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Generazione Z e relazioni: quasi un giovane su tre pensa che la moglie debba obbedire al marito. Il sondaggio globale che riaccende il dibattito sui ruoli di genere

Una ricerca internazionale condotta su 23 mila persone in 29 Paesi rivela un dato sorprendente: tra i giovani uomini della Gen Z emergono idee più tradizionali sul matrimonio rispetto alle generazioni precedenti. Un segnale che riapre la discussione su come stanno cambiando i rapporti tra uomini e donne.

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Generazione Z e relazioni: quasi un giovane su tre pensa che la moglie debba obbedire al marito. Il sondaggio globale che riaccende il dibattito sui ruoli di genere Un dato che sorprende

    Un dato che sorprende

    La Generazione Z è spesso descritta come la più aperta e progressista della storia recente. Eppure i numeri raccontano una realtà più complessa. Secondo una vasta indagine internazionale condotta da Ipsos insieme al Global Institute for Women’s Leadership del King’s College London, quasi un giovane uomo su tre appartenente alla Gen Z ritiene che, nel matrimonio, la moglie dovrebbe obbedire al marito.

    Il sondaggio, realizzato su oltre 23 mila persone con più di 16 anni in 29 Paesi, evidenzia come il 31% dei ragazzi nati tra il 1997 e il 2012 condivida questa idea. Non solo: il 33% pensa anche che, nelle decisioni familiari più importanti, l’ultima parola dovrebbe spettare comunque all’uomo.

    Numeri che fanno discutere, soprattutto perché arrivano da una generazione cresciuta in un’epoca di maggiore attenzione ai temi dell’uguaglianza e dei diritti.

    Il confronto con le generazioni precedenti

    Il dato diventa ancora più sorprendente se confrontato con quello delle generazioni più anziane. Tra gli uomini appartenenti alla generazione dei baby boomer, nati tra il 1946 e il 1964, solo il 13% è d’accordo con l’idea che una moglie debba sempre obbedire al marito.

    In altre parole, secondo la ricerca, i giovani uomini risultano più propensi a sostenere ruoli familiari tradizionali rispetto ai loro nonni. Anche sul tema delle decisioni familiari emerge un divario simile: tra i baby boomer solo il 17% ritiene che l’uomo debba avere l’ultima parola nelle scelte importanti della vita domestica.

    La distanza si vede anche tra uomini e donne della stessa generazione. Tra le ragazze della Gen Z solo il 18% condivide l’idea dell’obbedienza della moglie, mentre tra le donne baby boomer la percentuale scende al 6%.

    Un quadro pieno di contraddizioni

    Lo studio mette in luce anche altre opinioni diffuse tra i giovani uomini. Ad esempio, circa il 24% ritiene che una donna non dovrebbe apparire troppo indipendente o autosufficiente, mentre il 21% pensa che un uomo che si occupa dei figli possa sembrare meno “mascolino”.

    Allo stesso tempo emergono posizioni apparentemente contraddittorie: il 41% dei ragazzi della Gen Z afferma infatti di trovare più attraenti le donne con una carriera di successo.

    Queste differenze suggeriscono che l’idea di mascolinità e di relazione di coppia tra i più giovani non sia affatto univoca, ma attraversata da tensioni tra modelli tradizionali e nuovi equilibri.

    Le possibili spiegazioni

    Gli studiosi indicano diversi fattori per spiegare questo fenomeno. Tra le ipotesi più citate ci sono l’insicurezza economica delle nuove generazioni, il cambiamento degli equilibri sociali e l’influenza dei social media e di alcune comunità online che promuovono modelli di mascolinità molto tradizionali.

    Secondo i ricercatori, spesso esiste anche uno scarto tra ciò che i giovani pensano davvero e ciò che percepiscono come aspettativa sociale: molti ritengono che la società chieda agli uomini di mantenere ruoli più rigidi rispetto a quanto desidererebbero personalmente.

    Un dibattito ancora aperto

    La ricerca non significa necessariamente che la Gen Z sia più conservatrice nel complesso, ma indica una frattura crescente nelle opinioni su relazioni, famiglia e ruoli di genere.

