Connect with us

Musica

Sanremo, la Rai porta il Comune in Tribunale: “Uso ingannevole del marchio. Il Festival è nostro”

La TV di Stato ha diffidato il Comune di Sanremo dall’assegnare il brand a nuovi operatori: “Nessuno può copiare il nostro format”. Il rischio? Che la storica kermesse musicale venga stravolta o trasmessa altrove.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Che aria tira a Sanremo, nel post-Festival? Tutt’altro che leggera. Archiviata l’edizione dei record con la direzione artistica di Amadeus, sul palco dell’Ariston è calato un silenzio inquieto. A romperlo, è arrivata una diffida formale della Rai contro il Comune della città dei fiori. Il motivo? La pubblicazione del bando pubblico per l’assegnazione delle prossime edizioni del Festival, che – dopo la bocciatura dell’assegnazione diretta – ha scoperchiato una guerra di nervi, diritti e identità.

    Secondo quanto riportato dall’Ansa, l’azienda di Viale Mazzini ha avviato un’azione legale per tutelare il marchio “Festival di Sanremo” e il format televisivo della kermesse. La Rai rivendica con forza la paternità culturale e produttiva dell’evento, sostenendo che solo la TV di Stato sia legittimata a portare avanti una tradizione costruita in decenni di storia, innovazione e memoria collettiva.

    Dietro il velo della burocrazia, si cela un tema più profondo: chi è davvero il “proprietario” del Festival? Chi ne detiene l’anima? Per la Rai, non è solo questione di loghi e licenze. È il format stesso – l’impalcatura narrativa, la conduzione, la regia, perfino l’impostazione delle serate – a costituire un diritto d’autore a sé. E se un’altra emittente, vincendo il bando, provasse a replicarlo? Per la Rai, si tratterebbe di plagio.

    Il paradosso è tutto italiano. Il Comune di Sanremo, che ha dato i natali alla manifestazione, ora rischia di essere costretto a scegliere un nuovo partner televisivo. Ma la Rai, storica “compagna di viaggio” del Festival, non intende mollare la presa. E accusa il Comune di voler concedere in licenza i marchi della manifestazione a soggetti terzi, rischiando – secondo l’emittente pubblica – di generare confusione nel pubblico.

    Il rischio è quello di un “falso Sanremo”: un programma che porta lo stesso nome, ma che non ha nulla a che vedere con il prodotto originale. Un’ipotesi che la Rai definisce “uso ingannevole del marchio” e che, qualora si concretizzasse, potrebbe sfociare in una battaglia legale senza precedenti nel panorama dello spettacolo italiano.

    Dall’altra parte, il Comune difende la legittimità della propria azione: la pubblicazione del bando è stata imposta dalle normative sulla concorrenza e dalla sentenza del TAR che ha annullato l’assegnazione diretta. Una mossa obbligata, ma che ha acceso la miccia di un conflitto potenzialmente esplosivo.

    Il futuro del Festival, insomma, è a rischio. E non è solo questione di dove si terrà o chi lo trasmetterà. Il pericolo reale è che venga smarrita l’identità profonda della kermesse: quel mix unico di musica, spettacolo, cronaca e cultura popolare che da oltre 70 anni incolla gli italiani davanti alla TV.

    Nel frattempo, i tempi stringono. L’edizione 2026 è già in agenda, ma senza certezze su chi la realizzerà. I fan temono di perdere non solo la cornice dell’Ariston, ma anche la formula che ha reso il Festival un simbolo nazionale. E dietro le quinte, il braccio di ferro tra istituzioni e televisioni rischia di trasformarsi in un atto finale amaro per la manifestazione canora più amata del Paese.

