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Spettacolo

Ecco chi presenterà il festival all’Ariston

Sarebbe quello di Milly Carlucci il nome scelto dalla RAI per il dopo Amadeus. La showgirl sarebbe anche il direttore artistico del Festiva. La seconda dal 1951

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    Con l’annuncio di Amadeus riguardo alla sua rinuncia alla conduzione del prossimo Festival di Sanremo su Rai, l’industria dell’intrattenimento è immersa in una fervida speculazione. Mentre diversi nomi sono stati proposti come suoi successori, molti hanno declinato l’offerta, temendo di non riuscire a eguagliare il successo di Amadeus. Secondo le indiscrezioni dei soliti bene infirmati sembra che Milly Carlucci sia una delle candidate più probabili per il ruolo di direttrice artistica del prossimo Festival di Sanremo.

    Nonostante la rarità delle donne nel ruolo di direttrice artistica, è importante ricordare che, dal 1951, solo una donna ha ricoperto questo incarico al Festival di Sanremo. Nel 1997, Carla Vistarini ha condiviso la direzione artistica con due uomini, Pino Donaggio e Giorgio Moroder, rappresentando una delle rare eccezioni nella storia del Festival. Questo potenziale ruolo per Milly Carlucci potrebbe rappresentare un’altra pietra miliare nella ricerca di una maggiore rappresentanza femminile nell’industria dell’intrattenimento italiano e un ulteriore passo avanti nella storia del Festival di Sanremo.

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      Spettacolo

      Morta Patrizia De Blanck, la Contessa della televisione aveva 85 anni

      È morta all’età di 85 anni Patrizia De Blanck, una delle figure più schiette, controcorrenti e autentiche del mondo dello spettacolo italiano.

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        È morta all’età di 85 anni Patrizia De Blanck, una delle figure più schiette, controcorrenti e autentiche del mondo dello spettacolo italiano. Con la sua scomparsa se ne va un personaggio capace di attraversare epoche e contesti diversi, passando con naturalezza dai salotti nobiliari alla televisione popolare. Diretta, ironica, spesso spiazzante, Patrizia De Blanck ha lasciato un segno profondo grazie a una personalità travolgente e profondamente vera.

        La storia di Patrizia De Blanck

        La vita di Patrizia De Blanck sembrava destinata a essere raccontata. Nata da madre veneziana e da un diplomatico cubano, visse fin da giovane il trauma dell’esilio dopo la rivoluzione di Fidel Castro, che portò alla perdita del patrimonio familiare a Cuba. Nel 1958, a soli diciotto anni, fece la sua prima apparizione televisiva come valletta de “Il Musichiere”, accanto a Mario Riva. Poco dopo, però, scomparve dalla scena mediatica per molti anni, dedicandosi alla vita mondana romana e mantenendo un profilo lontano dai riflettori.

        Amori, matrimoni e legami celebri

        Nel corso della sua vita Patrizia De Blanck non ha mai nascosto le relazioni che hanno segnato il suo percorso umano e affettivo. Tra queste, il rapporto intenso con Franco Califano, che lei stessa descriveva come qualcosa di più di una semplice avventura, e la profonda amicizia con Alberto Sordi, fatta di affetto e complicità.

        Il suo primo matrimonio risale al 1960, con il baronetto britannico Anthony Leigh Milne, ma si concluse rapidamente. Seguirono altre relazioni importanti, tra cui quella con l’industriale Farouk El Chourbagi. La vera stabilità arrivò nel 1971 con il matrimonio con Giuseppe Drommi, console di Panama, che rimase al suo fianco fino alla morte nel 1999. Dal loro amore nacque la figlia Giada, dieci anni dopo le nozze.

        Il ritorno in TV e il successo popolare

        Il grande ritorno sul piccolo schermo avvenne nel 2002 grazie a Piero Chiambretti. Da quel momento Patrizia De Blanck divenne una presenza amatissima della televisione italiana: nel 2003, durante la prima edizione del reality show L’isola dei famosi, commentò dallo studio la partecipazione di sua figlia Giada come concorrente. Nel 2008 partecipò anche lei come concorrente al reality show, e nel 2020 anche al Grande Fratello VIP. Fu opinionista anche dei programmi di Barbara D’Urso Pomeriggio Cinque e Domenica Live.

        Anche in età avanzata seppe conquistare il pubblico con la sua ironia pungente e la totale assenza di filtri. Non si sottrasse nemmeno nei momenti più difficili, come nel 2018, quando una grave infezione al sacco lacrimale le causò una deformazione del volto, raccontata senza pudore davanti alle telecamere.

