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Personaggi e interviste

Striscia il pigmalione: a Ezio Greggio piacciono giovani (video)

Molto più giovane di lui, sexy floodblogger, è la nuova fiamma di Ezio Greggio, in grado di cuocere a puntino il popolare conduttore Mediaset.

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    Dopo l’addio alla sua ex Romina Pierdomenico, il cuore del popolarissimo conduttore di Striscia la Notizia ha voltato pagina, risultando nuovamente occupato: Nataly Ospina è la nuova fidanzata foodblogger, di origini latine.

    Lo scorso dicembre fotografati insieme

    I due erano già stati avvistati in pubblico insieme lo scorso dicembre, in occasione del Montecarlo Film Festival. Adesso la storia d’amore tra Ezio Greggio e Nataly Ospina è cosa ufficiale. Parola del settimanale Diva e Donna, che li ha fotografati in vacanza insieme.

    Chi è lei

    La Ospina è una foodblogger colombiana, molto apprezzata sui social. Cucina in abbigliamento sexy che mette in risalto il suo fisico, pubblicando poi i video sui suoi profili, in particolar modo Instagram e TikTok.

    Nonno che “acchiappa”

    Ezio Greggio, 70 anni, recentemente è diventato nonno del nipotino Leone (figlio di Giacomo Greggio) e con questo “acchiappo” conferma la passione per la donne molto più giovane.

    Progetti diversi hanno portato alla fine dell’amore con la Pierdomenico

    La storia tra tra i due è stata ufficializzata dopo la fine della relazione dell’attore con Romina Pierdomenico, durata 5 anni. “Entrambi abbiamo progetti diversi per la nostra vita, la storia è diventata una grande amicizia”, avevano scritto congiuntamente.

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      Personaggi e interviste

      Samira Lui guarda avanti: “Nessun contatto per Sanremo, il mio festival è La Ruota della Fortuna”. Amore solido con Luigi Punzo, ma niente nozze in vista

      In un’intervista a Chi, Samira Lui racconta il suo presente professionale e sentimentale. Sanremo, per ora, resta lontano (“Non ho avuto nessun contatto”), mentre La Ruota della Fortuna rappresenta il palco su cui sta costruendo la sua credibilità televisiva. Sul fronte privato, accanto a lei c’è Luigi Punzo, una presenza stabile e matura. Il matrimonio? “Non è una priorità”.

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        Samira Lui parla con la naturalezza di chi ha i piedi per terra e la testa ben puntata verso il futuro. In un mondo televisivo spesso dominato da aspettative, illusioni e rincorse, la valletta de La Ruota della Fortuna sceglie un approccio diverso: niente fretta, niente ansia, ma una costruzione lenta e ragionata della propria carriera. E quando le chiedono di Sanremo, la risposta è chiara, quasi disarmante nella sua sincerità: “Non ho avuto nessun contatto. Il mio Sanremo adesso è La Ruota della Fortuna. Quella è la mia scalinata”.

        Carriera, ambizione e realismo
        Samira non nasconde l’orgoglio per il percorso che sta facendo accanto a Gerry Scotti. La Ruota della Fortuna è diventata la sua casa televisiva, il luogo in cui il pubblico l’ha conosciuta davvero, oltre i ruoli di passerella. È il format che le ha dato stabilità, visibilità costante e una dimensione professionale cresciuta puntata dopo puntata. Per questo, più che inseguire treni che non sono ancora in stazione, preferisce consolidare ciò che ha.

        Un amore “vero, maturo e cresciuto poco alla volta”
        Se sul lavoro c’è determinazione, sul piano sentimentale c’è dolcezza. Dal 2019 Samira è legata a Luigi Punzo, figura discreta, lontana dal clamore mediatico e capace di offrirle equilibrio. Lo definisce “un amore vero, maturo”, costruito nel tempo, senza clamori, senza sovraesposizione. Un legame che rappresenta un porto sicuro, mentre tutto intorno scorre veloce.

        Matrimonio? Non adesso. Prima la vita, poi le etichette
        In un’epoca in cui i social spingono verso annunci, promesse e grandi dichiarazioni, Samira va in controtendenza. Il matrimonio, almeno per ora, non è al centro dei suoi pensieri. Nessuna fretta, nessun obbligo sociale, nessuna corsa alla foto in bianco. La priorità è vivere la relazione, proteggerla, farla crescere. Un approccio che la rende forse più “normale” di tante altre colleghe, ma proprio per questo ancora più autentica.

