Speciale Sanremo 2026
Morgan “si sfila” da Sanremo, Chiello lo smentisce: “Non c’era alchimia, ho deciso io”. E lui replica: “Non volevo oscurarlo”
Doveva essere un duetto (annunciato) su “Mi sono innamorato di te” di Tenco, ma Morgan all’Ariston non si è visto. Il cantautore sostiene di essersi fatto da parte per non “oscurare” Chiello e di aver lavorato “da dietro le quinte” con un contributo tecnico. In conferenza stampa, però, Chiello racconta un’altra storia: “Non ci siamo trovati”, “ho deciso di non portarlo”. E sulla polemica: “Sembra la fidanzata che dice ‘ti ho lasciato io’”.
Sanremo è anche questo: le canzoni durano tre minuti, le versioni dei fatti molto di più. E quando in mezzo c’è Morgan, il sottotesto diventa subito testo. Il caso è quello della serata delle cover, quando avrebbe dovuto esibirsi con Chiello in “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. Il risultato, invece, è stato un palco senza Morgan e un piccolo giallo mediatico che, come spesso succede, si è risolto in una frase: “È stata una mia scelta”. Solo che a pronunciarla, in modi e tempi diversi, sono stati in due.
Morgan, lo scorso 21 febbraio, aveva spiegato la sua assenza dall’Ariston con una dichiarazione che suona da professionista che sceglie il basso profilo: “La mia partecipazione come ospite di Chiello al prossimo Festival di Sanremo non sarà sul palco, ma da dietro le quinte. Il mio contributo sarà tecnico”. Un modo elegante per dire: ci sono, ma non mi vedete. E già qui, in filigrana, si sente il tema vero: l’equilibrio dei riflettori.
Poche ore dopo, Morgan è tornato sull’argomento con una story su Instagram, rendendo il ragionamento più esplicito e, soprattutto, più personale. “Per chi non ha capito la decisione di non apparire sul palco: dopo le prove era evidente che non fosse un bene per il ragazzo. Supportare un artista significa valorizzarlo, non oscurarlo. E io non ho necessità di apparire a tutti i costi. Il confronto lo penalizzava, lui stesso è stato il primo ad accorgersene e ha apprezzato il mio gesto”. Traduzione: mi sono fatto da parte per proteggerlo. E, incidentalmente, per dimostrare che posso anche non esserci.
Fin qui la versione Morgan: paternalistica, razionale, quasi pedagogica. Ma poi arriva Chiello, e la storia cambia tono. In conferenza stampa, l’artista non ne fa un dramma, però smentisce di fatto l’impianto narrativo dell’altro. “Lui è un grande artista, su questo non ci sono dubbi. Solo che abbiamo fatto un po’ di prove e non ci siamo trovati, non si è creata quell’alchimia artistica e quindi ho deciso di non portarlo e non sarà presente”. Qui il punto non è “ti proteggo”, è “non funzionava”. E soprattutto: “ho deciso”.
A rafforzare la linea, Chiello sposta l’attenzione sull’arrangiamento e su chi lo ha firmato: “L’arrangiamento è stato fatto da Saverio Cigarini, che è una persona molto importante per me e tra l’altro anche un grande artista. Sono sicuro che spaccherà tutto”. Quasi a dire: la cover va avanti lo stesso, e va avanti con persone che sento in sintonia con me.
Poi arriva la domanda che, in sala stampa, è il colpo di bisturi: “Quindi è stata tua la decisione di rinunciare a lui?”. Chiello risponde senza girarci intorno: “Sì, così ho detto”. Secca, lineare, definitiva. E quando capisce che la cosa rischia di trasformarsi in un derby di ego, prova a chiuderla con una battuta che è anche una stoccata: “Non voglio fare queste polemiche, sembra la fidanzata che dice ‘ti ho lasciato io, non mi hai lasciato tu’. Non mi interessa questa cosa, comunque può dire quello che vuole”.
