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Teatro

Teo Mammucari sospende il tour: al centro della polemica l’ex compagna Thais e dettagli troppo privati

Mentre il pubblico attendeva il suo ritorno sul palco con “Appuntamento al buio”, il tour teatrale di Teo Mammucari è stato sospeso. Secondo il settimanale Gente, dietro la scelta ci sarebbe il malcontento della sua ex compagna Thais, offesa dai dettagli personali condivisi durante lo spettacolo. Una controversia che potrebbe averlo portato a giustificare lo stop con la polemica seguita alla sua apparizione a Belve.

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    Dopo due settimane dall’annuncio del suo ritiro dalle scene, Teo Mammucari torna al centro dell’attenzione mediatica. Ma questa volta, il conduttore e comico è protagonista di un nuovo capitolo della sua turbolenta vita pubblica, che coinvolge direttamente la sua ex compagna, Thais. Stando a quanto riportato dal settimanale Gente, dietro la decisione di sospendere il tour teatrale “Appuntamento al buio” ci sarebbero motivazioni ben diverse rispetto alla sua tanto discussa partecipazione al programma Belve.

    La vicenda inizia lo scorso novembre, quando Mammucari abbandona improvvisamente la registrazione dell’intervista con Francesca Fagnani, scatenando una bufera mediatica per il suo atteggiamento. Poco dopo, il comico annuncia il ritiro temporaneo dalla scena, dichiarando di voler prendersi una pausa. Tuttavia, le pagine di Gente svelano ora un retroscena che getta una nuova luce sull’intera faccenda: sembra che il vero motivo del suo ritiro sia legato a tensioni con la sua ex compagna Thais.

    Secondo il settimanale, lo spettacolo teatrale “Appuntamento al buio”, che Mammucari avrebbe dovuto portare in giro per l’Italia fino alla fine di marzo, conteneva riferimenti diretti alla sua vita sentimentale. In particolare, il comico avrebbe descritto con dovizia di particolari il rapporto con Thais, condividendo sul palco dettagli privati e intimi. Una scelta artistica che, a quanto pare, non è stata accolta di buon grado dalla diretta interessata.

    «Thais non ha gradito il modo in cui Teo parlava del loro passato di coppia durante lo spettacolo», raccontano fonti vicine all’ex compagna. «Descrivere dinamiche personali in pubblico può risultare offensivo, e sfido qualunque donna a non sentirsi toccata da una situazione del genere».

    L’articolo ipotizza che la decisione di interrompere il tour potrebbe essere stata influenzata da una richiesta esplicita della donna, che avrebbe chiesto a Mammucari di mettere fine alla narrazione pubblica della loro relazione. Una mossa che il conduttore avrebbe poi mascherato dietro la scusa della controversia seguita alla sua ospitata a Belve.

    La sospensione del tour, spiega Gente, si intreccia quindi tra due filoni narrativi: da un lato, l’immagine di Mammucari in crisi per la figuraccia televisiva; dall’altro, una possibile pressione esterna dovuta a tensioni personali.

    «Per il suo personaggio», commenta la rivista, «è sicuramente meno problematico apparire come un artista che si ritira per rimettersi in carreggiata, piuttosto che come un uomo costretto al silenzio dalla sua ex».

    Le ipotesi, ovviamente, restano tali. Mammucari non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla sospensione del tour né ha risposto alle speculazioni. Nel frattempo, i fan dello spettacolo teatrale si chiedono se il comico tornerà mai a calcare le scene con “Appuntamento al buio” o se il sipario sia definitivamente calato su questa produzione.

    Tra polemiche televisive e tensioni personali, la vicenda lascia un gusto amaro e alimenta ulteriormente l’aura di mistero che circonda l’allontanamento temporaneo di Mammucari dalle luci della ribalta. Ma una cosa è certa: il confine tra vita privata e pubblica, soprattutto quando si tratta di personaggi di spicco, resta sempre più sottile e difficile da gestire.

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      Teatro

      Il Natale segreto con Zeffirelli: Gaia Zucchi racconta per la prima volta il dolore, il silenzio e le frittelle del Maestro

      Dopo il grande successo dell’evento Le Vicine di Zeffirelli al Teatro Manzoni di Roma, Gaia Zucchi condivide per la prima volta un racconto privato e delicatissimo: un Natale vissuto accanto a Franco Zeffirelli, segnato dal dolore per l’alluvione del 1966, dal silenzio creativo, da piccoli gesti di cura e da una ricetta segreta. Un frammento umano che restituisce il Maestro lontano dal mito, vicino alla fragilità.

