immagine dell’agente britannico, allontanandolo dal fascino più leggero e ironico di alcune incarnazioni precedenti.

        «Succedere a Daniel Craig è una performance difficile da eguagliare», ha ammesso Amy Pascal, promettendo qualcosa di «davvero diverso, avvincente e originale». Parole che sembrano escludere una semplice operazione nostalgia e anticipano una trasformazione piuttosto netta.

        La produzione guarderebbe soprattutto ad attori britannici o provenienti dal Commonwealth con meno di trent’anni. Una scelta del genere permetterebbe di costruire una saga destinata a durare molti anni, ma imporrebbe anche un deciso ringiovanimento: Craig aveva 53 anni quando affrontò la sua ultima missione.

        Jacob Elordi, il gigante elegante che piace al cinema d’autore

        Tra i candidati più accreditati compare Jacob Elordi, australiano, classe 1997 e fisico decisamente difficile da ignorare. La serie Euphoria gli ha regalato la popolarità internazionale, ma l’attore ha poi cercato ruoli più complessi, lavorando con registi come Sofia Coppola e Paul Schrader.

        Elordi possiede eleganza, presenza scenica e quella quota di oscurità necessaria per interpretare un agente segreto che raramente torna da una missione senza nuovi fantasmi. Il dubbio riguarda semmai la sua altezza: con i suoi quasi due metri potrebbe costringere il reparto costumi a ordinare smoking su scala monumentale.

        Harris Dickinson rappresenta invece la soluzione meno scontata. Il pubblico lo ha visto in Maleficent – Signora del male e nel corrosivo Triangle of Sadness di Ruben Östlund. Ha fascino, intensità e un volto ancora abbastanza libero da ruoli troppo ingombranti: caratteristiche preziose per chi deve diventare James Bond senza portarsi dietro un altro personaggio famoso.

        Tom Holland può davvero passare da Spider-Man a 007?

        Il nome più popolare resta quello di Tom Holland. L’attore britannico conosce bene le grandi produzioni, domina il botteghino e possiede una notorietà internazionale che consentirebbe ad Amazon di presentare il nuovo Bond senza bisogno di biglietti da visita.

        Il problema è che per milioni di spettatori Holland continua a essere Spider-Man. Trasformarlo in un agente segreto seduttore, spietato e disilluso richiederebbe un cambio d’immagine radicale. A complicare la missione ci sono inoltre i suoi impegni con Marvel, capaci di riempire l’agenda più efficacemente di qualsiasi organizzazione criminale.

        La produzione potrebbe quindi scartare tutti i favoriti e affidarsi a un attore poco conosciuto. James Bond, del resto, ha spesso consacrato i propri interpreti invece di limitarsi a reclutare star già affermate.

        Denis Villeneuve prepara la nuova era di 007

        Una certezza, intanto, esiste già: il prossimo capitolo avrà Denis Villeneuve alla regia. L’autore di Dune e Blade Runner 2049 dovrà accompagnare l’agente segreto nell’era Amazon senza cancellarne l’identità britannica, timore che ha agitato i fan dopo il cambio di controllo del franchise.

        Villeneuve potrebbe spingere Bond verso atmosfere più cupe, spettacolari e visivamente ambiziose. Prima, però, serve il protagonista. Dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig, un altro attore dovrà pronunciare la frase più famosa del cinema.

        Holland, Elordi o Dickinson? Per ora lo smoking resta appeso. Ma entro la fine dell’anno uno dei tre potrebbe finalmente avere il permesso di indossarlo.

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          Cinema

          Russell Crowe mostra il fisico ritrovato a 62 anni: gli scatti scatenano i fan e la trasformazione fa il giro del web in poche ore

          A distanza di oltre vent’anni dal successo globale de Il Gladiatore, l’attore neozelandese torna al centro dell’attenzione per un’incredibile metamorfosi. I recenti avvistamenti e le foto social testimoniano un cambio di passo netto, tra allenamenti costanti e un nuovo stile di vita.