        Misteri e racconti controversi

        Attorno alla figura di Patrizia De Blanck non sono mai mancati enigmi e storie controverse. Durante la sua partecipazione al Grande Fratello Vip riemerse una vecchia intervista in cui avrebbe parlato di un’adozione e di una presunta discendenza legata ad Asvero Gravelli. La contessa ha sempre negato queste ricostruzioni, ma il mistero ha contribuito ad alimentare quell’aura enigmatica che l’ha accompagnata per tutta la vita.

        L’annuncio della morte e il messaggio della figlia Giada

        L’annuncio della morte di Patrizia De Blanck è arrivato tramite un toccante post sui social della figlia Giada, che ha scritto parole di grande dolore e amore, definendo la madre una figura iconica e insostituibile, non solo per la sua vita personale ma per un’intera epoca. Nel messaggio, Giada racconta un legame profondissimo, fatto di dedizione totale, battaglie affrontate insieme e di una sofferenza impossibile da spiegare, vissuta nel silenzio e nella riservatezza fino all’ultimo momento.

        L’eredità di Patrizia De Blanck

        Se ne va una donna impossibile da incasellare, capace di rompere ogni schema e di restare sempre fedele a se stessa. Patrizia De Blanck lascia un’eredità fatta di libertà, eccessi, ironia e verità scomode. Il ritratto di una vera “contessa del popolo”, che ha vissuto senza chiedere permesso e che, proprio per questo, continuerà a essere ricordata.

        Chiara Alviano

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          Televisione

          Maria De Filippi, la trattativa che fa tremare Mediaset: cosa c’è dietro le voci di un addio storico

          Indiscrezioni parlano di una maxi-trattativa con Warner Bros. Discovery e di tensioni ai vertici di Cologno Monzese. Nessuna conferma ufficiale, ma l’ipotesi di un’uscita di Maria De Filippi riapre il dossier più delicato della TV italiana.

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            Perfetto, ora lo stesso per questo: Un nome che fa tremare la TV italiana: cosa c’è dietro le voci su Maria De Filippi Quando si parla di televisione italiana, pronunciare il nome di Maria De Filippi è un must have. Un personaggio che, da oltre trent’anni, per Mediaset è sinonimo di stabilità, ascolti record e format di successo.

            Proprio per questo, l’idea che possa cambiare casa televisiva ha il sapore di una svolta storica e di un brutto “declino” per l’azienda di Cologno Monzese. Nelle ultime ore, infatti, hanno iniziato a circolare indiscrezioni che ipotizzano un suo possibile allontanamento da Mediaset, aprendo scenari del tutto nuovi per il mercato televisivo.

            A riaccendere il dibattito è stato Mario Adinolfi, che sul suo blog ha descritto una trattativa in corso tra la conduttrice e Warner Bros, Discovery. Secondo questa ricostruzione, sul tavolo ci sarebbe un contratto quinquennale con proporzioni mai viste prima per la televisione italiana, capace di ridefinire il valore economico e strategico della figura di Maria De Filippi: un miliardo di euro.

            Tale situazione sembrerebbe aver gravato nei rapporti con i vertici Berlusconi, Marina e Piersilvio. Sempre secondo Adinolfi, a complicare ulteriormente il quadro ci sarebbe anche una vicenda giudiziaria delicata, la causa intentata da Mediaset contro Fabrizio Corona, nella quale il nome della conduttrice viene chiamato in causa indirettamente, aumentando il livello di tensione. Al di là delle dinamiche personali, Maria De Filippi rappresenta anche un asset industriale di primo piano.

            È infatti socia al 50% della Fascino PGT, la società di produzione fondata con Maurizio Costanzo, che negli anni ha creato alcuni dei format più longevi e redditizi della TV italiana. Programmi come Amici, C’è Posta per Te, Temptation Island, Tu si que vales e Uomini e Donne, continuano a garantire ascolti e raccolta pubblicitaria, ma secondo le indiscrezioni avrebbero perso progressivamente centralità nella programmazione di Canale 5. In questo contesto si inserisce l’interesse di Warner Bros.

            Discovery, che da tempo lavora a un rafforzamento strutturale della propria presenza nel panorama generalista italiano. Il gruppo ha già avviato una strategia chiara, puntando su volti storici della TV italiana, non di Mediaset ma anche della Rai: da Fabio Fazio ad Amadeus, passando per Luciana Littizzetto, Maurizio Crozza e Belen Rodriguez. Parallelamente, Discovery ha dato spazio a interpreti molto seguiti dal pubblico come Katia Follesa, I PanPers e altri protagonisti del mondo della comicità.

            In questo scenario, un eventuale approdo di Maria De Filippi sul canale Nove rappresenterebbe un’ulteriore accelerazione, capace di ridefinire gli equilibri del sistema televisivo italiano e di consolidare Discovery come polo sempre più centrale nel mercato. Al momento non esistono prese di posizione ufficiali da parte dei diretti interessati. Tuttavia, il peso di queste voci va oltre la semplice indiscrezione. Mettere in discussione la permanenza di Maria De Filippi a Mediaset significa interrogarsi sul futuro stesso della televisione italiana.

