Personaggi e interviste
Riccardo Rossi, il re del “tampinamento seriale”: una vita tra cinema, tv e star
L’attore romano, sempre pronto a una battuta, ci racconta la sua carriera costellata di incontri con le celebrità e la sua scelta di vita da scapolo convinto.
Riccardo Rossi, volto noto del cinema e della televisione italiana, è un personaggio eclettico e dalla verve inconfondibile. Con la sua simpatia e la sua ironia ha conquistato il pubblico, diventando uno degli attori più amati del nostro paese. Ma chi è davvero Riccardo Rossi dietro la maschera del comico?
Un inizio tra cinema e tv
Nato a Roma nel 1962, Rossi ha debuttato al cinema a soli 22 anni, nel film “College“. Da lì in poi, la sua carriera è stata costellata di ruoli in film e serie tv di successo, come “I ragazzi della 3ª C” e “Dio c’è”. Negli anni ’90 ha conquistato il pubblico televisivo con la sua partecipazione a programmi come “Non è la Rai” e “Forum”.
Riccardo Rossi o meglio il “tampinatore seriale”
Ma è forse per la sua passione per le celebrità che Rossi è diventato famoso. Autodefinitosi un “tampinatore seriale”, ha raccontato in numerose interviste i suoi incontri con star del cinema e dello spettacolo. Da Sean Connery a Fanny Ardant, da Alberto Sordi a Raffaella Carrà, Rossi ha collezionato una serie di aneddoti divertenti e curiosi. E nonostante il successo e le numerose conquiste, Rossi ha scelto di rimanere single. “Ho pensato tanto all’amore eterno, all’anima gemella, ma poi ho capito che non fa per me“, ha confessato in un’intervista. L’attore ha spiegato che preferisce la libertà e l’indipendenza, e che non crede nel matrimonio come istituzione.
Un’esistenza tra cinema, tv e… cucina
Oltre alla carriera di attore, Rossi è un appassionato di cucina. Ha partecipato a numerosi programmi televisivi dedicati al cibo e ha scritto diversi libri di ricette. La sua passione per il buon cibo lo ha portato a viaggiare in lungo e in largo, alla scoperta di nuovi sapori e tradizioni culinarie. In tavola la sua solita simpatia, la sua ironia e la sua voglia di vivere. Tre qualità con le quali è riuscito a conquistare il pubblico e a ritagliarsi un posto speciale nel cuore degli italiani.
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Personaggi e interviste
Barbara D’Urso tra spa, silenzi e nuove attese: il relax milanese e l’assenza che fa discutere dopo Ballando
Dopo l’esperienza a Ballando con le stelle, Barbara D’Urso rallenta i ritmi e si rifugia nella sua Milano più riservata. Tra spa, amicizie e un rapporto che sembra essersi raffreddato, il silenzio diventa protagonista.
In attesa di riposizionarsi in televisione, Barbara D’Urso si sta concedendo una pausa che ha il sapore di una scelta consapevole. Dopo mesi intensi e le fatiche legate alla partecipazione a Ballando con le stelle, la conduttrice napoletana ha deciso di staccare davvero la spina, mettendo in secondo piano riflettori, polemiche e strategie professionali.
La sua quotidianità, in questa fase, appare scandita da ritmi più lenti e da una ricerca di equilibrio personale. Milano è diventata il suo rifugio discreto, lontano dalle luci dei grandi studi televisivi.
Il tempo per sé tra spa e amicizie fidate
Non è raro incontrarla nei centri benessere più esclusivi della città, dove Barbara ama concedersi momenti di relax in compagnia delle amiche più care. Spa, massaggi e lunghe conversazioni lontane da occhi indiscreti sembrano essere il nuovo perimetro della sua routine. Un modo per prendersi cura di sé stessa e ritrovare energie dopo una stagione televisiva impegnativa, vissuta anche come una prova personale oltre che professionale.
In queste uscite riservate, la conduttrice appare serena, concentrata sul presente, poco incline a commentare pubblicamente il futuro o le voci che continuano a rincorrersi sul suo ritorno in tv.
L’intesa nata sotto i riflettori
Durante l’esperienza televisiva del sabato sera di Rai 1, Barbara aveva stretto un rapporto particolarmente stretto con il suo maestro di ballo, Pasquale La Rocca. Un’intesa evidente, costruita puntata dopo puntata, che aveva trovato spazio anche fuori dalla pista. I due avevano condiviso momenti privati, apparizioni informali e una complicità che aveva fatto parlare di una possibile “tenera amicizia”.
