Personaggi e interviste
Luce Caponegro, tra passato e futuro: “Ho lasciato Selèn ma il marchio è rimasto”
Luce Caponegro, meglio nota come Selèn, si racconta senza filtri: “Non rinnego il passato, ma ho pagato un prezzo alto. Oggi mi occupo di benessere olistico e di vini, e sono una madre felice”.
Luce Caponegro, conosciuta come Selen, inizia l’intervista chiedendo di non parlare del suo passato nel mondo del cinema hard. “Non parliamo di Selèn, basta col passato. Niente porno”, specifica subito. Preferisce raccontare del presente e delle sue attività attuali, come la sua nuova passione per il vino. “Ho un buon rosso che ho chiamato Selèngiovese e un bianco che ha vinto un premio, la Passerina di Selèn”, dice scherzando.
Riguardo alla sua recente partecipazione a L’Isola dei Famosi, Selen ammette di aver accettato principalmente per motivi economici. “Fare l’imprenditrice in Italia non è facile, così sono finita in Honduras. La spiaggia era claustrofobica, ma per fortuna la mia pelle sa naturalmente di buono”. Nonostante sia stata eliminata rapidamente, racconta che quell’esperienza le ha dato un senso di libertà e le ha permesso di portare con sé un oggetto simbolico: “Ho scelto una lettera di mio figlio Gabriele che mi ha fatto piangere”, dice emozionata.
Parlando dei suoi figli, Selen si sofferma sul primogenito, Kangi, e sul bullismo che ha subito a causa del passato della madre: “Lui ha sofferto molto, ma non me lo ha mai detto per non ferirmi. Ho cercato di spiegargli il mio lavoro senza banalizzarlo”. Parlando di Gabriele, invece, sottolinea come sia orgogliosa di aver cresciuto da sola entrambi i suoi figli: “Fare la mamma è la cosa che mi è riuscita meglio”.
Sulla scelta di entrare nel mondo dell’hard, Selen riflette: “Volevo divertirmi e sperimentare. Non c’è niente di male. Mi giudicavano senza conoscermi, ma ero lì solo per esplorare”. Parla anche di Moana Pozzi, con cui spesso veniva paragonata: “Lei era stata santificata, ma era diversa da me. Io ero più spontanea, più avventurosa”. Tuttavia, dopo qualche anno, decise di smettere quando capì che rischiava di diventare un oggetto.
Nonostante le sue scelte passate, afferma di non rinnegare nulla ma sottolinea il peso del marchio che le è rimasto addosso: “Selèn non c’è più, ma ancora oggi vedo che arriva prima di Luce”. Dopo aver lasciato quel mondo, Selen racconta di essersi dedicata a un percorso di crescita personale attraverso meditazione e yoga, cercando di trovare un nuovo equilibrio.
Alla fine, parlando dei suoi cambiamenti, dice: “Sono una donna di mezza età, ma dentro sono ancora una ragazza. Ho imparato a prendere la vita con leggerezza e sono felice di essere stata una buona madre e nonna”.
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Personaggi e interviste
Giulia Salemi rompe il silenzio: “In Iran è una strage di innocenti, non possiamo girarci dall’altra parte”
Non è un post come gli altri, non è il solito contenuto leggero da feed patinato. Giulia Salemi ha scelto di usare la sua voce più potente, quella che arriva dritta a due milioni di persone, per parlare di ciò che sta accadendo in Iran, la terra delle sue radici. «Non si può restare indifferenti davanti a una strage di innocenti», dice guardando la telecamera del telefono, senza filtri e senza trucco emotivo.
La conduttrice e influencer di origini persiane racconta un Paese tornato a ribollire dopo quarantasette anni di oppressione. Le piazze si sono riempite di nuovo, uomini e donne chiedono libertà, ma la risposta del regime – denuncia Salemi – è stata durissima: «Hanno isolato l’Iran, spento internet, tagliato le linee telefoniche, perfino le luci. Vogliono zittire le proteste e cancellarle dal mondo».
Poi la parte più intima, quella che trasforma la notizia in carne viva. «Vivo nell’angoscia – confessa – perché da giorni non riusciamo a contattare i nostri familiari a Teheran». Parole che fanno crollare il muro tra la celebrità e la ragazza qualunque, tra il red carpet e la paura vera.