    In un’epoca in cui i modelli di coppia stanno cambiando rapidamente, i dati mostrano quanto il tema dell’uguaglianza tra uomini e donne resti centrale — e quanto, soprattutto tra i più giovani, il confronto sia tutt’altro che concluso.

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      Cucina

      Kimchi, l’anima della cucina coreana: perché piace così tanto e fa anche bene

      Dalla necessità di conservare le verdure all’inverno alla scoperta dei benefici dei cibi fermentati: la storia del kimchi racconta molto più di una semplice ricetta.

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      Kimchi

        Per i coreani il kimchi non è un piatto qualunque, ma un elemento quotidiano e irrinunciabile, presente a colazione, pranzo e cena. Ogni pasto tradizionale coreano lo prevede, in decine di varianti diverse. Il suo sapore deciso, che combina piccantezza, acidità e umami, può sorprendere chi lo assaggia per la prima volta, ma proprio questa complessità spiega perché sia così amato e profondamente legato all’identità nazionale.

        Le origini di un piatto millenario

        La storia del kimchi affonda le radici in tempi antichissimi. Già oltre duemila anni fa, nella penisola coreana, si conservavano le verdure con il sale per affrontare i lunghi inverni. Le prime versioni erano semplici e prive di spezie: il peperoncino, oggi ingrediente iconico, arrivò solo nel XVII secolo, dopo essere stato introdotto in Asia dalle rotte commerciali. Da allora il kimchi ha iniziato a evolversi, diventando il piatto che conosciamo oggi, preparato soprattutto con cavolo napa, ravanelli, aglio, zenzero e pasta di peperoncino fermentata.

        Il kimjang, una tradizione collettiva

        Il legame tra kimchi e cultura coreana è così profondo che esiste una pratica riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale: il kimjang. Si tratta del rito autunnale durante il quale famiglie e comunità si riuniscono per preparare grandi quantità di kimchi da consumare nei mesi freddi. Non è solo un momento culinario, ma un’occasione di condivisione e trasmissione di saperi tra generazioni.

        Perché ai coreani piace così tanto

        Il successo del kimchi è legato a più fattori. Da un lato, il gusto intenso si sposa perfettamente con riso, zuppe e piatti a base di carne o pesce. Dall’altro, il sapore fermentato soddisfa il palato abituato a cibi complessi e bilanciati. In Corea, inoltre, il kimchi è sinonimo di casa e comfort: ogni famiglia custodisce una ricetta personale, considerata parte della propria identità.

        I benefici per la salute

        Oltre al valore culturale, il kimchi è apprezzato anche per le sue proprietà nutrizionali. Essendo un alimento fermentato, è ricco di probiotici naturali che favoriscono la salute dell’intestino e contribuiscono all’equilibrio della flora batterica. È inoltre povero di calorie, ma ricco di fibre, vitamine A, B e C, e sali minerali. Alcuni studi suggeriscono che il consumo regolare di kimchi possa sostenere il sistema immunitario e contribuire al controllo del colesterolo, se inserito in una dieta equilibrata.

        Un simbolo che ha conquistato il mondo

        Negli ultimi anni il kimchi ha superato i confini della Corea, diventando protagonista della cucina internazionale. Chef e nutrizionisti lo apprezzano per la sua versatilità e per il valore dei cibi fermentati, sempre più presenti nelle diete moderne.

        In Corea, però, resta soprattutto un simbolo di appartenenza: un piatto che racconta storia, clima, tradizioni e il rapporto profondo tra cibo e comunità. Un motivo in più per capire perché, per i coreani, il kimchi non sia solo buono, ma indispensabile.

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          Animali

          Il tuo gatto non torna a casa? Ecco i consigli su come gestirlo.

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            Ti senti preoccupato per la vita del tuo amico pelosetto? Se il tuo gatto trascorre molto tempo all’aperto e sembra non voler mai rientrare, vediamo insieme le possibili cause di questo comportamento e alcuni consigli pratici su come gestirlo.

            Perché il gatto preferisce stare fuori?