Ed è qui che il giallo si chiarisce e si complica insieme. Si chiarisce perché Chiello rivendica la scelta e la colloca in un terreno artistico (“alchimia” mancata), non di opportunità o di immagine. Si complica perché Morgan, invece, l’aveva raccontata come un gesto altruista, quasi cavalleresco (“non volevo oscurarlo”). Due narrazioni incompatibili, entrambe costruite per salvare una cosa diversa: l’una l’idea di tutela, l’altra l’idea di autonomia.
In mezzo resta la sensazione che a Sanremo, quando salta un duetto, non salta mai solo un duetto. Salta una gerarchia di palco, una misura di protagonismo, un equilibrio tra chi ha un nome che pesa e chi sta costruendo il proprio. Morgan dice: “non ho necessità di apparire a tutti i costi”. Chiello risponde, tra le righe: non ho necessità di farmi apparire accanto a qualcuno per esistere.
E così la cover di Tenco diventa, senza volerlo, il classico copione sanremese: una canzone d’amore sullo sfondo, e davanti una separazione raccontata da due ex che rivendicano entrambi l’ultima parola. Chiello l’ha messa giù con ironia: “può dire quello che vuole”. Morgan, invece, l’aveva già chiusa a modo suo: “Supportare un artista significa valorizzarlo, non oscurarlo”. In Riviera, a volte, anche l’alchimia è una questione di luce.
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Speciale Sanremo 2026
Belen all’Ariston, il cameo che diventa boomerang: entra a sorpresa, sbaglia il tempo e il playback si vede
Terza serata: comparsa lampo, microfono alzato in ritardo e lip sync fuori asse. Quarta serata: duetto annunciato su “Baila Morena” con Roy Paci. La Rodriguez spunta durante l’esibizione di Samurai Jay, ma l’attacco non combacia e il trucco del playback salta. Lei sparisce dietro le quinte, mentre cresce l’attesa per il ritorno sul palco nella serata delle cover.
A Sanremo le apparizioni a sorpresa sono come i fuochi d’artificio: o fanno “ohhh” o fanno “ops”. E ieri, durante la terza serata del Festival 2026, Belen Rodriguez è finita nella seconda categoria. Doveva essere un cameo rapidissimo, una frase, un sorriso, un colpo di scena da manuale per far impazzire la platea e soprattutto preparare il terreno alla serata delle cover. Invece è bastato un attimo, il tempo di alzare un microfono, per far vedere il trucco.
Belen spunta sul palco durante l’esibizione di Samurai Jay. È un ingresso studiato per sorprendere: lei arriva, pronuncia poche parole e sparisce. Solo che, proprio nel momento in cui deve “agganciare” la frase, si porta il microfono alla bocca con un filo di ritardo. E quel mezzo secondo è letale: il labiale non torna, il lip sync si sfascia, il playback si capisce. Un dettaglio tecnico che in tv diventa subito racconto: la scena dura pochissimo, ma è abbastanza per far scattare la reazione istantanea del pubblico più attento e per consegnare ai social un frammento perfetto da rivedere, fermare, commentare.
Subito dopo, la Rodriguez sparisce dietro le quinte. Nessun siparietto riparatore, nessuna spiegazione in diretta: si chiude lì, come un taglio secco. E nel “dopo” succede ciò che succede sempre all’Ariston quando qualcosa non gira al millimetro: il retroscena diventa più grande della performance.
Il punto, però, è che non si tratta di una comparsata buttata lì. Belen è attesa anche stasera, nella quarta serata del Festival, quella dei duetti e delle cover. E la sua presenza è legata a doppio filo a Samurai Jay, che l’ha voluta anche come protagonista del videoclip del brano “Ossessione”. Non solo: chi segue la gara con l’orecchio teso ha notato che la voce della showgirl compare per pochi secondi in un verso del pezzo portato in gara dal giovane artista. Un dettaglio che aveva già acceso curiosità e chiacchiere, e che dopo lo scivolone di ieri diventa benzina: perché ora tutti vogliono capire come andrà la seconda manche.
