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Cinema

Mickey Rourke alla frutta: dai fasti di Hollywood al confessionale del Grande Fratello Vip

Mickey Rourke, icona maledetta del cinema anni ’80, sbarca al Grande Fratello britannico e si racconta senza filtri: carriere naufragate, ruoli mancati, registi intimoriti e un’inarrestabile voglia di scrollarsi di dosso la reputazione da “bad boy”. Ecco perché ha detto “no” all’ennesimo film indipendente (brutto) e “sì” alla casa più spiata d’Inghilterra.

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    Da protagonista di cult – anzi, di stracult – come Nove Settimane e Mezzo e The Wrestler a concorrente del Grande Fratello britannico: Mickey Rourke ha scelto di stupire ancora una volta, anche se in modo decisamente alternativo. Durante il primo episodio del reality, ha già fatto discutere per un presunto ammiccamento alla conduttrice AJ Odudu. Ma è stata la sua intervista pre-show a far drizzare le orecchie a fan e critici: “La mia carriera? Una nave che affonda”.

    “Ne ho abbastanza di film indipendenti davvero brutti”

    Con la sincerità brutale che lo contraddistingue, Rourke ha dichiarato di aver accettato l’invito al reality per fuggire dall’ennesimo progetto cinematografico mediocre. “Preferisco starmene chiuso in una casa con sconosciuti piuttosto che girare un altro film indipendente di basso livello”, ha detto. La sua affermazione è diventata subito virale, facendo il giro del web e risollevando, paradossalmente, l’interesse per un artista che molti avevano dimenticato.

    Tra Oscar e rimpianti: “Ho rovinato tutto, ma è colpa mia”

    Rourke non si nasconde: ammette candidamente di essere il solo responsabile del declino della sua carriera. “Ho fatto degli errori, molti. Ma la colpa è tutta mia”, ha dichiarato al The Sun. E pensare che aveva toccato l’apice nel 2009 con la nomination all’Oscar per The Wrestler, film che ha segnato una breve e intensa rinascita artistica. Poi, di nuovo, il vuoto.

    Registi impauriti dalla sua reputazione: “Sono troppo schietto”

    Una lingua troppo tagliente e un carattere difficile da gestire. È questo, secondo lui, il motivo per cui i grandi registi lo evitano. “Vorrei lavorare ancora con gente seria, ma molti hanno paura di me. Non per colpa mia, ma per come vengo percepito.” Tra sincerità e autocritica, Rourke disegna il ritratto di un artista in cerca di riscatto, ma consapevole di aver chiuso troppe porte alle sue spalle.

    L’affondo indirizzato al collega Tom Cruise: “Stesso ruolo da 35 anni”

    Come se non bastasse, Rourke ha anche avuto modo di criticare pubblicamente Tom Cruise, reo – a suo dire – di “interpretare lo stesso ruolo da 35 anni”. Un commento velenoso, ma in perfetto stile Rourke: irriverente, fuori dagli schemi e totalmente disinteressato al politically correct. Il tipo di uscita che, ancora una volta, lo fa brillare… ma non sempre in positivo.

    Una nuova chance o ultimo colpo di testa?

    Cosa c’è davvero dietro la scelta di entrare al Grande Fratello? Una mossa disperata per tornare sotto i riflettori o l’ultima carta di un attore che ha ancora qualcosa da dire? Quel che è certo è che Mickey Rourke non smette di sorprendere. E, nel bene o nel male, continua a far parlare di sé.

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      Cinema

      Pino Daniele, l’ultima compagna distrugge il film sulla sua vita: «Sarebbe inorridito». La rabbia per come sono state rappresentate le zie

      Amanda Bonini, ultima compagna di Pino Daniele, boccia duramente il film Je so’ pazzo, diretto da Nicola Prosatore e interpretato da Massimiliano Caiazzo. A indignarla soprattutto il ritratto delle zie che hanno cresciuto il cantautore: «Sembrano le sorellastre di Cenerentola e Crudelia De Mon».