Un legame che, senza mai diventare ufficiale, aveva comunque alimentato curiosità e supposizioni, complici anche alcuni atteggiamenti affettuosi e una sintonia che andava oltre la semplice preparazione tecnica delle coreografie.
Il silenzio dopo la fine dello show
Spente le luci dello studio e archiviata l’esperienza televisiva, qualcosa sembra essersi incrinato. Pasquale La Rocca è progressivamente scomparso dalla quotidianità di Barbara D’Urso, almeno da quella osservabile. Nessuna apparizione insieme, nessuna frequentazione pubblica, nessun riferimento reciproco.
Secondo i rumor che circolano negli ambienti più informati, una volta conclusa l’avventura televisiva il ballerino avrebbe cambiato atteggiamento nei confronti della celebre allieva, favorendo un naturale allontanamento. Nessuna rottura clamorosa, piuttosto un distacco silenzioso, maturato lontano dalle telecamere.
In questo momento, Barbara sembra aver scelto di non alimentare il chiacchiericcio e di vivere questa fase con riservatezza. Il futuro televisivo resta un punto interrogativo, così come le dinamiche personali che, almeno per ora, restano chiuse nel perimetro del privato.
Personaggi e interviste
Stefano De Martino vorrebbe “spostare” Affari Tuoi: dai pacchi di Roma al sogno Milano per motivi familiari
Dopo due stagioni alla guida di Affari Tuoi, Stefano De Martino starebbe valutando l’ipotesi di portare il programma a Milano. Una richiesta che incrocia esigenze personali e strategie aziendali.
Da due stagioni Stefano De Martino è il volto di Affari Tuoi, uno dei titoli più riconoscibili del palinsesto di Rai 1. Il programma va in onda dallo storico Teatro delle Vittorie, casa televisiva dei “pacchi” da anni. Ma nei corridoi Rai, sempre più spesso, circola una voce: De Martino starebbe pensando a uno spostamento della trasmissione a Milano.
Un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe una piccola rivoluzione logistica per un format abituato alla stabilità. E che nasce, prima di tutto, da esigenze personali.
Milano come baricentro privato
Il desiderio di De Martino di trascorrere più tempo a Milano sarebbe legato a ragioni familiari. In città vive il figlio Santiago, con la madre Belen Rodriguez. Un equilibrio delicato, quello tra lavoro e vita privata, che per un conduttore impegnato quotidianamente in access prime time pesa più che per altri.
L’idea di avvicinare Affari Tuoi a Milano consentirebbe a De Martino una gestione diversa dei tempi, riducendo gli spostamenti e rendendo più sostenibile una routine che, al momento, lo obbliga a continui viaggi tra Roma e il capoluogo lombardo.
Un format legato a Roma
Il problema, però, è tutto aziendale. Affari Tuoi non è solo un programma: è un’abitudine televisiva con un’identità precisa, costruita anche attorno al luogo che lo ospita. Il Teatro delle Vittorie non è uno studio qualsiasi, ma un simbolo della tv generalista Rai, riconoscibile dal pubblico e funzionale a una produzione ormai rodata.
Spostare il programma a Milano significherebbe rimettere mano a equilibri tecnici, organizzativi e produttivi che funzionano. Una scelta che la Rai, storicamente prudente su questi temi, difficilmente prenderebbe alla leggera.
La Rai tra esigenze del conduttore e strategia
La domanda, dunque, è una sola: l’azienda accetterà? Da un lato c’è la volontà di valorizzare uno dei volti più forti della nuova Rai, capace di garantire ascolti solidi e un’immagine contemporanea. Dall’altro c’è la necessità di non snaturare un format che vive di continuità e riconoscibilità.
Al momento non risultano decisioni ufficiali né tavoli aperti in modo formale. L’ipotesi resta sullo sfondo, come un desiderio più che come un progetto concreto. Ma il solo fatto che se ne parli racconta molto del peso specifico che Stefano De Martino ha ormai acquisito all’interno del sistema Rai.