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        Attrice, autrice e voce sensibile della memoria artistica italiana, Gaia Zucchi torna a emozionare il pubblico con un racconto inedito e profondissimo. In occasione dell’evento speciale “Le Vicine di Zeffirelli”, al Teatro Manzoni di Roma, Gaia condivide per la prima volta un ricordo privato legato al Maestro. Un frammento di vita rimasto a lungo taciuto, che oggi diventa testimonianza preziosa del loro legame umano e artistico.

        Gaia, per la prima volta accetti di raccontare un Natale speciale, passato accanto a Franco Zeffirelli nella sua villa. Com’è nato questo ricordo?

        Non l’avevo mai raccontato prima, forse perché è rimasto come una piccola ferita dell’anima. Un ricordo che custodivo da anni, e che ho scelto di lasciare fuori dal libro proprio per la sua delicatezza. Ma oggi sento che è giusto che il pubblico sappia anche questo lato così umano del Maestro. Era un Natale che nessuno immaginerebbe per lui. Un Natale senza scintille, senza quell’aura di festa che tante persone vivono con gioia. Accadde in un momento particolare della sua vita, quando la ricorrenza di dicembre, anziché portargli calore, riportava a galla una grande ferita: quella dell’alluvione del 4 novembre 1966. Quel giorno Firenze affondò, e con lei una parte del suo cuore.

        È vero che l’alluvione segnò profondamente il Maestro?

        Profondamente è dire poco. La gente ricorda l’Arno che travolge Firenze, i libri infangati, le botteghe sommerse. Ma pochi sanno che quell’alluvione devastò un intero territorio: Pisa con il crollo del ponte Solferino, il lungarno Pacinotti che franò nell’Arno, la Maremma sommersa dall’Ombrone, interi paesi isolati e distrutti. Franco era toscano nell’anima. La sua è sempre stata una dichiarazione d’amore per la sua terra. Vedeva quella tragedia come un lutto personale. Il suo immediato istinto fu quello di fare, non di piangere. Così nacque il documentario “Per Firenze”, narrato dalla voce gigantesca di Richard Burton. Un atto d’amore e di denuncia, un’opera che portò nel mondo le immagini del disastro e aiutò a raccogliere fondi preziosi. Ma ogni dicembre, quella ferita si riapriva. E quel Natale ne è stato il simbolo.

        Come trascorreste quel Natale?

        Lui lavorava. Non voleva altro. Diceva che solo la creazione lo salvava dai pensieri. La villa era immersa in un silenzio irreale, niente decorazioni, niente luci. Solo il rumore delle sue matite, dei fogli che voltava, dei ricordi che bussavano. Il pranzo fu frugale, quasi simbolico. L’atmosfera rarefatta, sospesa. A un certo punto, vedendolo provato, quasi vulnerabile, si è appoggiato a una chaise longue e si è addormentato. Io gli ho steso addosso una copertina di vigogna rossa che teneva lì vicino…e sono uscita in silenzio, lasciandolo riposare. Era un gesto semplice, ma oggi mi rendo conto che è stato uno dei momenti più intimi e veri che io abbia mai vissuto con lui.

        Eppure c’è anche un ricordo dolce e divertente che riguarda delle frittelle!

        Sì, perché lui aveva questa parte sorprendente: un uomo capace di sofferenze profonde e allo stesso tempo di una leggerezza disarmante. Passava ore in cucina a friggere frittelle di pastella. Le sue frittelle. Ancora oggi non ne ho mai mangiate di così buone. E aveva anche la sua ricetta segreta, che ora svelo:

        Ricetta delle Frittelle di Franco Zeffirelli

        Ingredienti:

        150 g farina 00

        1 uovo

        180 ml latte

        scorza di mezzo limone non trattato

        1 cucchiaino di zucchero

        1 pizzico di sale

        olio per friggere

        Ingrediente segreto:

        Un cucchiaino di vinsanto toscano, “per dare un profumo di casa”, diceva lui.

        Parliamo dell’evento del 18 dicembre: hai radunato un cast di donne straordinario.

        Sì, perché le donne che ho scelto non sono solo artiste: sono amiche, colleghe, compagne d’anima. Ognuna porta un tassello speciale, un frammento di vita, una sfumatura che arricchisce il racconto. Le ringrazio con tutto il cuore. E invito il pubblico a essere presente, perché sarà un viaggio emotivo, affettuoso, sorprendente.