Stasera, infatti, Samurai Jay presenterà la sua versione di “Baila Morena” e sul palco ci saranno insieme Belen e Roy Paci. Un set-up che promette energia e ritmo, ma anche un inevitabile “controllo qualità” da parte del pubblico: dopo un lip sync fuori asse, ogni gesto viene guardato due volte.
A rendere più interessante la faccenda c’è anche il racconto di Samurai Jay su come è nata la collaborazione, che lui stesso ha spiegato in un’intervista a Open. Il cantante parla di un incontro senza forzature e di un rapporto costruito in modo naturale: «Lei è veramente una grande, si è comportata in modo super umano, si è creato un rapporto fantastico tra me e lei, perché è una persona super disponibile, super professionale, ed è Belen Rodríguez, quindi non sono cose scontate queste qui». E insiste sull’aspetto “non pilotato” della decisione: «È successo tutto nel modo più spontaneo e genuino possibile, non è servita nessuna convinzione particolare, lei ha sentito il brano, anche perché la prima cosa che mi ha detto è stata: “Guarda, io sono una rompi, se la cosa non mi piace non la faccio!”. Bellissimo, mi è piaciuta tanto subito, è stata tirata dentro, abbiamo fatto le prove, si è creata una bellissima sintonia, tutto molto spontaneo».
Parole che disegnano una Belen professionale e coinvolta, e che rendono il pasticcio del cameo ancora più paradossale: non un problema di “voglia”, ma di incastro. A Sanremo, però, l’incastro è tutto. Il Festival vive di tempi perfetti e di dettagli chirurgici: quando uno scarto si vede, diventa immediatamente la notizia.
Stasera l’Ariston offre il bis, e il bis è sempre un esame: non tanto per cancellare un inciampo, quanto per capire se quell’apparizione fuori tempo resterà una macchia o solo un incidente di percorso in mezzo a un duetto pensato per fare rumore. In Riviera, intanto, la regola è una sola: le entrate a sorpresa sono bellissime, ma vanno a tempo.
Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026, Calabria protagonista nella serata delle cover: Brunori Sas con Maria Antonietta e Colombre, Aiello duetta con Leo Gassmann
Due cantautori legati a Cosenza salgono stasera all’Ariston: Brunori Sas su “Il mondo”, Aiello su “Era già tutto previsto”. Nella quarta serata del Festival dedicata ai duetti, Brunori Sas si esibisce con Maria Antonietta & Colombre reinterpretando “Il mondo” di Jimmy Fontana. Aiello canta con Leo Gassmann “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante.
Stasera, nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026 dedicata alle cover e ai duetti, l’Ariston parla anche calabrese. E lo fa con due nomi che, per percorsi diversi ma con una sensibilità simile, hanno portato la provincia di Cosenza dentro il mainstream senza smussarne gli angoli: Brunori Sas e Aiello. Due cantautori legati alla stessa terra, alla stessa città, e a un’idea di musica che tiene insieme scrittura e interpretazione, radici e presente.
Dario Brunori, in arte Brunori Sas, nato a Cosenza nel 1977, è uno dei cantautori più apprezzati degli ultimi anni e non è certo un esordiente sanremese. La sua storia con il Festival è fatta di ritorni e snodi importanti: nel 2019 era già salito sul palco nella serata dei duetti con gli Zen Circus, poi nel 2025 è tornato in gara con “L’albero delle noci”, brano intenso dedicato alla figlia. Quella partecipazione lo ha portato al terzo posto finale e al premio per il miglior testo, certificando un passaggio ormai compiuto: dalla scena “underground” che lui stesso ha contribuito a sdoganare, fino al pubblico più ampio, senza perdere l’identità da cantautore puro.
