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Speciale Sanremo 2026

Can Yaman sbarca a Sanremo in modalità top secret: volo su Nizza e base a Bordighera

Fan già in fibrillazione per Can Yaman, atteso alla prima serata del Festival. Atterraggio a Nizza da Madrid e alloggio, secondo indiscrezioni, al Grand Hotel del Mare di Bordighera per evitare l’assedio. Nessun capriccio: nel suo rider solo noci pecan, acqua e caffè.

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    Sanremo trattiene il fiato. Perché quando il nome è quello di Can Yaman, l’effetto è garantito: fan in allerta, social in ebollizione e curiosità che si moltiplicano di ora in ora. L’attore turco, stasera coconduttore della prima serata del Festival accanto a Carlo Conti e Laura Pausini, è arriverato nella città dei fiori in tarda serata, con un piano studiato per evitare bagni di folla prima ancora di mettere piede all’Ariston.

    Yaman è atterrato a Nizza con un volo proveniente da Madrid, dove si trova per altri impegni professionali. Da lì, trasferimento discreto verso la Riviera ligure. Bocche cucite sull’alloggio, ma secondo quanto apprende l’Adnkronos la scelta sarebbe ricaduta sul Grand Hotel del Mare di Bordighera. Una soluzione fuori dal centro di Sanremo, proprio per evitare l’assedio dei fan – e soprattutto delle fan – già pronte a presidiare ogni ingresso possibile.

    Nessuna richiesta da diva, nessun capriccio stellare. Secondo fonti vicine al suo entourage, le esigenze dell’attore per il soggiorno sanremese sarebbero state estremamente semplici: noci pecan, acqua e caffè. Un rider essenziale, quasi spartano, per chi arriva da mesi di set e promozione dopo il successo del remake di “Sandokan”, che lo ha riportato al centro dell’attenzione internazionale.

    Il resto sarà palco, luci e prime time. Ma per ora, l’ingresso in scena è studiato nei dettagli: discrezione prima del clamore, silenzio prima degli applausi. Sanremo aspetta. E con lui, un pezzo di pubblico che promette di farsi sentire.

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      Speciale Sanremo 2026

      Sanremo 2026, la scena rompe gli schemi: Riccardo Bocchini firma un’Ariston asimmetrico che si espande verso il pubblico

      Per la 76ª edizione Bocchini immagina uno spazio che si insinua in platea e sale verso la galleria, tra sipari tecnologici e configurazioni mobili. “L’asimmetria riflette la musica contemporanea”. In sinergia con Mario Catapano e la regia di Maurizio Pagnussat.

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        Non è solo un palco, è un’idea di spazio che cambia forma. Per la 76ª edizione del Festival di Sanremo la scenografia porta la firma di Riccardo Bocchini, che torna a disegnare l’Ariston partendo da un concetto preciso: espansione. Non più una struttura chiusa dentro i confini tradizionali del boccascena, ma un organismo architettonico che rompe la simmetria e si allunga verso il pubblico.

        “La scenografia di quest’anno è tesa a sottolineare non solo la forma della struttura, ma un’audace rottura degli schemi geometrici tradizionali, un connubio tra Asimmetria e Magia Musicale”, spiega Bocchini. L’asimmetria diventa linguaggio, non semplice scelta estetica. Volumi sbilanciati, linee che fuggono verso direzioni inattese, ma dentro un’armonia coerente. “Questa scelta non è puramente estetica, ma profondamente simbolica: l’asimmetria riflette la natura stessa della musica contemporanea, imprevedibile, fluida e mai statica”.

        L’impianto scenico non resta ancorato al fondale. “La scena si insinua verso la platea e si innalza da una parte verso la galleria e dall’altra nei tre piani dell’orchestra, annullando la distanza tra chi esegue e chi ascolta”. È un teatro che si avvicina, che cerca lo spettatore. Ogni canzone potrà essere rappresentata attraverso configurazioni tecnologiche capaci di allungarsi o comprimersi, modificando di volta in volta le prospettive visive.

