Teatro
Debora Caprioglio: “Io, una Peter Pan. L’erotismo è un modo di porsi. Il nudo? Non deve essere fine a sé stesso”
Debora Caprioglio, veneziana di 56 anni, è un’artista dalle mille sfaccettature. Sarà protagonista al Teatro Villoresi di Monza il 14 dicembre, alle 21, e il 15, alle 16, recitando in Donne in pericolo insieme a Vittoria Belvedere e Benedicta Boccoli.
“Le protagoniste sono tre amiche che condividono il tempo. Sono single fino a quando Liz incontra un fidanzato e trascura un po’ le altre due. Il mio personaggio è molto esuberante, una eterna Peter Pan, con uno spirito da ragazzina, nonostante non lo sia più. Attraverso questa relazione, di cui le amiche sono gelose, recupera energia e la giovinezza, che sta sfiorendo. Liz è un po’ bipolare: alterna momenti di euforia ed allegria a momenti di tristezza”, spiega l’attrice.
Parlando di seduzione e amicizie, Debora sottolinea: “In tutti i sensi. Ho sempre sostenuto che quando si conoscono le persone, bisogna anche considerare le famiglie e le amiche. In genere, queste ultime per prime esprimono il loro giudizio sui pretendenti e danno il loro consenso”.
Quanto all’amore, Debora lo definisce “il motore della vita, la forza che muove il mondo. Se non c’è amore, non ha senso vivere”. Sul fatto che l’amore non abbia età, afferma: “L’essere umano è programmato per amare a qualsiasi età, fino alla fine dell’esistenza. L’amore ad una certa età dovrebbe procurare la stessa emozione di quando si è più giovani. Da ragazzi, invece, si ha una percezione diversa della vita rispetto al periodo della maturità, in cui si vivono le cose in maniera più consapevole”.
Debora ha vissuto una storia con Klaus Kinski, molto più grande di lei. Su questo tema, e sulle recenti polemiche legate a Monica Guerritore che si è spogliata a 66 anni in Inganno, commenta: “Non ho visto la serie. L’attrice ha interpretato un personaggio e mi riservo di vederlo, prima di commentarlo. Comunque, noto che ci sono molte signore che si accompagnano a persone più giovani. Certo che, se la differenza di età è molto ampia, è sempre un po’ più problematico il rapporto futuro. Ma se c’è amore… va bene così”.
Dopo i suoi ruoli iniziali, talvolta legati all’erotismo, l’attrice spiega cosa rappresenta per lei questo tema: “È un modo di porsi, laddove una storia lo richieda. Il nudo non deve essere fine a sé stesso, ma motivato da una scelta di copione o di racconto”.

Sulla gelosia, non ha dubbi: “È un sentimento irrazionale. In minima parte può essere anche simpatico. Laddove si ecceda, e diventa possesso, morbosità, allora non va più bene”.
Ci sono cose che la imbarazzano? “La tracotanza, la prepotenza. Purtroppo oggi vige l’arroganza e la gente è molto agitata”, afferma.
Quanto all’amicizia tra uomo e donna, Debora si mostra possibilista: “Viviamo in una realtà talmente open che sicuramente può esistere, pur appartenendo a mondi molto diversi. È chiaro che tra donne ci si confida meglio, soprattutto su certi argomenti. L’amicizia, comunque, è un sentimento esistente tra persone che non si giudicano, si aiutano nel momento del bisogno, gioiscono del bene dell’altro e per questo ci possono essere tranquillamente dei punti di contatto”.

Da bambina, la sua aspirazione era diversa: “Ero molto brava in italiano e il maestro mi incitava a diventare giornalista. Io l’avevo preso in parola”, racconta.
Com’era da piccola? “Piena di vita. All’epoca non avevamo cellulari e altre distrazioni, che in qualche modo bloccano un po’ la fantasia. Io ne avevo tanta: da piccola scrivevo copioni, organizzavo recite a scuola. Leggevo di tutto, attingendo ai libri dalla biblioteca scolastica, che era ben fornita”.
C’è qualcosa che artisticamente le manca? “Forse un po’ un film in costume. Ma non è escluso in futuro. Inizialmente pensavo ai romanzi e alle eroine del passato, come Anna Karenina. Adesso mi oriento verso personaggi più vicini alla mia età, come le Sorelle Materassi di Palazzeschi”.