    Chi avrà l’ultima parola? Per ora, si attende l’esito delle azioni legali. Ma una cosa è certa: Sanremo non è solo una questione di musica. È una questione di identità. E non sarà facile trovare una nota che metta tutti d’accordo.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Musica

      Pupo, i 130 milioni persi in una notte al casinò e il debito pagato da Gianni Morandi: «La banca si rivolse a lui»

      Morandi intervenne quando Pupo era sommerso dai debiti provocati dal gioco d’azzardo. Il cantautore toscano restituì il denaro soltanto nel 2008, consegnandogli un assegno da 100 mila euro davanti alle telecamere di Striscia la Notizia.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

        Centotrenta milioni di lire bruciati in una sola notte al casinò di Saint-Vincent e una richiesta d’aiuto rivolta a Gianni Morandi. È uno degli episodi più drammatici nella lunga battaglia di Pupo contro il gioco d’azzardo, che negli anni Ottanta trascinò il cantante in una spirale di debiti e lo costrinse ad affidarsi alla generosità di un amico.

        Enzo Ghinazzi, questo il vero nome dell’artista, aveva già raggiunto il successo con brani diventati popolari in tutta Italia. Dietro l’immagine sorridente e leggera mostrata sul palco, però, viveva una dipendenza capace di divorare in poche ore somme enormi e di compromettere la sua stabilità economica.

        Dopo aver perso 130 milioni di lire in una sera, Pupo si rivolse a Morandi chiedendogli di garantire il finanziamento necessario per coprire il debito. Il cantante bolognese accettò, mettendo la propria firma e assumendosi un rischio che presto si sarebbe trasformato in un problema concreto.

        La firma di Morandi a garanzia del debito di Pupo

        L’intervento di Gianni Morandi permise all’amico di affrontare l’emergenza, ma Pupo non riuscì a rispettare gli impegni presi con la banca. Fu quindi il garante a dover rispondere del denaro che il debitore non aveva restituito.

        «Accadde poi che io non onorai il debito e la banca si rivolse a lui per recuperare i soldi», spiegò successivamente il cantautore toscano, ricostruendo senza attenuanti quanto era accaduto.

        La firma di Morandi non rappresentò soltanto un aiuto economico. In un periodo nel quale il gioco aveva ormai assunto il controllo della vita di Pupo, l’amico scelse di esporsi personalmente per evitare che la situazione precipitasse ulteriormente.

        Quel prestito, tuttavia, rimase aperto per molti anni. Il rapporto tra i due artisti dovette convivere a lungo con un conto ancora da saldare e con il peso di una promessa che Ghinazzi non era stato capace di mantenere.

        Gli anni più difficili della dipendenza dal gioco

        Pupo ha raccontato più volte il proprio passato da giocatore compulsivo, senza nascondere le perdite, i debiti e le conseguenze personali delle sue scelte. La notte di Saint-Vincent resta uno degli episodi più impressionanti proprio per la cifra bruciata in poche ore: 130 milioni di lire.

        Il successo artistico non riusciva a proteggerlo da una dipendenza che lo spingeva a rischiare somme sempre più elevate. Le entrate garantite dalla musica finivano così inghiottite dal gioco, mentre intorno a lui aumentavano debiti e richieste di denaro.

        In quel momento Morandi non si limitò a offrire solidarietà a parole. Mise a disposizione la propria credibilità e diventò garante del finanziamento. Quando Pupo non pagò, la banca si rivolse direttamente a lui per recuperare quanto dovuto.

        L’assegno da 100 mila euro consegnato nel 2008

        Per chiudere definitivamente la vicenda fu necessario attendere il 2008. A distanza di oltre vent’anni, Pupo consegnò a Gianni Morandi un assegno da 100 mila euro davanti alle telecamere di Striscia la Notizia.

        La restituzione pubblica trasformò il pagamento in un gesto simbolico: Ghinazzi riconobbe il debito e mantenne, seppure con enorme ritardo, l’impegno preso con l’amico che lo aveva aiutato durante uno dei periodi più bui della sua vita.

