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Personaggi e interviste

Tavassi e Vaporidis all’Isola dei Famosi: “Modi creativi per aggirare le regole”

Edoardo Tavassi ha svelato di aver trovato un modo sorprendentemente creativo per eludere il divieto di fumare sull’Isola dei Famosi. Insieme a Nicolas Vaporidis, hanno corrotto un barcaiolo honduregno per ottenere sigarette, mettendo in atto un piano che ha coinvolto anche un microfonista e un marsupio non custodito.

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    Nell’edizione 2023 de L’Isola dei Famosi, Edoardo Tavassi ha svelato alcuni retroscena sorprendenti riguardo alle sue avventure sull’isola insieme all’amico Nicolas Vaporidis. In un recente podcast con Leonardo Bocci, Tavassi ha confessato di aver violato ripetutamente il regolamento del programma, riuscendo persino a fumare nonostante il divieto.

    “Devo raccontare una cosa. A L’Isola dei Famosi io e Nicolas siamo riusciti a fumare e pure tanto,” ha dichiarato Tavassi. “Questo a insaputa di tutti. Abbiamo fregato dei soldi al microfonista, gli abbiamo rubato proprio i soldi.”

    Secondo quanto riferito da Tavassi, lui e Vaporidis hanno corrotto un barcaiolo honduregno per ottenere sigarette, mettendo in atto un piano degno di un film. “Facciamo così, io ti metto i soldi sotto la sabbia e tu mi porti un pacchetto al giorno,” ha spiegato Tavassi. “In totale abbiamo fregato 20 Euro, ma questi 20 Euro in Honduras valgono tantissimo.”

    Le loro scorribande clandestine non si sono fermate qui. “Un’altra volta abbiamo fregato un pacchetto di Heets, quelle dalla iqos,” ha continuato Tavassi. “Tutto sempre allo stesso microfonista, ma perché lui lasciava il marsupio incustodito.”

    Le notti sull’isola hanno visto Tavassi e Vaporidis impegnati in veri e propri stratagemmi per evitare di essere scoperti. “Ho preso la brace dal fuoco, un cocco aperto e ho fumato,” ha raccontato Tavassi. “Tutto questo è successo di notte perché c’è un cameraman solo, visto che tutti dormono.”

    Questi episodi, sebbene divertenti da raccontare, sollevano questioni sull’osservanza delle regole e sull’etica comportamentale in contesti televisivi di alto profilo. Mentre l’Isola dei Famosi promuove sfide fisiche e psicologiche estreme, la creatività nel superare le restrizioni può portare a risultati imprevisti.

    L’esperienza di Tavassi e Vaporidis evidenzia anche l’importanza di strategie di vigilanza rafforzate per garantire il rispetto delle regole stabilite, mantenendo l’integrità competitiva del programma.

    In definitiva, l’audacia di Tavassi e Vaporidis su L’Isola dei Famosi 2023 è un esempio vivido di come la volontà umana possa adattarsi e prosperare anche nelle circostanze più inospitali, nonostante le limitazioni imposte dal regolamento.

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      Anna Lou Castoldi racconta il “nonno classico” Dario Argento e la sua Gen Z: “Dopo 13 anni di terapia ora mi accetto”

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        Sanremo 2026 ha sfilato anche come una passerella di “figli d’arte”, tra cognomi celebri e aspettative più pesanti dei bauli in hotel. In quel clima, Anna Lou Castoldi è rimasta un po’ defilata dal palco dell’Ariston, ma non dal racconto: era a SottoSanremo, il progetto RaiPlay pensato per la Gen Z, insieme a Elisa Maino e Nicole Rossi. Un loft “segreto” sotto il palco, l’idea di intercettare gli under 20, macinare contenuti, like e interviste, e soprattutto trovare un linguaggio diverso dal Festivalone ufficiale.