Salemi prova a scuotere il pubblico con un paragone semplice e potentissimo: «Immaginate se accadesse qui da noi. Come ci sentiremmo? Soli, isolati dal mondo». Secondo i dati che circolano, parla di oltre duemila morti e più di diecimila arresti. Numeri che pesano come macigni e che, dice lei, potrebbero essere solo l’inizio.
Il suo non è solo uno sfogo, ma un appello politico e umano. «Milioni di iraniani coraggiosi stanno sfidando uno dei regimi più repressivi al mondo. Nonostante la paura, il loro coraggio brilla più forte». Chiede di condividere, di informarsi, di non lasciare che tutto venga archiviato come l’ennesima crisi lontana.
Nel panorama social italiano, abituato a polemiche leggere e trend effimeri, la presa di posizione di Salemi suona quasi stonata per quanto è seria. Ma proprio per questo fa rumore. Ricorda che dietro le stories, i like e le sponsorizzazioni esistono vite reali, famiglie, popoli interi che chiedono soltanto una cosa antica e semplice: libertà.
Personaggi e interviste
Chi si era dimenticato di Fran Drescher? Da “La Tata” a “Marty Supreme”: non è nostalgia, ma una presenza che cambia
C’è chi l’ha liquidata come un’operazione nostalgica, chi come un cameo furbo. In realtà il ritorno di Fran Drescher in Marty Supreme ha un peso diverso. L’attrice simbolo de La Tata interpreta la madre del campione di ping-pong portato sullo schermo da Timothée Chalamet. E dimostra che alcune figure non scompaiono: cambiano registro, si stratificano, acquistano nuove letture.
Chi si era dimenticato di Fran Drescher? Probabilmente nessuno davvero, anche se per anni il suo nome è rimasto legato a una sola immagine: quella di Francesca Cacace, la tata più famosa della televisione anni Novanta. Un personaggio diventato iconico, quasi ingombrante, capace di cristallizzare un’intera carriera dentro una risata stridula, un guardaroba impossibile e un’ironia che ha segnato un’epoca.
Eppure oggi Fran Drescher torna al cinema in Marty Supreme, e la sensazione non è quella del déjà-vu. Non è solo nostalgia ben confezionata, non è una strizzata d’occhio al pubblico cresciuto davanti alla tv generalista. È qualcosa di più sottile: la conferma che alcune figure non svaniscono, ma si trasformano, accumulano senso, diventano altro.
Oltre “La Tata”, senza rinnegarla
Per intere generazioni, Drescher è e resterà La Tata. Una serie che non è stata solo un successo televisivo, ma un fenomeno culturale, capace di portare in prima serata una donna rumorosa, sfacciata, fuori dagli standard estetici e comportamentali dell’epoca. Un personaggio che, col senno di poi, era molto più politico di quanto sembrasse allora.
Il problema, semmai, è stato il dopo. Come spesso accade alle icone televisive, Drescher è rimasta intrappolata nel suo stesso mito. Ogni apparizione successiva veniva letta in chiave nostalgica, ogni ritorno come un tentativo di rivitalizzare un passato glorioso. Marty Supreme spezza questo meccanismo.
Qui Fran Drescher non è chiamata a “rifare se stessa”. Non strizza l’occhio alla tata del Queens. Interpreta la madre del protagonista, con un registro diverso, più asciutto, più adulto. Un ruolo che dialoga con il tempo passato, ma non ne è ostaggio.
Una madre, non una macchietta
In Marty Supreme Drescher è la madre del campione di ping-pong interpretato da Timothée Chalamet. Un ruolo apparentemente secondario, ma tutt’altro che decorativo. Non è la madre caricaturale, non è il personaggio sopra le righe messo lì per strappare una risata facile. È una presenza che pesa, che definisce il contesto emotivo del protagonista, che restituisce profondità al racconto.
Ed è qui che avviene lo scarto interessante. Vedere Drescher in questo ruolo produce una sensazione rassicurante, quasi familiare, ma allo stesso tempo nuova. Non perché “ricorda La Tata”, ma perché il pubblico porta con sé quel ricordo e lo sovrappone a un personaggio diverso. Il risultato è una lettura stratificata, che il film sfrutta senza mai renderla esplicita.
Non nostalgia, ma stratificazione
La differenza è sottile ma fondamentale. La nostalgia è un’operazione regressiva: ti riporta indietro, ti chiede di riconoscere qualcosa che già conosci. Qui accade il contrario. Il passato di Fran Drescher non viene cancellato, ma nemmeno celebrato in modo automatico. Diventa un livello in più di senso.