        Samira Lui oggi è questo: una donna che lavora, ama, costruisce. Senza sceneggiate, senza frasi a effetto, ma con quella solidità che, spesso, è la cosa più rara da trovare sotto i riflettori.

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          Personaggi e interviste

          Ema Stokholma cancella i tatuaggi: “Fa dieci volte più male che farli, ma a 42 anni voglio vedermi pulita”

          Ema Stokholma ha deciso di dire addio ai tatuaggi che per anni hanno segnato il suo corpo. In un post sincero spiega le ragioni della scelta: gusti cambiati, nuova fase di vita e desiderio di un’immagine più essenziale. Ma il processo non è indolore: “È come una frusta che brucia”, racconta mostrando le sedute di laser

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            Ci sono scelte che sembrano definitive e poi, a un certo punto della vita, smettono di esserlo. Per Ema Stokholma i tatuaggi erano stati a lungo una seconda pelle, un modo di raccontarsi senza parole. Oggi, a 42 anni, la conduttrice ha deciso di invertire la rotta e di rimuoverli, raccontando tutto senza filtri sui social.

            In un video pubblicato sul suo profilo, Ema mostra una delle sedute di laser e non nasconde la parte più dura del percorso: il dolore. Le immagini la riprendono mentre urla, stringe i denti e prova a resistere al trattamento. Non c’è glamour, non c’è retorica motivazionale: solo la realtà nuda di un processo che, a quanto pare, fa molto più male di quanto si immagini.

            “Fa dieci volte più male che tatuarsi”
            Le sue parole accompagnano le immagini con la solita schiettezza: “Fa dieci volte più male del tatuaggio, è un misto tra frusta e bruciatura. Il giorno dopo però già non fa più male”. Un racconto diretto, quasi tecnico, che smonta l’idea romantica della rimozione come gesto leggero e immediato.

            La decisione, spiega, non nasce da un rifiuto del passato ma da un cambiamento personale: “Non mi piacciono più a livello estetico, i gusti cambiano, come per le frequentazioni o i colori di capelli. Ora che ho 42 anni voglio vedermi pulita”. Una frase semplice che fotografa un passaggio di età e di sguardo su di sé.

            Un corpo che racconta le fasi della vita
            Per anni i tatuaggi sono stati parte integrante dell’immagine pubblica di Ema Stokholma, quasi un marchio identitario. Oggi la conduttrice sembra voler aprire un capitolo diverso, più essenziale, forse più vicino alla persona che sente di essere adesso. Non è un pentimento, ma un’evoluzione, come succede a molti quando l’estetica di ieri non coincide più con quella di oggi.

            Il video ha raccolto migliaia di reazioni tra chi la sostiene, chi condivide esperienze simili e chi confessa di aver pensato alla stessa scelta senza avere il coraggio di affrontare il laser. Perché cancellare un tatuaggio, a quanto pare, è un atto fisico ma anche simbolico: significa rimettere mano alla propria storia.

            Ema lo fa a modo suo, senza addolcire nulla: urla comprese.

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              Personaggi e interviste

              Milano-Cortina 2026, scoppia il “Cipollino-gate”: Massimo Boldi rimosso dalla lista dei tedofori dopo l’intervista choc

              Nel caos della vigilia di Milano-Cortina 2026 arriva una grana inattesa: Massimo Boldi è stato rimosso dall’elenco dei tedofori. La decisione è legata a un’intervista appena pubblicata in cui l’attore ha usato toni e battute ritenuti “incompatibili” con i valori olimpici. Il Comitato richiama “rispetto, unità e inclusione”, mentre monta la polemica: tra chi invoca coerenza e chi parla di eccesso di moralismo

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                Nel gran rumore che accompagna Milano-Cortina 2026, mancava solo una polemica con tanto di soprannome pronto all’uso: “Cipollino-gate”. Il Comitato organizzatore dei Giochi Invernali ha comunicato di aver deciso di rimuovere Massimo Boldi dalla lista dei tedofori della staffetta olimpica. Una scelta arrivata dopo la pubblicazione di un’intervista su un quotidiano nazionale, nella quale – spiega la Fondazione – sarebbero state espresse opinioni “ritenute incompatibili con i valori Olimpici e con i principi che guidano il lavoro del Comitato Organizzatore”.

