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Spettacolo

Dallo Zecchino d’Oro a Berlusconi: la parabola di Cristina D’Avena

Ha fatto sognare milioni di bambini, la sua voce è diventata davvero inconfondibile. L’esordio in tv è ormai distante 57 anni, quando nel 1968 ha cantato per la prima volta sul palco dello Zecchino D’Oro – a soli tre anni – Il valzer del moscerino. Il suo particolare ricordo di Berlusconi la emoziona ancora oggi.

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    Negli anni ’80 era indubbiamente una delle voci più iconiche delle sigle dei cartoni animati, con vendite record – oltre 7 milioni di dischi – di vere e proprie hit come La Canzone dei Puffi e Kiss Me Licia. Come dimenticare le sue partecipazioni a svariati programmi televisivi, tra cui Bim bum bam, recitando pure in diverse serie per ragazzi, come Love Me Licia. Nel 1989 inizia anche la carriera di conduttrice, vince il Telegatto con Sabato al Circo e successivamente conduce vari programmi come Cantiamo con Cristina e Serenate.

    L’unico rimpianto

    La sua carriera è iniziata prestissimo, a soli 3 anni e mezzo nel 1968, debuttando allo Zecchino d’Oro con Il valzer del moscerino, col quale conquista il terzo posto. Dopo essere stata per anni una delle voci del Piccolo Coro dell’Antoniano, partecipa come concorrente a E l’arca navigava. Nel 1981 incide la sua prima sigla per un cartone animato, Bambino Pinocchio, scritta da Luciano Beretta e Augusto Martelli per la serie giapponese Pinocchio. Dopo il liceo, si iscrive a Medicina all’Università di Bologna, decidendo però di non portare a termine gli studi e dedicarsi completamente alla musica.

    Resto umile, nonostante la guardia del corpo

    Nonostante la grande popolatirà, ha sempre vissuto il successo con grande umiltà. «Mi ha aiutata la mia famiglia. Nei miei primi anni a Milano, mio padre aveva voluto che vivesse con me una guardia del corpo, Giuseppe: non dormiva mai. In tanti anni sono riuscita a evadere solo una volta, perché, anche facendo pianissimo, se aprivo la porta, si svegliava. Ma sono stati anni bellissimi».

    Non solo canzoni

    La D’Avena, nel corso del tempo, si è dedicata anche alla scrittura, scrivendo libri per bambini. Nel 2016, partecipa al Festival di Sanremo e, nel 2017, lancia l’album Duets, che si trasforma in un grande successo commerciale. Curiosa di tutti i media, nel 2021 approda al mondo della radiofonia con il programma Chi c’è c’è, mantenendo al contempo una carriera musicale di successo con oltre 300 pubblicazioni e 700 brani, tra cui numerose sigle televisive e per cartoni animati.

    Un piccolo flirt con “Mirko” dei Beehive

    Molto attenta nel mantenere la sua vita privata lontana dai riflettori, della sua sfera intima si sa poco. Durante le riprese di Kiss Me Licia si parlò di un flirt con Pasquale Finicelli, che vestiva i panni di Mirko. A riguardo, la cantante ha dichiarato nel 2023 ad Adnkronos: «Tra noi c’era era molta simpatia, c’è stato un piccolo flirt ma avevamo 20 anni, ci stava che ci scappava l’innamoramento». Oggi è sentimentalmente legata a Massimo Palma, un uomo che non fa parte del mondo dello spettacolo. La coppia non è sposata e non ha figli. Ed è proprio questo il suo grande rimpianto: «Ho dato priorità alla mia carriera, ero talmente assorbita dalle cose che facevo, che non mi sono focalizzata sulla mia vita privata. Mi è dispiaciuto non avere figli. Noi donne abbiamo un orologio biologico che ad un certo punto si ferma, perciò, quando mi sono resa conto che ero troppo grande, non ci ho più provato». Anche se, a darle affetto ci pensano i piccoli fan delle sue canzoni: «Mi sento la mamma di tutti i bambini. Sono attratti dal mio sorriso, vengono da me, mi abbracciano e mi baciano»​

    In futuro sposa?