        Lei, 24 anni, lo dice subito: «Sono partita senza particolari aspettative. Era una proposta che mi faceva uscire dalla mia comfort zone e costringeva a vincere paure e incertezze per scoprire altre possibilità espressive». È stata la sua prima volta da conduttrice, o meglio “co-co”, come la definisce lei: «Io non sono una facile a fare amicizia ma ci siamo trovate subito».

        “Dario Argento? Non ci si crede: è un nonno classico”

        In mezzo ai riflettori sanremesi, la parte più sorprendente del suo racconto resta forse la normalità. Perché Anna Lou è figlia di Asia Argento e Morgan, e quindi nipote di Dario Argento: uno dei grandi architetti dell’horror, quello che nella testa collettiva vive tra lame, guanti neri e incubi. Eppure, nella sua versione domestica, il regista diventa tutt’altro. «Un gran simpatico. L’amore del nonno è indescrivibile. Se ho un problema o una curiosità è anche a lui che mi rivolgo. Non ci si crede: ma è un nonno classico».

        E quando parla dei nonni in generale, Anna Lou alza ancora di più l’asticella emotiva, senza retorica: «Viva i nonni. Che grande cosa sono: la salvezza del mondo, esseri umani patrimonio dell’umanità per quanto hanno vissuto e possono trasmettere della loro vita». È un modo di guardare alle radici come a una riserva di senso, più che come a un’etichetta da esibire.

        Tra Asia e Morgan: “Sono una gran mammona, ma la musica è la mia strada”

        Con la madre il legame è strettissimo. «Mamma mi dà un sacco di forza. Ho con lei un bellissimo rapporto. Mi definirei una mammona». E aggiunge un dettaglio molto concreto, quasi anti-divismo: «Abbiamo vissuto insieme per una vita e solo da poco abitiamo in case diverse (ma a tre minuti di distanza). Ci sentiamo ogni giorno, anche più volte al giorno».

        Poi c’è il tema inevitabile: recitazione da una parte, musica dall’altra. Lei non scappa, ma mette ordine. «In questo momento è la musica. Faccio la dj e mi piace molto suonare la mia musica davanti a un pubblico». E chiarisce che sta studiando produzione elettronica, segnando anche una distanza netta dal padre: «Una musica, però, che non ha nulla che fare con quella di papà, che si muove decisamente fuori dalle sue orme». Sull’attrazione per la recitazione è onesta fino a farsi male: «Non mi sento all’altezza di fare l’attrice».

        Adolescenza, terapia e social: “Non monetizzo me stessa”

        Quando arriva alla sua adolescenza, Anna Lou non cerca scorciatoie narrative. «Età terribile. Ma non solo per me, per tutti, penso». E racconta un passaggio delicato: «Soffrivo di dismorfofobia, mi vedevo brutta e sbagliata». Poi la frase che cambia la prospettiva e spiega la sua postura di oggi: «Dopo 13 anni di terapia ora mi accetto per come sono». Non è la storia “perfetta” da social, è una storia vera, con un tempo lungo e con un lavoro dietro.

        Coerente con questo, la scelta di stare lontana dalle piattaforme. «Il problema è che sono fatti apposta per renderci dipendenti. Così ho scelto di starne lontana: ho un mio account Instagram (ma non è facile trovarmi) dove condivido solo la mia arte e gli aspetti lavorativi. Non monetizzo me stessa». E chiude con un gesto semplice, quasi rivoluzionario nel 2026: «Lascio senza problemi il telefono spento o a casa anche per giorni».

        Sanremo, intanto, lo descrive come un luogo che muta sotto gli occhi: «Siamo arrivate che era una cittadina tranquilla, dai ritmi pacati. Ne abbiamo visto il progressivo mutamento in sovraffollata e quasi isterica». Lei corre, lavora, si espone. Ma lo fa senza trasformarsi in un personaggio costruito: ed è forse questo, oggi, il tratto più “alternativo” che rivendica.

