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Spettacolo

La Luzzi “malata” di Grande Fratello

A giudicare dalla reazione del pubblico la nostra versione del reality spopola anche fuori dai nostri confini. Anche i social albanesi confermano il grande entusiasmo per il nostro prodotto.

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    Beatrice Luzzi, mancata vincitrice dell’ultima edizione del Grande Fratello, condotta da Alfonso Signorini (o la “vincitrice morale”, fate un po’ voi…) ha conquistato anche l’Albania intervenendo come ospite del reality locale per fare una sorpresa alla sua ex coinquilina Heidi Baci. In studio è stata letteralmente accolta da un’ovazione dal parte del pubblico. Va bene che in Albania tutto quello che sa di italiano va forte… ma una cosa così ha confuso anche la stessa attrice.

    Una gradita sorpresa per la Baci

    Nell’ultima puntata del Grande Fratello made in Albania, una delle concorrenti è Heidi Baci. L’abbiamo vista per alcune settimane all’interno della versione italiana, poi una serie di vicissitudini l’hanno indotta ad abbandonare il gioco per tornare dalla sua famiglia. Ma adesso si sta rifacendo in terra albanese e l’altra sera Beatrice Luzzi le ha voluto fare una “carambata”.

    Forza e intuito

    Nel corso della puntata, dopo gli abbracci, una visita guidata alla casa con annesse presentazioni dei vari concorrenti. Beatrice ha voluto esprimere tutto il suo affetto nei suoi confronti facendole i complimenti per come si sta comportando, elargendo anche un consiglio: “Quanto è dura. Non mollare piccola. Quando sei venuta da me, ti ricordi cosa mi hai detto? Di mantenere la lucidità. E mi è servito. Adesso lo dico io a te, perché sei forte. Tu hai tanto intuito amore mio”.

    Spopoliamo in Albania

    Prima dell’incontro con Heidi, Beatrice Luzzi non ha mancato di salutare il conduttore in studio, praticamente il Signorini albanese. A giudicare dalla reazione del pubblico la nostra versione del reality spopola anche fuori dai nostri confini. Anche i loro social confermano il grande entusiasmo per il nostro prodotto.

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      Musica

      «Il manager mi disse che ero finita»: Madonna batte tutti agli MTV VMAs e celebra quarant’anni di carriera straordinaria

      Nella serata condotta da Snoop Dogg, la popstar celebra il successo di Confessions II e invita il pubblico a credere in se stesso, mentre si registrano primati storici per il pop internazionale.

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      «Il manager mi disse che ero finita»: Madonna batte tutti agli MTV VMAs e celebra quarant'anni di carriera straordinaria

        L’immagine del vestito sollevato sul palco e le profezie catastrofiche dei discografici appartengono a un passato ormai lontano, smentito da oltre quattro decenni di successi ininterrotti. A ventitré anni di distanza dalla sua ultima apparizione su quella scena, Madonna è tornata da protagonista assoluta agli MTV Video Music Awards, conquistando il titolo di artista dell’anno e aggiudicandosi altri sei riconoscimenti su undici candidature complessive. Durante la cerimonia condotta da Snoop Dogg a Los Angeles, la popstar ha rievocato gli esordi del 1984 con lucidità e ironia, ricordando come un imprevisto tecnico avesse rischiato di compromettere i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo.

        Il racconto dell’incidente del 1984 e la rinascita artistica

        Sul palco della manifestazione, la cantante ha condiviso con la platea i dettagli del suo primissimo show: «Alcuni di voi probabilmente non erano ancora nati, ma mi sono esibita per la prima volta agli Mtv Awards nel 1984. Ho avuto un piccolo problema con le scarpe, mi sono tuffata sul palco cercando di essere bella e sexy come volevo essere. Il mio vestito si è alzato, mi si vedeva il sedere – e a quei tempi, non si mostrava il sedere». Una svista che all’epoca sembrò fatale per i vertici del suo entourage: «il mio manager mi disse che la mia carriera era finita».

        A distanza di tempo, la risposta è arrivata con i fatti e con il riscontro dell’album Confessions II, ideale seguito del disco del 2005 Confessions on a Dance Floor, che la cantante ha difeso con forza nel suo intervento: «Voglio che sappiate che ho passato l’ultimo anno e mezzo cercando me stessa, credendo in me e facendo davvero la musica che volevo fare. La mia speranza per tutti voi questa sera è che passiate il prossimo anno o i prossimi 10 o il resto della vostra vita facendo lo stesso. Cercando voi stessi e credendo in voi stessi».