    La cantante ha raccontanto di aver ricevuto anche una proposta di matrimonio dal compagno: «Per il momento ho declinato perché non riusciamo mai a metterci d’accordo. Però mi piacerebbe molto, chissà, spero presto».

    Un ricordo speciale per il Cavaliere Berlusconi

    La cantante ricorda Silvio Berlusconi con un affetto particolare: «Con me è stato sempre un grande signore, una persona adorabile, sempre presente e generoso. Per molti anni sono stata solo una voce, nessuno mi riconosceva e sapeva chi fossi. Grazie a lui ho iniziato a farmi vedere, a fare le prime trasmissioni. Quando è scomparso mi è dispiaciuto tantissimo».

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      Televisione

      Fiorello, annuncio bomba dopo 15 anni: torna su Rai 1. Ma non dice una parola e prende in giro Brad Pitt: «Prossimamente…»

      Tutti aspettavano notizie sul ritorno de La Pennicanza, invece Fiorello spiazza il pubblico e annuncia il grande rientro sulla rete ammiraglia. Lo fa con un video surreale nel quale rimane completamente muto: «Questo non è Brad Pitt. Ora che abbiamo la vostra attenzione

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      Fiorello

        Per annunciare il ritorno su Rai 1 dopo quindici anni, Fiorello ha scelto il modo più sorprendente possibile per uno che ha costruito gran parte della propria carriera sulla capacità di parlare, improvvisare, imitare e travolgere chiunque gli stia intorno: non ha pronunciato nemmeno una parola. Si è seduto davanti a una scrivania, completamente vestito di nero su uno sfondo altrettanto nero, ha guardato la telecamera e ha lasciato che fosse una voce femminile a dare la notizia che nessuno si aspettava.

        «Questo non è Brad Pitt. Ora che abbiamo la vostra attenzione…».

        Poi compare soltanto una scritta: «Prossimamente… su Rai1».

        È bastato questo per trasformare un breve video pubblicato sui social in un annuncio televisivo clamoroso. Rosario Fiorello torna sulla rete ammiraglia della Rai, dalla quale manca con un proprio grande show dal 2011, quando Il più grande spettacolo dopo il weekend diventò uno degli eventi televisivi di quella stagione. Il ritorno è atteso dopo la metà di ottobre, ma sul progetto che lo riporterà su Rai 1 rimangono ancora molte domande.

        «Questo non è Brad Pitt»: Fiorello annuncia il ritorno senza aprire bocca

        Naturalmente anche il modo scelto per comunicare la notizia è puro Fiorello. Lo showman ha costruito la clip copiando ironicamente uno spot interpretato da Brad Pitt per una piattaforma di investimenti, nel quale l’attore americano cattura l’attenzione praticamente senza parlare.

        Fiorello ne riproduce l’atmosfera: abito nero, fondo nero, capelli e barba brizzolati che risaltano nell’inquadratura, qualche movimento delle mani e una serie di espressioni rivolte alla telecamera. Il resto lo fa la voce fuori campo: «Questo non è Brad Pitt. Ora che abbiamo la vostra attenzione…».

        Lo spettatore aspetta che finalmente Fiorello dica qualcosa, ma lui continua a tacere. Alla fine arriva soltanto la scritta che svela il gioco: «Prossimamente… su Rai1». Il riferimento allo spot originale è esplicito e proprio la scelta di affidare un annuncio così importante a una parodia di pochi secondi rispecchia perfettamente il modo nel quale lo showman ha sempre gestito i propri ritorni televisivi, evitando quando può le comunicazioni tradizionali e preferendo costruire direttamente lo spettacolo intorno alla notizia.

        Il ritorno su Rai 1 dopo quindici anni

        Il vero botto, però, non è Brad Pitt. È quel logo di Rai 1 che compare alla fine del filmato, perché per Fiorello significa tornare con un progetto sulla rete ammiraglia quindici anni dopo Il più grande spettacolo dopo il weekend, andato in onda nel 2011.