            Chiara Alviano

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              Spettacolo

              Andrea Pucci non va a Sanremo: molto rumore per nulla (e Giorgia Meloni grida alla censura)

              Il comico rinuncia liberamente alla co-conduzione dopo le critiche e una foto social nudo di pessimo gusto. Nessun veto, nessuna epurazione.

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                Ma cosa c’entra la sinistra? Davvero: cosa c’entra? Il caso Andrea Pucci non è una storia di censura, né di artisti imbavagliati, né di poteri oscuri che impediscono a qualcuno di “fare il suo lavoro”. È, molto più banalmente, la storia di un comico sicuramente di seconda fila che decide di non andare a co-condurre Sanremo dopo una settimana di critiche e dopo aver festeggiato la chiamata sui social con una foto nudo di assoluto cattivo gusto, di quelle che non fanno scandalo per audacia artistica ma per imbarazzo. Il punto, fin qui, sarebbe già chiaro: Pucci non è stato cacciato, non è stato escluso, non gli è stato impedito nulla. Ha scelto lui. Fine.

                E invece no: in Italia la fine non arriva mai, perché quando manca la sostanza si gonfia il contorno. Così una rinuncia volontaria diventa “caso”, e il caso diventa persino “clima”. Con la premier che interviene e mette in scena la solita retorica vittimistica: «Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio attorno a lui». Costretto da chi, esattamente? Dai commenti? Dalle critiche? Dal fatto che qualcuno abbia detto – legittimamente – che mettere Pucci su quel palco è un’operazione più da amicizie e telefono che da curriculum e statura artistica? Perché se il parametro diventa “mi criticano quindi sono perseguitato”, allora siamo alla parodia: non è più Sanremo, è un reality sulla suscettibilità.

                La parte comica, in tutto questo, è che la premier fa la paladina dell’artista “intimidito” mentre la Rai, oggi, è un terreno su cui la destra cammina in scioltezza. Altro che “clima ostile”: se c’è un posto dove il vento non soffia contro, è proprio lì. E allora l’obiezione non è ideologica, è logica: com’è possibile evocare persecuzioni in un sistema televisivo che, a sentire e vedere, è già orientato e governato? Soprattutto quando qui non c’è nemmeno un “divieto” da contestare: c’è un comico che si sfila e poi, in automatico, la politica si comporta come se gli avessero tolto la sedia da sotto.

                La verità è che Pucci ha fatto una valutazione di convenienza – o di paura del ridicolo – che in certi casi è persino comprensibile. La domanda è un’altra: perché trasformare quella scelta in un manifesto politico? Perché raccontarla come un’esfiltrazione da un paese repressivo? Qui si confonde apposta la critica con l’odio e il dissenso con l’intimidazione. E la confusione serve a una cosa sola: spostare l’attenzione dal merito, cioè dal fatto che l’operazione Pucci fosse fragilina già in partenza. Sanremo non è il palco del “ci provo e vediamo”: è una liturgia pop dove devi reggere pressioni, ironie, tempi televisivi e un pubblico che non perdona. E se lo festeggi con una foto nudo “da social del 2009”, poi non puoi stupirti se la reazione è un coro di perplessità.

                In questo quadro, la domanda che brucia davvero è quella che hai messo tu sul tavolo: se la premier è così attenta a ciò che accade in Rai, perché non ha commentato l’ignobile telecronaca del “suo” Paolo Petrecca? Perché lì improvvisamente non c’è “clima”, non c’è “odio”, non c’è “intimidazione”: c’è solo silenzio. È un silenzio che pesa, perché è selettivo. Si alza la voce per una rinuncia volontaria di un comico e si abbassa lo sguardo quando il servizio pubblico scivola in cose che imbarazzano perfino chi vorrebbe difenderlo. La politica che si commuove per Pucci e tace su altro non sta difendendo la libertà: sta difendendo una narrazione comoda.

                E così, alla fine, il caso Pucci diventa il capolavoro del nulla: nessun veto, nessuna epurazione, nessuna censura. Solo una scelta personale trasformata in un dramma nazionale perché fa comodo a qualcuno farla diventare tale. E mentre si agita il fantasma della “cultura dell’odio”, resta lì, nudo e non solo nella foto, il vero dato: se metti a Sanremo un co-conduttore più per meriti relazionali che per statura, prima o poi il palco presenta il conto. Pucci, con fiuto, l’ha intuito e si è sfilato. La politica, invece, ha scelto la parte peggiore: quella di chi frigna per una polemica costruita, ignorando le grane vere che bruciano dentro la Rai.

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