        Il record assoluto di Taylor Swift nella storia dei premi

        La serata californiana ha consacrato anche altre figure di primo piano della scena musicale globale. Taylor Swift è entrata ancora una volta nella storia, diventando l’artista più premiata di sempre ai VMAs. Oltre a ricevere il nuovo riconoscimento Artist Director Honors, la cantante ha conquistato il premio principale per il Miglior video dell’anno, dedicando la vittoria a Dolly Parton. Grazie a questo ennesimo traguardo, la popstar ha staccato definitivamente Beyoncé, con la quale condivideva fino a quel momento il primato per il maggior numero di statuette accumulate.

        Il riconoscimento a Lisa e l’affermazione del K-pop globale

        Tra i momenti più significativi dello show si segnala anche la vittoria di Lisa, componente del celebre gruppo coreano Blackpink, che ha ricevuto il premio per il Miglior video pop. L’affermazione della cantante conferma la sua evoluzione in qualità di artista solista di respiro internazionale, capace di superare i confini della formazione d’origine. La manifestazione si chiude così nel segno di una continuità tra la grande tradizione del pop americano e le nuove traiettorie della musica globale.

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          Musica

          Laura Pausini scuote il pomeriggio di Rai 1: le paure durante la pandemia, il ricordo di Baudo e la forza delle donne

          A un passo dal debutto del nuovo tour europeo, la cantautrice ripercorre il matrimonio con Paolo Carta, la paura di non farcela durante il lockdown e l’impegno concreto contro la violenza sulle donne.

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          Laura Pausini scuote il pomeriggio di Rai 1: le paure durante la pandemia, il ricordo di Baudo e la forza delle donne

            Domenica 27 settembre, alle 14 su Rai 1, in diretta dagli Studi “Fabrizio Frizzi” di Roma, è andata in onda la prima puntata della nuova stagione di “Domenica In”, condotta da Mara Venier in compagnia di Tommaso Cerno ed Enzo Miccio. Prima super ospite della puntata è stata Laura Pausini, protagonista di un’intensa intervista con la storica conduttrice del programma. L’artista italiana, tra le più conosciute e premiate al mondo, è reduce dal successo del nuovo album Io Canto 2, pubblicato anche nella versione spagnola Yo Canto 2, recentemente nominata ai Latin Grammy, ed è attualmente in radio con il nuovo singolo Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è, cover di Raf.

            Dalla Romagna ai palcoscenici internazionali senza perdere l’identità

            Nel corso della conversazione, la cantante ha ripercorso le proprie origini mantenendo uno sguardo lucido sul cammino percorso: «Oggi mi sento molto simile a quella che era partita da Solarolo. Ho studiato, mi sono data tanto da fare, ho cercato di prendere al volo delle opportunità nella mia vita. Sono stata coraggiosa. A volte ho pensato in questi ultimi anni che nonostante io fossi più timida all’inizio, in realtà ero già molto sicura di me sono del segno del Toro».

            Un passaggio toccante ha riguardato le emozioni provate nel ricantare i brani dei colleghi, abitudine coltivata fin dagli esordi: «Ero adolescente ad uno dei miei primi concerti, Raf uscì sul palco con questa canzone. Difficile scegliere le canzoni di Raf, mi piacciono tutte. Come tanti miei colleghi. Oggi è imbarazzante dire perché ho fatto 10 anni di pianobar prima di Sanremo e li ho cantati tutti. Prima di fare la cantante professionista, sono una fan. Lo resto. A me ogni tanto mi manca cantare le canzoni degli altri. Quando si cantano le canzoni degli altri con tanto amore e ricevere lo stesso da loro che le hanno scritte interpretate e cambiato le parti della mia vita come persona, ti scoppia il cuore di felicità. Le mie lacrime sono di gioia e di ringraziamento».

            I momenti critici della pandemia e il legame speciale con le donne

            La popstar non ha nascosto i periodi di forte smarrimento interiore, come quello vissuto durante l’emergenza sanitaria globale: «Durante la pandemia inizialmente mi piaceva essere ordinata, mettere in ordine, sistemare l’armadio. Dopo una settimana della pandemia sono andata in down. Non sono abituata a stare ferma una settimana. Alcuni amici molto cari perdevano delle persone a loro care, mentre io venivo nominata agli Oscar e al Golden Globe. Mi sentivo in colpa. Volevo smettere, poi i miei amici mi hanno dato la forza di rifare un album che è piaciuto molto ai fan e mi sono caricata».