        Quello show segnò una delle stagioni più fortunate della sua carriera televisiva e diventò un autentico fenomeno di ascolti. Da allora Fiorello ha continuato a muoversi tra radio, televisione, streaming e programmi costruiti intorno alla propria capacità di improvvisare, ma senza tornare con un suo show sulla prima rete Rai.

        Adesso quel lunghissimo intervallo sta per finire. Le informazioni disponibili indicano la seconda metà di ottobre come periodo previsto per il ritorno, mentre Fiorello, fedele al proprio stile, si guarda bene dal raccontare che cosa abbia realmente preparato.

        Ed è proprio qui che comincia il mistero.

        Che cosa farà Fiorello? Sul nuovo programma è ancora mistero

        Nel video non compare il titolo di una trasmissione, non viene annunciata una data e soprattutto non viene spiegato quale sarà il formato scelto per il ritorno. La certezza, per ora, è soltanto una: Fiorello sarà nuovamente su Rai 1.

        Tra le ipotesi circolate c’è quella di una presenza in tarda serata collegata a La Pennicanza, ma viene presa in considerazione anche la possibilità di un nuovo show vero e proprio. Al momento nessuna delle due soluzioni è stata ufficializzata e proprio l’assenza di dettagli sembra far parte del gioco costruito attorno all’annuncio.

        Fiorello, insomma, ha comunicato la cosa più importante senza svelare praticamente niente. Il pubblico sa che tornerà, ma non sa ancora esattamente quando, con quale programma e soprattutto con quale formula. Una strategia che gli consente di accendere immediatamente la curiosità senza consumare in anticipo la sorpresa.

        Tutti aspettavano La Pennicanza, lui tira fuori Rai 1

        C’è poi un altro elemento che rende il blitz ancora più inatteso. Nelle ultime settimane l’attenzione era concentrata soprattutto sul futuro de “La Pennicanza”, il programma realizzato con Fabrizio Biggio su Radio2. Soltanto l’11 settembre il direttore di Rai Radio2 Giovanni Alibrandi aveva spiegato che con Fiorello il dialogo era continuo e che si stava lavorando al ritorno della trasmissione, precisando però che rimanevano da risolvere alcuni aspetti tecnici legati alle diverse piattaforme coinvolte.

        Tutti aspettavano quindi una data per la nuova stagione radiofonica e invece Fiorello ha tirato fuori dal cilindro Rai 1.

        Il ritorno dovrebbe in realtà coinvolgere anche Radio2 e negli studi di via Asiago sono già in corso i preparativi per La Pennicanza. Le due operazioni potrebbero quindi procedere parallelamente, anche se resta da capire in quale modo il progetto radiofonico e quello destinato alla rete ammiraglia finiranno per incrociarsi.

        Fiorello torna dove aveva lasciato “Il più grande spettacolo”

        Il precedente rende inevitabilmente ancora più pesante l’annuncio. Quando Fiorello arrivò su Rai 1 nel novembre 2011 con Il più grande spettacolo dopo il weekend, trasformò quattro prime serate in un evento televisivo capace di raccogliere ascolti enormi e di riportare il varietà al centro della televisione generalista.

        Quindici anni dopo il panorama televisivo è completamente cambiato, così come è cambiato lo stesso Fiorello, che nel frattempo ha sperimentato formule sempre meno convenzionali e un modo di fare spettacolo capace di passare con estrema naturalezza dalla radio alla televisione e ai social. Proprio per questo sarebbe probabilmente sbagliato aspettarsi semplicemente una nuova versione del grande varietà del 2011.

        La clip pubblicata oggi, del resto, sembra suggerire esattamente il contrario: Fiorello non ha bisogno di presentarsi con una conferenza stampa o di spiegare per filo e per segno che cosa farà. Gli bastano pochi secondi, una parodia di Brad Pitt e una scritta per trasformare il proprio ritorno in una notizia.

