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Guarda un po’ chi è salito sul palco coi Coldplay…

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    Il leader dei Coldplay l’ha più volte detto che il loro fare musica come band lo devono al film Ritorno al futuro e al loro “eroe” Michael J. Fox. E, coerentemente ma con grande sorpresa per i presenti, il loro recente concerto tenutosi durante il festival di Glastonbury ha regalato un finale davvero inaspettato. La band inglese, senza averlo annunciato in precedenza, ad un certo punto dello show ha accolto sul palco proprio lui, il leggendario protagonista di Ritorno al Futuro che – come in quella leggendaria scena sul grande schermo – ha suonato la chitarra insieme a loro.

    Due icone planetarie

    E’ proprio speciale il legame che esiste tra i membri dei Coldplay e Michael J. Fox. L’attore, che da parecchi anni convice col morbo di Parkinson, salendo on stage con la sua chitarra ha lasciato a bocca aperta il pubblico di Glastonbury. Due icone della musica e del cinema che, apparentemente, non hanno molto in comune. Tuttavia, se si guarda più da vicino, si può notare un legame molto forte tra loro. Michael J. Fox, noto per alcuni ruoli memorabili al cinema, ha anche combattuto e combatte tuttora una battaglia personale contro la malattia di Parkinson. La sua determinazione e resilienza nell’affrontarla malattia lo hanno trasformato in un simbolo di speranza e coraggio per milioni di persone in tutto il mondo.

    Ispirazione che dona speranza

    I Coldplay, una delle band più famose e influenti degli ultimi anni, sono noti per le loro melodie orecchiabili e testi profondi che affrontano temi universali come l’amore, la perdita e la speranza. La loro musica è stata spesso descritta come rassicurante e ispiratrice, con la capacità di toccare profondamente le persone. Entrambi sono esempi di come la musica e l’arte possano essere strumenti potenti per ispirare, confortare e unire le persone. La forza e il coraggio di Michael J. Fox nel confrontarsi con la sua malattia si riflettono nelle canzoni dei Coldplay, che affrontano temi difficili con sensibilità e compassione. Che si tratti di ballare al ritmo delle canzoni dei Coldplay o di guardare un film con Michael J. Fox, entrambi ci insegnano che non importa quali sfide ci troviamo ad affrontare, possiamo sempre trovare la forza per andare avanti.

    La sua chitarra in un paio di brani

    Chris Martin ha accolto l’attore con queste parole: “Ecco uno che spacca totalmente, con il suo ciuffo alla Chuck Berry e il modo in cui ha preso a pugni Biff[ (il cattivone di Ritorno al Futuro, ndr). Signore e signori, per favore diamo il benvenuto a Michael J.Fox”. La star si è quindi materializzato sul palco sulla sua sedia a rotelle per suonare la chitarra durante Fix You e Humankind.

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      Musica

      Elisa, è finita con Andrea Rigonat dopo 18 anni: matrimonio al capolinea nel silenzio. Gli amici lo sapevano già da tempo

      La storia era cominciata nel 2008, poi Emma Cecile, Sebastian e le nozze celebrate a Grado nel 2015. La notizia della rottura circolava già tra gli amici più stretti della coppia

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        Diciotto anni insieme, due figli, un matrimonio e una vita condivisa anche sul palcoscenico. Adesso, però, la storia d’amore tra Elisa Toffoli e Andrea Rigonat sarebbe arrivata al capolinea. Una separazione vissuta esattamente come la coppia ha sempre vissuto il proprio rapporto: lontano dal clamore, senza comunicati sentimentali e soprattutto senza trasformare la vita privata in uno spettacolo.

        A rivelare la rottura è il settimanale Chi, secondo cui la notizia non rappresenterebbe ormai una sorpresa per gli amici più vicini a Elisa e Andrea: nell’ambiente della coppia la separazione sarebbe nota già da qualche tempo.

        Elisa e Andrea, la fine dopo 18 anni insieme

        La loro storia era cominciata nel 2008, ma quello tra Elisa e Rigonat non è mai stato soltanto un rapporto sentimentale. Andrea, chitarrista e produttore, è stato per anni una presenza fondamentale anche nella carriera della cantante, accompagnandola nei tour e lavorando insieme a lei a numerosi progetti musicali.