È un meccanismo che il cinema contemporaneo usa sempre più spesso con attori e attrici “iconici”: non per dire “guardate chi c’è”, ma per giocare con l’immaginario dello spettatore. In questo senso, Marty Supreme utilizza Drescher in modo intelligente, lasciando che la sua storia televisiva lavori in sottrazione, non in evidenza.
Il tempo come alleato
Il vero punto, forse, è che Fran Drescher oggi funziona proprio perché il tempo è passato. Perché quell’energia anni Novanta si è sedimentata, ha perso l’urgenza dell’eccesso e ha guadagnato spessore. Alcune figure, col passare degli anni, si consumano. Altre, più rare, si caricano di nuove possibilità.
Il suo ritorno non ha il sapore della rivincita né quello del rilancio forzato. È piuttosto la dimostrazione che una carriera non è fatta solo di continuità, ma anche di pause, di silenzi, di attese. E che certi volti, proprio perché così fortemente connotati, possono tornare a parlare in modo diverso quando il contesto cambia.
Chi si era dimenticato di Fran Drescher? Forse nessuno. Ma non tutti si aspettavano di ritrovarla così: non come un ricordo da rispolverare, ma come una presenza che, ancora una volta, sa stare nel tempo giusto.
Personaggi e interviste
Samira Lui guarda avanti: “Nessun contatto per Sanremo, il mio festival è La Ruota della Fortuna”. Amore solido con Luigi Punzo, ma niente nozze in vista
In un’intervista a Chi, Samira Lui racconta il suo presente professionale e sentimentale. Sanremo, per ora, resta lontano (“Non ho avuto nessun contatto”), mentre La Ruota della Fortuna rappresenta il palco su cui sta costruendo la sua credibilità televisiva. Sul fronte privato, accanto a lei c’è Luigi Punzo, una presenza stabile e matura. Il matrimonio? “Non è una priorità”.
Samira Lui parla con la naturalezza di chi ha i piedi per terra e la testa ben puntata verso il futuro. In un mondo televisivo spesso dominato da aspettative, illusioni e rincorse, la valletta de La Ruota della Fortuna sceglie un approccio diverso: niente fretta, niente ansia, ma una costruzione lenta e ragionata della propria carriera. E quando le chiedono di Sanremo, la risposta è chiara, quasi disarmante nella sua sincerità: “Non ho avuto nessun contatto. Il mio Sanremo adesso è La Ruota della Fortuna. Quella è la mia scalinata”.
Carriera, ambizione e realismo
Samira non nasconde l’orgoglio per il percorso che sta facendo accanto a Gerry Scotti. La Ruota della Fortuna è diventata la sua casa televisiva, il luogo in cui il pubblico l’ha conosciuta davvero, oltre i ruoli di passerella. È il format che le ha dato stabilità, visibilità costante e una dimensione professionale cresciuta puntata dopo puntata. Per questo, più che inseguire treni che non sono ancora in stazione, preferisce consolidare ciò che ha.
Un amore “vero, maturo e cresciuto poco alla volta”
Se sul lavoro c’è determinazione, sul piano sentimentale c’è dolcezza. Dal 2019 Samira è legata a Luigi Punzo, figura discreta, lontana dal clamore mediatico e capace di offrirle equilibrio. Lo definisce “un amore vero, maturo”, costruito nel tempo, senza clamori, senza sovraesposizione. Un legame che rappresenta un porto sicuro, mentre tutto intorno scorre veloce.
Matrimonio? Non adesso. Prima la vita, poi le etichette
In un’epoca in cui i social spingono verso annunci, promesse e grandi dichiarazioni, Samira va in controtendenza. Il matrimonio, almeno per ora, non è al centro dei suoi pensieri. Nessuna fretta, nessun obbligo sociale, nessuna corsa alla foto in bianco. La priorità è vivere la relazione, proteggerla, farla crescere. Un approccio che la rende forse più “normale” di tante altre colleghe, ma proprio per questo ancora più autentica.
Samira Lui oggi è questo: una donna che lavora, ama, costruisce. Senza sceneggiate, senza frasi a effetto, ma con quella solidità che, spesso, è la cosa più rara da trovare sotto i riflettori.
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