        Dopo 15 anni Fiorello si riprende Rai 1. E lascia tutti con una domanda

        Il particolare più divertente dell’intera operazione rimane così il contrasto tra la portata dell’annuncio e il modo nel quale viene comunicato. Dopo quindici anni Fiorello torna sulla rete ammiraglia, ma anziché accompagnare la notizia con anticipazioni, ospiti, date e spiegazioni decide di sedersi davanti a una telecamera e rimanere in silenzio, lasciando che una battuta su Brad Pitt faccia tutto il lavoro.

        È un ritorno che per il momento vive soprattutto di attesa, perché Rai e Fiorello non hanno ancora scoperto le carte sul formato e sulla collocazione definitiva. Sappiamo che il nuovo progetto è atteso dopo la metà di ottobre e che contemporaneamente si lavora anche alla ripartenza radiofonica de La Pennicanza, ma il contenuto dell’operazione destinata a Rai 1 resta ancora coperto dal riserbo.

        Ed è probabilmente esattamente l’effetto che Fiorello voleva ottenere. Mentre tutti aspettavano di sapere quando sarebbe tornato a sonnecchiare con La Pennicanza, lui ha scelto di risvegliarsi direttamente sulla rete più importante della Rai, quindici anni dopo l’ultima volta. Senza anticipare lo spettacolo, senza spiegare la formula e soprattutto senza pronunciare una sola parola, ha ottenuto ciò che gli riesce meglio: far parlare tutti di Fiorello prima ancora che Fiorello cominci a parlare.

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          Televisione

          Paolo Belli, la Rai decide dopo l’incidente mortale: niente Ballando accanto a Milly Carlucci. Ma lui resterà dietro le quinte

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            Per anni è stato praticamente impossibile immaginare Milly Carlucci senza Paolo Belli al suo fianco a Ballando con le Stelle. Dal prossimo 3 ottobre, invece, il pubblico di Rai 1 dovrà abituarsi a un’immagine diversa: Paolo Belli non comparirà in video nella nuova edizione dello show, una decisione arrivata dopo il drammatico incidente nel quale ha perso la vita Alessandro Magnani, 41 anni.

            Non si tratta però di una rottura con Milly Carlucci e neppure di un addio alla Rai. Belli continuerà infatti a lavorare a Ballando con le Stelle, ma lo farà lontano dalle telecamere, collaborando alla realizzazione del programma dietro le quinte. Una soluzione concordata tra l’artista e la Direzione Intrattenimento Prime Time Rai mentre il musicista prova gradualmente a riprendere la propria attività professionale dopo quanto accaduto.

            Paolo Belli non sarà accanto a Milly Carlucci: la decisione con la Rai

            Le indiscrezioni sulla possibile assenza di Paolo Belli circolavano da settimane, ma adesso il quadro è definito. La Direzione Intrattenimento Prime Time Rai e l’artista hanno concordato che, nel contesto editoriale dell’edizione 2026, non fosse opportuna la sua presenza in video.

            Una scelta inevitabilmente legata al momento estremamente delicato che Belli sta attraversando e alla vicenda giudiziaria aperta dopo l’incidente. La decisione, tuttavia, non mette in discussione il rapporto costruito in tanti anni tra il musicista, Ballando con le Stelle e la Rai. Anzi, proprio il fatto che Belli continuerà a lavorare alla trasmissione rende evidente che il passo indietro riguarda esclusivamente la sua presenza davanti alle telecamere.

            Per la prima volta, dunque, il pubblico non lo vedrà nel ruolo che lo ha reso uno dei volti più familiari del programma accanto a Milly Carlucci, ma Belli continuerà a far parte della macchina dello show e a contribuire alla realizzazione dell’edizione 2026.