Infine, un pensiero su Milano: “Vivo la città attraverso i suoi teatri ed è una grande gioia. In quei salotti osservo persone ben vestite e curate, che scelgono, come ad un rito, di vedere gli spettacoli considerandoli come una festa. E non è solo l’attore a recitare, ma anche il pubblico, che in qualche modo fa la sua parte”. Milano, per Debora, è “il palcoscenico dell’eleganza, della cura e della bellezza estetica. La città è molto curata”.
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Teatro
L’Otello cambia volto: la Royal Shakespeare Company trasforma il Moro in una donna lesbica nera e scatena il dibattito
L’attrice britannica interpreta un’Otello donna, nera, lesbica e comandante di un’organizzazione militare. Una rilettura radicale destinata a far discutere gli appassionati del Bardo.
La Royal Shakespeare Company torna a riscrivere uno dei grandi classici del teatro mondiale con una scelta destinata a dividere il pubblico. Nella nuova produzione di Otello, infatti, il celebre condottiero creato da William Shakespeare diventa una donna nera, lesbica e comandante di un’organizzazione militare. A interpretarla è Sharon D. Clarke, una delle attrici britanniche più apprezzate della scena contemporanea.
La nuova versione conserva l’intreccio sentimentale dell’opera, ma lo rilegge attraverso una prospettiva completamente diversa. Al centro della vicenda resta il rapporto con Desdemona, che in questo adattamento assume i contorni di una storia d’amore tra due donne.
Sharon D. Clarke è il nuovo Otello
A vestire i panni del protagonista è Sharon D. Clarke, attrice pluripremiata e volto noto del teatro e della televisione britannica. Nella vita privata è sposata da quasi vent’anni con Susie McKenna e porta sul palco un personaggio profondamente reinventato rispetto alla tradizione.
In questa rilettura, Otello non è più il generale veneziano conosciuto dal pubblico, ma una donna al comando di un’organizzazione militare, impegnata a gestire il potere e i conflitti che caratterizzano la tragedia shakespeariana.
Una storia d’amore riletta in chiave contemporanea
Anche il rapporto con Desdemona viene reinterpretato. La protagonista si innamora infatti di una giovane donna, mantenendo intatti i temi della gelosia, della manipolazione e del tradimento che costituiscono il cuore dell’opera.
L’obiettivo della produzione è offrire una nuova chiave di lettura di un testo classico, adattandolo a una sensibilità contemporanea senza rinunciare ai grandi conflitti emotivi immaginati da Shakespeare.
Una scelta destinata a far discutere
La decisione della Royal Shakespeare Company ha già acceso il dibattito tra gli appassionati di teatro. Da una parte c’è chi considera queste reinterpretazioni un modo per mantenere vivi i classici e renderli accessibili a nuove generazioni di spettatori. Dall’altra, non mancano le critiche di chi ritiene che interventi così radicali finiscano per allontanare l’opera dalla visione originale dell’autore.
Come spesso accade con le riletture dei grandi classici, sarà il pubblico a decidere se questa nuova versione di Otello rappresenti un esperimento riuscito o una trasformazione troppo distante dall’opera di Shakespeare.
Teatro
“Cari genitori non dite ‘amore mio’, piuttosto rendete i vostri figli liberi e autonomi”, parola di Paolo Crepet
Lo psichiatra critica l’educazione moderna: “Basta comfort zone, i bambini devono imparare a badare a sé stessi. I genitori? Istruttori di volo, non guardiani.”
Paolo Crepet, noto psichiatra e autore, non è nuovo a visioni controcorrenti e provocatorie sull’educazione familiare. Nel suo spettacolo Mordere il cielo, Crepet ha lanciato un monito ai genitori moderni, accusati di trasformare le loro case in “alberghi di lusso”. Luoghi dove i figli rimangono intrappolati, senza stimoli e senza autonomia. Crepet sottolinea come un cambiamento culturale abbia rivoluzionato il ruolo genitoriale. “Prima, i nostri genitori ci dicevano: ‘Questa casa non è un albergo’. Ora, invece, i genitori implorano i figli di rimanere: ‘Questa casa è un albergo. Non andate via, rimanete qui con noi.’” Secondo lo psichiatra, le comodità moderne come videogiochi, divani e tecnologia ultra-immersiva stanno creando una generazione cresciuta in comfort zone, priva di ambizione e forza di volontà.
