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Televisione

Barbara d’Urso star di Ballando con le stelle 2025: in pista con Pasquale La Rocca. Ecco tutte le coppie del nuovo cast

Pasquale La Rocca guiderà la d’Urso, Convertini con Veera Kinnunen, Rosa Chemical con Erica Martinelli. Tra i protagonisti anche Marcella Bella, Fabio Fognini, Francesca Fialdini e Nancy Brilli. Paolo Belli, per la prima volta, in gara con Anastasia Kuzmina.

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    Barbara d’Urso è la punta di diamante del nuovo cast di Ballando con le stelle. L’ex regina di Pomeriggio Cinque scenderà finalmente in pista e lo farà accanto a Pasquale La Rocca, ballerino e coreografo che in tre anni ha già conquistato due edizioni del programma. Una coppia che promette scintille e che segna il vero colpo di Milly Carlucci per l’edizione 2025.

    Ma le novità non finiscono qui. Dopo anni da conduttore e spalla di Milly, Paolo Belli cambia ruolo e diventa concorrente. Una trasformazione che farà discutere: in pista sarà affiancato da Anastasia Kuzmina. Al suo posto, nel ruolo di co-conduttore, arriva Massimiliano Rosolino, ex campione di nuoto e volto familiare della tv. Un cambio di consegne che di fatto segna l’inizio di una nuova era per lo show.

    Il parterre delle coppie è come sempre ricco di sorprese. La Signora Coriandoli ballerà con Simone Di Pasquale, che torna a vestire i panni del professionista dopo aver ricoperto il ruolo di “tribuno del popolo”. Rosa Chemical farà coppia con Erica Martinelli, mentre Andrea Delogu sarà affiancata dal giovane Nikita Perotti, già visto lo scorso anno accanto ad Anna Lou Castoldi.

    Non mancano i volti dello sport. Filippo Magnini, ex campione del nuoto, sarà in pista con Alessandra Tripoli. Fabio Fognini, invece, si cimenterà nel ballo accanto a Giada Lini, con la curiosità di vedere il carattere da tennista applicato a salsa e tango.

    Dal mondo della musica arriva Marcella Bella, affidata alla new entry Chiquito, mentre Francesca Fialdini farà coppia con Carlo Aloia. L’attore e conduttore Beppe Convertini sarà invece guidato da Veera Kinnunen, mentre Nancy Brilli, icona del cinema italiano, scenderà in pista con Giovanni Pernice. Martina Colombari sarà affiancata da Luca Favilla, in una coppia che molti prevedono tra le favorite.

    Con queste premesse, l’edizione 2025 di Ballando con le stelle si annuncia tra le più variegate e scoppiettanti di sempre. Milly Carlucci, ancora una volta, ha costruito un cast capace di intrecciare tv, musica, cinema e sport, mantenendo intatta la formula che da anni fa del programma uno dei più seguiti del sabato sera.

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      Televisione

      Max Giusti, dopo il flop di Caduta Libera è già pronta The Wall: Mediaset cerca la collocazione giusta per evitare un altro scivolone

      Il game show affidato a Giusti è rimasto sotto di quasi dieci punti rispetto a L’Eredità e il futuro nel preserale è diventato incerto. Intanto le puntate di The Wall sono state completate, ma manca ancora la decisione su quando mandarle in onda: per Mediaset è la vera prova del nove

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        Il primo passo non è andato come sperato. Il debutto di Max Giusti su Canale 5 con Caduta Libera si è rivelato poco fortunato: gli ascolti sono rimasti molto al di sotto delle attese e soprattutto lontani dal competitor diretto, L’Eredità, che continua a viaggiare con un vantaggio di circa dieci punti. Un divario pesante per una fascia strategica come il preserale, dove ogni decimale pesa in termini di raccolta pubblicitaria e di traino per il prime time.

        Nonostante la partenza complicata, il percorso del conduttore a Mediaset non si ferma. L’azienda ha ancora fiducia in Giusti e ha in cantiere diversi progetti che dovrebbero ridisegnarne la presenza in palinsesto. Tra questi spicca The Wall, format internazionale su cui Cologno Monzese punta da tempo per rafforzare l’offerta di intrattenimento.

