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Spettacolo

Ecco chi presenterà il festival all’Ariston

Sarebbe quello di Milly Carlucci il nome scelto dalla RAI per il dopo Amadeus. La showgirl sarebbe anche il direttore artistico del Festiva. La seconda dal 1951

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    Con l’annuncio di Amadeus riguardo alla sua rinuncia alla conduzione del prossimo Festival di Sanremo su Rai, l’industria dell’intrattenimento è immersa in una fervida speculazione. Mentre diversi nomi sono stati proposti come suoi successori, molti hanno declinato l’offerta, temendo di non riuscire a eguagliare il successo di Amadeus. Secondo le indiscrezioni dei soliti bene infirmati sembra che Milly Carlucci sia una delle candidate più probabili per il ruolo di direttrice artistica del prossimo Festival di Sanremo.

    Nonostante la rarità delle donne nel ruolo di direttrice artistica, è importante ricordare che, dal 1951, solo una donna ha ricoperto questo incarico al Festival di Sanremo. Nel 1997, Carla Vistarini ha condiviso la direzione artistica con due uomini, Pino Donaggio e Giorgio Moroder, rappresentando una delle rare eccezioni nella storia del Festival. Questo potenziale ruolo per Milly Carlucci potrebbe rappresentare un’altra pietra miliare nella ricerca di una maggiore rappresentanza femminile nell’industria dell’intrattenimento italiano e un ulteriore passo avanti nella storia del Festival di Sanremo.

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      Televisione

      Pippo Baudo, la figlia Tiziana e il mistero del numero 7: «È come se mi parlasse da lassù». Poi ringrazia De Martino

      Le gare di nuoto, la ricotta ancora calda, i giri sul Ciao e le estati trascorse insieme: Tiziana Baudo racconta il padre lontano dalla televisione. E rivela perché continua a cercarlo nel numero portafortuna della famiglia.

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        Per il pubblico era il re della televisione, il recordman di Sanremo e lo scopritore di talenti. Per Tiziana Baudo, però, Pippo era semplicemente il padre con cui gareggiare a nuoto, mangiare arancini ancora caldi e ridere nel lettone dei nonni.

        A pochi giorni dal primo anniversario della morte di Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto 2025 a 89 anni, la figlia ha affidato all’ANSA una lunga lettera. Non il ritratto del conduttore che ha attraversato sessant’anni di televisione italiana, ma quello dell’uomo lontano dalle telecamere: affettuoso, giocoso e legato alla famiglia.

        Il ricordo passa attraverso luoghi, sapori e piccoli incidenti estivi. Ci sono Villasimius e Lampedusa, Militello e Catania, ma soprattutto i tre mesi durante i quali Tiziana, terminata la scuola, si trasferiva dal padre per trascorrere con lui l’intera estate.

        Le estati di Tiziana con papà Pippo Baudo

        Tiziana ricorda le gare di nuoto in Sardegna, le colazioni a Militello con la ricotta ancora calda e le arance raccolte direttamente nell’agrumeto di famiglia. A Catania arrivavano le risate nel letto dei nonni e gli arancini mangiati a Villa Bellini.

        A Morlupo, padre e figlia si spostavano su un Ciao decisamente poco adatto alle gambe lunghissime del conduttore. Le cadute erano frequenti e, stando al racconto di Tiziana, a finire più spesso a terra era proprio Superpippo.

        Poi gli incontri con la famiglia di Domenico Modugno all’Isola dei Conigli e gli scherzi a Cala Creta, dove si ricoprivano reciprocamente di argilla. Scene semplici che restituiscono l’immagine di anni felici, quando il personaggio televisivo lasciava spazio a un padre completamente disponibile.

        Tiziana ammette di essere stata anche gelosa di quel rapporto: da bambina avrebbe voluto Baudo tutto per sé. Crescendo, gli impegni e la distanza tra Roma e Milano resero più difficili gli incontri. Lei aveva un lavoro e due figli piccoli, lui continuava a essere assorbito dalla televisione. I momenti esclusivamente per loro divennero sempre più brevi, ma il legame non si spezzò.

        Pippo Baudo e il numero portafortuna 7

        Il dettaglio più suggestivo della lettera riguarda il numero 7, considerato un simbolo ricorrente e portafortuna della famiglia Baudo.

        Pippo era nato il 7 giugno, aveva chiamato il proprio ufficio “Studio 77” e tra i programmi che lo lanciarono c’era Settevoci. È morto il giorno 16 e, nella lettura affettuosa della figlia, anche la somma di quelle due cifre riporta al loro numero.