                Il comunicato entra subito nel cuore del punto: “Portare la Fiamma Olimpica rappresenta un privilegio e una responsabilità, e richiede che le persone selezionate incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione, fondamenti del Movimento Olimpico e condizioni essenziali per la partecipazione alla staffetta”. Tradotto: per Milano-Cortina la Fiamma non è un cameo, e chi la porta deve essere in linea con l’immagine che l’evento vuole trasmettere.

                Cosa dice il Comitato e come funziona la scelta dei tedofori

                Nel testo ufficiale viene ricordato che la nomina dei tedofori può arrivare da più “soggetti” coinvolti nel Viaggio della Fiamma, tra cui la Fondazione Milano Cortina 2026, le città di tappa, gli sponsor, i Coni regionali, gli enti territoriali e il Comitato Olimpico Internazionale. E viene ribadito l’obiettivo: organizzare una staffetta che “rifletta pienamente questi principi e celebri il potere unificante dello sport, nel pieno rispetto dello spirito Olimpico”.

                È una precisazione che pesa, perché sposta il discorso dal singolo nome alla linea politica e comunicativa dell’evento: la Fondazione rivendica il diritto di dire no anche a chi era già entrato in lista, se quell’ingresso rischia di trasformarsi in un boomerang.

                Le frasi finite nel mirino: l’intervista che ha fatto saltare il banco

                Il detonatore è l’intervista firmata da Ferruccio Sansa per “Il Fatto Quotidiano”, in cui Boldi gioca fin dall’inizio sul registro della provocazione. Alla domanda “Boldi, ma che succede, è diventato uno sportivo?”, risponde: “Un grande atleta”. E quando gli viene chiesto “E di quale disciplina?”, replica: “La figa”.

                Poi rincara, sempre nello stesso tono: “Macché. Mai fatto nessuno sport, mai mosso un muscolo. La negazione totale”. E ancora, alla domanda su cosa abbia fatto per Cortina: “Guardi che io per Cortina ho fatto tanto. Ci ho girato tanti film… quattro, cinque. Neanche me li ricordo tutti”. Il passaggio più cinico – almeno per chi legge l’intervista pensando a una celebrazione olimpica – arriva sul “momento più bello” dei film girati a Cortina: “Quando mi davano il cachet. Allora erano assegni seri”.

                Quando il dialogo entra nel tema montagna e sport, la risposta resta coerente con il personaggio: alla domanda sulla pista dell’Olimpia sulle Tofane o sul Cristallo, Boldi taglia corto: “L’Hotel Posta, fanno certi aperitivi!”. E a chi chiede qual è “la montagna che ama di più”, arriva la battuta che sembra scritta apposta per incendiare la miccia: “La montagna da spritz, da aperitivi”.

                Tra “valori olimpici” e percezione pubblica: perché è diventato un caso

                Il punto non è soltanto ciò che Boldi ha detto, ma dove e quando lo ha detto. Un’intervista che gioca con doppi sensi e con l’immaginario della commedia può anche passare come “numero” da personaggio, finché resta nel recinto dello spettacolo. Qui però il recinto era già saltato: il nome di Boldi era stato associato a un ruolo simbolico, quello di tedoforo, e quel ruolo – per definizione – pretende un registro diverso, istituzionale, inclusivo, non divisivo.

                Ed è così che la scelta del Comitato diventa una questione di immagine: la Fondazione si tutela e chiude la porta prima che la staffetta si trasformi in un’arena di polemiche, tra chi urla alla censura e chi chiede che l’evento resti “pulito” da battute sessuali e da frasi che possono essere lette come irrispettose. Sullo sfondo, inevitabile, resta anche la nota che fa discutere: “rimane il fatto che l’Uomo Gatto ha fatto il tedoforo, mentre Boldi non può…”. Un confronto che, in queste ore, alimenta la narrativa del “doppio standard” e tiene acceso il fuoco della contestazione.

                Milano-Cortina, insomma, si ritrova con un caso perfetto per i social: una rimozione ufficiale, una motivazione “valoriale”, un protagonista popolarissimo e un’intervista che sembra costruita per dividere. E quando succede, il tema non è più solo chi porta la Fiamma, ma chi decide cosa si può portare sul palco insieme a quella Fiamma.

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