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          Russell Crowe mostra il fisico ritrovato a 62 anni: gli scatti scatenano i fan e la trasformazione fa il giro del web in poche ore

            Negli ultimi anni il pubblico si era ormai abituato a vederlo in ruoli maturi, spesso caratterizzati da una stazza imponente, barbe folte e una presenza scenica orientata a personaggi complessi e gravosi. Tuttavia, le ultime immagini che ritraggono Russell Crowe hanno letteralmente spiazzato gli appassionati di cinema di tutto il mondo. L’attore, giunto al traguardo dei 62 anni, ha mostrato una silhouette visibilmente assottigliata e una muscolatura tonica che ha immediatamente riacceso i riflettori sulla sua figura.

            Un percorso di trasformazione lontano dai riflettori

            Il cambiamento non è arrivato dall’oggi al domani. Chi segue da vicino la carriera dell’artista sa bene quanto Crowe abbia sempre vissuto il proprio corpo come uno strumento di lavoro, pronto a prendere o perdere decine di chili a seconda delle esigenze del copione. Dalle calorie accumulate per pellicole come Nessuna verità o Un’ottima annata, fino agli sforzi fisici estremi richiesti dalle produzioni d’azione, l’attore non si è mai tirato indietro di fronte alle esigenze di scena.

            Questa volta, però, la svolta sembra rispondere a una motivazione strettamente personale. Secondo quanto riportato da diverse testate di settore e confermato dalle immagini scattate durante i suoi recenti soggiorni estivi e gli impegni musicali con la sua band, l’attore ha intrapreso un programma di allenamento rigoroso, abbinato a un regime alimentare bilanciato. Il risultato è una forma fisica ritrovata che ha stupito persino i dietologi dei VIP.

            La reazione del pubblico e l’effetto nostalgia sui social

            Come prevedibile, la rete ha reagito con un’ondata di entusiasmo travolgente. I commenti sotto i post e le foto pubblicate dai paparazzi si sono moltiplicati a ritmo di record, con centinaia di migliaia di utenti pronti a tracciare paragoni con il celebre ruolo di Massimo Decimo Meridio. Tra memi irons, messaggi di supporto e complimenti per la costanza dimostrata, la trasformazione di Crowe è diventata in breve tempo uno dei temi più discussi della cultura pop contemporanea.

            Non mancano le speculazioni su possibili nuovi impegni cinematografici all’orizzonte. Molti osservatori si chiedono se questo drastico cambio d’immagine non sia il preludio a un ritorno in grande stile in un franchise d’azione o in un progetto ad alto budget che richiede una preparazione atletica di alto livello.

            Oltre il mito del Colosseo: il presente di una stella eclettica

            Al di là delle ipotesi sul futuro professionale, l’immagine di un Russell Crowe rigenerato restituisce il ritratto di un artista pienamente a suo agio con il tempo che passa. L’attore continua a dividersi con disinvoltura tra la passione per la musica, la regia e le apparizioni nei festival internazionali, dimostrando che la disciplina e la cura personale possono dare frutti straordinari a qualsiasi età.

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              Cinema

              Abel Ferrara confessa gli anni del crack, il set porno fallito e la notte con Asia Argento: «Nel 1992 ero senza speranza»

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              Durante le riprese del Cattivo tenente era dipendente dal crack, mentre la carriera decollava e la vita precipitava. Abel Ferrara racconta anche il debutto nel porno, la relazione con Asia Argento, l’incontro con Pasolini e il centro sopra Napoli che lo aiutò a salvarsi.

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                Abel Ferrara racconta la propria vita come uno dei suoi film: sesso, cocaina, paranoia, criminalità, cinema e una redenzione mai davvero definitiva. Il regista statunitense, 75 anni, ripercorre senza ripulirla la propria discesa agli inferi in una lunga intervista concessa a Valerio Cappelli per il Corriere della Sera, nella quale torna sugli episodi narrati anche nell’autobiografia Scene.