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          La passione di Siffredi? Non è quella che pensate… è la moda!

          Rocco Siffredi, ospite del podcast Casa Perfetta, si è raccontato senza filtri, rivelando aspetti inediti della sua vita privata e professionale. Tra letti scomodi, 7000 alberi piantati e un’insospettabile passione per la moda, il celebre pornodivo ha mostrato un lato più intimo e riflessivo. In questo articolo, esploreremo le curiosità emerse durante l’intervista e scopriremo come la sua carriera si stia evolvendo in direzioni sorprendenti.

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            Durante un’intervista al podcast Casa Perfetta, Rocco Siffredi ha sorpreso il pubblico con un’affermazione che ha spiazzato molti. Alla domanda su come fosse il suo letto, il celebre pornodivo ha risposto senza mezzi termini: “Fa schifo! Scivola, devo tirare e mia moglie vuole fare l’amore solo lì. Mi tocca fare sacrifici.” Un’affermazione tanto ironica quanto sincera che ha gettato una luce diversa sulla sua vita privata. Molti si aspettano che una leggenda del cinema per adulti viva in scenari esagerati, ma Siffredi ha dimostrato che anche lui deve fare i conti con le difficoltà quotidiane, come tutti.

            Disegnando giacigli

            Nonostante le difficoltà con il letto, Rocco ha continuato a raccontare con orgoglio il suo spirito imprenditoriale. Infatti, da produttore e regista, ha progettato divani e letti speciali per il suo settore, come il “bridge”, una struttura innovativa che permette di sperimentare nuove posizioni. Questo dettaglio testimonia non solo la sua creatività ma anche la sua attenzione ai particolari, elementi che caratterizzano non solo il suo lavoro, ma anche la sua vita privata.

            7000 alberi per 7000 amori

            Oltre a essere una figura di riferimento nel mondo del cinema per adulti, Siffredi ha un’altra grande passione: la natura. Durante l’intervista, ha raccontato con orgoglio di aver piantato ben 7000 alberi nella sua tenuta a Budapest, spiegando che ognuno di questi alberi rappresenta una delle donne che ha incontrato nel corso della sua carriera. “Per me quel posto è sacro”, ha dichiarato. Ogni albero non è solo un atto d’amore per la natura, ma anche un simbolo del suo passato e delle esperienze che ha vissuto.

            Passione per il volo

            Ma non è tutto: Siffredi ha anche rivelato di essere un amante del volo. La sua tenuta non è solo un rifugio tranquillo, ma un vero e proprio parco dove si diverte a volare. Tuttavia, la sua passione per il volo non è priva di difficoltà, come dimostra il fatto che spesso scontrava il suo aereo contro il suo albero preferito durante l’atterraggio. Un aneddoto che rende l’immagine di Siffredi più umana e divertente.

            La moda: una nuova passione per l’ex pornodivo

            Nonostante abbia appeso il costume da attore al chiodo, Rocco Siffredi non ha smesso di fare parlare di sé. Inaspettatamente, il pornodivo ha sviluppato una grande passione per la moda. Durante l’intervista, ha rivelato di essere coinvolto personalmente nella creazione dei costumi per i suoi film, curando ogni dettaglio e vestendo le attrici sul set. Questo lato di Rocco Siffredi, finora sconosciuto ai più, dimostra come il suo interesse per l’estetica non si limiti solo al mondo del cinema per adulti.

            Stilista in un’altra vita

            Siffredi ha anche confessato che, se potesse rinascere, il suo sogno sarebbe quello di diventare uno stilista. La sua attenzione all’ordine e alla precisione nella gestione del guardaroba per le sue produzioni cinematografiche è un segno evidente della sua passione per la moda. Lavorando fianco a fianco con il suo team, Siffredi si è trasformato in un vero e proprio direttore artistico, contribuendo a creare l’immagine che caratterizza i suoi film.

            Un futuro sorprendente?