        Un amore cresciuto praticamente dietro le quinte, lontano dalla necessità di raccontarsi continuamente sui social.

        Nel 2009 era nata la loro prima figlia, Emma Cecile, seguita nel 2013 da Sebastian. Poi, nel 2015, il matrimonio a Grado, celebrato con una cerimonia intima e perfettamente coerente con lo stile riservato della coppia.

        Nessun annuncio: hanno scelto il silenzio

        Adesso quel matrimonio sarebbe finito, ma non ci sarebbero guerre, vendette o regolamenti di conti pubblici. I rapporti tra Elisa e Andrea sarebbero rimasti buoni, anche per proteggere i due figli e un legame costruito in quasi vent’anni di vita comune.

        Ed è probabilmente questo il particolare che racconta meglio la separazione: nessuno dei due ha sentito il bisogno di annunciarla.

        Elisa, del resto, ha sempre preferito affidare emozioni e sentimenti alle canzoni piuttosto che alle copertine del gossip. Anche nel momento più delicato della sua vita privata avrebbe scelto la stessa strada.

        Dall’amore alla musica, una vita insieme

        Rigonat continuerà inevitabilmente a rappresentare una parte importante della storia personale e artistica della cantante. Negli ultimi anni il musicista ha lavorato anche con Ultimo, ma per il pubblico il suo nome è rimasto indissolubilmente legato a quello di Elisa.

        Ora le loro strade sentimentali si dividono.

        Niente post drammatici, niente frasi misteriose e nessun addio affidato a Instagram. Soltanto una storia lunga 18 anni che sarebbe arrivata alla fine con la stessa discrezione con cui era stata vissuta.

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          Musica

          «I Måneskin non erano al matrimonio di Damiano». Macché: c’erano tutti, ecco gli indizi social che smontano il giallo

          Nessuna posa ufficiale dei quattro insieme, ma fotografie e video degli invitati raccontano una storia molto diversa. E la reunion potrebbe essere avvenuta ben prima di Sanremo 2027

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            Per giorni il racconto è stato praticamente unanime: Damiano David sposa Dove Cameron e al matrimonio non si vede neppure l’ombra degli altri Måneskin. Nessuna foto di Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio, nessun abbraccio pubblico, nessuna immagine dei quattro nuovamente insieme. Da qui la conclusione quasi automatica: gli ex compagni di band non c’erano.

            E invece, a guardare con attenzione quello che gli invitati hanno seminato sui social durante i festeggiamenti, la storia sembra essere molto diversa. Perché tra video, fotografie, fidanzate riconosciute dai fan, ragazzi ripresi di spalle e soprattutto uno scatto di Victoria apparso e poi scomparso, gli indizi portano tutti nella stessa direzione: i Måneskin alla festa di nozze di Damiano e Dove c’erano eccome.

            Manca soltanto la fotografia che tutti vorrebbero vedere: Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan nuovamente uno accanto all’altro.

            Le compagne di Thomas e Victoria spuntano tra gli invitati

            Damiano David e Dove Cameron, all’anagrafe Chloe Celeste Hosterman, si sono sposati il 24 settembre a Montalcino, prima di trasferire la festa nella spettacolare cornice di Castiglion del Bosco, in Val d’Orcia. Ed è proprio durante il ricevimento blindatissimo che cominciano a comparire le tracce.

            In alcune immagini pubblicate sui social vengono riconosciute Lavinia Albrizio, compagna di Thomas Raggi, e Luna Passos, compagna di Victoria De Angelis.

            Certo, essere fidanzate con due Måneskin non significa automaticamente che i rispettivi partner fossero a pochi metri di distanza. Peccato che subito dopo arrivino altri pezzi del puzzle.

            Thomas ed Ethan beccati di spalle. Poi compare Victoria

            Altri contenuti condivisi dagli invitati mostrerebbero infatti Thomas Raggi ed Ethan Torchio, ripresi di spalle durante i festeggiamenti. Nessuna passerella davanti agli obiettivi e nessun selfie celebrativo: proprio quella discrezione che potrebbe spiegare perché inizialmente la loro presenza sia passata inosservata.

            Ma l’indizio più gustoso riguarda Victoria.

