Speciale Sanremo 2026
Sanremo secondo i bookmakers: Serena Brancale davanti a tutti, Conti sfida lo share e la Puglia prova a prendersi l’Ariston
A meno di 24 ore dal via della 76ª edizione, i pronostici si spaccano tra gara e Auditel: per gli esperti Sisal lo share può volare oltre il 63% alla prima serata, mentre sul fronte canzoni Serena Brancale è la favorita. Occhio anche a Ermal Meta per Premio della Critica e Miglior Testo (2,75), e a Samuray Jay indicato come possibile ultimo (2,50).
Sanremo non è ancora cominciato e già c’è chi assegna corone, chi scommette sui decimali e chi, come sempre, trasforma l’attesa in una classifica parallela. Quella dei bookie. A poche ore dall’alzata di sipario della 76ª edizione il Festival si ritrova sotto la lente del pronostico.
Secondo gli esperti Sisal, l’ipotesi che la prima serata superi il 63% di share è uno scenario concreto, tanto da essere offerto a 1,44. È una quota che, tradotta dal linguaggio dei numeri a quello delle sensazioni, significa una cosa semplice: l’asticella è alta, ma non appare proibitiva. E non è un dettaglio. Perché Sanremo vive anche di questa partita sotterranea: la gara sul palco e la gara nel telecomando. Il pubblico come giuria invisibile che decide, minuto dopo minuto, se la liturgia resta in piedi oppure no.
C’è poi la soglia più ambiziosa, quella che sa di impresa: andare oltre il 65,1% dell’anno scorso. Un risultato che aveva già lasciato alle spalle perfino i numeri costruiti nel tempo da Amadeus e Fiorello. Qui le previsioni si fanno meno “sicure”, ma il fatto stesso che si parli di un possibile sorpasso dice molto sul clima. Il Festival arriva ancora una volta con addosso aspettative pesanti, e Conti si gioca una carta che non è soltanto televisiva, ma anche di reputazione. Perché a Sanremo, si sa, il giudizio non è mai solo “mi è piaciuto”: è “ha retto”, “ha spaccato”, “ha bucato”, “ha salvato la serata”.
Ma se gli ascolti sono la febbre, la gara è la diagnosi. E qui i bookie indicano una favorita netta: per loro a vincere sarà Serena Brancale, data a 3,50. La quota, da sola, non canta. Però racconta un orientamento: che nel mucchio delle 30 canzoni in gara, almeno secondo questa lettura, c’è un nome che oggi ha più strada libera degli altri. Non significa che sia già scritto, non significa che il Festival debba obbedire ai pronostici. Significa che l’aria, a 24 ore dall’inizio, porta in una direzione precisa.
Non è un caso che nel racconto delle quote entri anche la Puglia. Secondo i dati richiamati dagli stessi pronostici, è la terza regione più premiata nella storia di Sanremo, e quest’anno punta a ritagliarsi un ruolo da protagonista proprio con Brancale. È una narrazione che funziona perché Sanremo ama le geografie: le origini, i dialetti appena accennati, le provenienze che diventano identità. Una canzone può nascere ovunque, ma quando entra all’Ariston si porta dietro una mappa, un immaginario, un’appartenenza. E quando i bookie mettono la Puglia al centro, in realtà stanno dicendo che vedono in questa edizione un possibile filo “territoriale” capace di arrivare fino alla serata finale.
Accanto alla favorita per la vittoria, c’è un altro fronte che interessa molto più di quanto si ammetta: quello dei premi collaterali, che spesso diventano una seconda graduatoria del prestigio. Qui spunta il nome di Ermal Meta, indicato come possibile vincitore sia del Premio della Critica sia di quello per il Miglior Testo. Per entrambe le opzioni la quota è 2,75. In altre parole: i pronostici lo vedono come un candidato forte non tanto per il trionfo “secco” della classifica generale, quanto per la dimensione di qualità percepita, quella che passa dal giudizio delle giurie e dal peso delle parole. È un tipo di riconoscimento che a Sanremo può contare quanto una vittoria: perché certifica un valore, dà autorevolezza, lascia una traccia più lunga della settimana del Festival.