            Rocco Siffredi non smette di stupire. Se da un lato la sua carriera nel mondo del cinema per adulti è ormai un capitolo chiuso, dall’altro la sua evoluzione personale sembra non conoscere confini. Dalla passione per la natura alla moda, fino al design di letti e divani, Rocco sta vivendo una seconda vita ricca di nuove sfide. Forse il suo prossimo progetto sarà davvero nel mondo della moda? L’unica certezza è che, qualunque direzione prenda, Siffredi continuerà a fare parlare di sé, conquistando ogni giorno nuove vette nel suo eclettico percorso professionale. Rocco Siffredi, quindi, non è solo una leggenda del cinema hard, ma anche un imprenditore, un amante della natura e, forse, un futuro stilista. Una figura che, con il tempo, ha saputo reinventarsi e sorprendere il pubblico con una nuova immagine più intima e riflessiva.

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              Luisa Ranieri, il talento prima della bellezza: “Non voglio essere ammirata, voglio essere brava”

              Considerata da molti la donna più bella d’Italia, non si è mai accontentata di essere solo un volto affascinante. “La bellezza conta, ma quante attrici belle ci sono? Io ho sempre voluto sentirmi dire ‘brava’.” Una carriera costruita con talento, determinazione e una regola fondamentale: l’indipendenza prima di tutto.

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                Antonioni, Sorrentino, Ozpetek. Premi, festival, applausi. Eppure, il vero grande amore del pubblico è arrivato con la televisione. Le indagini di Lolita Lobosco hanno trasformato Luisa Ranieri in un volto familiare per milioni di spettatori, dimostrando ancora una volta che la tv non è più un palcoscenico di serie B.

                “Una volta lavorare in televisione era considerato un ripiego. Oggi non è più così, la qualità è altissima e i finanziamenti si muovono sempre di più in quella direzione. La verità è che la gente sta più a casa che al cinema. Purtroppo.”

                Un cambiamento che lei ha saputo cogliere senza perdere l’eleganza e il carisma che la rendono un’attrice amata trasversalmente. Ma dietro il successo, c’è sempre stata una certezza incrollabile: la sua carriera non sarebbe mai dipesa solo dalla bellezza.

                “Non mi interessa essere bella, voglio essere brava”

                “Non faccio la finta modesta: so di essere bella. Ma non è qualcosa di cui posso prendermi il merito. Io ho sempre voluto che mi dicessero: ‘brava’.”

                Eppure, nel cinema la bellezza non è un concetto relativo. “Certo che conta, ma di attrici belle ce ne sono mille. E quante volte mi sono sentita dire ‘sei troppo bella per questo ruolo’? Sarà che quando ero ragazzina mia madre non mi ha mai ripetuto ‘quant’ si’ bell’’, mi diceva solo: costruisci la tua indipendenza economica, lì sta la libertà.”

                Un insegnamento che Luisa Ranieri ha fatto suo: “Puoi essere sposata con l’uomo più ricco del mondo, ma se non sei autonoma, resti sempre sotto schiaffo. Guardi Melania Trump.”

                E cosa vede?

                “L’immagine della tristezza. La libertà non si può comprare.”

                Il cinema e le donne: tra battaglie e false rivendicazioni

                Da sempre attenta alla condizione femminile, Ranieri riconosce che le discriminazioni nel cinema esistono, ma preferisce evitare la retorica del vittimismo: “C’è ancora tanto da fare, ma non mi piace la narrazione del ‘povere noi’. Ogni donna può fare qualcosa nel suo piccolo e tutte insieme possiamo fare molto. I proclami servono a poco, il problema del vittimismo è che, dopo un po’, diventa rumore di fondo: nessuno ti sente più. Bisogna fare più che dire.”

                Ne è un esempio la premier italiana Giorgia Meloni, che però ha scelto di farsi chiamare “il presidente”.