        Il tuo libro ha superato le 10mila copie. È questo il traguardo più grande?

        Le vendite sono state una sorpresa meravigliosa, certo. Ma la soddisfazione più grande mi è arrivata in un modo completamente diverso. Mentre ero in promozione, ho incontrato un gruppo di maestre lombarde che non conoscevano Zeffirelli né Gesù di Nazareth. Mi è sembrato impossibile! Ma invece di fermarsi a un “non so”, hanno deciso di agire. Hanno organizzato, insieme alla loro diocesi, la visione integrale dello sceneggiato per tutte le classi elementari e medie. I ragazzi ne sono rimasti colpiti: mi hanno mandato disegni, riflessioni, ricerche fatte prima e dopo la visione. È stato commovente. Una delle Maestre mi ha consegnato una scatola enorme di cioccolatini come ringraziamento. Una tenerezza infinita. Ecco, direi che questo è il mio vero premio. E anche se ora mi tocca sfidarmi un po’, diciamo che questo Natale inizierò una dieta rigorosa per proteggere la linea e volermi ancora più bene, questi cioccolatini li conserverò con affetto e come simbolo di un incontro bellissimo.

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          Teatro

          “La vicina di Zeffirelli” di Gaia Zucchi approda a teatro: una serata di parole, memoria e forza femminile al Manzoni di Roma

          Il 18 dicembre alle 21 il Teatro Manzoni ospita un evento speciale con Gaia Zucchi: un racconto intimo e potente che intreccia arte, relazioni e consapevolezza.

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          La vicina di Zeffirelli

            In un tempo in cui il racconto pubblico è spesso dominato da parole come “crisi” e “mancanza di opportunità”, c’è chi sceglie di rispondere creando spazi di condivisione, bellezza e riflessione. È da questa esigenza che nasce l’evento in programma mercoledì 18 dicembre alle ore 21 al Teatro Manzoni di Roma (via Monte Zebio 14/C): una serata che porta sul palcoscenico La vicina di Zeffirelli, progetto ispirato all’omonimo libro di Gaia Zucchi.

            Per la prima volta, questo racconto approda a teatro trasformandosi in un’esperienza dal vivo che promette di essere “uno spettacolo nello spettacolo”. Al centro, non solo la figura monumentale di Franco Zeffirelli, ma soprattutto lo sguardo di chi lo ha conosciuto da vicino, condividendone momenti, pensieri e silenzi. Un punto di vista privilegiato che evita l’agiografia e restituisce l’umanità di un maestro, colta attraverso il filtro di un’amicizia autentica.

            La vicina di Zeffirelli non è un semplice memoir. È piuttosto un viaggio nella vita quotidiana di una donna che, pur immersa in ritmi frenetici e in un mondo che lascia poco spazio alla riflessione, è riuscita a conservare uno sguardo attento sulle persone e sulle relazioni. Gaia Zucchi osserva, ascolta, mette in discussione. Trasforma emozioni fugaci in pensieri strutturati, dando forma a una sorta di breviario contemporaneo: una guida sensibile che invita a rallentare e a riconsiderare il valore dei legami umani.

            La presenza di Zeffirelli attraversa l’intero racconto come un filo invisibile ma costante. Non è mai invadente, eppure orienta il percorso narrativo, fino a culminare in pagine dense come il capitolo “Io, Franco e Dio”, dove emergono i tratti di una relazione fondata su rigore morale, spiritualità e rifiuto di ogni adulazione sterile. Un insegnamento che diventa anche argine contro il rischio della disillusione e della depressione, tema quanto mai attuale.

            L’evento del Manzoni nasce anche dal desiderio di dare voce a un’energia femminile che, quando si esprime liberamente e in modo collettivo, sa generare cambiamenti reali. Dietro la serata c’è un lavoro corale, lungo e appassionato, fatto di professionalità, dedizione e spirito di squadra. Un esempio concreto di come l’unione possa trasformare un’idea in un appuntamento culturale capace di parlare a tutti.

            Il Teatro Manzoni, luogo storico della scena romana, diventa così il contesto ideale per accogliere un racconto che unisce memoria, introspezione e futuro. Una serata pensata per chi ama il teatro, la cultura, ma anche per chi sente il bisogno di ritrovare senso e profondità nelle storie vere.

