Spettacolo
Elisabetta Gregoraci, una serata di eleganza e solidarietà per i bambini
Venerdì 31 gennaio, una cena di beneficenza con protagonista Elisabetta Gregoraci raccoglierà fondi per la Fondazione “Il Coraggio dei Bambini”, impegnata nella lotta ai tumori cerebrali solidi infantili.
Una serata speciale, tra glamour e impegno sociale, con un unico obiettivo: fare la differenza. Venerdì 31 gennaio, a partire dalle 19:30, il Riva Restaurant & Lounge Bar di Falerna Marina ospiterà una cena di beneficenza a favore della Fondazione “Il Coraggio dei Bambini”, un’organizzazione che da anni combatte instancabilmente contro i tumori cerebrali solidi infantili nell’ambito della neuro-oncologia pediatrica.
L’evento, ideato da DIEMMECOM, avrà un’ospite d’eccezione: Elisabetta Gregoraci, madrina della serata e volto noto dello spettacolo, da sempre sensibile alle cause umanitarie. Un appuntamento che unisce eleganza e generosità, dimostrando come il mondo della mondanità possa trasformarsi in un’opportunità concreta per aiutare chi ne ha più bisogno.
La location scelta non è casuale: il Riva Restaurant & Lounge Bar, con la sua atmosfera raffinata, farà da cornice a una serata esclusiva in cui ogni gesto, ogni brindisi e ogni donazione si tradurranno in un contributo concreto per la ricerca. I fondi raccolti saranno destinati a sostenere i progetti della Fondazione, che si impegna a garantire un futuro migliore ai bambini colpiti da queste gravi patologie.
Partecipare significa non solo godersi una cena in un ambiente d’eccezione, ma anche diventare parte attiva di una battaglia che nessun bambino dovrebbe affrontare da solo. Un’occasione per coniugare piacere e altruismo, dimostrando che la solidarietà può essere anche un evento indimenticabile.
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Musica
Loredana Bertè e Monica Sarnelli, il duetto mai pubblicato dedicato a Mia Martini: il mistero di “Di più” che dopo trent’anni resta senza risposta
Testo firmato da Loredana Bertè, musica di Luca Rustici e la voce di Monica Sarnelli. “Di più” avrebbe dovuto essere un omaggio a Mia Martini, scomparsa un anno prima. Ma il brano non uscì mai.
Ci sono canzoni che diventano celebri e altre che, pur essendo state registrate, finiscono per trasformarsi in piccoli misteri della musica italiana. È il caso di “Di più”, il brano inciso il 30 giugno 1996 da Monica Sarnelli e Loredana Bertè e rimasto, inspiegabilmente, chiuso in un cassetto.
Sono passati trent’anni da quella registrazione in studio. Monica Sarnelli, voce resa celebre anche dalla sigla di Un posto al sole, duettò con Loredana Bertè in una canzone dal forte valore personale. Il testo era stato scritto dalla stessa Bertè, mentre la musica portava la firma di Luca Rustici. Il brano era dedicato a Mia “Mimì” Martini, la sorella di Loredana, scomparsa nel 1995.
Un omaggio nato dal dolore
La registrazione arrivò a poco più di un anno dalla morte di Mia Martini, una ferita ancora apertissima per Loredana Bertè. Proprio da quel dolore nacque l’idea di trasformare i ricordi e l’affetto in una canzone.
Per dare voce a quel progetto, Bertè scelse di cantare insieme a Monica Sarnelli, artista che in quegli anni stava costruendo il proprio percorso musicale. L’incontro tra le due diede vita a “Di più”, un brano pensato come tributo a Mimì e destinato, almeno nelle intenzioni iniziali, a raggiungere il pubblico.
Il mistero di “Di più”
Eppure quel progetto si fermò. Nonostante la registrazione fosse stata completata, “Di più” non venne mai pubblicata e non entrò a far parte di alcun album ufficiale.
Il motivo di quella scelta non è mai stato chiarito pubblicamente. Nessuna spiegazione definitiva ha accompagnato la mancata uscita del brano, alimentando negli anni la curiosità degli appassionati di musica e dei tanti estimatori di Mia Martini e Loredana Bertè.
Trent’anni dopo resta una domanda
A tre decenni da quella giornata in studio, “Di più” continua a rappresentare una delle pagine più enigmatiche della discografia italiana. Un duetto che univa due interpreti, una canzone nata come gesto d’amore verso Mia Martini e una registrazione che il pubblico non ha mai avuto la possibilità di ascoltare.
Perché quel brano non vide mai la luce? È una domanda che, ancora oggi, resta senza una risposta ufficiale. E proprio questo silenzio ha contribuito a trasformare “Di più” in una piccola leggenda per gli appassionati della musica italiana.
Cinema
Clint Eastwood a 96 anni smonta il mito della vecchiaia serena: «La pillola più amara è non avere qualcuno che voglia ascoltarti»
Clint Eastwood parla della vecchiaia senza retorica. La luce che dà fastidio, il respiro che pesa, il corpo che non collabora più. Ma il vero dolore, dice, è l’assenza degli altri.