            L’incidente e la morte di Alessandro Magnani dopo 40 ore

            Dietro questa scelta televisiva c’è una tragedia che ha inevitabilmente cambiato tutto. Paolo Belli si trovava in bicicletta quando si è verificato l’incidente che ha coinvolto Alessandro Magnani, 41 anni, che stava raggiungendo a piedi la propria automobile.

            Dopo lo scontro e la caduta, le condizioni di Magnani si sono rivelate gravissime. L’uomo ha lottato per circa 40 ore, prima che i medici ne constatassero la morte. Gli inquirenti hanno quindi avviato gli accertamenti necessari per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e stabilire eventuali responsabilità.

            Nell’ambito dell’inchiesta Paolo Belli è stato iscritto nel registro degli indagati. Si tratta di un passaggio nell’ambito degli accertamenti giudiziari sulla morte di Magnani e non equivale naturalmente a un accertamento di responsabilità. Proprio mentre l’indagine segue il proprio corso, l’artista sta cercando di tornare progressivamente al lavoro, sia nell’attività televisiva sia in quella dal vivo.

            Belli resta a Ballando, ma lavorerà dietro le quinte

            Il particolare destinato forse a sorprendere maggiormente il pubblico è che Paolo Belli non lascia affatto Ballando con le Stelle. La sua assenza sarà visibile sullo schermo, ma dietro le quinte il musicista continuerà a collaborare con la produzione e a dare il proprio contributo alla nuova edizione.

            La Rai continua infatti a considerarlo una risorsa artistica e guarda già alla possibilità di ritrovarlo in futuro davanti alle telecamere all’interno di altri progetti. Non c’è dunque una porta chiusa, né tantomeno una separazione definitiva: la scelta riguarda questa particolare edizione di Ballando e nasce dal contesto nel quale il programma si prepara a tornare in onda.

            Per Belli sarà comunque un cambiamento enorme. Dopo essere diventato negli anni una presenza praticamente inseparabile da quella di Milly Carlucci, dovrà assistere alla partenza della nuova stagione da una posizione completamente diversa, continuando a lavorare allo show senza comparire davanti al pubblico.

            Ballando con le Stelle riparte il 3 ottobre senza Paolo Belli in video

            La nuova edizione di “Ballando con le Stelle” partirà il 3 ottobre 2026 su Rai 1. Quando Milly Carlucci darà il via alla stagione, accanto a lei non ci sarà quindi Paolo Belli, almeno non nel ruolo televisivo al quale il pubblico si è abituato nel corso degli anni.

            L’artista rimarrà però parte del programma e continuerà a lavorare dietro le quinte mentre prova a riprendere gradualmente la propria attività dopo la tragedia che lo ha coinvolto. La Rai, da parte sua, non considera concluso il rapporto televisivo con lui e lascia aperta la strada a nuovi progetti nei quali Belli possa tornare anche davanti alle telecamere.

            Per ora, però, la decisione è presa: a Ballando con le Stelle Paolo Belli ci sarà, ma il pubblico non lo vedrà. E per uno dei volti che più a lungo hanno accompagnato Milly Carlucci nella storia del programma sarà probabilmente il cambiamento più evidente della nuova edizione.

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              Musica

              Vasco Rossi, la confessione che spiazza i fan: «Sono morto non so quante volte». Poi racconta cosa gli succede quando resta solo

              Sul palco trascina folle oceaniche, lontano dai riflettori deve fare i conti con una fragilità che non ha mai nascosto: «Non posso evadere da me stesso». Dalla depressione esplosa dopo la morte di Massimo Riva a “Jenny è pazza”, Vasco racconta i suoi demoni e quei momenti nei quali «ti sta crollando tutto intorno».

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              Vasco Rossi

                Sul palco è Vasco Rossi, il Kom capace di riempire gli stadi, trascinare decine di migliaia di persone e trasformare da quasi mezzo secolo rabbia, paura, desiderio, cadute e voglia di vivere in canzoni che ormai appartengono a generazioni diverse. Ma quando le luci si spengono, il pubblico se ne va e intorno torna il silenzio, rimane un altro Vasco, molto più lontano dall’immagine del rocker invincibile. Un uomo solo con i propri pensieri, che oggi ha deciso di raccontarsi ai fan con parole destinate inevitabilmente a colpire: «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi. Io, per esempio, sono morto non so quante volte».

