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Spettacolo

Elisabetta Gregoraci, una serata di eleganza e solidarietà per i bambini

Venerdì 31 gennaio, una cena di beneficenza con protagonista Elisabetta Gregoraci raccoglierà fondi per la Fondazione “Il Coraggio dei Bambini”, impegnata nella lotta ai tumori cerebrali solidi infantili.

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    Una serata speciale, tra glamour e impegno sociale, con un unico obiettivo: fare la differenza. Venerdì 31 gennaio, a partire dalle 19:30, il Riva Restaurant & Lounge Bar di Falerna Marina ospiterà una cena di beneficenza a favore della Fondazione “Il Coraggio dei Bambini”, un’organizzazione che da anni combatte instancabilmente contro i tumori cerebrali solidi infantili nell’ambito della neuro-oncologia pediatrica.

    L’evento, ideato da DIEMMECOM, avrà un’ospite d’eccezione: Elisabetta Gregoraci, madrina della serata e volto noto dello spettacolo, da sempre sensibile alle cause umanitarie. Un appuntamento che unisce eleganza e generosità, dimostrando come il mondo della mondanità possa trasformarsi in un’opportunità concreta per aiutare chi ne ha più bisogno.

    La location scelta non è casuale: il Riva Restaurant & Lounge Bar, con la sua atmosfera raffinata, farà da cornice a una serata esclusiva in cui ogni gesto, ogni brindisi e ogni donazione si tradurranno in un contributo concreto per la ricerca. I fondi raccolti saranno destinati a sostenere i progetti della Fondazione, che si impegna a garantire un futuro migliore ai bambini colpiti da queste gravi patologie.

    Partecipare significa non solo godersi una cena in un ambiente d’eccezione, ma anche diventare parte attiva di una battaglia che nessun bambino dovrebbe affrontare da solo. Un’occasione per coniugare piacere e altruismo, dimostrando che la solidarietà può essere anche un evento indimenticabile.

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      Speciale Sanremo 2026

      Tommaso Paradiso debutta a Sanremo e prepara le nozze: matrimonio con Carolina Sansoni dopo l’Ariston

      Dopo Sanremo 2026 l’ex frontman dei The Giornalisti sposerà Carolina Sansoni. Insieme dal 2017 e genitori della piccola Anna, ora ufficializzano tutto. E le pubblicazioni di nozze correggono anche la data di nascita di lei.

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        Tommaso Paradiso alza l’asticella e sceglie il tempismo perfetto: debutta all’Ariston e, subito dopo, si sposa. Il romanticismo, quando è ben orchestrato, diventa anche strategia narrativa. E Sanremo è il palco ideale per farlo diventare popolare.

        Prima Sanremo, poi l’altare

        Come raccontato da Vanity Fair e rilanciato dal settimanale “Chi”, dopo Sanremo 2026 l’ex frontman dei The Giornalisti dirà sì alla compagna Carolina Sansoni. Le nozze sono previste per giugno.

        Un passaggio che sa di capitolo definitivo, almeno sul piano simbolico: prima il ritorno in grande stile sotto le luci dell’Ariston, poi la promessa ufficiale. Una sceneggiatura quasi perfetta, degna di una canzone dal titolo “I romantici”, come quella che Paradiso porta in gara.

        Sanremo, in fondo, amplifica tutto: una nota stonata diventa meme, un amore diventa favola condivisa.

        Il colpo di scena anagrafico

        Ma il gossip non si accontenta del lieto fine. Le pubblicazioni di matrimonio, apparse al Comune di Roma, hanno regalato un piccolo colpo di scena: la data di nascita di Carolina Sansoni sarebbe diversa da quella circolata online per anni.

        Secondo i documenti ufficiali, Sansoni sarebbe nata il 31 gennaio 1992 e non nel 1989, come riportato in molte biografie digitali. Traduzione: Sanremo non aggiorna solo le classifiche, aggiorna pure Wikipedia.

        Un dettaglio che non cambia la sostanza della storia, ma che dimostra quanto la vita privata dei protagonisti del Festival venga passata al microscopio.

        Una storia iniziata nel 2017

        La relazione tra Paradiso e Sansoni va avanti dal 2017. Nel 2025 è arrivata anche la piccola Anna, completando un quadro familiare che oggi trova la sua ufficialità nel matrimonio.

        È la classica narrazione da “vita nuova”: amore consolidato, figlia, nozze in arrivo. Solo che invece della solita cornice social, c’è l’Ariston. E lì l’effetto è diverso: se la tua vita privata deve diventare racconto collettivo, meglio farlo nel luogo dove l’Italia ascolta, commenta e si commuove come se vi conoscesse da sempre.

        Sanremo, ancora una volta, non è solo musica. È un acceleratore di storie.

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          Speciale Sanremo 2026

          Sanremo si sveglia dal torpore: la “cura” Pantani salva il terzo atto di Carlo Conti

          Dopo due serate sottotono e ospiti poco incisivi, il comico toscano accende l’Ariston con la maschera di Lapo Elkann. Una scarica di adrenalina che restituisce ritmo a una kermesse fin qui piatta.