Tra pacchi e scelte di vita
Affari Tuoi resta saldamente a Roma, almeno per ora. Ma il futuro potrebbe aprire scenari diversi, soprattutto se la Rai deciderà di venire incontro alle esigenze del suo conduttore di punta. In gioco non c’è solo una città, ma il modo in cui la tv generalista prova a trattenere i suoi talenti migliori, adattandosi – quando può – alle loro vite.
E mentre i pacchi continuano ad aprirsi ogni sera, la vera partita si gioca dietro le quinte.
Personaggi e interviste
«Sono una peccatrice media»: Simona Ventura racconta il suo Padre Pio, ruvido, umano e controcorrente
Simona Ventura prepara con il marito un documentario su Padre Pio e ne parla senza devozionismi: un santo moderno, amato, discusso, umano. «Lo chiamiamo Padre Pio, non San Pio».
Le scelte di Simona Ventura non sono mai lineari. Cambia rete, format, linguaggio. Si sposta dove sente che c’è ancora qualcosa da capire. E oggi la si ritrova a studiare documenti, fotografie, testimonianze legate a Padre Pio, il Santo di Petrelcina, figura che attraversa i decenni senza perdere presa sull’immaginario collettivo.
Il progetto è concreto: un documentario che Ventura sta preparando insieme al marito, nato da un interesse che non è improvviso né di maniera. Padre Pio, racconta, è «il santo contemporaneo più amato al mondo». Morto nel 1968, proclamato santo nel 2002, non senza polemiche e contestazioni, resta una figura che divide e affascina proprio perché non addomesticabile.
Un’attrazione nata controcorrente
La passione di Simona Ventura per Padre Pio affonda le radici nei primi anni Duemila. Tutto nasce quasi per caso, durante una lunga intervista con Sandro Mayer, allora direttore di Gente, all’epoca della nascita del figlio Giacomo. Una domanda apparentemente laterale – “Conosci Padre Pio?” – diventa una scintilla. Da lì, Ventura inizia a interessarsi a una figura che definisce «controcorrente», segnata da conflitti anche con la Chiesa.
È una dinamica che la conduttrice riconosce come familiare. Padre Pio, dice, era un bastian contrario. E in quella definizione lei stessa si riconosce.
Il santo ruvido, non addolcito
Nel materiale raccolto emergono aspetti lontani dalla santità patinata. Fotografie inedite, testimonianze dirette, racconti di chi gli è stato accanto. Padre Pio appare come un uomo dal carattere difficile, che si infuriava, che strigliava, che non cercava di piacere.
Ventura insiste su un punto: «Noi continuiamo a chiamarlo Padre Pio e non San Pio». Una scelta lessicale che diventa chiave narrativa. Padre Pio resta una figura terrena, vicina, umana. Non un’icona astratta, non un avatar spirituale, ma un uomo con debolezze evidenti.
Sangue, lotta e fragilità
Tra gli elementi che più l’hanno colpita ci sono le testimonianze della sua lotta con il maligno. Racconti notturni, combattimenti interiori e fisici, fotografie di guanti intrisi di sangue. Un immaginario forte, disturbante, che non viene smussato ma affrontato.
Ventura non nasconde di esserne affascinata. Non per morbosità, ma perché in quella durezza vede la complessità dell’essere umano. «Io non sono mai andata con il gregge», dice, spiegando come la sua curiosità l’abbia sempre portata a guardare “dall’altra parte”.
Una santità che non consola
Il Padre Pio che emerge dal racconto non consola, non accarezza, non rassicura. È iracondo, esigente, spiazzante. Ed è proprio questo che, secondo Ventura, lo rende attuale. Ricorda che la santità non cancella l’umanità, ma la attraversa.
«Ci ricorda l’essere umano con tutte le sue debolezze», spiega. Un messaggio che parla anche al presente, in un tempo che tende a semplificare e a rendere tutto digeribile.
“Sono una peccatrice media”
Quando le viene ricordato che Padre Pio non era tenero con i peccatori, Simona Ventura risponde con una frase che è già titolo: «Sono una peccatrice media. Se mi avesse incontrata, Padre Pio forse mi avrebbe sgridato». E aggiunge che anche quello le sarebbe piaciuto.
Non c’è provocazione, ma coerenza. Ventura guarda a Padre Pio non come a un giudice ultraterreno, ma come a un uomo capace di ridere, arrabbiarsi, ferire e curare. Un santo che non assolve facilmente, e proprio per questo resta vivo.
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