        Morandi aveva anticipato il denaro senza sapere quando e se lo avrebbe recuperato. Pupo, una volta riuscito a risollevarsi, scelse di saldare il conto davanti al pubblico, mettendo fine a una storia iniziata ai tavoli del casinò e rimasta sospesa per decenni.

          Continua a leggere

          Musica

          Concerto di Bad Bunny a Milano interrotto dal temporale: come ottenere il rimborso completo dopo il caos di grandine e feriti

          I vigili del fuoco hanno evacuato l’arena nella serata del 18 luglio dopo che una tempesta di grandine ha colpito il pubblico, causando anche diversi feriti. Live Nation ha ufficializzato l’annullamento dell’evento, confermando che i biglietti saranno rimborsati.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Concerto di Bad Bunny a Milano interrotto dal temporale: come ottenere il rimborso completo dopo il caos di grandine e feriti

            La tempesta perfetta sull’Ippodromo Snai La Maura

            Una serata di grandissima attesa trasformata in pochi minuti in un momento di autentico panico. I fan di Bad Bunny che ieri sera, 18 luglio 2026, erano all’Ippodromo Snai La Maura di Milano saranno rimborsati integralmente. La seconda data milanese del tour dell’artista portoricano è stata interrotta bruscamente a causa di un violento temporale con grandine che si è abbattuto sulla città mentre era in corso lo spettacolo. L’arena, che ospitava migliaia di persone accorse per vedere l’idolo della musica latina, è stata immediatamente presidiata dagli organizzatori e dalle forze dell’ordine per garantire l’ordine pubblico, mentre le condizioni meteo peggioravano visibilmente, rendendo impossibile la prosecuzione dell’esibizione.

            Evacuazione in sicurezza e spettatori feriti

            La gravità del fortunale ha richiesto l’intervento immediato dei servizi di emergenza per gestire il flusso di spettatori in uscita dal prato della Maura e dalla vicina area di San Siro. I vigili del fuoco hanno evacuato le migliaia di persone accorse per il secondo concerto dell’artista all’ippodromo. Secondo quanto riferiscono i vigili del fuoco, diversi spettatori sono rimasti feriti, colpiti alla testa dai chicchi di grandine di grandi dimensioni, e soccorsi dal personale del 118. Il concerto è stato sospeso proprio per evitare conseguenze peggiori, data l’intensità della grandinata che ha flagellato l’area sprovvista di coperture stabili per il pubblico.

            Il comunicato di Live Nation e le modalità di rimborso

            Dopo i rilievi tecnici del mattino, la macchina organizzativa ha dovuto cedere alle oggettive difficoltà logistiche, escludendo la possibilità di un recupero della data a stretto giro. Lo fa sapere Live Nation, dopo le verifiche sulla fattibilità del live.

            «A causa delle condizioni meteorologiche avverse, tra cui temporali e grandine, il concerto di Bad Bunny in programma ieri sera all’Ippodromo Snai La Maura di Milano è stato interrotto e l’area è stata evacuata in sicurezza – fa sapere Live Nation -. A seguito di un’attenta valutazione e dopo aver compiuto ogni sforzo per riprogrammare l’evento, siamo spiacenti di informare i possessori dei biglietti che il concerto è stato annullato e non verrà riprogrammato».

            La società di live entertainment ha voluto rassicurare tempestivamente il pubblico sul fronte economico, specificando le voci di spesa che saranno coperte dalla misura straordinaria.

            «La sicurezza di tutti i presenti è sempre la nostra massima priorità – prosegue Live Nation -. Vi ringraziamo per la pazienza, la comprensione e la collaborazione dimostrate durante l’evacuazione e ci scusiamo sinceramente per il disagio causato. Tutti i possessori di biglietti riceveranno un rimborso completo (prezzo del biglietto + diritti di prevendita)».

            Gli organizzatori hanno precisato che ulteriori dettagli operativi sulle tempistiche di accredito e sulle procedure da seguire tramite i canali ufficiali di biglietteria saranno comunicati nei prossimi giorni.