            Tra le fotografie analogiche realizzate nella cabina fotografica predisposta per il matrimonio sarebbe comparso anche uno scatto nel quale Victoria De Angelis ride e festeggia insieme agli altri invitati. Sulle immagini compare la scritta “The Wedding Tale, Chloe e Damiano”, che le collega direttamente alle nozze.

            E qui arriva il particolare che rende tutto ancora più intrigante: quella fotografia sarebbe stata successivamente rimossa.

            Tutti presenti, ma guai a regalare la foto della reunion

            A questo punto la domanda cambia completamente. Non è più tanto «dove erano i Måneskin?», quanto piuttosto: perché nessuno dei quattro ha voluto mostrare pubblicamente la reunion?

            La risposta potrebbe essere molto più semplice di qualsiasi teoria su litigi e rapporti incrinati. Il matrimonio era un evento privato, Damiano e Dove hanno protetto gelosamente gran parte della festa e gli altri componenti della band potrebbero semplicemente aver scelto di esserci come amici, senza trasformare le nozze nel red carpet del ritorno dei Måneskin.

            Perché una cosa continua effettivamente a mancare: la foto dei quattro insieme. Nessuno scatto ufficiale, nessun brindisi social, nessuna immagine pubblicata da Damiano, Victoria, Thomas o Ethan.

            Eppure le tracce lasciate dagli altri invitati sembrano raccontare molto più di quanto abbiano raccontato loro.

            La prima reunion potrebbe essere avvenuta proprio alle nozze

            La faccenda diventa ancora più interessante perché i quattro sono attesi nuovamente insieme sul palco di Sanremo 2027. Il matrimonio di Damiano potrebbe quindi aver regalato una piccola reunion privata prima di quella musicale.

            E forse proprio per questo nessuno ha voluto bruciare la fotografia che tutti aspettano.

            Per giorni ci siamo chiesti perché Victoria, Thomas ed Ethan avessero disertato il matrimonio di Damiano. Probabilmente la domanda era sbagliata fin dall’inizio. Perché tra fidanzate fotografate, Thomas ed Ethan intravisti e quella Victoria comparsa nella cabina fotografica prima che lo scatto sparisse, il vero mistero sembra ormai un altro: se c’erano tutti, dove diavolo hanno nascosto la foto dei quattro Måneskin insieme?

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              Musica

              Sanremo, De Martino apre all’Autotune: «Rap, trap e drill devono esserci». E allora può cantare pure Valeria Marini

              Il futuro direttore artistico spalanca le porte del Festival alla tecnologia che corregge e modifica la voce: «Non possiamo precluderlo a un’intera scena musicale». Una decisione che farà felici rapper e trapper e riapre un’antica questione: a Sanremo bisogna ancora saper cantare? Intanto Valeria Marini ha già pronta una canzone e l’ha mandata proprio a lui.

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                A Sanremo cade un altro tabù e, a questo punto, viene quasi spontaneo chiedersi quanto serva ancora saper cantare. Stefano De Martino ha annunciato che al Festival sarà ammesso l’Autotune, lo strumento diventato ormai parte integrante della musica rap, trap e drill e capace, tra le altre cose, di intervenire pesantemente sull’intonazione e sul timbro della voce.

                La motivazione del futuro direttore artistico è chiarissima: «Per non precludere il Festival a una scena musicale intera, quella del rap, trap e drill». De Martino mette però un paletto: l’Autotune «dovrà essere al servizio del genere».

                Tradotto: niente liberi tutti, almeno nelle intenzioni, ma il vecchio principio secondo cui sul palco dell’Ariston ci si presenta con la propria voce, nel bene e nel male, sembra destinato a diventare un ricordo. Del resto l’Autotune non rappresenta più da anni soltanto una scorciatoia per sistemare qualche nota ballerina. Per una parte della musica contemporanea è diventato un vero linguaggio sonoro e bandirlo significherebbe escludere a priori una fetta importante della scena che domina classifiche e streaming.

                Tutto molto moderno. Resta però una domanda inevitabile: dove finisce l’effetto artistico e dove comincia il salvagente per chi senza aiutino tecnologico faticherebbe parecchio di più?