            Alcuni gatti apprezzano il comfort della casa, mentre altri preferiscono esplorare gli spazi esterni e cercano di sgattaiolare fuori ogni volta che ne hanno l’occasione. Che tu abbia già permesso al tuo gatto di uscire o stia pensando di farlo, ecco alcuni suggerimenti per farlo rientrare di notte e tenerlo al sicuro.

            I benefici e i rischi dell’ambiente esterno

            Un ambiente esterno può arricchire notevolmente la vita del tuo gatto, offrendogli stimoli e opportunità di esplorazione che non potrebbe trovare all’interno della casa. I gatti che sono abituati a uscire possono godere di una vasta gamma di esperienze sensoriali, come l’osservazione della fauna selvatica, l’annusare piante e fiori, e la caccia a insetti. Questo contatto con la natura può contribuire al benessere fisico e mentale del gatto, riducendo lo stress e prevenendo la noia.

            Tuttavia, il tempo trascorso all’aria aperta comporta anche diversi rischi, specialmente durante le ore notturne. Di notte, i gatti possono essere esposti a pericoli come il traffico stradale, predatori naturali (come cani selvatici o altri animali più grandi), e il rischio di perdersi o essere rubati. Inoltre, le condizioni meteorologiche avverse e la possibilità di contrarre malattie da altri animali sono preoccupazioni valide.

            Per garantire che il tuo gatto possa godere dei benefici dell’ambiente esterno in sicurezza, è importante adottare alcune precauzioni. Assicurati che il tuo gatto sia microchippato e indossi un collare con una targhetta identificativa. Considera la possibilità di creare uno spazio esterno sicuro, come un giardino recintato o una catio (un patio per gatti), dove il tuo animale possa esplorare senza correre rischi. Infine, supervisiona le sue uscite, specialmente durante le prime volte, per assicurarti che non si allontani troppo e possa rientrare facilmente a casa.

            Perché il gatto non vuole tornare a casa?

            Capire perché il tuo gatto preferisce stare fuori è il primo passo per risolvere il problema. Ecco alcune possibili ragioni:

            • Territorialità: I gatti sono territoriali e quelli che vivono all’aperto tendono a rivendicare una zona intorno alla casa. Se non ci sono molti altri gatti nelle vicinanze, il tuo potrebbe espandere il suo territorio, sparendo per periodi più lunghi.
            • Curiosità: Alcuni gatti sono curiosi per natura e amano esplorare. Potrebbero seguire una farfalla, fare amicizia con i vicini o semplicemente vedere dove li porta la giornata, allontanandosi più del previsto.
            • Istinto di Caccia: I gatti sono cacciatori per natura. Anche se hanno cibo in abbondanza a casa, l’istinto di caccia li spinge a cercare prede all’aperto.
            • Stress: I gatti sono molto sensibili ai cambiamenti nell’ambiente domestico. Ristrutturazioni, rumori forti o l’arrivo di un nuovo animale possono stressarli, spingendoli a cercare tranquillità fuori casa.

            I gatti tornano quando scappano?

            La maggior parte dei gatti trova la strada di casa. Sebbene ci siano casi di gatti che si perdono, molti ritornano sani e salvi dopo un periodo di assenza, che può variare da cinque a sette giorni. Utilizzare un collare con localizzatore GPS può aiutarti a capire dove va il tuo gatto quando è fuori.

            Come ritrovano la strada di casa?

            I gatti imparano a conoscere l’ambiente circostante col tempo, proprio come fanno gli esseri umani. Tendono a seguire percorsi coerenti e a fare piccole esplorazioni, il che li aiuta a ritrovare la strada di casa. L’istinto di ritorno, collegato al campo geomagnetico terrestre, sembra giocare un ruolo importante in questo comportamento.

            Come trovare un gatto smarrito

            Se il tuo gatto non torna, ecco alcuni suggerimenti per ritrovarlo:

            • Distribuisci volantini nel quartiere con una foto recente e una ricompensa.
            • Pubblica annunci nei gruppi locali sui social media.
            • Cammina nel quartiere chiamando il suo nome o agitando una scatola di crocchette.
            • Lascia fuori il suo letto o una coperta.
            • Chiedi ai vicini di controllare garage e capannoni.
            • Contatta veterinari locali, centri di soccorso e controllo animali.
            • Cerca il tuo gatto all’alba e al tramonto, quando potrebbe sentirsi più sicuro.