            Il 18 dicembre non è solo una data sul calendario: è un invito a fermarsi, ascoltare e condividere. Il teatro è uno spazio vivo, fatto per incontrarsi. E questa occasione merita di essere vissuta dal vivo.
            Venite a teatro: le storie, quando respirano insieme al pubblico, sanno lasciare tracce che durano nel tempo.

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              Teatro

              Fuoco, scandalo e applausi: la Scala apre con “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Šostakovič

              Un’opera bandita per decenni, un cast internazionale, una serata da record: la scelta di “Lady Macbeth” rilancia la Scala come palcoscenico di conflitti e bellezza — ma non mancano le ombre.

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              la Scala apre con “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Šostakovič

                Come da tradizione, già dalle prime ore del pomeriggio del 7 dicembre decine di manifestanti si sono radunati all’esterno del teatro, dietro le transenne che delimitano gli accessi. Proteste pacifiche — per la pace, contro la guerra — che da qualche anno accompagnano l’inaugurazione della stagione, subito prima che cali il sipario.

                Alle 18 in punto è cominciato lo spettacolo: l’opera scelta per inaugurare la stagione 2025-2026 è “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič. Un titolo forte, carico di storia e di controversie, capolavoro del Novecento che torna in scena a Milano con una produzione nuova, diretta dal maestro Riccardo Chailly e messa in scena da Vasily Barkhatov.

                In sala, tra platea e palchi, si sono stretti politici, imprenditori, star dello spettacolo, giornalisti e rappresentanti dell’alta finanza: un parterre di élite che ha contribuito a trasformare la Prima della Scala in un evento mediatico con eco internazionale.

                Un’opera dal passato tormentato

                “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” debutta nel 1934 a Leningrado: un’opera intensa, coraggiosa, violenta e diretta, ispirata al racconto di Nikolaj Leskov. Nel 1936 una recensione demolitiva sulla rivista ufficiale del regime sovietico — intitolata “Caos invece di musica” — la condanna, e l’opera viene bandita. Per decenni il suo messaggio forte e scomodo resta censurato.

                Tornata in repertorio molti anni dopo, la Scala ha scelto di proporre ora la versione originale del 1934: un deciso ritorno alle origini, per rispettare la forza drammatica e la visione originaria di Šostakovič.

                Emozioni, applausi… e dibattito

                All’uscita del sipario, il pubblico si è alzato in piedi: una ovazione di circa 11 minuti, rara e fragorosa. Niente fischi, né mugugni: solo applausi lunghi, intensi, convinti.

                Il soprano protagonista, Sara Jakubiak, nel ruolo di Katerina, ha scherzato: “Domani vado alle terme”, commentando con ironia e sollievo l’impegno titanico richiesto dal personaggio. Una battuta che sdrammatizza ma sottolinea la potenza vocale e drammatica offerta in scena.

                Molti i commenti positivi alla regia, all’orchestra, al coro. Per l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, l’opera è “potente, drammatica, attuale”: un ritorno di un’opera controversa che apre la stagione con coraggio.

                Ma non mancano le voci critiche. Alcuni — come il presidente di una commissione parlamentare — si dicono “perplessi”: ritengono l’allestimento “anti-stalinista” in conflitto con valori come la tutela delle donne, in relazione alla storia della protagonista. Un dibattito che ovviamente prosegue fuori dal teatro, come ogni Prima che decide di osare.

                Record e numeri da gala

                La scelta della Scala ha già pagato: secondo fonti ufficiali, l’incasso per la serata inaugurale ha superato i 2,8 milioni di euro — il più alto nella storia recente delle Prime scaligere. Un segnale forte: non solo un evento di élite, ma un vero fenomeno culturale e mediatico.

                E la trasmissione in diretta su Rai1, Radio3 e RaiPlay garantirà che milioni di spettatori possano assistere a questo momento, amplificando il dibattito sull’opera, sull’arte, sulla storia.

                Un’apertura che fa discutere — e riflettere

                Questa Prima della Scala non sarà ricordata solo come un evento mondano. La scelta di un titolo dal passato travagliato e politicamente carico è una dichiarazione: il teatro non deve essere solo consolazione, ma anche provocazione, memoria, stimolo al dialogo.

                Quando le luci si spengono e il sipario cala, resta la domanda: perché rappresentare ancora oggi un’opera censurata per decenni? Forse perché l’arte, quella vera, ha il potere di tornare a disturbare, a interrogare, a far pensare. E quando lo fa, non è un gesto nostalgico: è un atto di coraggio.

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