E poi c’è l’altro lato della medaglia, quello che tutti temono e nessuno confessa: l’ultimo posto. Anche su questo i bookie mettono un nome sul tavolo, Samuray Jay, con la probabilità di chiudere in fondo alla classifica data a 2,50. È una previsione che fa rumore perché l’ultima posizione a Sanremo non è solo una statistica: diventa etichetta, meme, stigma, e spesso non racconta davvero la qualità di un brano ma il modo in cui si incastra nella serata, nel racconto collettivo, nel confronto con gli altri. E infatti, anche qui, la quota non è una sentenza: è una fotografia dell’attesa, un’ombra proiettata in anticipo.
Il punto è che questa “Sanremo secondo i bookie” vive di due tensioni parallele. Da una parte, la domanda su chi saprà trasformare tre minuti in un destino, e su chi invece resterà schiacciato dal meccanismo. Dall’altra, la domanda su quanto il pubblico sarà disposto a restare lì, davanti allo schermo, a farsi trascinare per cinque serate fino al verdetto. Sisal scommette su uno share già molto alto alla prima serata. E quando il pronostico sugli ascolti diventa quasi una certezza, significa che il Festival continua a essere, nel bene e nel male, il grande rito nazionale: quello che una volta si guardava in famiglia e oggi si commenta in tempo reale, si smonta, si ricompone, si trasforma in clip, in discussione, in tifoseria.
Per Conti, che torna a giocarsi “l’ultima carta” alla conduzione, queste quote sono un contorno che però pesa: perché il Festival non lo misureranno solo sul palco, ma sul risultato complessivo, su quella percentuale che si appiccica addosso come un giudizio. Per i cantanti, invece, le quote sono una specie di vento: non decidono la rotta, ma ti dicono da dove soffia l’aria. Oggi soffia su Serena Brancale, con una Puglia che i pronostici vorrebbero protagonista. Oggi vede Ermal Meta forte sui premi di qualità. Oggi mette Samuray Jay in fondo. Domani sera, però, parlerà l’Ariston. E Sanremo, quando vuole, è bravissimo a smentire tutti.
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Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026 flop in classifica: metà dei Big sparita e Carlo Conti finisce nel mirino
Rispetto al 2025, quando i Big dominavano la Top 10, quest’anno restano solo in sette. Un segnale che riaccende il dibattito sul peso reale del Festival.
Sanremo 2026 accende le luci, fa ascolti, domina i social… e poi si spegne in classifica. A un mese dalla finale, i dati FIMI raccontano una realtà meno brillante del previsto: circa la metà dei Big in gara è già uscita dalla Top 200 dei singoli più venduti. Un segnale chiaro, che riporta subito Carlo Conti al centro delle critiche. Perché il Festival può anche funzionare in tv, ma se le canzoni non restano, qualcosa si inceppa.
I numeri che fanno discutere
Il confronto con il 2025 è impietoso. L’anno scorso i Big occupavano tutte le prime dieci posizioni della classifica, monopolizzando il mercato per settimane. Oggi, invece, nella Top 10 ne restano solo sette. Una differenza che pesa, soprattutto per un evento che dovrebbe essere il motore della musica italiana. Il problema non è solo chi manca, ma la velocità con cui alcuni brani sono scomparsi.
Successo televisivo, ma le canzoni non reggono
Sanremo continua a essere una macchina perfetta dal punto di vista televisivo. Share alti, attenzione mediatica, dibattito costante. Ma il vero banco di prova, come sempre, è la durata delle canzoni nel tempo. E qui emergono le crepe. Se i brani non entrano davvero nelle playlist del pubblico, il Festival rischia di diventare un evento effimero, più legato al momento che alla musica.