                Ferrara non cerca attenuanti. Nel 1992, mentre girava Il cattivo tenente, uno dei film destinati a consacrarlo, era dipendente dal crack. La carriera saliva e lui precipitava: desiderio, paura, alienazione e giornate trascorse davanti a casa con la pipa in mano. A pochi metri si riunivano gli Alcolisti anonimi, ma la possibile via d’uscita restava invisibile. Scene, pubblicato da Simon & Schuster nell’ottobre 2025, ricostruisce proprio questo intreccio tra creazione artistica e autodistruzione.

                Abel Ferrara e il crack sul set del Cattivo tenente

                «Ero dipendente da crack quando giravo Il cattivo tenente», ammette il regista. Il film con Harvey Keitel viene spesso interpretato come una storia di redenzione, ma per Ferrara la salvezza non rappresenta un traguardo: è un viaggio nel quale si può ricadere continuamente.

                La sua vita in quel periodo sembrava seguire lo stesso copione del protagonista. Ferrara fumava crack sui gradini della propria casa newyorkese con la naturalezza apparente di chi accende una sigaretta. Mentre il cinema indipendente americano lo celebrava insieme a registi come Spike Lee e i fratelli Coen, lui descrive oggi quegli anni come una condizione «senza speranza».

                Il debutto, del resto, aveva già avuto qualcosa di perfettamente ferrariano. A 24 anni diresse il film pornografico 9 Lives of a Wet Pussy, racimolando corrente dai lampioni e affidandosi a un attore che, secondo il suo racconto, si rivelò inadatto e fuggì dalla scala antincendio. Il porno non era la sua strada, ma quel set improvvisato diventò la sua prima vera scuola di cinema.

                La notte con Asia Argento e la scia di petali

                Nel racconto trova spazio anche Asia Argento, scelta per interpretare Sandii in New Rose Hotel. Ferrara ricorda che l’attrice gli telefonò annunciando di trovarsi a un isolato da casa sua con una bottiglia di vodka. Poco dopo entrò con una valigia, sistemò i vestiti nei cassetti, spense la luce e si infilò nel letto.

                Il regista descrive quella relazione come una sovrapposizione continua tra vita e cinema. Asia restava dentro il personaggio anche durante la lavorazione, accanto a Willem Dafoe. «Mi sentivo in Paradiso», racconta Ferrara nell’intervista. Un mattino, però, si svegliò e lei non c’era più: aveva lasciato una scia di petali di rosa fino alla porta d’ingresso.

                Molto tempo dopo, secondo Ferrara, Asia gli avrebbe spiegato che cominciava a tradire una persona proprio quando sentiva di innamorarsene. Un ricordo privato che il regista restituisce senza romanticismo consolatorio, trasformandolo nell’ennesima scena sospesa tra passione e abbandono.

                Pasolini, Roma e la rinascita sopra Napoli

                Tra i maestri di Ferrara occupa un posto centrale Pier Paolo Pasolini. A New York scoprì Il Decameron e rimase folgorato da quel cinema libero e anticonvenzionale. Dopo l’omicidio del 1975, Pasolini entrò definitivamente nel suo pantheon, fino al film del 2014 interpretato da Willem Dafoe.

                La rinascita personale di Ferrara avvenne invece in Italia. Dopo essersi trasferito a Roma nei primi anni Duemila, il regista venne accompagnato dall’attore ed ex pugile Salvatore Ruocco in una comunità sulle montagne sopra Napoli. Nessun cellulare, niente internet e giornate scandite da letture, lavoro e relazioni umane.

                Ferrara racconta che quel metodo non si basava sulla disciplina punitiva, ma sull’amore. Una mattina respirò l’aria pulita e si sentì nuovamente il ragazzo che pedalava in campagna. Gli altri ospiti capirono che qualcosa era cambiato e lo abbracciarono. Una scena quasi troppo luminosa per il regista del Cattivo tenente, ma perfettamente coerente con la sua idea di redenzione: non una destinazione, bensì la possibilità di ricominciare a vedere la cura che per anni era rimasta a pochi metri di distanza.

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