Musica
Valentino Martin, il figlio di Ricky, debutta sul palco col papà: “A star is born”
Da piccolo timido a performer carismatico: Valentino Martin, figlio del divo di Livin’ la Vida Loca, conquista la scena e il cuore del pubblico. Il papà orgoglioso commenta con un tenero “Ti amo, figlio”.
È bastato un salto — un perfetto backflip sul palco della Claro Arena di Santiago del Cile — per mandare in delirio il pubblico e far commuovere suo padre, Ricky Martin.
Il protagonista, però, non era il cantante di Livin’ la vida loca, ma Valentino Martin, 17 anni, uno dei suoi figli gemelli. È stato il suo debutto ufficiale accanto al padre, durante una delle tappe del tour latinoamericano, e il pubblico ha assistito a un vero e proprio passaggio di testimone artistico.
«Ok bene, è successo questo», ha scritto Tino (come lo chiamano amici e follower) su Instagram, condividendo il video del momento.
Il commento del papà non si è fatto attendere: “Ti amo, figlio”, semplice e dolcissimo.
Da un video social al palco mondiale
Solo un anno fa Ricky Martin festeggiava, sui social, il “piccolo miracolo” di essere riuscito a convincere Valentino a ballare con lui in un breve video casalingo.
Oggi quel gioco padre-figlio è diventato una performance vera e propria, segno di una passione che si è fatta disciplina.
Durante il concerto del 4 ottobre 2025, Valentino ha sorpreso tutti con una serie di movimenti acrobatici perfettamente sincronizzati, un fisico atletico e una naturalezza sul palco che ricorda da vicino quella del padre ai tempi d’oro.
Chi è Valentino Martin
Nato il 9 agosto 2008, insieme al fratello gemello Matteo, da madre surrogata, Valentino è cresciuto tra tournée, backstage e viaggi intorno al mondo.
È seguito da quasi 100mila fan su Instagram, dove mostra la sua passione per la danza, ma anche per i manga e la cultura giapponese — una passione che lo ha portato più volte in Giappone, tra selfie sotto i ciliegi in fiore e foto panoramiche dal Monte Fuji.
Il nome Valentino significa “coraggioso”, e mai scelta fu più azzeccata: nonostante la popolarità del padre, Tino ha costruito una sua identità precisa, preferendo parlare con il linguaggio del corpo piuttosto che con le parole.
Una famiglia moderna e unita
Ricky Martin, oggi 53 anni, è padre anche di Lucía (6 anni) e Renn (5), avuti sempre tramite gestazione per altri durante il matrimonio con l’artista Jwan Yosef, da cui si è separato nel 2023.
In un’intervista recente a Attitude, Yosef ha spiegato che la loro co-genitorialità è serena e solida: «Viviamo a dieci minuti di distanza, ci sentiamo ogni giorno e ci alterniamo con i bambini. L’amore per loro resta al centro di tutto».
Anche Ricky, premiato nel 2025 con il Latin Icon Award agli MTV VMA, ha parlato spesso del suo ruolo di padre: «Volevo una famiglia numerosa, come la mia nonna che ha avuto 14 figli. Quando vado in tour, i ragazzi vengono con me: viaggiamo insieme, con tutor e amici. È faticoso, ma bellissimo».
Matteo, Valentino e il futuro
Se Matteo, il gemello di Valentino, è più orientato verso l’arte e la creatività visiva, Tino ha sempre mostrato un’inclinazione naturale per la danza e il movimento. «Quando era più piccolo, dicevo scherzando che avrebbe passato la vita davanti a uno schermo per diventare lo YouTuber più bravo del mondo», aveva raccontato Ricky Martin qualche tempo fa.
Oggi, invece, Valentino sembra voler seguire davvero le orme artistiche del padre, ma con un linguaggio suo, contemporaneo, ibrido tra danza, social e cultura digitale.
Un debutto che sa di eredità
Quel salto sul palco cileno è più di un’esibizione: è il simbolo di un legame che resiste a tutto, anche alla fama e ai riflettori.
Ricky Martin, visibilmente emozionato, lo ha applaudito tra il pubblico. E chissà se, vedendolo volteggiare sul palco, non abbia rivisto se stesso ai tempi in cui ballava con i Menudo.
Una cosa, però, è certa: l’erede del ritmo Martin è arrivato. E, a giudicare dal talento e dalla grinta, questa “vida loca” è appena cominciata.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Musica
Angelina Mango sorprende tutti: niente tattoo d’amore, il gesto per il compleanno è per Gin e spiazza i fan
Angelina Mango festeggia il compleanno con un nuovo tatuaggio e ribalta ogni previsione: nessuna dedica romantica al fotografo Antonio Agostinelli, ma un gesto intimo per la sua cagnolina Gin
Angelina Mango compie 25 anni e decide di celebrarsi con un gesto che, almeno all’apparenza, sembrava destinato al gossip più classico. Un tatuaggio nuovo, visibile, carico di significato. E subito parte il toto-dedica: sarà per il nuovo amore, il fotografo Antonio Agostinelli? La risposta arriva poco dopo ed è di quelle che spiazzano.
Niente dedica al fidanzato: la scelta che sorprende
Chi si aspettava una dichiarazione d’amore in piena regola resta a bocca asciutta. Il tatuaggio non è per Agostinelli, non è un simbolo di coppia e non racconta una storia romantica nel senso più tradizionale. Angelina Mango sceglie un’altra strada, più personale e meno prevedibile, confermando ancora una volta il suo modo di stare sotto i riflettori senza mai aderire fino in fondo alle aspettative.
Il significato del tatuaggio: Gin sempre con lei
La dedica è tutta per Gin, la sua cagnolina. Tre lettere, distribuite sulle dita della mano: la G sull’indice, la I sul medio e la N sull’anulare. Un dettaglio semplice ma fortemente simbolico, che trasforma un gesto estetico in qualcosa di intimo. Non un nome urlato, ma una presenza costante, letteralmente impressa sulla pelle.
Un messaggio che va oltre il gossip
In un momento in cui ogni scelta delle celebrità viene letta in chiave sentimentale, Angelina Mango sposta l’attenzione su un legame diverso, ma non meno forte. Un modo per raccontarsi che passa da affetti quotidiani, lontani dai riflettori ma centrali nella vita reale. E così, quello che poteva diventare l’ennesimo capitolo di una storia d’amore, si trasforma in qualcosa di più autentico.
Tra aspettative disattese e significati nascosti, il tatuaggio di Angelina Mango diventa l’ennesima prova di un percorso personale che non segue schemi prestabiliti. E, proprio per questo, continua a incuriosire.
Musica
Manuel Agnelli e il festival “anti-talent”: tra libertà artistica e ombre di nepotismo
Festival indipendente, fondi privati e scelte libere. Ma quando in gara c’è anche la figlia, il confine tra merito e favoritismi torna sotto i riflettori.
C’è un’idea forte dietro al nuovo festival “anti-talent” organizzato da Manuel Agnelli: dare spazio a voci nuove fuori dalle logiche televisive, lontano dalle scorciatoie e dalle etichette dei talent show. Un progetto che nasce con una promessa precisa, quasi ideologica. E che proprio per questo finisce inevitabilmente sotto la lente quando emergono alcuni dettagli che fanno discutere.
Il festival indipendente che divide
Agnelli, ex giudice di X Factor, ha costruito un format che rivendica autonomia totale: niente sponsor ingombranti, niente meccanismi televisivi, ma una selezione artistica guidata dal gusto e dalla visione personale. Fin qui, tutto coerente. Anche perché il festival è finanziato con soldi propri, senza sovvenzioni pubbliche. Un aspetto non secondario, che gli garantisce una libertà di scelta praticamente assoluta.
La presenza della figlia accende il caso
Il nodo arriva quando tra i partecipanti spunta il nome della figlia di Agnelli, presente con la sua band, insieme – si dice – ad altri amici legati allo stesso giro. E qui il dibattito si accende. Perché se da un lato la libertà organizzativa è indiscutibile, dall’altro il rischio di sovrapposizione tra sfera privata e selezione artistica diventa evidente. Una situazione che qualcuno definisce senza mezzi termini: nepotismo al diapason.
Libertà totale o questione etica?
La questione resta sospesa tra due piani. Da una parte c’è il dato oggettivo: il festival è privato, quindi Agnelli può scegliere chi vuole. Dall’altra, però, emerge un tema più sottile, legato alla credibilità di un progetto che nasce proprio per distinguersi dai meccanismi considerati “distorti” del sistema musicale. E quando si parla di merito, anche la percezione conta.
Un’ultima variabile, non irrilevante: la figlia è davvero brava. E questo complica ulteriormente il giudizio. Perché a quel punto la linea tra opportunità e favoritismo diventa ancora più difficile da tracciare. Il resto, come spesso accade, è una questione di punti di vista.
Musica
Marco Mengoni conquista anche dietro le quinte: “Ogni sera mi emoziona di più”, la rivelazione del suo storico sound engineer
Dopo oltre 15 anni di lavoro insieme, il sound engineer Alberto Butturini svela il segreto di Marco Mengoni: un perfezionismo che si rinnova ogni sera e che continua a emozionare anche chi lo conosce da sempre
Ci sono artisti che brillano sul palco e altri che riescono a lasciare il segno anche dietro le quinte. Marco Mengoni appartiene senza dubbio alla seconda categoria, almeno secondo Alberto Butturini, uno dei più stimati sound engineer italiani, che con il cantante lavora da oltre quindici anni. Una collaborazione lunga, solida, fatta di prove infinite, versioni su versioni e di una ricerca sonora che non si ferma mai.
Quindici anni di lavoro insieme e ancora stupore
Butturini non usa mezzi termini quando parla di Mengoni e del suo percorso artistico. “Io lavoro con Marco da più di 15 anni e alcuni brani li ho sentiti in decine di versioni”, racconta, lasciando intuire quanto sia meticoloso il processo creativo dietro ogni esibizione. Eppure, nonostante la familiarità con quei pezzi, qualcosa continua a cambiare. “Non nascondo che in questo tour alcuni brani ogni sera mi emozionavano di più delle altre volte”. Una frase che racconta molto più di un semplice apprezzamento tecnico.
Il segreto? Evoluzione continua e cura maniacale
Nel mondo della musica dal vivo, replicare uno show identico sera dopo sera è la norma. Mengoni, invece, sembra sfuggire a questa logica. Ogni performance diventa un organismo vivo, capace di trasformarsi e crescere, anche agli occhi di chi lavora dietro il mixer. È proprio questa evoluzione continua a colpire Butturini, che conosce ogni sfumatura del repertorio del cantante.
Quando la tecnica incontra l’emozione
Il racconto del sound engineer apre uno squarcio interessante su ciò che il pubblico non vede: ore di lavoro, dettagli millimetrici, suoni calibrati al limite della perfezione. Ma, soprattutto, mette in luce un aspetto spesso sottovalutato: l’emozione non è solo per chi ascolta, ma anche per chi costruisce il suono. E quando accade, significa che qualcosa, sul palco, sta davvero succedendo.
Mengoni, ancora una volta, si conferma non solo come performer, ma come artista capace di rinnovarsi continuamente. Anche per chi, da quindici anni, lo ascolta da molto più vicino di tutti gli altri.
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