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      Pino Daniele, l'ultima compagna distrugge il film sulla sua vita: «Sarebbe inorridito». La rabbia per come sono state rappresentate le zie

        Il film sulla vita di Pino Daniele conquista il pubblico, ma scatena la durissima reazione di una delle persone che lo hanno conosciuto più intimamente. Amanda Bonini, ultima compagna del cantautore napoletano, ha stroncato Je so’ pazzo, il biopic diretto da Nicola Prosatore con Massimiliano Caiazzo nei panni dell’artista. Una bocciatura senza appello, che riguarda non soltanto il modo in cui viene raccontata la personalità di Pino Daniele, ma anche la rappresentazione delle persone che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua infanzia. «Sento di poter dire che sarebbe inorridito per questa restituzione di sé e dei suoi vissuti», ha dichiarato Bonini, convinta che il film restituisca un’immagine profondamente distante dall’uomo che ha amato.

        Amanda Bonini contro il film su Pino Daniele: «Sarebbe inorridito»

        Nonostante il successo ottenuto nelle sale cinematografiche, Je so’ pazzo non ha convinto Amanda Bonini. La donna, che ha condiviso con Pino Daniele l’ultima parte della sua vita, ha espresso un giudizio particolarmente severo sulla ricostruzione cinematografica della sua storia.

        «Sento di poter dire che sarebbe inorridito per questa restituzione di sé e dei suoi vissuti», ha affermato, mettendo in discussione la fedeltà del racconto rispetto alla personalità e alle esperienze del musicista.

        Una dichiarazione che pesa proprio per il rapporto personale che la legava al cantautore, morto il 4 gennaio 2015 a 59 anni. Bonini ritiene che il film non riesca a restituire la complessità di Pino Daniele, offrendo invece una rappresentazione che non riconosce come autentica.

        La rabbia per le zie di Pino Daniele: «Sembrano Crudelia De Mon»

        Il passaggio che ha maggiormente indignato Amanda Bonini riguarda il modo in cui vengono rappresentate le zie di Pino Daniele, figure centrali nella crescita e nell’educazione del musicista.

        La donna ha raccontato di essere rimasta «impietrita» davanti alla loro caratterizzazione cinematografica, descrivendole come «trasformate in un bizzarro incrocio tra le sorellastre di Cenerentola e Crudelia De Mon».

        Un paragone durissimo, che suggerisce una rappresentazione caricaturale e negativa di due donne alle quali, secondo Bonini, Pino Daniele era profondamente legato.

        Il cantautore aveva infatti trascorso parte dell’infanzia con le zie, che avevano contribuito alla sua educazione e alla sua formazione. Un rapporto che, sempre secondo la testimonianza della sua ultima compagna, era caratterizzato da gratitudine e rispetto, ben lontano dall’immagine proposta nel film.

        «Pino rispettava profondamente le zie che lo avevano cresciuto»

        Amanda Bonini ha voluto sottolineare soprattutto il ruolo positivo avuto dalle zie nella vita dell’artista. «Nutriva un grande rispetto per loro, che lo avevano educato e messo nella condizione di potersi formare e istruire», ha spiegato.

        Le sue parole richiamano un aspetto importante della biografia di Pino Daniele. Nato a Napoli nel 1955 e cresciuto in un contesto familiare modesto, il musicista aveva trovato nella formazione personale e nella passione per la musica gli strumenti per costruire una carriera straordinaria.

        Per Bonini, trasformare le donne che avevano contribuito alla sua crescita in personaggi grotteschi significa alterare una parte significativa della sua storia personale. È proprio questa distanza tra il ricordo privato e la rappresentazione cinematografica ad aver provocato la sua reazione più indignata.

        Je so’ pazzo, il successo al cinema e la bocciatura dell’ultima compagna

        Il film diretto da Nicola Prosatore, con Massimiliano Caiazzo nel ruolo di Pino Daniele, ha attirato grande attenzione, arrivando in testa alla classifica degli incassi cinematografici nel fine settimana di riferimento.

        Il successo commerciale, tuttavia, non ha attenuato il giudizio di Amanda Bonini, che ha concluso la propria riflessione con parole cariche di amarezza.