            Come evitare che il gatto scappi

            Per prevenire le fughe, stabilisci una routine che il tuo gatto possa seguire. Ecco alcuni consigli:

            • Crea un angolo pranzo accogliente: Trova un posto tranquillo e comodo per dargli da mangiare, in modo che possa godersi il pasto senza distrazioni.
            • Lascia sempre fuori l’acqua: L’idratazione è fondamentale per il benessere del gatto.
            • Aumenta gradualmente il tempo all’aperto: Inizia con brevi sessioni di 10-15 minuti per abituarlo all’esterno senza stressarlo.
            • Scegli un’area sicura: Assicurati che lo spazio esterno sia recintato e sicuro. Installa una gattaiola per permettergli di rientrare facilmente.
            • Usa il rinforzo positivo: Premia il gatto quando torna a casa con un premio o un giocattolo. Vedi come fare un gustoso premietto a casa.

            Il richiamo

            Insegna al tuo gatto a rispondere a un segnale di richiamo specifico. Usa una parola o una frase che utilizzerai solo per questo scopo e premialo ogni volta che risponde correttamente.

            Seguendo questi suggerimenti, potrai aiutare il tuo gatto a sentirsi sicuro e a tornare a casa più spesso.

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              Lifestyle

              Ansia sociale, strategie concrete per ritrovare sicurezza nelle relazioni

              Dalla consapevolezza ai piccoli passi quotidiani, la strada per superare l’ansia sociale passa attraverso strumenti concreti e accessibili a tutti

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              Ansia sociale, strategie concrete per ritrovare sicurezza nelle relazioni

                Arrossire mentre si parla, evitare situazioni pubbliche o sentirsi osservati anche senza motivo: l’ansia sociale è una condizione più diffusa di quanto si pensi. Secondo numerosi studi in ambito psicologico, si tratta di una forma specifica di ansia legata alla paura del giudizio altrui, che può influenzare la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni personali.

                A differenza della semplice timidezza, l’ansia sociale può diventare limitante quando porta a evitare sistematicamente incontri, eventi o conversazioni. Tuttavia, gli specialisti sottolineano che esistono strategie efficaci per ridurne l’impatto, migliorando progressivamente la qualità della vita.

                Uno dei primi strumenti suggeriti è la gestione del respiro. Tecniche di respirazione lenta e profonda aiutano a calmare il sistema nervoso, riducendo i sintomi fisici come battito accelerato e tensione muscolare. Bastano pochi minuti di pratica per ottenere un effetto stabilizzante, soprattutto prima di affrontare situazioni percepite come stressanti.

                Un altro approccio validato è l’esposizione graduale. Invece di evitare ciò che provoca disagio, si tratta di affrontarlo passo dopo passo: iniziare con contesti meno impegnativi e aumentare progressivamente il livello di difficoltà. Questo metodo consente al cervello di “abituarsi” alla situazione, ridimensionando la percezione del pericolo.

                Fondamentale è anche il lavoro sui pensieri automatici. Chi soffre di ansia sociale tende spesso a immaginare scenari negativi o a sovrastimare il giudizio degli altri. Tecniche di ristrutturazione cognitiva, utilizzate nella terapia cognitivo-comportamentale, aiutano a riconoscere e correggere queste distorsioni.

                Negli ultimi anni, si è parlato molto anche del ruolo dello stile di vita. Attività fisica regolare, sonno adeguato e una riduzione del consumo di caffeina possono contribuire a mantenere sotto controllo i livelli generali di ansia. Allo stesso tempo, pratiche come la mindfulness favoriscono una maggiore consapevolezza del momento presente, limitando il rimuginio.

                Quando il disagio diventa persistente, gli esperti consigliano di rivolgersi a un professionista. Psicoterapia e, in alcuni casi, supporto farmacologico possono offrire risultati significativi, soprattutto se intrapresi precocemente.

                Affrontare l’ansia sociale non significa eliminare completamente la paura, ma imparare a gestirla. Un percorso che richiede tempo e costanza, ma che può portare a riscoprire il piacere delle relazioni.

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