              Continua a leggere

              Musica

              BigMama si laurea e racconta il linfoma: «Nel mio paese in Irpinia non c’è una famiglia che non sia entrata in contatto con il cancro»

              Marianna Mammone dedica il traguardo alle vittime del cancro e al medico che l’ha curata. Nel suo lavoro anche i prefabbricati in amianto costruiti dopo il terremoto del 1980 e non ancora completamente bonificati.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

                Per BigMama la laurea non rappresenta soltanto la conclusione di un percorso universitario. È anche il punto d’incontro tra la malattia affrontata da giovanissima, la storia della sua famiglia e le ferite ancora aperte dell’Irpinia. Marianna Mammone ha conseguito la laurea triennale in Urbanistica al Politecnico di Milano con una tesi che lega salute, ambiente e pianificazione del territorio.

                Il titolo scelto è Metastasi della città. Salute, ambiente e pianificazione urbana. Una ricerca che parte dall’Irpinia. Un lavoro nato dalla domanda che accompagna molte persone dopo una diagnosi oncologica: «Perché io?». Un interrogativo che, secondo la rapper, non riguarda soltanto chi si ammala, ma coinvolge la famiglia e l’intera comunità nella quale vive.

                La scoperta del linfoma di Hodgkin

                BigMama ha ricordato il momento in cui seppe di avere un linfoma di Hodgkin: «Ero in macchina con i miei genitori quando arrivarono gli esami del sangue. Ho avuto paura da sempre che mi potesse succedere. Nel mio paese, San Michele di Serino, non c’è una famiglia che non sia entrata in contatto con il cancro. Mia nonna, le mie zie, dei miei cugini. Tanti bambini».

                La tesi è dedicata a tutte le vittime del cancro, «a chi ne custodisce la memoria tra le pagine già scritte e a chi continua a scriverle, a chi ha dovuto affidare l’ultimo capitolo al silenzio». Una dedica particolare è riservata a Michele Cimminiello, primario del reparto di Ematologia dell’ospedale San Carlo di Potenza, definito dalla cantante «il mio angelo, il mio secondo padre».

                I prefabbricati in amianto dopo il terremoto

                La ricerca prende le mosse dalle conseguenze del terremoto che devastò l’Irpinia nel 1980 e dalle strutture realizzate durante l’emergenza. «Il 30% dei 1.026 alloggi prefabbricati in amianto, che furono costruiti in emergenza, non è ancora stato bonificato. Nel 2014 sono state raccolte 3.061 firme in una settimana, la Procura di Avellino e Iss hanno avviato nel 2024 uno studio epidemiologico», ha spiegato BigMama.

                La sua tesi analizza il rapporto tra qualità ambientale, condizioni di salute e scelte urbanistiche, senza sovrapporre automaticamente la presenza di amianto alle singole diagnosi oncologiche. L’obiettivo è riportare l’attenzione su un territorio che, a oltre quarant’anni dal sisma, convive ancora con alcune delle soluzioni provvisorie adottate nella fase della ricostruzione.

                BigMama: «Voglio essere un megafono»

                La rapper intende utilizzare la propria popolarità per mantenere alta l’attenzione sull’Irpinia: «Voglio essere un megafono per un tema che necessita di essere ascoltato. Me lo ha detto anche il presidente di commissione Gabriele Pasqui: “Usa la sua voce”, sento una responsabilità».

                La malattia ha cambiato anche il rapporto con se stessa e con i genitori. «La malattia mi ha insegnato a ridimensionare i problemi e a dare valore a me stessa. Il regalo più grande è stata l’unione fortissima con i miei genitori. Lo desideravo fin da bambina, paradossalmente ci sono riuscita nel dolore. E poi: mi ha fatto capire che sono bellissima anche con i capelli corti».

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie