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Cinema

Omaggio a Kurosawa per il Festival di Cannes 2024

L’immagine ufficiale della 77esima edizione del Festival di Cannes, che si terrà dal 14 al 25 maggio prossimi è un omaggio al regista giapponese Akira Kurosawa.

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    L’immagine ufficiale della 77esima edizione del Festival di Cannes, che si terrà dal 14 al 25 maggio prossimi è un omaggio al regista giapponese Akira Kurosawa.

    Il manifesto del Festival di questa edizione, realizzato da Hartland Villa, rende omaggio a uno dei più grandi registi della storia del cinema, Akira Kurosawa. Riproduce, infatti, un’inquadratura del suo film “Rapsodia in agosto” (1991), che venne presentato Fuori concorso proprio alla 44esima edizione della kermesse cinematografica francese. Per quel film, che fu il suo penultimo, il regista giapponese volle nel cast la partecipazione straordinaria dell’attore Richard Gere. Il film racconta la storia di una donna anziana, sopravvissuta al bombardamento di Nagasaki del 9 agosto del 1945, impegnata nel trasmettere ai nipoti, compreso quello americano, la sua totale e assoluta fede nell’amore e nell’integrità come baluardo contro la guerra.

    Un poster per celebrare la Settima Arte

    Un tema di stretta attualità nel nostro quotidiano. Un tema che Kurosawa affronta con un linguaggio tenero e di assoluta contemplazione. Con “Rapsodia in agosto” il regista di
    Sanshiro Sugata, Rashomon, Sette Samurai, Dersu Uzala e Dodes’ka-den, ci ricorda e ci invita a riflettere sull’importanza di unirsi e di cercare l’armonia in tutte le cose del nostro quotidiano. Il poster scelto per questa 77esima edizione intende celebrare la Settima Arte, perché il cinema, come sottolineano gli organizzatori, riesce a dare voce a tutti, permette l’emancipazione. “Poiché ricorda le ferite, lotta contro l’oblio, testimonia i pericoli, fa appello all’unità. Perché lenisce i traumi, aiuta a riparare i vivi. In un mondo fragile che si interroga costantemente sull’alterità, il Festival di Cannes riafferma una convinzione: il cinema è un santuario universale di espressione e condivisione. È un luogo dove si scrivono la nostra umanità e la nostra libertà“. Un luogo dove la nostra umanità è scritta tanto quanto la nostra libertà.

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      Cinema

      Alice Maselli, la nuova promessa del cinema ha un cognome pesante: chi è la figlia di Sabina Stilo che sta conquistando il grande schermo

      Giovane, talentuosa e già lanciata nel cinema italiano, Alice Maselli è tra i volti emergenti del momento. Ma dietro il suo nome si nasconde una famiglia molto nota tra spettacolo e politica.

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        Ha 22 anni, un volto che buca lo schermo e una carriera che si sta muovendo con una velocità impressionante. Alice Maselli è uno di quei nomi destinati a circolare sempre più spesso, e non solo per i ruoli già conquistati. Dopo l’esordio in Come un gatto in tangenziale e la presenza tra le protagoniste di Notte prima degli esami 3.0, la giovane attrice è ormai entrata nel radar del pubblico e degli addetti ai lavori.

        Un cognome che pesa (e non poco)

        Dietro quella freschezza e quella naturalezza davanti alla macchina da presa, però, c’è una storia familiare che non passa inosservata. Alice Maselli è infatti la figlia di Sabina Stilo, volto notissimo della televisione degli anni Novanta, e di Massimiliano Maselli, attuale assessore alle politiche sociali della Regione Lazio. Un mix tra spettacolo e politica che inevitabilmente attira curiosità e riflettori, anche se il suo percorso sembra voler camminare su binari propri.

        Dal debutto al salto di qualità

        L’esordio in un film popolare come Come un gatto in tangenziale le ha dato una prima visibilità, ma è con i progetti più recenti che Alice sta cercando di costruire una sua identità artistica. Non è il classico caso di “figlia di”, almeno non solo: la sensazione è che ci sia la volontà di ritagliarsi uno spazio autentico, senza vivere esclusivamente di riflesso.

        Tra talento e inevitabile curiosità

        Certo, il cognome aiuta a far parlare, ma non basta a restare. E infatti l’attenzione attorno a lei non riguarda soltanto le origini, ma anche la capacità di stare in scena con disinvoltura. Il pubblico la osserva, il cinema la mette alla prova, e lei, almeno per ora, sembra reggere bene il peso delle aspettative.

        Il resto lo dirà il tempo. Ma una cosa è già chiara: Alice Maselli non è più solo una promessa. È una realtà che sta iniziando a prendersi il suo spazio.

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          Cinema

          Gianmarco Tognazzi senza filtri: “Quel cognome? Non pesa a me, forse a voi”, poi la confessione sul padre e la paura a Sanremo

          Dalla ricerca del consenso paterno alla risposta pungente sul cognome, fino alla paura di cadere all’Ariston dopo un infortunio: l’attore si mette a nudo senza sconti.

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          Gianmarco Tognazzi senza filtri

            Gianmarco Tognazzi sceglie la via più difficile, quella della sincerità, e lo fa senza filtri. Nell’intervista con Nunzia De Girolamo, l’attore mette da parte qualsiasi costruzione e affronta temi che lo accompagnano da sempre: il rapporto con il padre, il peso di un cognome ingombrante e la pressione di dover dimostrare qualcosa. Il risultato è un racconto diretto, a tratti spiazzante, che ribalta molte delle aspettative.

            Il rapporto con il padre e la ricerca del consenso

            Il punto di partenza è personale, profondamente personale. Tognazzi parla del padre e di quella ricerca di approvazione che, ammette, è stata una costante nella sua vita. «Credo che questo valga un po’ per tutti i figli», spiega, descrivendo una figura paterna che concedeva libertà ma non dispensava facilmente parole di riconoscimento.

            Proprio per questo, quando quel consenso è arrivato, ha assunto un valore enorme. «Raggiunto quell’obiettivo ovviamente per me è il premio più grande», dice. Non un dettaglio, ma un traguardo emotivo che ha segnato il suo percorso ben più di qualsiasi successo professionale.

            “Il cognome non pesa, ma a voi quanto pesa?”

            Da qui si passa a uno dei temi più ricorrenti nella sua carriera: essere figlio d’arte. Una domanda che gli è stata posta infinite volte e che ormai affronta con una certa insofferenza. La risposta è netta, quasi provocatoria: «A me non mi pesa, anzi. Certo è una responsabilità, ma non mi pesa. Ma a voi, che me lo chiedete in continuazione, quanto vi pesa?».

            Una frase che sposta completamente il punto di vista. Per Tognazzi il problema non è vivere con quel cognome, ma il modo in cui viene percepito dagli altri. E chiarisce anche un altro aspetto: non ha mai vissuto il suo percorso come una sfida con il padre. «Chi pensa che il figlio faccia questo lavoro per stabilire una gara sul padre, sbaglia», sottolinea, chiudendo definitivamente la porta a qualsiasi lettura competitiva.

            La paura a Sanremo dopo l’infortunio

            Il racconto cambia tono quando si arriva all’esperienza di Sanremo, affrontata in un momento fisicamente complicato. A pochi giorni dall’evento, Tognazzi aveva subito un serio infortunio al ginocchio sinistro. E quella che per molti è solo una passerella, per lui si è trasformata in una prova da affrontare con tensione reale.

            «La più grossa paura che avevo io in quel momento era quella di andare lungo per la scala», confessa. Un timore concreto, quasi banale nella sua semplicità, ma reso enorme dalla situazione fisica e dalla visibilità del contesto. «Il mio terrore più grande era andare lungo giù per la scala», ripete, restituendo tutta la fragilità di quel momento.

            Alla fine, tra ricordi personali e risposte taglienti, emerge il ritratto di un attore che non cerca giustificazioni né scorciatoie. Uno che convive con la propria storia senza farsene schiacciare. E che, quando serve, non ha alcun problema a ribaltare la domanda. Anche a costo di spiazzare chi la fa.

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              Cinema

              Il Diavolo veste Prada 2, première stellare a New York con Lady Gaga e cast al completo: Milano sogna il colpo grosso

              Sul red carpet newyorkese sfilano Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci con una sorpresa firmata Lady Gaga. Intanto cresce l’attesa per la doppia première milanese tra inviti blindati e after party esclusivi, ma resta il mistero sulla presenza del cast.

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                Il Diavolo veste Prada 2 accende i riflettori con una première che ha tutto il sapore dell’evento globale. A New York il red carpet si è trasformato in una parata di stelle, ma a rubare la scena è stata anche Lady Gaga, protagonista di un gesto inatteso: distribuire popcorn al pubblico come una perfetta padrona di casa.

                New York, una première da sogno

                Alla première americana c’era davvero tutto il cast al completo. Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci hanno riportato in vita l’universo iconico del film, accompagnati dalla new entry Simone Ashley, già nota per il ruolo di Kate Sharma in Bridgerton.

                L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, tra nostalgia e curiosità per il sequel. E in mezzo a tutto questo, Lady Gaga ha aggiunto un tocco pop e imprevedibile, trasformando un gesto semplice in un momento virale.

                Milano si prepara: caccia all’invito

                Se New York ha già fatto il pieno di glamour, Milano non vuole essere da meno. La città si prepara a una doppia première che sta già scatenando la corsa agli inviti. Il primo appuntamento è fissato per il 29 aprile, ma il vero evento esclusivo sarà il 23, con un’anteprima considerata la più ambita e un after party che promette di essere tra i più selettivi della stagione.

                Nel mondo della moda e dello spettacolo, l’invito è già diventato una sorta di status symbol. Tutti lo cercano, pochi riusciranno a ottenerlo.

                Il grande dubbio: il cast arriverà?

                Nonostante l’attesa crescente, resta un’incognita che tiene tutti con il fiato sospeso: la presenza del cast a Milano. Al momento non ci sono conferme ufficiali, e proprio questo alimenta il tam tam tra addetti ai lavori e appassionati.

                L’idea di vedere Meryl Streep e Anne Hathaway sfilare anche sotto il cielo milanese accende l’immaginazione, ma per ora resta solo una possibilità. Intanto, tra première, after party e guest list blindate, Il Diavolo veste Prada 2 si conferma già un evento, prima ancora di arrivare in sala.

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