        Elemento centrale è un “boccascena teatrale” architettonico e asimmetrico, che si alzerà e si distenderà in tre grandi fascioni avvolgendo palco e platea. Questo segno si ricomporrà nella sua centralità con l’ingresso della scala motorizzata, che entrerà in scena attraverso un imponente sipario a ledwall con scorrimento orizzontale. Un gesto scenico che richiama la tradizione teatrale, ma con tecnologia contemporanea.

        Al centro del fronte scena sarà collocato un sipario tecnologico scorrevole e motorizzato, capace di assumere conformazioni differenti, ridefinendo ogni volta la tipologia del fronte palco. “Proprio come una melodia che non è mai una linea retta, così lo spazio scenico si piegherà e si estenderà per accogliere il suono”, osserva Bocchini. L’idea è quella di un’armonia dinamica che abbraccia l’artista e fa sembrare dissolto il limite fisico del palcoscenico dell’Ariston.

        “Una scena al servizio dell’Emozione dove l’architettura si mette al servizio dell’immateriale”, sintetizza l’architetto. L’obiettivo dichiarato è trasformare il contenitore televisivo in un “tempio della percezione”, fondendo rappresentazione visiva e libertà creativa.

        Determinante sarà la sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano: attraverso accensioni e spegnimenti la scena potrà trasformarsi da totalmente nera a completamente bianca, giocando tra materiali scenici, elementi sceno-luminosi e grafica. E con la regia di Maurizio Pagnussat, che inserirà numerose telecamere direttamente nella struttura scenica, il palco sarà vissuto a 360 gradi, alla ricerca di nuovi angoli di ripresa.

        Sanremo, così, non si limita a cambiare abito. Cambia grammatica visiva. E lo fa partendo da un’idea semplice e radicale insieme: la musica non è mai perfettamente simmetrica. Per raccontarla, anche lo spazio deve imparare a muoversi.

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          Speciale Sanremo 2026

          Carlo Conti chiude la polemica sulla presenza di Giorgia alla serata inaugurale: “Se Meloni compra il biglietto è libera di venire”.

          Dopo le voci su un presunto invito alla premier per la serata inaugurale, Conti interviene in conferenza stampa: “È una cittadina libera”. Poi respinge le etichette politiche: “Una volta ero renziano, ora meloniano? Io sono indipendente”. Laura Pausini lo difende: “Non sei un giullare”.

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            La polemica era pronta, quasi servita su un piatto d’argento, ancora prima che il sipario dell’Ariston si alzasse. La domanda circolava da ore: Carlo Conti aveva invitato Giorgia Meloni alla serata inaugurale del Festival di Sanremo? Un’ipotesi che ha fatto discutere, alimentando il consueto cortocircuito tra spettacolo e politica che ogni anno accompagna il Festival.

            La risposta del direttore artistico è arrivata netta, senza giri di parole. “Giorgia Meloni è una cittadina libera, se compra il biglietto è libera di venire al Festival”, ha detto Conti in conferenza stampa, chiarendo subito che non c’è stato alcun invito ufficiale. La notizia, già smentita nelle ore precedenti, ha trovato così una presa di posizione pubblica, diretta, pronunciata davanti ai cronisti.

            Il passaggio non è stato solo una smentita tecnica. È stato anche un modo per mettere una linea di confine. Conti ha ricordato implicitamente che il Festival è un evento aperto, non una platea politica. Se un presidente del Consiglio volesse assistere allo spettacolo acquistando un biglietto come qualsiasi altro cittadino, non ci sarebbe nulla di anomalo. Ma questo non significa che la direzione artistica abbia organizzato una passerella istituzionale.

            La questione, però, ha toccato un nervo più ampio: quello dell’etichettatura politica. “Una volta mi dicevate renziano, ora divento meloniano. Io sono indipendente nel mio lavoro, che è poi fare orgogliosamente il giullare in tv”, ha aggiunto Conti. Una frase che racconta anche una certa stanchezza verso la tentazione di leggere ogni scelta televisiva come una dichiarazione di appartenenza.

