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Musica

Ecco chi vincerà il Festival di Sanremo 2025. I pronostici dicono che lo decideranno i followers nei social

Sanremo 2025: la sfida si gioca anche sui social. Chi vincerà il televoto e, di conseguenza, il Festival?

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    Il Festival di Sanremo 2025 non è solo una gara canora, ma anche una competizione social. Gli artisti in gara utilizzano le piattaforme digitali per conquistare il pubblico e ottenere visibilità. Il “peso social” di un cantante può influenzare il televoto e, di conseguenza, il risultato finale.

    Ma a Sanremo si canta o si twitta?

    Il televoto è un parametro fondamentale per la classifica delle singole serate e per la scelta del vincitore nella serata finale. A Sanremo 2025, il televoto avrà un peso variabile a seconda della serata.

    Prima serata. Non è previsto alcun televoto, la classifica è determinata dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web.
    Seconda e terza serata. Il televoto pesa per il 50%, insieme alla Giuria delle Radio.
    Serata delle cover. Il televoto incide per il 34%.
    Serata finale. Il televoto conta per il 34%, come la Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e la Giuria delle Radio.
    Votazione finale tra i primi 5. Il televoto mantiene il peso del 34%.

    Social network e televoto: un legame indissolubile

    L’importanza del televoto evidenzia l’influenza dei social media sulla competizione. La capacità di mobilitare i fan attraverso piattaforme come X (ex Twitter), Instagram e TikTok è cruciale per il successo degli artisti. Campagne virali, meme e hashtag possono aumentare la popolarità di un brano e incentivare il pubblico a votare, soprattutto i più giovani. Di conseguenza, gli artisti con un forte seguito sui social a Sanremo potrebbero essere avvantaggiati, considerando che il televoto ha un peso rilevante in diverse serate e rimane una componente fissa nella classifica finale. La presenza digitale e la strategia social dei cantanti diventano un elemento chiave, al pari della qualità artistica delle canzoni.

    Classifica social vs pronostici: cosa dicono i numeri di Sanremo?

    Il successo di un cantante dipende anche dal numero di follower e dall’interazione con il pubblico sui social. Essere molto seguiti, però, non garantisce la vittoria, ma può indicare quali artisti hanno un seguito consolidato e potenzialmente più voti al televoto. Analizzando i numeri, emerge un vincitore assoluto: Fedez, che domina con un distacco significativo. Seguono Elodie e il gruppo formato da Shablo, Guè, Joshua e Tormento. Tuttavia, i pronostici dei siti di scommesse mostrano alcune discrepanze tra popolarità social e probabilità di vittoria. Per esempio?

    Giorgia, con “soli” 3,1 milioni di follower, è tra i favoriti con quote intorno a 4.50.
    Irama, con 3,5 milioni di follower, ha una quota di circa 6.00.
    Elodie, nonostante i 5,3 milioni di follower, ha una quota alta intorno a 12.00.
    Fedez, il re dei social con 25,4 milioni di follower, ha una quota intorno a 16.00.
    Rocco Hunt, con 4,1 milioni di follower, ha una quota di 20.00.

    Signore e signori venghino, venghino… fate il vostro gioco!

    Abbiamo capito quindi che i social media sono diventati un elemento imprescindibile per il successo al Festival di Sanremo. Tuttavia, la popolarità sui social non sempre si traduce in vittoria. I pronostici dei siti di scommesse offrono una prospettiva diversa, basata su altri fattori come l’esperienza, il prestigio artistico e la qualità delle canzoni. Quale sarà il risultato finale? Chi può dirlo nemmeno i bookmakers più preparati. Solo il tempo e il televoto potranno svelarlo. Nel frattempo, potete fare il vostro gioco, scommettendo sul vostro favorito!

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      Musica

      Patty Pravo sorpresa da Madonna: “Non mi aspettavo la cover de La Bambola, me l’aveva tenuta nascosta”

      L’uscita de La Bambola cantata da Madonna per Dolce & Gabbana ha colto di sorpresa Patty Pravo. Un gesto inatteso che svela un legame personale fatto di telefonate, messaggi e una normalità lontana dai riflettori.