        Le puntate sono già pronte
        Come anticipato da Davide Maggio, le registrazioni di The Wall sono iniziate da settimane. Possiamo aggiungere che sono addirittura terminate: il programma è confezionato e pronto per andare in onda. Quello che manca, però, è la famosa “fumata bianca” sulla collocazione. Dove piazzarlo? In quale fascia? E soprattutto contro chi?

        La scelta non è banale. Dopo la frenata di Caduta Libera, Mediaset non vuole permettersi un secondo errore consecutivo con lo stesso volto. Il rischio di bruciare un titolo importante e un conduttore su cui si è investito sarebbe troppo alto.

        La prova del nove per Giusti
        Per Max Giusti The Wall rappresenta la vera partita decisiva. Il pubblico televisivo lo conosce e lo apprezza, ma il passaggio da un contesto all’altro non è mai automatico. Serve il format giusto, il ritmo corretto e soprattutto una programmazione capace di proteggerlo nella fase di lancio.

        Nei corridoi dell’azienda si ragiona su diverse ipotesi: un ritorno al preserale in un periodo meno competitivo, un esperimento in access prime time o addirittura una collocazione settimanale. Tutte opzioni aperte, segno che la decisione è ancora tutta da costruire.

        Mediaset non vuole sbagliare ancora
        Il caso di Caduta Libera ha insegnato che il nome da solo non basta. Il pubblico è abitudinario e cambiare canale in quella fascia è un’impresa. Per questo i vertici stanno procedendo con cautela, studiando dati e scenari prima di premere il tasto “on air”.

        Giusti, dal canto suo, continua a lavorare senza polemiche, consapevole che la televisione vive di alti e bassi. Ma la prossima mossa sarà decisiva: o la rinascita con The Wall, o la necessità di ripensare completamente la strategia.

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          Balivo, Gentile e Venier conquistano Sanremo: i daytime si dividono tra Riviera e Roma, polemiche sui “premi” agli ascolti incerti

          La Volta Buona e Playlist approdano a Sanremo con spazi speciali, mentre Unomattina, Storie Italiane e La Vita in Diretta seguiranno tutto dagli studi romani. Domenica In tornerà al Teatro Ariston con Mara Venier. Una scelta che, secondo i rumors, avrebbe creato più di un malumore a Viale Mazzini

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            Il Festival non cambia solo la musica, ma anche i palinsesti. Come anticipato da Affari Italiani, quest’anno la macchina televisiva di Viale Mazzini si dividerà in due: una parte dei programmi del daytime si trasferirà fisicamente in Riviera, altri resteranno a presidiare gli studi romani. Una mappa nuova che sta già facendo discutere dirigenti e addetti ai lavori.

            A sbarcare a Sanremo saranno La Volta Buona di Caterina Balivo e Playlist di Federica Gentile. Due trasmissioni che avranno spazi speciali durante la settimana del Festival, con collegamenti, interviste e finestre quotidiane dedicate alla gara. La notizia, però, non è stata accolta da tutti con entusiasmo: nei corridoi Rai c’è chi parla di un “premio” concesso a format che, negli ultimi mesi, hanno registrato ascolti altalenanti e non sempre in linea con le aspettative.

            Il sabato pomeriggio cambia volto

            Dagospia può aggiungere un dettaglio in più: La Volta Buona occuperà anche una fetta del sabato pomeriggio sanremese, alternandosi con i programmi condotti da Elisa Isoardi e Nunzia De Girolamo, che invece andranno in onda in diretta da Roma. Un incastro delicato, pensato per tenere insieme l’anima popolare del Festival e le esigenze della programmazione ordinaria.

            Nel team di Caterina Balivo ci sarà anche Jody Cecchetto come inviato, chiamato a raccontare il dietro le quinte dell’Ariston, i retroscena e l’atmosfera della città invasa dai fan. Un ruolo strategico per dare ritmo e freschezza al racconto quotidiano.

            Chi resta a Roma

            Non tutti, però, faranno le valigie. Unomattina, Storie Italiane e La Vita in Diretta seguiranno il Festival dagli studi della Capitale, affidandosi a collegamenti e servizi esterni. Una scelta che risponde a ragioni organizzative ma anche editoriali: mantenere un presidio forte a Roma consente di non trasformare l’intero daytime in una succursale sanremese.