Nella serata delle cover, Brunori si esibirà accanto a Maria Antonietta & Colombre con una reinterpretazione de “Il mondo” di Jimmy Fontana. Coppia nella vita e sul palco, Maria Antonietta e Colombre rappresentano la “quota indie” di questo Sanremo 2026, e la loro scelta di condividere la scena con Brunori costruisce un triangolo interessante: tre artisti che hanno una grammatica contemporanea ma che, stasera, si misurano con un classico assoluto. “Il mondo” è un brano che appartiene a quella categoria rara di canzoni che non si limitano a essere ricordate: tornano a galla ogni volta con un significato nuovo, perché la melodia e il testo le tengono in vita, come un oggetto che non perde valore.
Pubblicata nel 1965, “Il mondo” fu uno dei successi di quell’estate: un testo struggente, una melodia da classico istantaneo e un arrangiamento etereo ed elegante firmato da Ennio Morricone, con richiami ai giganti del jazz orchestrale. Non è un dettaglio: è parte del fascino e del peso specifico del brano. Nel tempo le versioni si sono moltiplicate, dalle interpretazioni degli anni Sessanta con Milva e Gianni Morandi fino a letture più recenti come quelle di Gianna Nannini e dei Kolors. Sceglierla, oggi, manda un segnale preciso: uno dei movimenti più interessanti dei nuovi cantautori italiani è proprio la riscoperta della melodia “classica” della canzone italiana, rivestita però di suoni e sensibilità contemporanee. È una strategia, certo, ma quando funziona diventa un gesto di stile: non un omaggio polveroso, bensì un dialogo vivo con il repertorio.
Accanto a Brunori, stasera ci sarà anche Aiello, altro artista originario di Cosenza, che duetterà con Leo Gassmann su “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante. Qui il registro cambia: si entra in un brano del 1973 che è un capolavoro sulla consapevolezza, sul destino, su quella sensazione amara di aver già intravisto la fine prima ancora di cominciare. Aiello porta sul palco una vocalità che si presta bene a questo tipo di intensità: un approccio intimo alla musica, capace di stare dentro il testo senza “spiegarlo”, ma facendolo sentire. E il duetto con Gassmann promette un confronto di timbri e di sguardi, perché in una cover non conta solo la fedeltà alla canzone: conta la tensione che riesci a creare tra ciò che era e ciò che diventa.
Antonio Aiello, classe 1985, nato e cresciuto a Cosenza prima di trasferirsi a Roma, ha costruito il suo percorso partendo da una formazione musicale solida, con lo studio di pianoforte e violino, e poi evolvendo verso un sound che mescola indie, pop e r&b. La sua partecipazione a Sanremo risale al 2021, quando era tra i Big con “Ora”, la sua prima presenza ufficiale in gara. Anche qui, un passaggio chiaro: l’identità personale come centro del racconto, e una scrittura che non ha paura di stare sul confine tra confessione e canzone pop.
La serata delle cover, storicamente, è uno dei momenti più rivelatori del Festival. È lo spazio in cui gli artisti si mettono alla prova senza rete, perché la canzone non è “nuova”: è già dentro la memoria collettiva, e proprio per questo ti giudicano su un dettaglio, su una scelta d’arrangiamento, su una parola tenuta più a lungo, su un silenzio. Per il pubblico calabrese, la presenza di Brunori Sas e Aiello aggiunge un elemento emotivo e identitario: due carriere solide partite dalla stessa provincia e arrivate su un palco nazionale con credibilità, senza bisogno di maschere.
E nel caso di Brunori, il legame con la sua terra resta un tratto quasi narrativo. Il suo studio prove è ancora nei pressi dell’Università della Calabria, che nel 2026 gli conferirà una laurea honoris causa. C’è un verso, “sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele”, diventato nel tempo un riferimento identitario per molti calabresi, quasi una frase-simbolo capace di contenere contraddizioni e orgoglio. Un legame che Brunori ha mostrato anche in modo concreto, esibendosi gratuitamente a Capodanno 2026 in Piazza dei Bruzi davanti a migliaia di persone.