        «Sono uscita dal cinema con l’amarezza di chi ha la consapevolezza che lo spettatore nel film non troverà Pino, ma una brutta copia oggettivamente non conforme. Peccato».

        Una conclusione che sintetizza la sua posizione: il problema, per l’ultima compagna del cantautore, non è la scelta di raccontare Pino Daniele attraverso il cinema, ma il modo in cui sono stati ricostruiti il suo carattere, i suoi rapporti familiari e alcuni passaggi della sua vita.

        La sua testimonianza apre così una distanza netta tra l’accoglienza del pubblico e il giudizio di chi ha condiviso con il musicista una parte importante della sua esistenza.

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          Cinema

          Deva Cassel racconta le sue esperienze paranormali alla Festa del Cinema di Roma, il web tira in ballo Monica Bellucci e Javier Bardem viene premiato

          La figlia di Monica Bellucci presenta L’amore immortale e parla di fenomeni inspiegabili, scatenando commenti velenosi sulla madre. Intanto Javier Bardem riceve il Premio alla Carriera dalle mani di Paolo Sorrentino.

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          Deva Cassel racconta le sue esperienze paranormali alla Festa del Cinema di Roma, il web tira in ballo Monica Bellucci e Javier Bardem viene premiato

            Fantasmi, esperienze paranormali e qualche battuta decisamente cattiva sui social. Alla Festa del Cinema di Roma, Deva Cassel arriva per presentare L’amore immortale, rilettura contemporanea de Il fantasma dell’Opera, ma a far discutere non è soltanto il film. Durante la conferenza stampa, la giovane attrice, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, racconta di aver vissuto personalmente esperienze paranormali. Una confessione che scatena immediatamente l’ironia del web, dove qualcuno ne approfitta per tirare in ballo la celebre madre con una battuta al vetriolo: «Tipo aver visto sua madre Monica Bellucci recitare?».

            Una frecciata feroce, che prende di mira le capacità recitative di una delle attrici italiane più conosciute all’estero, finita suo malgrado al centro della conversazione pur non essendo protagonista della dichiarazione.

            Deva Cassel e le esperienze paranormali: la confessione a Roma

            Il rapporto tra il soprannaturale e la realtà è uno degli elementi che accompagnano la presentazione di L’amore immortale, film che riprende in chiave moderna l’immaginario del celebre romanzo di Gaston Leroux. La storia originale de Il fantasma dell’Opera, pubblicata nel 1910, racconta di una misteriosa presenza che si aggira nei sotterranei dell’Opéra di Parigi, sviluppando un’ossessione amorosa per una giovane cantante.

            Deva Cassel, interrogata sul tema, ammette di aver avuto esperienze che considera paranormali. Una dichiarazione che aggiunge una nota personale alla promozione del film e che inevitabilmente attira l’attenzione, anche per la curiosità che circonda la giovane attrice e il suo rapporto con due genitori tanto famosi.

            La battuta su Monica Bellucci dimostra quanto la notorietà familiare continui a pesare sulla percezione pubblica di Deva, anche quando il suo lavoro dovrebbe essere al centro dell’attenzione.

            Javier Bardem premiato da Paolo Sorrentino alla Festa del Cinema di Roma

            Dalle suggestioni soprannaturali di Deva Cassel si passa a uno dei protagonisti più importanti del cinema internazionale. Javier Bardem riceve il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma, consegnato da Paolo Sorrentino, in un incontro tra due personalità che hanno lasciato un’impronta riconoscibile nel cinema contemporaneo.

            L’attore spagnolo ha costruito una carriera attraversando generi e personaggi profondamente diversi, passando dai ruoli più tormentati alle interpretazioni capaci di trasformare anche figure inquietanti in presenze cinematografiche memorabili.

            Da «Non è un paese per vecchi» a «El ser querido», il talento di Bardem

            Tra le interpretazioni che hanno segnato la carriera di Javier Bardem resta quella di Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi, il thriller dei fratelli Coen che gli è valso l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2008. Un personaggio entrato nella storia del cinema per la sua violenza glaciale, l’imprevedibilità e una presenza scenica capace di generare tensione anche attraverso lunghi silenzi.