                Vasco ha affidato questa riflessione ai social accompagnandola, quasi per contrasto, con alcune immagini scattate durante un concerto. Nelle fotografie c’è il Kom che tutti conoscono, circondato dall’energia di una folla immensa; nelle parole, invece, compare l’uomo che racconta la solitudine, i pensieri dai quali non sempre riesce a scappare e quella sensazione di rimanere «inchiodato» a se stesso. Una confessione che non arriva completamente inaspettata, perché il rocker di Zocca non ha mai nascosto le proprie fragilità psicologiche e in passato ha parlato apertamente anche della depressione, ma che questa volta assume un significato ancora più personale.

                Vasco Rossi: «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi»

                Il punto di partenza è una frase che sembra quasi un paradosso: «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi». Vasco chiarisce immediatamente che quella morte non ha nulla a che vedere con la fine fisica dell’esistenza, ma con ciò che può accadere dentro una persona quando alcune certezze si sgretolano e quello che fino al giorno prima sembrava immutabile improvvisamente non lo è più.

                «Si muore e se ti va bene muoiono anche certe convinzioni, le brutte idee, qualche modo di vedere sbagliato, o di pensare», scrive. Ci sono passaggi della vita nei quali sembra che «ti sta crollando tutto intorno», e proprio dentro quelle crisi possono sparire convinzioni, pensieri e modi di guardare il mondo ai quali ci si era aggrappati fino a quel momento.

                Vasco non prova a trasformare questa riflessione in una formula buona per tutti e non propone scorciatoie. Parla della propria esperienza, dei momenti attraversati e di quella sofferenza che qualche volta ha dovuto affrontare senza poterla aggirare. «Sono momenti necessari anche questi», osserva, e la frase acquista inevitabilmente un peso particolare perché arriva da un artista che nell’immaginario collettivo rappresenta energia, eccesso, libertà e soprattutto una straordinaria capacità di dominare folle gigantesche.

                «Sto spesso da solo»: il Vasco che non può scappare da se stesso

                Poi il racconto diventa ancora più intimo. «Anche quando ero giovane avevo questo aspetto psicologico un po’ ballerino», confessa Vasco. Oggi trascorre molto tempo da solo e la notorietà rende paradossalmente più difficile fare ciò che per chiunque altro può essere il sistema più semplice per interrompere il flusso dei pensieri: aprire la porta, uscire, confondersi tra la gente, cambiare ambiente e distrarsi.

                Per Vasco Rossi non funziona esattamente così. «Non è che proprio posso evadere da me stesso…», racconta. Ed è proprio per questo che può capitargli di rimanere «un po’ inchiodato» ai propri pensieri.

                È forse l’immagine più sorprendente di tutta la confessione. L’uomo che riesce a mettere in movimento folle immense, quando rimane solo, non può semplicemente uscire di casa e diventare uno sconosciuto qualsiasi. Può lasciare un palco, una città o una stanza, ma non può lasciare Vasco Rossi. Quando il rumore scompare, restano i pensieri, compresi quelli che per tutta la vita ha trasformato in musica.

                La depressione e la ferita mai dimenticata della morte di Massimo Riva

                La fragilità psicologica non entra oggi per la prima volta nella storia personale di Vasco. Il cantante ha raccontato apertamente di avere attraversato la depressione e ha individuato uno dei periodi più dolorosi della propria vita negli anni successivi alla morte di Massimo Riva, chitarrista, collaboratore e soprattutto amico.

                Riva morì nel 1999, a soli 36 anni. A quella perdita si aggiunse successivamente quella dell’amico d’infanzia Mario Giusti e Vasco ha raccontato che proprio in quegli anni il proprio equilibrio cominciò a cedere, fino all’esplosione della depressione nel 2001. Non nascose il problema e non nascose nemmeno di essersi rivolto ai medici e di avere seguito delle cure.