Carlo Conti nel mirino del dibattito
I numeri inevitabilmente riportano il focus sulla direzione artistica. Carlo Conti finisce sotto osservazione, anche se il discorso è più ampio e riguarda scelte musicali, tendenze e gusti del pubblico. Il punto, però, resta uno: Sanremo non può permettersi di essere solo uno spettacolo televisivo. Deve continuare a lanciare canzoni che restano. E quest’anno, almeno per ora, il segnale sembra andare in un’altra direzione.
Speciale Sanremo 2026
Grignani, Pausini e la canzone più famosa degli anni ’90: il gossip su Destinazione Paradiso riaccende una vecchia storia
Il settimanale Diva e Donna riporta la voce di una persona che avrebbe lavorato in una casa discografica milanese: tra Gianluca Grignani e Laura Pausini, negli anni Novanta, non ci sarebbe stata soltanto amicizia. E la canzone Destinazione Paradiso, diventata un classico della musica italiana, sarebbe stata scritta pensando proprio a lei.
Ci sono canzoni che segnano un’epoca e diventano quasi parte della memoria collettiva. Destinazione Paradiso, pubblicata da Gianluca Grignani nel 1995, è una di queste. Il brano è diventato uno dei simboli della musica italiana degli anni Novanta e ancora oggi continua a essere cantato da generazioni diverse.
Ora però quella canzone torna a far parlare di sé per un motivo completamente diverso dalla musica. Il settimanale Diva e Donna ha rilanciato infatti un’indiscrezione che riguarda proprio l’origine del brano e un possibile legame con Laura Pausini.
Il gossip su Grignani e Laura Pausini
Secondo quanto riportato dal settimanale, Gianluca Grignani avrebbe scritto Destinazione Paradiso pensando a Laura Pausini. Non si tratterebbe soltanto di un’ispirazione artistica, ma di un sentimento personale.
L’indiscrezione nasce dal racconto di una persona che sostiene di aver lavorato in una casa discografica milanese negli anni Novanta. Secondo questa testimonianza, tra i due artisti non ci sarebbe stata soltanto una conoscenza professionale o una semplice amicizia.
La fonte, rimasta anonima, parla infatti di “una storia vissuta lontano dai riflettori”, un rapporto che sarebbe rimasto sempre lontano dall’attenzione del pubblico e dei media.
Gli anni Novanta della musica italiana
Negli anni in cui Destinazione Paradiso diventava una hit, la scena musicale italiana stava vivendo una fase di grande fermento. Gianluca Grignani era uno dei cantautori più promettenti della sua generazione, mentre Laura Pausini stava costruendo una carriera internazionale che l’avrebbe portata a diventare una delle artiste italiane più conosciute nel mondo.
Entrambi erano protagonisti di una stagione musicale che mescolava pop e cantautorato, con un pubblico sempre più vasto anche fuori dai confini italiani.
In quel contesto non sarebbe sorprendente che i due artisti si siano incrociati più volte negli ambienti discografici e televisivi dell’epoca.
Tra musica e leggenda
Al momento si tratta soltanto di un gossip, senza conferme ufficiali da parte dei diretti interessati. Né Gianluca Grignani né Laura Pausini hanno mai parlato pubblicamente di una relazione tra loro.
Eppure l’idea che Destinazione Paradiso possa essere nata da una storia d’amore segreta aggiunge un nuovo livello di fascino a una canzone che, per molti fan, rappresenta già una colonna sonora sentimentale degli anni Novanta.
Nel mondo della musica succede spesso: le canzoni diventano leggenda, e attorno a loro nascono racconti che finiscono per mescolare realtà, ricordi e suggestioni.
Speciale Sanremo 2026
Parla Levante: “Quel bacio sulle labbra con Gaia sul palco di Sanremo era solo un gesto di affetto, non certo un manifesto ideale”
L’artista chiarisce il gesto condiviso con Gaia nella serata cover e racconta un Festival vissuto con leggerezza e maturità.