        Da allora Tiziana continua a vedere il 7 comparire nelle circostanze più inattese. Lo interpreta come una forma di dialogo silenzioso con il padre: un segnale attraverso il quale Pippo sembrerebbe farle sentire la propria presenza o metterla in guardia.

        A mantenere vivo quel legame ci sono anche le lettere che Baudo le scriveva nelle occasioni speciali. Messaggi pieni d’amore che Tiziana ha ripreso a leggere dopo la sua scomparsa.

        La perdita di entrambi i genitori e gli amici assenti

        Il dolore è stato reso ancora più difficile dalla morte della madre Angela Lippi, scomparsa a sei mesi di distanza dall’ex marito. Tiziana parla del senso di vuoto lasciato dalla perdita di entrambi i genitori, ma anche di una connessione spirituale che continua nelle piccole esperienze quotidiane.

        Accanto alle persone che le hanno dimostrato affetto, non sono mancate assenze che l’hanno ferita. Alcuni vecchi amici del mondo dello spettacolo si sono fatti sentire, altri hanno scelto il silenzio. E la figlia di Baudo non nasconde l’amarezza: «Le persone perbene sono davvero poche».

        Una stoccata elegante, ma chiarissima, indirizzata a chi ha preferito sparire proprio nel momento del dolore.

        Il ringraziamento a Stefano De Martino

        Tra i gesti che l’hanno invece colpita ci sono le parole di Stefano De Martino durante il congedo dal Teatro delle Vittorie, luogo simbolo della carriera di Pippo Baudo e sede delle registrazioni di Affari tuoi.

        Tiziana e il conduttore non si conoscono personalmente, ma lei ha voluto ringraziarlo anche in privato. Nella lettera lo definisce una persona «perbene, garbata e sensibile».

        Il riconoscimento assume un significato particolare: De Martino è oggi uno dei volti di punta dell’intrattenimento Rai, mentre Baudo ne ha rappresentato per decenni il modello più autorevole. Una piccola staffetta tra generazioni, avvenuta attraverso poche parole pronunciate nel teatro che aveva ospitato alcune delle pagine più importanti della televisione italiana.

        La lettera si chiude senza celebrazioni solenni. Tiziana promette al padre di continuare a cercarlo nei ricordi, nei valori ricevuti e in quell’amore che non si è interrotto il 16 agosto. Magari anche nel prossimo numero 7 incontrato per caso.

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          Musica

          Alice De André, chi è la nipote di Fabrizio che attacca Salvini: «Che cosa ha capito delle canzoni di mio nonno?»

          Dopo la contestazione a Matteo Salvini durante il concerto di Diodato all’Agnata, Alice ha difeso la spettatrice finita sotto accusa. Dietro le sue parole c’è una giovane artista che porta un cognome pesante, ma ha scelto teatro e comicità per trovare una voce personale.

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            Nel salotto di Alice De André c’è un dipinto di suo nonno Fabrizio. Lei dice che quello sguardo sembra seguirla e giudicarla per tutta la giornata. Da questa sensazione è nata una delle sue idee social più riuscite: brevi video nei quali immagina di discutere con Faber, lo provoca e gli domanda chi abbia ragione durante i loro litigi impossibili.

            È il suo modo ironico di fare i conti con un’eredità enorme. Alice porta uno dei cognomi più importanti della musica italiana, ma Fabrizio De André non lo ha mai conosciuto. È nata il 12 maggio 1999, quattro mesi dopo la morte del cantautore, avvenuta l’11 gennaio.

            Il nonno riuscì soltanto ad accarezzare la pancia della madre Sabrina La Rosa mentre si trovava già in ospedale. Tutto ciò che Alice sa di lui è arrivato successivamente: dai racconti familiari, dagli aneddoti dei fan e dai filmati. A sei anni lo vide su YouTube e domandò perché così tante persone conoscessero quell’uomo.

            Alice De André contro Salvini all’Agnata

            Il nome di Alice è tornato al centro dell’attenzione dopo quanto accaduto il 9 agosto all’Agnata, la tenuta di famiglia a Tempio Pausania trasformata in agriturismo e gestita da Dori Ghezzi.

            Durante il concerto di Diodato dedicato a Fabrizio De André nell’ambito del festival Time in Jazz, una spettatrice ha contestato la presenza in prima fila del vicepremier Matteo Salvini. La ragazza è stata poi investita da numerose critiche sui social.