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        Per Patty Pravo, l’uscita de La Bambola reinterpretata da Madonna per la campagna di Dolce & Gabbana è stata una sorpresa autentica. Non un’operazione annunciata, non un progetto condiviso in anticipo, ma un gesto tenuto nascosto fino all’ultimo, come solo le vere amicizie sanno fare.

        “Noi stiamo in comunicazione, ci sentiamo ogni tanto. Lei mi chiama, io la chiamo, ci raccontiamo le nostre cose. Però non mi aspettavo questa cover, perché a dire la verità me l’aveva tenuta nascosta”, ha raccontato la cantante, lasciando emergere un rapporto diretto e privo di formalismi.

        Una sorpresa tenuta segreta

        La scelta di Madonna di non anticipare nulla rende l’episodio ancora più significativo. “Quindi mi ha fatto una sorpresa”, spiega Patty Pravo, sottolineando come il gesto non fosse studiato a tavolino, ma nato da una decisione personale della popstar.

        Una reinterpretazione che arriva da una delle icone mondiali della musica e che tocca uno dei brani più celebri del repertorio italiano, trasformandolo in un ponte tra epoche, linguaggi e immaginari diversi.

        Un rapporto lontano dai riflettori

        Nel racconto di Patty Pravo colpisce soprattutto il tono: niente enfasi, niente mitizzazioni. “Lei è così carina, proprio deliziosa, è una persona normale. Madonna è molto più normale di quanto sembri”. Parole che restituiscono un ritratto inatteso di Madonna, lontano dall’immagine iper-costruita che spesso la accompagna.

        Un rapporto fatto di confidenze, racconti personali e una familiarità che supera le differenze di fama e percorso artistico.

        Chiamate, messaggi e WhatsApp

        Il legame tra le due passa anche attraverso la quotidianità digitale. “Come ci sentiamo? Sia chiamate che messaggi, anche su WhatsApp”, racconta Patty Pravo con naturalezza. E c’è spazio persino per un dettaglio leggero e rivelatore: “Che cos’ha Madonna come icona di WhatsApp? Lei non ricordo, adesso mi sfugge, io invece ho una mia foto”.

        Un particolare apparentemente marginale che, in realtà, dice molto. Dietro le icone pop e i palcoscenici globali, restano due artiste che si parlano come persone, senza pose né distanza.

        Un classico che continua a vivere

        La Bambola, cantata da Patty Pravo, continua così a vivere nuove vite, attraversando decenni e reinterpretazioni senza perdere la sua forza. L’omaggio inatteso di Madonna non è solo una cover, ma il segno di un rispetto profondo e di un dialogo artistico che va oltre le generazioni.

        E forse è proprio questo, più di tutto, il vero valore della sorpresa.

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          Musica

          Orietta Berti, tra il matrimonio “firmato” da Al Bano e il senso di colpa per Tenco: il ritorno della voce che non ha mai ceduto

          La cantante ripercorre episodi privati e ferite mai rimarginate, dal Sanremo del ’67 al giorno delle nozze con Osvaldo.

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            Orietta Berti torna davanti alle telecamere e, come spesso accade con lei, la leggerezza si mescola a ferite profonde rimaste sotto la pelle per decenni. In una bella intervista ripercorre uno dei capitoli più bui della sua carriera: il Sanremo del 1967, l’edizione segnata dal suicidio di Luigi Tenco. «Non ho mai creduto a quel biglietto», dice, ricordando la nota in cui il cantante parlava di “atto di protesta per un pubblico che manda Io tu e le rose in finale”. Poi, a voce bassa, aggiunge: «Mi sentivo in colpa, ma non avevo colpe». Un dolore che all’epoca aveva un peso concreto: «La gente mi escludeva, non potevo più andare in tv, non mi facevano più interviste. Solo la forza del pubblico mi ha tenuto in vita».

            Il matrimonio e il sì detto da un altro
            Nel racconto della sua vita non mancano gli episodi surreali, come il giorno delle nozze con Osvaldo Spotti. «Piangeva come una fontana e non ha detto sì», ricorda divertita. «Ha annuito con la testa. E allora l’hanno fatto dire ad Al Bano, che era lì. È stato lui a dire sì al posto suo». La Fagnani rilancia con l’ironia: «È sicura che sia valido il matrimonio?». Berti ride: «Vocalmente sono sposata con Al Bano».