Per Crepet serve un cambio di paradigma
Crepet esorta a un cambio di mentalità. “Quando sentite ‘amore mio’ rivolto ai figli, dovete scappare. Il compito di un genitore non è creare dipendenza emotiva o fisica, ma rendere i bambini capaci di badare a sé stessi, di osare e rischiare per diventare adulti autonomi.” Per sostenere la sua critica, Crepet ha condiviso una memoria personale legata alla figura della nonna Maddalena. “Quando ero bambino, mi diceva: ‘Badati.’ Significa: sono sicura tu sia capace di badare a te stesso.” Questo incoraggiamento alla fiducia e alla responsabilità personale, secondo lo psichiatra, è ciò che manca nell’educazione di oggi. I genitori, invece di trasmettere libertà e indipendenza, “badiamo ai nostri bambini, li mettiamo da piccoli in comfort zone.“
Un invito ai genitori: diventare istruttori di volo
Crepet sfida i genitori a ripensare il proprio ruolo, trasformandosi da “guardiani di comfort zone” a “istruttori di volo”. L’obiettivo è insegnare ai figli a crescere, affrontare difficoltà e sviluppare una sana fiducia nelle proprie capacità. “Far sentire i bambini capaci di fare, di essere, insegna loro la libertà,” afferma Crepet. Quella stessa libertà che permette di sbagliare, cadere e rialzarsi, ma soprattutto di volare. Lo psichiatra critica anche l’eccessivo protezionismo dei genitori. “Perché non credete nei vostri figli?” Domanda provocatoria che riecheggia nel suo discorso. Secondo lo psichiatra, un’educazione basata solo sul conforto e sulla sicurezza impedisce ai giovani di sviluppare il coraggio necessario per affrontare il mondo reale. Per quanto divisivo, il Crepet-pensiero, invita a riflettere sui valori che la società moderna trasmette ai giovani. Stimolare il senso di responsabilità, insegnare il valore della libertà e accompagnare i figli fuori dalla comfort zone sono i principi chiave del suo messaggio. Non si tratta di negare l’affetto, ma di educare al rischio, all’autonomia e alla consapevolezza: un insegnamento che mira a formare adulti più forti e indipendenti.
Teatro
Giulia Salemi ritrova la “sorella di sangue” dopo 25 anni: l’incontro emozionante al Teatro degli Arcimboldi
Durante una serata al Teatro degli Arcimboldi per lo spettacolo Notre Dame de Paris, Giulia Salemi ha incontrato dopo 25 anni la sua “sorella di sangue” Nausikaa. Il momento è stato condiviso sui social con un video pieno di emozione: «Siamo cresciute insieme quando eravamo piccole».
A volte il destino decide di rimettere insieme le persone quando meno te lo aspetti. È quello che è successo a Giulia Salemi, che durante una serata a teatro ha ritrovato una persona molto speciale del suo passato.
La conduttrice e influencer ha raccontato tutto ai suoi follower con un video pubblicato sui social. L’incontro è avvenuto al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dove Salemi si trovava per assistere allo spettacolo Notre Dame de Paris.
Proprio lì, tra il pubblico, la sorpresa: davanti a lei è comparsa Nausikaa, che Giulia ha definito la sua “sorella di sangue”.
L’incontro dopo 25 anni
Nel video condiviso sui social, Giulia Salemi appare visibilmente emozionata mentre presenta la donna ai suoi follower.
«Sono felicissima perché ho ritrovato Nausikaa. Siamo cresciute insieme quando eravamo piccole e per me è una sorella», racconta.
Le due si sarebbero perse di vista per moltissimi anni. Il ritrovarsi improvvisamente dopo 25 anni ha trasformato la serata a teatro in un momento di grande emozione.
Il video condiviso sui social
Il filmato pubblicato da Salemi mostra le due donne sorridenti e sorprese per l’incontro. L’influencer ha voluto condividere con il suo pubblico questo momento personale, raccontando il legame speciale che le univa da bambine.
Il concetto di “sorella di sangue”, spesso usato per indicare amicizie nate durante l’infanzia e diventate simboliche promesse di affetto eterno, rende ancora più significativo il ritrovarsi dopo tanto tempo.
L’invito a conoscere il piccolo Kian
Il video si chiude con una promessa che racconta quanto il rapporto tra le due sia rimasto importante nonostante gli anni passati.
«Ora deve venire a conoscere mio figlio Kian», dice Giulia Salemi.
Un invito che segna il passaggio dal passato al presente: dall’amicizia nata da bambine alla vita adulta della conduttrice, oggi madre e protagonista del mondo televisivo e dei social.
Per i follower della Salemi, la scena ha avuto il sapore di una piccola storia da film: due bambine che si promettono amicizia per sempre e che, molti anni dopo, si ritrovano per caso in un teatro di Milano.
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