            Alice ha deciso di difenderla attraverso la sua “Riflessione del giorno”: «Che cosa è riuscito a capire, seduto in prima fila, dei testi di mio nonno? Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società sono diametralmente opposti è usare un eufemismo».

            A colpirla è stato soprattutto il ribaltamento della polemica: «Una ragazza si alza e contesta la presenza di Salvini al concerto e scoppia la polemica. Per la ragazza, non per Salvini in prima fila a un concerto di De André».

            «Mio nonno è diventato un santino nazionale?»

            La riflessione di Alice va oltre il singolo episodio. Il dubbio è che Fabrizio De André sia diventato un’icona celebrata da tutti, anche da chi ne ignora o ne rifiuta il pensiero: una specie di «santino nazionale» ascoltato senza prestare attenzione alle parole.

            La nipote di Faber non rivendica una proprietà familiare sulle sue canzoni e non pretende di stabilire chi possa ascoltarle. Contesta però la progressiva neutralizzazione politica e culturale di un autore che ha raccontato prostitute, detenuti, emarginati, ribelli e persone schiacciate dal potere.

            Il suo intervento ha provocato reazioni opposte, ma ha anche acceso la curiosità sulla giovane donna che porta quel cognome senza aver mai potuto condividere un solo giorno con il nonno.

            Chi è Alice De André

            Alice è la quarta figlia di Cristiano De André, nata dalla relazione con Sabrina La Rosa, ex ballerina della Scala. Prima di lei erano nati Fabrizia e i gemelli Francesca e Filippo.

            La sua infanzia non è stata semplice. I genitori si sono separati quando aveva sei anni e, in seguito a una vicenda familiare, lei e la madre hanno perso la casa, il lavoro e i risparmi. Sono tornate a vivere dalla nonna e hanno dovuto ricominciare.

            A 18 anni Alice è andata a vivere da sola, lavorando come cameriera mentre studiava recitazione. La madre avrebbe voluto vederla danzare, ma dopo un saggio al Teatro Carcano la futura attrice capì che le punte non erano esattamente il suo destino: sul palco, racconta ridendo, sembrava «un orso che saluta la platea».

            Dopo il diploma in Accademia è approdata alla stand-up comedy nei locali milanesi. Oggi lavora come attrice, autrice, regista e presentatrice. Nel 2026 ha affiancato Enrico Ruggeri su Rai 2 nel programma Gli occhi del musicista.

            Alice non canta De André

            Il titolo del suo spettacolo teatrale è già una dichiarazione: Alice non canta De André. Per anni agenti e addetti ai lavori hanno cercato di spingerla verso la musica, prospettandole persino Sanremo. Lei ha scelto invece la recitazione e la comicità, giocando con il peso del cognome senza trasformarlo in una scorciatoia.

            Con il padre Cristiano ha costruito un rapporto che definisce di complicità e amicizia. Lo chiama il suo «amico fragile» e considera la serata tributo a Fabrizio ai Parchi di Nervi il primo incontro artistico davvero autentico tra loro.

            Alice lavora inoltre con ragazzi nello spettro autistico. Dall’esperienza vissuta accanto al fratellastro Roberto, affetto dalla sindrome di Asperger, è nato Take Me Aut – L’eroe che è in me, spettacolo scritto e diretto da lei con gli studenti della Scuola Futuro Lavoro.

            Vive tra Milano e la Sardegna e protegge gelosamente la propria relazione sentimentale. Del compagno ha rivelato soltanto il soprannome che lui le ha dato in sardo: «tempiesa barrosa», la ragazza di Tempio testarda. Una definizione che sembra adattarsi anche al suo rapporto con l’eredità familiare: Alice non rinnega il cognome De André, ma pretende di portarlo nella propria direzione ostinata e contraria.

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              Personaggi e interviste

              Kasia Smutniak compie 47 anni: il volo, l’addio alla recitazione e la promessa mantenuta a Pietro Taricone

              Dalla Polonia all’Italia, dai successi cinematografici alla scelta “punk” di lasciare la recitazione. Nel documentario Mustang, Kasia Smutniak torna al viaggio compiuto nel 2003 con Pietro Taricone e racconta la scuola costruita per i bambini del Nepal.

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                «Voglio diventare una vecchietta in forma, con lo zaino in spalla». Kasia Smutniak compie oggi, 13 agosto, 47 anni e per il progetto della vecchiaia avventurosa dovrà attendere ancora parecchio. Lo spirito giusto, però, sembra averlo da sempre.

