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Musica

The Dark Side of the… Pooh: siamo alla fantamusica!

Gli alfieri del progressive rock inglese e il longevo quartetto pop di casa nostra; che cosa potranno mai avere in comune? Qualcuno sostiene una teoria quantomeno bizzarra…

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    E’ proprio il caso di considerarlo un paragone assurdo quello fra la band italiana e quella inglese. Anche se, a ben guardare, un elemento che li lega – anche se non certo positivo – esiste. Il brano di Facchinetti e soci Concerto per un oasi è molto simile alla floydiana Terminal Frost, tratta dall’album A Momentary Lapse of Reason. La composizione dei Pooh è, infatti, molto debitrice di suoni particolari. I Pooh li conosciamo tutti molto bene, hanno vissuto una lunghissima e gloriosa carriera, elevando il valore del pop (ogni tanto con qualche spruzzatina di rock…) in Italia. Certamente non avevano bisogno di copiare una delle formazioni progressive rock più ricche e celebrate. O forse sì…

    Nessuna azione legale da parte dei Pink Floyd

    Ad onor del vero va detto che non c’è mai stato alcun procedimento penale o giudiziario a riguardo. Si tratta quindi di una possibile copia mai realmente confermata, anche se gli ascoltatori più esperti possono certamente pensar male. Prova ad ascoltare…

    Comunque sia… rimane il fatto che la band italiana rappresenta un classico intramontabile, un romanzo popolare che da quasi sessant’anni non si smette di leggere. E, nonostante tour d’addio e saluti finali… non sembra abbiano intenzione di smettere. E a chi gli paragona alla band di David Gilmour, loro rispondono, con un – si spera – tocco di autoironia: “Non siamo i Pink Floyd italiani. Semmai sono loro i Pooh inglesi”.

    Tutto grazie al pubblico, che “alimenta la macchina”

    L’anno scorso Roby Facchinetti ha spento 80 candeline: «Emozione. Quella che sento dentro di me pensando a questo progetto, e che vedo sui volti delle persone che vengono ad ascoltarci. Il fuoco si autoalimenta così, la spinta a migliorare non finisce mai, però con una serenità e una consapevolezza che prima non c’erano. Se ci siamo rimessi a suonare dopo sette anni, e dopo la perdita di Stefano D’Orazio (il loro batterista, avvenuta nel 2020, ndr), lo dobbiamo all’insistenza dei nostri figli e all’amore del pubblico».

    Nel 2026 la festa per i 60 anni

    Al momento l’età pensionabile non è prevista. Nel 2025 si concederanno un anno sabbatico, e nel 2026 festeggeranno i sessant’anni di attività. Sempre avanti… finché ci sarà musica.

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      Musica

      Blanco sgancia la bomba: “La cura per me parla di due ex amanti famosi”. E spunta il nome di Elodie

      Blanco racconta che La cura per me nasce da una storia tra due cantanti, ex amanti. Niente nomi, ma i rumor puntano su Elodie e Marracash.

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        Blanco accende il gossip senza fare nomi. Basta una frase, detta quasi con naturalezza durante un’intervista a Radio Deejay, per far partire la caccia agli indizi. Il cantante, parlando del suo nuovo album, della copertina e del rapporto con i genitori, lascia scivolare una rivelazione destinata a fare rumore: La cura per me non nasce dal nulla, ma da una storia vera.

        Una storia che riguarda due cantanti. Ex amanti. Famosi. E soprattutto, ancora molto presenti nell’immaginario del pubblico. Blanco però si ferma lì. Nessun nome, nessun dettaglio in più. “Gliel’ho promesso”, dice. E tanto basta per trasformare il silenzio in benzina sul fuoco.

        La rivelazione che scatena il gossip
        Il punto è proprio questo: quando si parla di relazioni tra artisti, ogni parola pesa il doppio. E l’idea che dietro una canzone ci sia una storia reale tra due volti noti rende tutto ancora più magnetico. Il pubblico vuole sapere, capire, collegare.

        Blanco non conferma, non smentisce, ma lascia aperto uno spazio enorme all’interpretazione. Ed è lì che il gossip si infila, senza chiedere permesso.

        I nomi che circolano sottovoce
        Nel giro di poche ore, iniziano a circolare i primi sospetti. Tra i nomi più chiacchierati spuntano quelli di Elodie e Marracash, una delle coppie più seguite degli ultimi anni, la cui relazione ha già alimentato racconti, canzoni e attenzione mediatica.

        Nulla di confermato, sia chiaro. Solo voci, suggestioni, collegamenti che prendono forma tra fan e addetti ai lavori. Anche perché oggi la situazione è cambiata: Elodie è al centro di una nuova storia, quella con la ballerina Franceska Nuredini, che ha riacceso ulteriormente i riflettori sulla sua vita privata.

        Tra musica e storie vere
        In tutto questo, resta un dato interessante: la musica che si nutre della realtà. Blanco, ancora una volta, dimostra quanto le canzoni possano nascere da ciò che accade davvero, anche quando i protagonisti restano nell’ombra.

        E forse è proprio questo il punto. Non tanto sapere chi siano, ma capire che dietro certe parole c’è qualcosa di vissuto. Anche se i nomi, almeno per ora, restano fuori dalla scena.