Nella sala stampa del Festival di Sanremo, Levante sceglie la via della chiarezza. Dopo la serata delle cover, il bacio scambiato sul palco con Gaia ha acceso il dibattito sui social e nei media. Ma per la cantautrice non c’è alcuna strategia dietro quel gesto: solo spontaneità.
Tra bilanci artistici, nuovi progetti discografici e uno sguardo più ampio sul sistema musicale, Levante racconta un’edizione che definisce la più luminosa delle sue tre partecipazioni.
Il “bacio non ripreso”: nessuna provocazione
L’episodio che ha fatto discutere riguarda il mancato primo piano televisivo del bacio durante l’esibizione. La spiegazione, precisa l’artista, è tecnica: il sistema automatizzato di regia – programmato sulle prove – non è stato in grado di intercettare un momento nato sul momento.
Levante ridimensiona subito la questione: nessun messaggio cifrato, nessuna intenzione polemica. “È stato un gesto naturale, come quello che si darebbe a un’amica o a una sorella”, lascia intendere. Più che sorpresa per l’inquadratura mancata, ha confessato di essere rimasta colpita dal clamore suscitato da un atto così semplice. Il suo auspicio? Poter vivere certe espressioni d’affetto senza sovrastrutture.
Autrice unica: una scelta identitaria
Sul fronte creativo, Levante sottolinea di essere l’unica firmataria – testo e musica – del brano presentato in gara. Non un vessillo da sbandierare, ma una condizione coerente con il suo percorso.
L’artista apre anche una riflessione più ampia sui crediti nel panorama musicale contemporaneo, evidenziando quanto il tema della paternità delle opere sia spesso complesso, specie quando entrano in gioco produttori e team di scrittura.
Quanto alla presenza femminile sul palco dell’Ariston, non punta il dito contro il Festival in sé, ma contro una questione più radicata: la sottorappresentazione delle donne in vari ambiti professionali. E cita con entusiasmo alcune colleghe che le piacerebbe vedere in futuro a Sanremo, da Emma Nolde a Ginevra.
Il nuovo album e il ritorno dal vivo
Archiviata l’esperienza sanremese, Levante guarda avanti. In programma un tour primaverile nei club, che anticiperà una stagione estiva e autunnale più estesa.
Il nuovo disco, dal titolo evocativo Dell’amore e il fallimento d’altri passi di danza, è pronto ma non ha ancora una data ufficiale. La scelta, spiega, è strategica: in un mercato che consuma musica a ritmo rapidissimo, preferisce pubblicare i brani con gradualità.
Il filo conduttore del progetto è l’amore quando si interrompe o resta inespresso, come nel caso di “Sei tu”, la canzone portata in gara, che racconta un sentimento mai dichiarato. Musicalmente sarà un lavoro sfaccettato: dalle atmosfere intime e orchestrali a incursioni elettroniche e ritmi più danzerecci.
Una Sanremo più leggera
Rispetto alle precedenti partecipazioni, Levante descrive questa come la più serena. Parla di sorriso, di luce, di una centratura raggiunta nel tempo. Meno pressione, più consapevolezza.
Sente la responsabilità di salire su un palco così esposto, ma oggi la vive come un’opportunità per offrire un esempio positivo, prima ancora che artistico.
Voce, cinema e nuove consapevolezze
Nel dialogo con i giornalisti emerge anche un rapporto rinnovato con la propria voce. Per anni vissuta in modo istintivo, oggi è compresa meglio anche dal punto di vista tecnico: una particolarità delle corde vocali le conferisce quella timbrica ariosa e leggermente graffiata che la distingue. Una caratteristica che sta imparando ad accogliere come unicità.
Positiva anche l’esperienza da attrice nel film L’Invisibile, esperienza che non esclude di ripetere, magari con una preparazione ancora più approfondita.
Chiusura in musica
La conferenza si conclude come meglio non potrebbe: con qualche nota dal vivo. Il ritornello di “Sei tu” risuona nella sala stampa, accompagnato dal pianoforte di Alessandro Trabace e dal violoncello di Angelo Trabace.
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