Stasera, però, tutto questo entra in una cornice precisa: l’Ariston, la serata delle cover, il rito collettivo del Festival. “Il mondo” e “Era già tutto previsto” sono due scelte diverse, due epoche diverse, due energie diverse. Ma raccontano la stessa cosa: che per portare davvero una canzone sul palco non basta cantarla, bisogna abitarla. E Brunori Sas e Aiello, da quel palco, portano anche un pezzo di Cosenza, senza doverlo spiegare. Basta sentirlo.
Speciale Sanremo 2026
Serena Brancale, il coraggio di essere figlia: «Canto il dolore per mia madre, è la mia liberazione»
Dalla gioia del ritorno alla profondità di una ferita aperta sei anni fa: la metamorfosi dell’artista che punta alla vittoria di Sanremo 2026. Stasera l’attesa cover con il gigante del jazz Gregory Porter.
C’è un momento preciso in cui la musica smette di essere solo ritmo e diventa una necessità vitale. Per Serena Brancale, quel momento è arrivato sul palco dell’Ariston, trasformando la sua partecipazione a Sanremo 2026 in un rito di guarigione. Rispetto all’anno scorso, quando festeggiava il ritorno al Festival dopo un decennio con un’esplosione di gioia, oggi la Brancale si presenta con una consapevolezza nuova, figlia di un dolore silenzioso durato sei anni.
Una lettera trasformata in musica
«Sono più consapevole,» confessa l’artista, visibilmente emozionata. «Durante un tour ho capito che portavo dentro una ferita irrisolta. Cercavo di curarla cantando, ma questo brano racconta un dolore profondo che mi accompagna da tempo». Il motore di questo cambiamento è stata una lettera alla madre, figura centrale della sua vita e della sua formazione artistica. Un percorso catartico che l’ha portata a scegliere di indossare, proprio per la serata di domani, un vestito appartenuto alla mamma.
Il passaggio da “personaggio” a “figlia” è il tema cardine di questa edizione:
«Quest’anno sono più figlia che persona. Ho ricevuto un’ondata di amore incredibile da chiunque abbia vissuto una perdita cara. Portare sul palco la mia parte più intima, con un vestito color fango, senza paura di essere me stessa, è la mia vittoria.»
Il rapporto con la sorella e il “balletto” delle emozioni
Non è stato un percorso solitario. Al suo fianco, a dirigere l’orchestra, c’è la sorella Nicole Brancale. Un’intesa che non è stata immediata: «Le ho proposto il pezzo, inizialmente era titubante perché non viveva il dolore come me, ma poi ha accettato. Il nostro primo abbraccio in prova è stata una liberazione bellissima».
Nonostante i favori del pronostico – con un endorsement d’eccezione come quello di Al Bano – la sfida più grande per Serena resta tecnica e psicologica: gestire la voce mentre l’emozione preme in gola. «Ieri mi sono dovuta concentrare per non piangere prima del ritornello. È più difficile parlare di certi ricordi che cantarli. Ma mia mamma era una cantante, credeva in me più di quanto facessi io: sto portando avanti il suo sogno, e questo mi dà una forza immensa».

La serata delle cover: un ponte tra Bari e New York
Stasera l’asticella si alza ulteriormente. Serena Brancale porterà sul palco la giovanissima Delia Buglisi e una star internazionale del calibro di Gregory Porter. Insieme eseguiranno una versione intensa di Besame Mucho.
«Ho conosciuto Gregory a New York, è nata una stima reciproca immediata,» spiega Serena. «Cantarla con lui è un sogno che si avvera. Sarà un martello pneumatico di emozioni». La scelta musicale, un crescendo teatrale e potente, è un omaggio alla perfezione tecnica che la madre esigeva: «Sarebbe impazzita di gioia. Mi avrebbe detto di non muovere troppo gli occhi che brillano. Le avrei risvegliato quelle canzoni d’amore che condivideva con mio padre».
Mentre la classifica la vede tra i favoriti, Serena Brancale sembra aver già vinto la sua gara personale: quella contro il silenzio. Ogni volta che alza il braccio verso il cielo durante l’esibizione, non è solo un gesto coreografico, ma un segnale diretto a chi, da qualche parte, continua a farla cantare.
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