Clint Eastwood ha sempre abitato l’immaginario collettivo come l’uomo che non arretra mai. Il volto duro, lo sguardo tagliente, il passo lento ma minaccioso, la voce asciutta di chi sembra avere sempre l’ultima parola. Eppure, a 96 anni, l’attore e regista americano consegna un pensiero che infrange qualunque illusione consolatoria sull’invecchiamento.
Non c’è epica, non c’è posa da leggenda immortale, non c’è la solita retorica dell’età vissuta come trionfo. C’è, piuttosto, la descrizione cruda di un corpo che cambia e di una solitudine che pesa più dei dolori fisici.
Il corpo che non obbedisce più
Eastwood racconta la vecchiaia partendo dai gesti minimi, quelli che da giovani sembrano automatici e che con il tempo diventano una fatica.
«La luce fa male agli occhi. Respirare può essere un lavoro duro. Il tuo corpo non collabora più. Ogni passo richiede strategia».
Poche frasi bastano per smontare l’immagine patinata dell’invecchiare bene a ogni costo. Il corpo, a un certo punto, smette di essere un alleato fedele. Anche camminare, guardare, respirare possono trasformarsi in piccole prove quotidiane.
Il dolore più grande è emotivo
Ma il passaggio più forte arriva subito dopo. Per Clint Eastwood, il peso autentico della vecchiaia non riguarda soltanto muscoli, ossa o respiro.
«Ma il vero peso della vecchiaia non è fisico. È emotivo. Oltrepassando i 90 anni, il tuo cerchio sociale si restringe. La maggior parte delle persone che ti hanno conosciuto da giovane sono scomparse».
È qui che il discorso diventa più intimo. Invecchiare significa anche sopravvivere a una parte del proprio mondo. Gli amici se ne vanno, i testimoni della giovinezza spariscono, le persone che ricordavano chi eri prima della fama, prima dei ruoli, prima della leggenda, non ci sono più.
Il telefono che non squilla
Eastwood chiude con l’immagine più semplice e più dolorosa.
«Il telefono ha smesso di squillare. Il ritmo dei giorni rallenta. La pillola più amara non è il dolore. È l’assenza di qualcuno che voglia ascoltarti».
Una frase che colpisce perché non riguarda solo una star di Hollywood, ma una condizione umana universale. Dopo una vita passata sotto i riflettori, anche Clint Eastwood sembra indicare il punto più fragile dell’esistenza: non il corpo che cede, ma il silenzio che resta attorno.
Cinema
Kevin Costner rompe il silenzio su Whitney Houston: «Non parlai della sua morte perché il nostro rapporto era nato solo sul set»
A distanza di anni Kevin Costner racconta il motivo del suo silenzio dopo la morte di Whitney Houston. L’attore non voleva alimentare il clamore mediatico attorno a una tragedia che lo aveva profondamente colpito.
Quando Whitney Houston morì, il mondo dello spettacolo si fermò per renderle omaggio. Attori, musicisti e amici raccontarono ricordi e aneddoti sulla cantante, mentre televisioni e radio cercavano testimonianze da chiunque l’avesse conosciuta. Tra le voci che mancavano, però, c’era quella di Kevin Costner, protagonista insieme a lei del film The Bodyguard. Oggi l’attore ha spiegato perché scelse di restare in silenzio.
Una decisione che, racconta, nacque dalla convinzione che il loro legame fosse rimasto confinato all’esperienza vissuta sul set.
«Non volevo andare in televisione a parlare di lei»
Kevin Costner ha ricordato quei giorni spiegando di aver volutamente evitato ogni esposizione mediatica.
«È andata così: era una cosa che non volevo fare. Quando Whitney è venuta a mancare, per una settimana non si faceva altro che passare il microfono in giro; tutti andavano in TV a parlare di lei. E io pensavo: “Santo cielo, l’ultima cosa che voglio fare è andare alla radio a parlare di lei”. Dopotutto, in realtà, era stato solo un film».
Per l’attore, il loro rapporto apparteneva soprattutto alla dimensione professionale costruita durante la lavorazione del celebre lungometraggio.
La sorpresa davanti all’affetto del pubblico
Col passare dei giorni, però, Costner si rese conto di un dettaglio che inizialmente non aveva considerato: il pubblico percepiva quel legame in modo molto diverso.
«C’era però un aspetto particolare che non avevo preso in considerazione… la gente voleva sapere cosa avessi da dire su di lei, cosa che mi ha lasciato spiazzato».
Una reazione che lo sorprese e gli fece comprendere quanto il film avesse lasciato un segno nell’immaginario collettivo e quanto il sodalizio artistico con Whitney Houston fosse rimasto nel cuore degli spettatori.
«Il nostro rapporto era nato dalla finzione»
Ripensando a quella scelta, Kevin Costner ribadisce che il motivo del suo silenzio era molto semplice.
«Il nostro era un rapporto nato dalla finzione. Per questo ho evitato di parlarne».
L’attore ha così spiegato di aver preferito non aggiungere la propria voce al grande coro di omaggi che accompagnò la scomparsa di Whitney Houston, convinto che il rispetto passasse anche attraverso il silenzio e la discrezione, piuttosto che attraverso dichiarazioni rilasciate sull’onda dell’emozione.
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