                Attrice, ex modella, pilota di alianti e regista, Kasia ha trascorso buona parte della propria vita a cambiare direzione proprio quando gli altri pensavano di averla finalmente inquadrata. Ha lasciato la Polonia giovanissima, costruito una carriera nel cinema italiano e poi deciso di smettere di recitare nel momento in cui avrebbe potuto continuare senza rischiare nulla.

                «Non voglio più fare l’attrice e penso sia la decisione più punk che ho preso», ha dichiarato nel 2024. Non un addio alle storie, ma il passaggio dall’altra parte della macchina da presa, dove la realtà ha preso il posto dei personaggi.

                Kasia Smutniak, dagli alianti alle passerelle

                Katarzyna Anna Smutniak nasce a Varsavia il 13 agosto 1979. Suo padre Zenon è un pilota e alto ufficiale dell’aeronautica militare polacca. Da lui Kasia eredita la passione per il volo e a soli 16 anni consegue il brevetto da pilota di alianti.

                L’anno successivo arriva seconda a un concorso di bellezza e comincia a lavorare come modella. Viaggia tra Giappone, Stati Uniti e Regno Unito, fino all’arrivo in Italia nel 1998.

                Il debutto cinematografico avviene nel 2000 con Al momento giusto di Giorgio Panariello. Seguono oltre vent’anni di film e serie televisive, da Nelle tue mani a La passione, da Perfetti sconosciuti a Loro di Paolo Sorrentino. Nel suo palmarès entrano il Globo d’oro come attrice rivelazione e diversi Nastri d’argento.

                Pietro Taricone, Domenico Procacci e i due figli

                Sul set di Radio West, nel 2003, Kasia incontra Pietro Taricone. I due si innamorano e nel 2004 nasce la figlia Sophie. Non si sono mai sposati, come viene talvolta riportato erroneamente: sono rimasti legati fino alla morte dell’attore, avvenuta il 29 giugno 2010 dopo un incidente con il paracadute all’aviosuperficie di Terni.

                Nel 2011 Kasia si lega al produttore Domenico Procacci. Nel 2014 nasce il loro figlio Leone e nel settembre 2019 la coppia si sposa.

                Nella biografia sentimentale dell’attrice è stato inserito anche un presunto flirt con Raz Degan, conosciuto sul set di Barbarossa nel 2008, quando lui era legato a Paola Barale. Le fotografie pubblicate all’epoca alimentarono il gossip, ma Kasia non ha mai voluto commentare pubblicamente quella vicenda.

                Mustang e la promessa fatta a Pietro Taricone

                Nel 2026 Smutniak torna dietro la macchina da presa con Mustang, un documentario profondamente personale. Il film nasce dal viaggio compiuto nel 2003 con Pietro Taricone nella remota regione nepalese del Mustang, quando i due si conoscevano da poco.

                Partirono con gli zaini e una piccola videocamera. In quel luogo quasi isolato dal resto del mondo promisero di tornare e fare qualcosa per proteggere la popolazione e la sua cultura. La morte di Pietro interruppe il progetto condiviso, ma non cancellò la promessa.

                Oltre vent’anni dopo, quelle vecchie immagini vengono riscoperte dalla figlia Sophie e diventano il punto di partenza del documentario. Attraverso l’incontro con Kunzom, Kasia riesce a costruire una scuola che permette ai bambini della regione di continuare gli studi senza abbandonare le proprie famiglie.

                Mustang non è soltanto un ricordo di Taricone, ma il racconto di un amore trasformato in qualcosa che continua a esistere e produrre effetti nel presente.

                L’addio alla recitazione e la vitiligine

                La svolta da regista era già cominciata nel 2023 con Mur, documentario dedicato al muro costruito al confine tra Polonia e Bielorussia e al dramma dei migranti respinti. L’esperienza cambia profondamente Kasia e la spinge ad abbandonare i set come attrice.

                «A un certo punto la realtà che mi circondava, le persone che incontravo e le loro vicende mi sembravano più interessanti di quelle che interpretavo», ha spiegato.

                Anche il taglio cortissimo dei capelli, criticato da parte del pubblico, è diventato una dichiarazione di indipendenza: «La femminilità è fatta di così tante sfumature che sarebbe un peccato viverla in un’unica maniera».

                Lo stesso spirito aveva accompagnato la scelta di mostrarsi senza filtri con la vitiligine, la condizione autoimmune con cui convive da anni. «Accettare non è sufficiente. Bisogna amare i propri difetti», aveva scritto. A 47 anni Kasia Smutniak sembra avere trasformato questa frase in un programma di vita: meno ruoli imposti, più strade scelte personalmente. E possibilmente uno zaino sempre pronto.

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