            Nel suo discorso, il riferimento al “giullare” non è casuale. È una definizione che Conti usa spesso con autoironia, per ridimensionare il ruolo e ricordare che il suo mestiere è intrattenere. Ma la replica di Laura Pausini è arrivata immediata, quasi a voler riequilibrare la narrazione. “Non sei affatto un giullare”, ha detto la cantante. “Per tutto quello che fai anche fuori dal Festival e come direttore artistico ti prendi la responsabilità del destino di giovani artisti. Sei un gran signore della tv”.

            È un botta e risposta che fotografa bene il momento. Da una parte il tentativo di Conti di smontare la tensione con ironia e di ribadire la propria autonomia. Dall’altra la difesa di Pausini, che sottolinea il peso delle scelte artistiche e la responsabilità che comportano. Perché Sanremo non è solo uno show: è una piattaforma che può cambiare la carriera di un artista.

            La polemica sull’eventuale presenza della premier si inserisce in un contesto più ampio, quello di un Festival che da sempre viene osservato come specchio del Paese. Ogni gesto, ogni parola, ogni ospite può diventare simbolo. Conti lo sa bene. E proprio per questo ha scelto una linea chiara: nessun invito politico, nessuna bandiera, nessuna appartenenza.

            Resta il dato di fatto: la semplice ipotesi di una presenza istituzionale alla serata inaugurale ha generato un dibattito acceso. Segno che Sanremo continua a essere un luogo dove cultura popolare e potere si sfiorano, anche solo per suggestione.

            Conti, però, ha voluto chiudere la questione prima ancora che si trasformasse in un caso. “Io sono indipendente nel mio lavoro”, ha ribadito. Un messaggio che suona come una dichiarazione di principio alla vigilia della sua ultima conduzione. In un Festival che promette musica, emozioni e – come ha augurato Fiorello – “tante polemiche”, il direttore artistico sceglie di non farsi incasellare.

            Il sipario deve ancora alzarsi. Ma almeno su questo punto, la posizione è stata fissata.

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              Speciale Sanremo 2026

              “Vi auguro tante polemiche”, parola di Fiorello. Sanremo 2026 parte tra fiori, lacrime per Baudo e l’ultimo Festival di Carlo Conti

              Trenta canzoni in gara, un cast ricchissimo di co-conduttori e ospiti – da Achille Lauro a Can Yaman, da Bianca Balti a Irina Shayk – e un Festival dedicato a Pippo Baudo. Fiorello in videocollegamento: “Vi auguro tante polemiche”. Intanto i numeri della Rai sorridono.

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                “Vi auguro tante polemiche”. La frase è di Fiorello, intervenuto in videocollegamento insieme a Fabrizio Biggio durante la prima conferenza stampa. È una battuta, certo. Ma è anche una benedizione laica che accompagna ogni Festival che si rispetti. Perché senza polemiche Sanremo non sarebbe Sanremo. E la settantaseiesima edizione, al via da domani sera fino al 28 febbraio, sembra avere tutti gli ingredienti per non smentire la tradizione.

                Carlo Conti torna alla guida per quella che ha annunciato come la sua ultima conduzione. Lo fa con accanto Laura Pausini, scelta come compagna di viaggio per tutte le serate. L’ingresso della cantante in conferenza è già una scena da copione: Conti si alza, esce dalla sala e va a prenderla con un mazzo di fiori. “Quest’anno non sono solo, vado ad accogliere la mia compagna di viaggio”, dice sorridendo. Un gesto simbolico che racconta il tono scelto per questa edizione: meno solitario, più corale.

                La sala stampa, prima di ogni cosa, si ferma per un applauso ai giornalisti Giovanni Paoli, Alfredo Saitto e Pietro Bevilacqua, scomparsi nell’ultimo anno e legati a doppio filo alla storia del Festival. Poi si entra nel vivo. Conti scherza sulla cittadinanza onoraria di Sanremo: “Per me è una seconda casa, io e Amadeus aspettiamo la cittadinanza”. Pausini rilancia: “Anche io la voglio, vengo dal ’93”.