            Con El ser querido, diretto da Rodrigo Sorogoyen, Bardem torna a confrontarsi con un personaggio complesso, Esteban Martínez, confermando la capacità di alternare produzioni internazionali e cinema d’autore spagnolo.

            Il riconoscimento ricevuto a Roma celebra proprio questa versatilità, costruita attraverso decenni di interpretazioni che hanno reso Bardem uno degli attori europei più apprezzati a Hollywood.

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              Cinema

              Amanda Seyfried dice basta alle scene di sesso: «Non voglio stare nuda con uno sconosciuto». La confessione dell’attrice sorprende Hollywood

              Amanda Seyfried ha rifiutato una serie televisiva per le troppe scene di sesso previste. A 40 anni l’attrice americana racconta perché non vuole più spogliarsi davanti alla macchina da presa e ammette che un tempo la pensava diversamente.

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              Amanda Seyfried dice basta alle scene di sesso: «Non voglio stare nuda con uno sconosciuto». La confessione dell'attrice sorprende Hollywood

                Amanda Seyfried non ha più intenzione di accettare qualsiasi compromesso pur di lavorare a Hollywood, soprattutto quando si tratta di girare scene intime. L’attrice americana, che ha compiuto 40 anni, ha raccontato di aver recentemente rifiutato una serie televisiva perché il copione prevedeva un numero eccessivo di scene di sesso. Una decisione che nasce da un cambiamento personale nel modo di vivere il proprio mestiere e il rapporto con i colleghi sul set.

                «Ho rinunciato a una serie in cui avrei dovuto fare continuamente scene di sesso. Non importa con chi. Non voglio farlo. Mi mette a disagio. In questo momento non mi interessa», ha dichiarato durante un incontro moderato da Alec Baldwin all’Hamptons International Film Festival.

                Amanda Seyfried e le scene di sesso: «Il nostro lavoro è strano»

                L’attrice ha spiegato che, con il passare degli anni, alcune situazioni considerate normali nel mondo del cinema hanno cominciato a sembrarle sempre più difficili da affrontare. In particolare, Seyfried ha riflettuto sulla necessità di simulare intimità e sentimenti con persone con le quali, nella vita reale, non esiste alcun coinvolgimento romantico.

                «Il nostro lavoro è strano. E più invecchio, più mi sembra strano. Dobbiamo essere romantici con persone con cui non lo siamo davvero», ha osservato, sottolineando come l’esperienza abbia modificato profondamente la sua percezione delle scene più sensuali.

                «Una volta mi divertivo a baciare persone sexy e mi pagavano pure»

                Eppure, agli inizi della carriera, Amanda Seyfried affrontava queste situazioni con uno spirito completamente diverso. L’attrice ha ricordato divertita quanto fosse entusiasta all’idea di baciare un collega particolarmente attraente durante le riprese, arrivando persino a considerarlo uno degli aspetti piacevoli della professione.

                «Una volta era divertente. Non era un problema. Pensavo: “Oggi posso baciare una persona sexy… e mi pagano pure”», ha raccontato ridendo. Oggi, invece, quella leggerezza ha lasciato spazio a una maggiore consapevolezza dei propri limiti e del disagio che determinate situazioni possono provocarle.

                Amanda Seyfried non esclude di cambiare idea in futuro

                La decisione di rifiutare il progetto non rappresenta necessariamente un addio definitivo alle scene di sesso. Seyfried ha infatti precisato che le sue esigenze potrebbero cambiare nuovamente, lasciando aperta la possibilità di affrontare ruoli simili in un altro momento della vita.

                «Forse, se quel progetto tornasse più avanti, potrei trovarmi in una fase diversa. Ma adesso non voglio avere a che fare con l’idea di stare nuda con uno sconosciuto», ha concluso. Una presa di posizione che mette al centro la libertà di un’attrice di scegliere quali situazioni affrontare davanti alla macchina da presa, senza sentirsi obbligata ad accettare scene che oggi non la fanno più sentire a proprio agio.

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