                De Martino apre a rap, trap e drill

                La scelta di De Martino punta evidentemente a evitare un Festival imbalsamato, incapace di rappresentare quello che ascoltano oggi i più giovani. Rap, trap e drill non costituiscono più una nicchia da confinare lontano dall’Ariston, ma occupano stabilmente le classifiche e hanno trasformato linguaggio, produzione e perfino il modo di usare la voce.

                In questo senso l’Autotune non serve necessariamente a nascondere una stecca: molti artisti lo utilizzano deliberatamente per ottenere un timbro artificiale e immediatamente riconoscibile. Il problema nascerà semmai nel momento in cui bisognerà stabilire quanto Autotune sia «al servizio del genere» e quanto, invece, al servizio del cantante.

                Perché Sanremo resta pur sempre il Festival della canzone italiana e, per generazioni di interpreti, affrontare l’Ariston significava soprattutto una cosa: microfono acceso, orchestra dietro e voce davanti. Se sbagliavi una nota, la sentivano milioni di italiani.

                Ora il confine diventa decisamente più elastico.

                «E chi se ne frega di chi canta bene»

                La decisione farà discutere proprio perché tocca uno dei nervi scoperti della musica contemporanea. Da una parte ci sono artisti e produttori che considerano l’Autotune uno strumento espressivo come tanti altri; dall’altra chi continua a pensare che una gara canora dovrebbe permettere al pubblico di capire, banalmente, chi sa cantare e chi no.

                Il rischio della nuova regola sta tutto lì. Se l’effetto serve a costruire il suono caratteristico di un brano trap, ha perfettamente senso. Se diventa invece un modo per trasformare una voce mediocre in qualcosa che regga il palco dell’Ariston, allora la faccenda cambia parecchio.

                E inevitabilmente qualcuno finirà per domandarsi perché perdere anni tra lezioni di canto, respirazione, tecnica e intonazione quando può pensarci una macchina.

                E attenzione, perché Valeria Marini ha già pronta la canzone

                La parte più divertente della storia arriva però dal Grande Fratello Vip, dove proprio in queste ore Valeria Marini ha raccontato di avere scritto una canzone prima di entrare nella Casa e, soprattutto, di averla già spedita a Stefano De Martino con un obiettivo che non lascia spazio a interpretazioni: Sanremo.

                La diva stellare sogna l’Ariston e ha deciso di bussare direttamente alla porta dell’uomo che dovrà occuparsene. Fin qui poteva sembrare una delle tante meravigliose ambizioni marinesche, da aggiungere alla sterminata collezione di progetti, sogni e «baci stellari» disseminati nella sua carriera.

                Poi De Martino ha annunciato l’apertura all’Autotune.

                E improvvisamente le quotazioni di Valeria salgono.

                Non sappiamo naturalmente come sia la canzone, né tantomeno se De Martino l’abbia ascoltata o abbia intenzione di prenderla in considerazione. Ma la coincidenza è irresistibile: mentre il futuro direttore artistico spiega che la tecnologia potrà aiutare a portare all’Ariston linguaggi musicali che senza Autotune perderebbero una parte fondamentale della propria identità, dalla Casa più spiata d’Italia una aspirante concorrente ha già spedito il suo brano.

                Sanremo cambia pelle: ma la voce conta ancora?

                La vera questione resta questa. Sanremo deve premiare una canzone, un interprete o un prodotto musicale nel suo complesso? Perché dalla risposta dipende anche il giudizio sull’Autotune.

                Se il Festival vuole fotografare senza ipocrisie la musica italiana contemporanea, vietarlo avrebbe poco senso: significherebbe chiedere a determinati artisti di rinunciare a uno degli elementi che definiscono il loro suono. Se invece l’Ariston continua a essere considerato anche il grande palcoscenico della voce italiana, il confine diventa molto più delicato.

                De Martino sembra aver scelto una via intermedia: Autotune sì, purché abbia una funzione artistica e non diventi semplicemente il girello per arrivare vivi alla nota successiva.

                Sulla carta funziona. Resta da capire chi stabilirà il confine e con quali criteri.

                Nel frattempo una certezza ce l’abbiamo: Valeria Marini ha scritto una canzone, Stefano De Martino ce l’ha e adesso a Sanremo si può usare pure l’Autotune.

                Se vedremo comparire una stella sulla scalinata dell’Ariston, non dite che non vi avevamo avvertiti.

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