            Discorso diverso per Mara Venier: la signora della domenica tornerà, come tradizione, al Teatro Ariston con una puntata speciale di Domenica In, appuntamento ormai storico che chiude idealmente la settimana festivaliera tra interviste, bilanci e passerelle.

            Malumori e strategie

            Dietro questa redistribuzione di spazi si muovono equilibri delicati. C’è chi teme che l’eccessiva presenza sanremese di alcuni programmi finisca per cannibalizzare gli altri e chi, al contrario, vede nell’operazione un modo per rilanciare brand in difficoltà. La Rai, intanto, prova a tenere insieme tutto: esigenze di ascolto, visibilità degli sponsor e narrazione corale dell’evento televisivo più importante dell’anno.

            Sanremo, ancora una volta, non è solo una gara di canzoni ma un gigantesco risiko mediatico. E quest’anno la partita si giocherà su due tavoli: il palco dell’Ariston e gli studi di Roma.

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              Come si cambia, per fatturare: da virtuosa in Rai a regina della trasgressione su Netflix, la metamorfosi di Eleonora Andreatta

              Figlia del democristiano Beniamino Andreatta, in viale Mazzini era considerata la garante della tv “perbene”. Passata al colosso dello streaming, ha ribaltato il copione: dalle suore ai festini, da Don Matteo a Rocco Siffredi, fino al doc su Fabrizio Corona. Un cambio di pelle che racconta più del mercato che delle ideologie

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                Dalla Rai del rosario allo streaming senza censura
                C’era un tempo in cui Eleonora Andreatta, per tutti Tinny, veniva dipinta come la vestale del buon costume televisivo. Da direttrice di Rai Fiction il suo regno era fatto di canoniche, caserme e commissariati, sceneggiati rassicuranti pensati per non turbare il sonno degli spettatori più anziani. Preti buoni, suore coraggiose, carabinieri dal cuore d’oro: un palinsesto cucito su misura per la platea tradizionale della tv pubblica.

                Il marchio di famiglia e l’etichetta di bigottona
                Figlia del democristiano Beniamino Andreatta, economista e padre nobile della Prima Repubblica, Eleonora portava addosso un pedigree politico che sembrava condannarla a un’eterna prudenza. In Rai veniva descritta come una manager d’altri tempi, allergica alle provocazioni e custode di un’immagine istituzionale quasi parrocchiale. Le malelingue la chiamavano “bigottona”, convinte che oltre Don Matteo non potesse esistere nulla.

                Il salto a Netflix e la rivoluzione dei contenuti
                Poi il grande salto: l’approdo a Netflix e la scoperta improvvisa della libertà editoriale. Qui Tinny ha gettato la tonaca alle ortiche e ha iniziato a firmare progetti impensabili solo pochi anni prima. Serie su Rocco Siffredi, racconti sui festini di “Terrazza Sentimento”, ora il documentario sul pregiudicato Fabrizio Corona: un catalogo dove sesso, droga e vite spericolate sono diventati materia prima narrativa.

                Dal moralismo al marketing
                Il cambio di rotta non è solo estetico, ma industriale. Lo streaming chiede rumore, scandalo, storie estreme capaci di bucare l’algoritmo globale. E Andreatta, da dirigente navigata, ha capito in fretta che per fatturare bisogna sporcarsi le mani. Così la signora delle fiction devote si è trasformata in produttrice di titoli borderline, senza più timori reverenziali verso la vecchia platea generalista.

                Un ritratto dell’Italia che cambia
                La sua parabola racconta molto del passaggio dalla televisione pedagogica al mercato dell’attenzione. In Rai comandava la logica del consenso largo, a Netflix quella del pubblico di nicchia ma fidelizzato. Non è solo una questione di gusti personali: è l’industria che detta le regole e Tinny, con pragmatismo, si è adeguata meglio di altri.

                Il giudizio sospeso
                C’è chi grida al tradimento e chi applaude la liberazione. Di certo la metamorfosi di Eleonora Andreatta è uno dei casi più clamorosi del sistema audiovisivo italiano: dalla comfort zone dei parroci televisivi all’olimpo dei racconti proibiti. Come si cambia, per restare a galla. E soprattutto per fatturare.

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