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          Sanremo si sveglia dal torpore: la "cura" Pantani salva il terzo atto di Carlo Conti

            C’è voluto il “terzo tempo” perché il motore di Sanremo 2026 iniziasse finalmente a girare a pieni giri. Dopo un debutto e una seconda serata caratterizzati da un ritmo compassato e da scelte artistiche che non hanno lasciato il segno — basti pensare al potenziale inespresso di Can Yaman o agli interventi di Lillo e Pilar Fogliati, rimasti ai margini del racconto — la kermesse ha finalmente trovato la sua scossa. L’artefice del miracolo? Ubaldo Pantani.

            Oltre l’imitazione: il metodo Pantani

            Non chiamatelo solo imitatore. Pantani, che ama definirsi un «comico che utilizza le imitazioni», ha dimostrato come la satira di qualità possa ribaltare l’inerzia di uno show. Il suo segreto risiede in una formula precisa che fonde tre pilastri: fedeltà vocale, mimesi fisica e una scrittura testuale affilata.

            È proprio sul testo che il comico ha costruito il successo della serata. Il suo Lapo Elkann non è più la caricatura degli eccessi del passato, ma un’evoluzione narrativa sofisticata. Pantani ha trasformato il rampollo in una sorta di “matto di corte” moderno: un gaffeur d’altissimo bordo, ingenuo e spiazzante, capace di pronunciare verità scomode che nessun altro ospite oserebbe sfiorare.

            Rompere le regole del “già visto”

            Il successo di Pantani all’Ariston è ancora più significativo se si considera il fattore sovraesposizione. Solitamente il Festival insegue l’esclusività assoluta, mentre il comico toscano è una presenza fissa nel salotto di Fabio Fazio. Eppure, nonostante il pubblico sia abituato alla sua comicità, Pantani è riuscito nell’impresa di risultare inedito.

            In una sola settimana di preparazione — il suo nome era stato ufficializzato in extremis — ha saputo costruire una linea narrativa coerente, diluita in diverse incursioni che hanno dettato i tempi comici dell’intera serata. Grazie a lui, lo spettatore ha finalmente ritrovato il piacere di ridere davanti alla TV, trasformando quella che sembrava una gestione troppo scolastica di Carlo Conti in un evento televisivo finalmente vibrante.

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              Speciale Sanremo 2026

              Welo, il ritmo del Salento conquista Sanremo ma divide il web: «Orgoglioso del mio accento»

              Il jingle “Emigrato” scelto da Carlo Conti diventa virale tra applausi e polemiche. Mentre gli hater suggeriscono corsi di dizione, il pasticciere di Cellino San Marco dedica all’artista un dolce speciale.

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              Welo, il ritmo del Salento conquista Sanremo ma divide il web: «Orgoglioso del mio accento»

                L’Ariston ha un nuovo battito, ed è marcatamente salentino. Se l’anno scorso era stata l’energia di Gabry Ponte a dare il via alle danze, la 76esima edizione del Festival di Sanremo ha trovato la sua identità sonora in “Emigrato”, il brano di Welo scelto da Carlo Conti come sigla ufficiale della kermesse. Tuttavia, come spesso accade nell’era dei social, il successo non è arrivato senza una scia di veleno: nel mirino degli hater è finita l’inflessione leccese del giovane artista, scatenando un dibattito che va ben oltre la musica.

                Tra critiche e identità

                Manuel Mariano, classe 1999, non ha intenzione di nascondere le proprie radici. Nonostante i commenti piccati di chi lo invita a frequentare corsi di dizione per “ripulire” la parlata, il rapper risponde con la forza della coerenza: «Ne vado fiero». Il suo brano, d’altronde, tocca corde profonde, parlando di un Sud costretto a spostarsi per cercare fortuna («Dicono devi andare fuori, sempre fuori»), un tema che ha reso il video della canzone un contenuto virale in poche ore.

                La scalata di Welo verso il palco più prestigioso d’Italia è iniziata in modo quasi cinematografico: un vassoio di pasticciotti consegnato a mano a Carlo Conti. Un gesto che, seppur non abbia strappato un selfie immediato con il conduttore, ha convinto quest’ultimo a puntare sul talento del ragazzo leccese.

                La solidarietà corre sui social (e a tavola)

                A fare da scudo contro le critiche è intervenuta la community di “pasticciottolovers”, che su Instagram ha lanciato un messaggio di inclusione:

                «L’appartenenza è un valore, non un limite. Che sia salentino, siciliano o napoletano, l’accento è un patrimonio che va lodato».

                Una difesa che solleva una questione sociologica mai sopita: perché i dialetti del Nord vengono spesso esibiti come vanto, mentre quelli del Sud sono ancora oggetto di pregiudizio?

                Un dolce per la pace: arriva il “Welo di pasticciotto”

                Mentre la battaglia infuria su TikTok e Instagram, la risposta più dolce arriva da Cellino San Marco. Il pasticciere Andrea Colitta ha creato un ponte gastronomico tra Puglia e Liguria: il “Welo di pasticciotto”. Il dolce fonde la tradizionale frolla salentina con il ripieno tipico dei Baci di Sanremo.

                «A tavola le diversità trovano sempre un punto d’incontro», spiega Colitta, ricordando che la musica, proprio come la cucina, dovrebbe unire e non dividere i territori.

                Welo, intanto, si gode il momento. Con la valigia piena di sogni e l’orgoglio di chi non vuole tradire se stesso, il giovane artista ha già vinto la sua sfida più grande: portare l’anima del Salento nel cuore della Città dei Fiori.

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