                Ed è proprio Laura Pausini a regalare uno dei momenti più personali della conferenza. “Sono 15 anni che mi chiedono di condurre Sanremo. Ho detto sì perché Conti è il mio Lexotan”, dice, con quell’ironia che nasconde emozione vera. Racconta di quando aveva 18 anni, della sua prima volta sul palco dell’Ariston nel 1993, dell’edizione successiva in cui arrivò terza con Strani amori. “L’insegna di Sanremo mi porta direttamente il Lexotan, ora invece avrò il Carlotan”, scherza. Poi si fa seria: “L’ho sempre sognato il Festival e spero di essere all’altezza. Mi sono preparata in questi trent’anni”.

                Conti, dal canto suo, non nasconde la commozione quando parla di Pippo Baudo, a cui è dedicata l’intera edizione. “È il primo Sanremo senza Pippo”, dice con la voce che si incrina. Lo definisce “un faro, un punto di riferimento per tutti noi”. Nella prefazione al Quaderno del Teatro Ariston scrive che “se esiste ‘Perché Sanremo è Sanremo’ è anche perché Baudo è Baudo”. E promette che l’omaggio sarà evidente fin dalla prima discesa delle scale.

                Il Festival 2026 arriva in un momento particolare per la Rai. “Questo è un periodo di grande gioia che arriva dopo aver concluso un evento epocale come le Olimpiadi di Milano Cortina”, sottolinea Conti. L’amministratore delegato di Rai Pubblicità Luca Poggi parla di numeri oltre le aspettative: “Siamo a più del doppio delle Olimpiadi di Parigi, ben oltre i 20 milioni”. Su Sanremo la tendenza è positiva, con un segno più rispetto ai 65,3 milioni raccolti lo scorso anno.

                Sul piano artistico, le 30 canzoni in gara promettono varietà. “Ci sono tanti sapori diversi, dal country al rock con il tocco latino”, anticipa Conti. E poi i pilastri: Laura, Eros, Tiziano Ferro, Andrea Bocelli. Generazioni diverse che si incrociano in un cartellone pensato per raccontare l’attualità attraverso suoni e testi. Il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore ricorda che “Sanremo non è della Rai ma di tutta l’Italia”. E i numeri social lo confermano: un miliardo di visualizzazioni su TikTok lo scorso anno, con un +500% nei giorni precedenti rispetto all’edizione precedente, come sottolinea Elena Capparelli di RaiPlay.

                Non mancano gli ospiti e i co-conduttori. Oltre a Pausini, saliranno sul palco Can Yaman, Achille Lauro, Pilar Fogliati, Bianca Balti, Irina Shayk. Sul Suzuki Stage sarà Daniele Battaglia a condurre gli artisti ospiti: martedì Gaia, mercoledì Bresh, giovedì The Kolors, venerdì Francesco Gabbani e i Pooh. Un mosaico pop che punta a tenere insieme televisione generalista e pubblico digitale.

                Fuori dall’Ariston, intanto, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Fan arrivati da tutta Italia si sono radunati davanti al teatro, tra cori e attesa. Nessuno si sbilancia sui favoriti. È la magia di Sanremo: tutti parlano, nessuno sa davvero come andrà a finire.

                E così, tra il mazzo di fiori di Conti, il “Carlotan” evocato da Pausini e le lacrime per Baudo, la macchina del Festival si rimette in moto. Fiorello ha fatto gli auguri più sinceri che si possano fare a un’edizione che vuole lasciare il segno: tante polemiche. Perché quando Sanremo divide, discute, accende, significa che è vivo. E questa volta, con l’ultima conduzione di Conti e un’eredità così pesante sulle spalle, l’Ariston sembra pronto a rispondere.

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