                Proprio per questo bisogna distinguere quel periodo della sua vita dalle parole pubblicate oggi: Vasco non sta annunciando una nuova diagnosi e non sta dicendo di attraversare attualmente un episodio depressivo. Sta parlando del proprio rapporto con la solitudine, della fragilità che lo accompagna da sempre e di quei momenti nei quali la mente diventa un luogo dal quale è molto più difficile uscire di quanto possa sembrare guardando dall’esterno la vita di una rockstar.

                “Jenny è pazza”: Vasco cantava i suoi demoni prima ancora di diventare Vasco

                Per capire quanto questo tema sia antico bisogna tornare addirittura al 1977, quando nel primo 45 giri del cantante comparve “Jenny è pazza”. Per molto tempo si sarebbe potuto pensare che dietro quella Jenny esistesse una donna realmente conosciuta da Vasco. In seguito fu lui stesso a spiegare che non era così: Jenny rappresentava anche una parte di lui, le sue paure e quello stato che negli anni Settanta si sarebbe probabilmente definito «esaurimento nervoso».

                Nel 2020 Vasco utilizzò una parola decisamente più precisa per descriverlo: «Oggi si chiama depressione».

                Il particolare cambia completamente la prospettiva, perché significa che il tema della fragilità attraversa praticamente tutta la sua storia artistica. Prima degli stadi esauriti, dei record, del Kom, delle folle oceaniche e dell’immagine del rocker capace di sopravvivere a tutto, c’era già un ragazzo di Zocca che cercava di mettere dentro una canzone qualcosa che sentiva profondamente e che, alla fine degli anni Settanta, risultava persino più difficile raccontare pubblicamente.

                Il Vasco davanti a 60mila persone e quello che rimane quando tutti se ne vanno

                È probabilmente proprio il contrasto tra le fotografie scelte per accompagnare il post e le parole scritte da Vasco a rendere il messaggio così potente. Nelle immagini appare quello che conoscono tutti: palco, luci, concerto, energia, migliaia di persone davanti e la sensazione che quell’uomo possieda una riserva inesauribile di forza. Nel testo compare invece l’altro Vasco, quello che sta spesso solo, che ammette di avere avuto fin da giovane un equilibrio psicologico «un po’ ballerino» e che non sempre riesce a distrarsi proprio perché, come dice lui stesso, «non posso evadere da me stesso».

                Le due immagini sembrano inconciliabili, ma appartengono alla stessa persona e probabilmente spiegano anche una parte del legame straordinario che Vasco ha costruito con il suo pubblico. Molte delle sue canzoni più amate, infatti, non raccontano affatto l’invulnerabilità. Raccontano il contrario: paura, cadute, solitudine, inquietudine, voglia disperata di vivere e necessità di rialzarsi.

                «Io sono morto non so quante volte»

                Alla fine, però, rimane soprattutto quella frase: «Io, per esempio, sono morto non so quante volte». Vasco parla delle convinzioni che cadono, delle idee che cambiano e dei momenti nei quali sembra che il mondo costruito fino a quel momento non riesca più a reggere. Non li descrive come esperienze piacevoli e neppure come qualcosa da cercare, ma come passaggi che nella propria vita ha dovuto attraversare.

                A 74 anni, dopo quasi mezzo secolo trascorso davanti a folle sempre più grandi, Vasco Rossi non racconta di avere scoperto una formula definitiva per stare bene e nemmeno di essere diventato impermeabile ai propri pensieri. Ammette, al contrario, che qualche volta ci rimane dentro, «un po’ inchiodato».

                Ed è forse questo il particolare capace di sorprendere più di tutti: dietro l’uomo che sul palco sembra poter scappare da qualsiasi cosa rimane qualcuno che, una volta spenti i riflettori e svuotato lo stadio, conosce perfettamente l’unico posto dal quale nessuno può davvero fuggire. Se stesso.

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