                “Non credo sia contro le donne, anzi. Forse non vuole essere chiamata ‘la presidente’ perché pensa che la sminuisca. Me vulit sminui’? È vittima di un retaggio culturale, anche se magari è convinta di no.”

                Un retaggio che in Italia è ancora forte. “Siamo ancora un Paese maschilista, avoja. Guardi Ferragni e Fedez: lei ha sbagliato, certo, ma con tutto quello che succede in giro l’hanno trattata come se fosse un’assassina. A lui è stato perdonato molto di più.”

                Tra cinema d’autore e fiction: il mestiere dell’attrice

                Nel corso della sua carriera, Ranieri ha lavorato con alcuni dei più grandi registi italiani. Uno dei ruoli che ancora la tormentano è quello in Eros, diretto da Antonioni: “Non l’avrei dovuto fare. Ero acerba. Ma chi si sarebbe persa un film con Antonioni?”

                Sul set, però, non è mai stata vittima di molestie. “Sia chiaro, nessuno mi ha mai mancato di rispetto. Ma non avevo letto il copione, non sapevo di poter dire no. Oggi, alcune scene non le avrei girate.”

                Diverso il caso di È stata la mano di Dio, il film di Paolo Sorrentino che l’ha consacrata definitivamente. “Prima delle riprese ero terrorizzata, non ho dormito per tre notti. Poi mio marito mi ha guardato e mi ha detto: ‘Ma davvero fai? Ti ha scelto Sorrentino, vuless’ essere i’ al posto tuo…’.”

                Un marito che si chiama Luca Zingaretti, ma su cui non vuole soffermarsi troppo. “Se volete sapere di Luca, intervistate lui.”

                Una coppia solida, lontana dai riflettori

                Vent’anni insieme, due figlie e una vita lontana dal clamore del gossip. “Con Luca stiamo bene, forse perché siamo due orsi.”

                Orsi?

                “Quelle poche volte che usciamo, vediamo che tutti si conoscono, tutti si salutano. Noi restiamo un po’ ai margini, siamo outsider.”

                Eppure, in un mondo dove le relazioni durano sempre meno, il loro amore resiste. “Se una coppia regge è perché i due stanno bene insieme. Io e Luca stiamo bene, ci divertiamo. E adoriamo annoiarci sul divano.”

                Due telefoni e un divano è la tomba dell’amore, dice una canzone sanremese.

                “Ma quando mai? Noi il divano lo amiamo.”

                Zingaretti non è geloso?

                “Non gliene do motivo. Se un uomo flirta con me, nemmeno me ne accorgo. Non è che sono svampita, è che non mi interessa.”

                Il mondo del cinema e le amicizie vere

                Poca mondanità, pochi amici. “Quelli veri sono fuori dal mondo del cinema.”

                Qualche eccezione però c’è. “Ferilli mi fa spacca’, è una donna divertente, intelligente. Amo il suo sarcasmo. Mi manda messaggini esilaranti. Ho un bel rapporto anche con Lunetta Savino e Vanessa Scalera.”

                E i registi? “Paolo Genovese, Luca Miniero. Ogni tanto ci vediamo con Sorrentino e sua moglie.”

                Se dovesse scegliere un regista con cui lavorare? “Matteo Garrone. O Marco Bellocchio.”

                E Nanni Moretti?

                “Lo conosco meno, mio marito sa le sue battute a memoria. Ma se chiama, vado eh.”

                Una carriera senza rivalità

                Luisa Ranieri è un’attrice che non ha mai sentito la competizione con le altre donne. “La competizione è svalutativa, non mi appartiene.”

                L’unico momento in cui si è arrabbiata davvero? “Mi avevano cambiato camerino senza dirmelo. Ho pensato: se lo fanno a me, pensa cosa possono fare a un’attrice senza potere.”

                Un piccolo episodio che racconta una grande verità: in un mondo di narcisismi e rivalità, Luisa Ranieri ha scelto di restare semplicemente sé stessa.

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