            I nuovi linguaggi e lo slang dei rapper
            C’è spazio anche per un momento leggero, quando la conduttrice mette la cantante alla prova con lo slang dei rapper. Parole come “ghostare” o “flexare” non la impressionano affatto. «Non lo so, perché con me parlano normale!» risponde, trasformando il test in un piccolo sketch che conquista lo studio.

            Le amicizie vip e il primo gin tonic
            Berti accenna anche al suo rapporto con Fedez e con Fabio Rovazzi, con cui aveva litigato la scorsa estate. L’episodio è ormai archiviato: «Abbiamo fatto pace e con lui ho bevuto il mio primo gin tonic nella vita. È diventata la mia bevanda preferita». Un dettaglio che fotografa bene lo spirito di Orietta: ironica, instancabile, capace di passare da un dolore antico a una battuta fulminante nello stesso respiro.

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              Musica

              David Bowie e il tempo sospeso del 1977: in Svizzera, lontano da tutto, le parole al figlio che restarono per sempre

              Nel 1977 Bowie si ritira per un breve periodo in Svizzera con il figlio di sette anni. Durante una passeggiata, una frase semplice ma definitiva rivela il lato più intimo dell’artista e del padre.

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                Nel 1977 David Bowie era uno degli uomini più famosi del pianeta. Ma lontano dai riflettori, dalle tournée e dalle identità che si era costruito addosso, scelse di fermarsi. Per un periodo breve ma decisivo si rifugiò in Svizzera insieme a suo figlio Duncan, che allora tutti chiamavano Zowie. Aveva sette anni, e quel tempo condiviso fu per Bowie qualcosa di molto più di una parentesi geografica.

                La Svizzera rappresentò una pausa necessaria. Non solo artistica, ma profondamente personale. Bowie arrivava da anni intensi, segnati da eccessi, trasformazioni continue e da una fama che rischiava di divorare tutto il resto. Lontano dalle capitali culturali e dall’industria musicale, tra le montagne e il silenzio, cercava una forma di normalità che gli era diventata estranea.

                Un padre prima del personaggio
                In quel contesto, Bowie non era Ziggy Stardust, né il Duca Bianco. Era semplicemente un padre che camminava accanto a suo figlio. Durante una passeggiata tra le Alpi, in un momento che Duncan avrebbe ricordato per tutta la vita, Bowie gli confidò un pensiero che suonava come una dichiarazione definitiva di identità.

                “Non importa ciò che il mondo vede in me. Ciò che conta davvero è che tu mi veda per quello che sono. Voglio che tu sia libero di essere chi vuoi, proprio come io cerco di esserlo nella mia musica”.

                Parole semplici, pronunciate senza enfasi, ma capaci di riassumere l’intero percorso umano e artistico di Bowie. Dietro ogni maschera, dietro ogni metamorfosi, c’era sempre stata la stessa tensione: la libertà.

                La libertà come eredità
                Quel messaggio non era rivolto al pubblico, ma a un bambino di sette anni. Non parlava di successo, né di talento, né di disciplina. Parlava di essere. Di non farsi definire dallo sguardo degli altri. Di restare fedeli a ciò che si è, anche quando il mondo pretende un’immagine diversa.

                Anni dopo, quel bambino sarebbe diventato Duncan Jones, scegliendo una strada autonoma, lontana dalla musica e dal peso diretto dell’eredità paterna. Un percorso coerente proprio con quelle parole pronunciate tra le montagne: essere liberi di essere chi si vuole.

                Il silenzio che conta più del rumore
                Il periodo svizzero del 1977 non è tra i più raccontati della biografia di Bowie, e forse proprio per questo è uno dei più rivelatori. Non ci sono concerti memorabili né apparizioni iconiche. C’è un uomo che prova a rimettere ordine, a guarire, a riconoscersi nello sguardo di suo figlio più che in quello del pubblico.

                In quel silenzio, Bowie trovò qualcosa che la fama non poteva dargli: la possibilità di essere visto per ciò che era davvero. E di trasmettere, senza proclami, la sua lezione più autentica. Quella che non passa dai dischi, ma resta nelle persone.

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