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          Musica

          Dori Ghezzi svela il legame tra Paoli e De André: “Senza Gino, Fabrizio non sarebbe esistito”

          Le parole di Dori Ghezzi a La Stampa riportano alla luce il legame tra Gino Paoli e Fabrizio De André: un rapporto fatto di stima, distanza e un’influenza decisiva.

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            La scomparsa di Gino Paoli riapre ricordi, legami e anche qualche distanza mai davvero colmata. A raccontare tutto è Dori Ghezzi, che a La Stampa ha scelto parole nette per descrivere il rapporto tra Paoli e Fabrizio De André, due nomi fondamentali della musica italiana.

            “Gino ha vissuto la sua vita piena, fino in fondo. Fabrizio purtroppo se n’è andato via molto prima, è come se avesse vissuto una mezza vita”. Una frase che pesa, che mette subito in chiaro la differenza tra due esistenze, due percorsi, due modi di stare al mondo.

            Un legame che ha segnato una carriera
            Ma il punto centrale del racconto è un altro. Perché Dori Ghezzi non si limita al ricordo, ma sottolinea un aspetto decisivo: il ruolo che Gino Paoli ha avuto nella nascita artistica di De André. “Se non ci fosse stato Gino, Tenco e pochi altri, non ci sarebbe stato nemmeno il cantautore Fabrizio De André”.

            Parole che ridisegnano le origini di una delle voci più importanti della canzone d’autore. Paoli, secondo Ghezzi, è stato una figura chiave: lo ha incoraggiato, gli ha aperto una strada, lo ha fatto sentire parte di un mondo nuovo.

            Tra incoraggiamento e famiglia
            Un passaggio fondamentale riguarda anche il contesto familiare. De André, racconta Ghezzi, veniva da una famiglia alto-borghese che si aspettava da lui un percorso ben diverso, una laurea in giurisprudenza, una carriera da avvocato. E proprio lì, in quella tensione tra aspettative e vocazione, l’influenza di Paoli ha fatto la differenza.

            “Gli ha dato forza”, spiega. Una spinta che ha permesso a Fabrizio De André di scegliere la musica senza restare schiacciato da ciò che gli veniva richiesto.

            Una distanza negli ultimi anni
            Eppure, nonostante questo legame così forte all’inizio, negli ultimi anni qualcosa si era incrinato. “Negli ultimi anni non ci si vedeva quasi più”, rivela Dori Ghezzi. Una distanza che non cancella il passato, ma che aggiunge una sfumatura più complessa a un rapporto spesso raccontato solo in chiave artistica.

            Resta così un racconto doppio: da una parte l’origine, il sostegno, la nascita di un artista. Dall’altra il tempo, che cambia le relazioni e le allontana. E in mezzo, due storie che hanno segnato la musica italiana.

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              Musica

              Tony Effe senza voce ma primo in classifica: il ritorno con Side Baby manda tutti in tilt

              Tra polemiche sulla voce e ricordi della Dark Polo Gang, Tony Effe torna in vetta con Crack Musica II. Accanto a lui c’è Side Baby, talento imprevedibile e geniale, capace di sorprendere dentro e fuori dal palco

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                Da quel Sanremo che doveva consacrarlo e che invece lo ha messo sotto una lente impietosa, Tony Effe si è portato dietro un’etichetta difficile da scrollarsi: quella di uno che sul palco canta poco e convince meno. L’omaggio a Franco Califano, nelle intenzioni elegante, si è trasformato per molti in un boomerang. Eppure, mentre il web discuteva, i numeri parlavano già un’altra lingua.

                Il ribaltone dopo Sanremo

                Perché alla fine, piaccia o meno, Tony Effe ha fatto quello che conta davvero nel suo mondo: ha scalato la classifica. Crack Musica II è entrato direttamente al primo posto nella classifica FIMI, mentre il primo volume è tornato a farsi vedere, risalendo fino alla dodicesima posizione. Un doppio segnale che dice una cosa sola: il pubblico c’è, eccome se c’è. E forse, più che la voce, a pesare è l’attitudine.

                Il ritorno con Side Baby

                Accanto a lui, in questo ritorno, c’è Side Baby. Un nome che per chi conosce la scena non è certo una sorpresa, ma che continua a dividere. Poeta per alcuni, imprevedibile per altri, basta ascoltare “Nuvole” per capire che il talento non gli manca. I due si ritrovano dopo gli anni della Dark Polo Gang, quelli del famoso bacio in bocca che fece parlare più delle canzoni. Oggi l’alchimia sembra intatta, forse anche più matura.

                Genio e sregolatezza

                Ma Side Baby resta un personaggio difficile da incasellare. Lo dimostra anche un episodio raccontato da chi lo ha incrociato su un treno tra Milano e Roma: valigia fatta e disfatta almeno dieci volte, personale ferroviario disorientato e occhi puntati su di lui fino all’arrivo. Un dettaglio che racconta molto più di mille interviste. E poi c’è il suo carattere, suscettibile e diretto, soprattutto quando qualcuno lo definisce “il marito di Giulia De Lellis”: un’etichetta che non gradisce affatto e che scatena reazioni tutt’altro che diplomatiche.

                Nel frattempo Tony Effe va avanti per la sua strada. Criticato, discusso, ma sempre al centro. E, numeri alla mano, ancora una volta davanti a tutti.

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