            Ampio spazio è stato dedicato alla complicità con altre icone della musica mondiale e all’impegno sociale. «Io e Shakira abbiamo iniziato tutti e due giovanissime. Il suo grande successo è stato a 18 anni, come me a Sanremo. Ha un figlio che ha l’età di mia figlia Paola. Abbiamo dei legami con i nostri amori passati che ci legano molto. L’ammiro perché manda sempre un messaggio di forza di volontà. Quando hai tanto successo non è così semplice ricevere il vero affetto dalle donne. Proprio perché sono le donne che ci hanno cercato, ci fa sentire quasi in dovere di essere paladine. Di dimostrare che dentro un po’ di paura ce l’abbiamo ma abbiamo la forza di andare avanti». Un’attenzione costante che si traduce in gesti concreti durante i live: «Attraverso le mie canzoni mi hanno scritto tante donne. Ai miei concerti faccio sempre il gesto per denunciare le violenze e invito a usarlo in caso ci fosse bisogno. Anche un ragazzo mi ha detto aveva riconosciuto il gesto di aiuto, dopo averlo visto a un mio concerto. Ha chiamato la polizia ed è riuscita a denunciare».

            I ricordi indelebili, gli affetti familiari e la ripartenza dei concerti

            L’intervista si è arricchita di aneddoti legati alle figure chiave della sua vita, da Pippo Baudo — definito determinante per la sua carriera — fino al rapporto solido con il marito Paolo Carta: «Marco è mio marito da poco, ma stiamo insieme da 21». Una parentesi affettuosa è stata riservata anche alla figlia tredicenne Paola e alle dinamiche quotidiane in casa.

            A breve la cantante tornerà a riabbracciare il pubblico dal vivo con la leg italiana ed europea dell’Io Canto World Tour 2026/2027, la sua undicesima tournée mondiale che ha già venduto oltre 450.000 biglietti a livello globale e che vedrà il suo debutto italiano l’1 e il 2 ottobre a Mantova.

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              Televisione

              Bruno Barbieri, la confessione che spiazza: «Fino a 40 anni non avevo un soldo. Ho sputato sangue». E ora gli hotel non lo vogliono

              Lo chef racconta la lunga strada prima del successo, la fuga da casa a 17 anni e il lavoro durissimo sulle navi da crociera. Poi rivela il curioso effetto di 4 Hotel: «A volte faccio fatica ad avere una stanza. Quel rompicoglioni di Barbieri può essere un problema».

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                Oggi basta che Bruno Barbieri entri nella hall di un albergo, guardi il letto e pronunci la parola «topper» perché albergatori e telespettatori sappiano già che sta per cominciare l’esame. Prima di diventare uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana, però, lo chef ha trascorso decenni lontano dalle telecamere, lavorando nelle cucine, viaggiando, imbarcandosi sulle navi da crociera e inseguendo una carriera che per molto tempo gli ha dato molta più fatica che denaro.

                A raccontarlo è lui stesso, ripercorrendo una vita decisamente diversa da quella che potrebbe immaginare chi lo conosce soltanto attraverso MasterChef e 4 Hotel. La frase che fotografa meglio quegli anni non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Ho penato tanto, ho sputato sangue. Fino ai quarant’anni non avevo un soldo in tasca».

                Un’affermazione sorprendente pensando alla carriera costruita successivamente da Barbieri, diventato chef pluristellato e personaggio televisivo. Il successo, racconta, è arrivato soltanto dopo una gavetta lunghissima, cominciata quando era praticamente un ragazzo e decise che la vita immaginata per lui dal padre non sarebbe mai diventata la sua.

                «Papà mi voleva ingegnere stradale: scappai»

                Barbieri viene da una famiglia modesta e non racconta la propria adolescenza come l’inizio predestinato della carriera di un grande chef. Suo padre aveva per lui progetti completamente differenti: «Papà mi voleva ingegnere stradale: scappai».

                A 17 anni Bruno era già fuori casa. Il rapporto con il padre risentì inevitabilmente di quella scelta e soltanto molto tempo dopo i due riuscirono a chiarirsi. «Mio papà non era contento, ci siamo spiegati tardi ma pazienza», racconta oggi senza trasformare quel passaggio della propria vita in un melodramma.

                La sua scuola diventò invece il lavoro. Prima ancora della cucina professionale ci furono i viaggi, compresa un’avventura in autostop da Panama alle cascate di Iguazú, durante la quale scoprì, racconta, «che nel mondo c’è tanta buona gente che può ospitarti e confortarti». Poi arrivarono le navi da crociera e una disciplina che avrebbe segnato tutto il resto della sua carriera.

                «Ho fatto l’aiuto in cucina sulle navi da crociera e lì ho imparato cosa vuol dire lavorare, essere coordinati e attenti, far parte di una squadra. Mai paura».

                Altro che riflettori, giudizi davanti alle telecamere e ristoranti stellati. La formazione di Barbieri passa attraverso cucine nelle quali migliaia di persone devono mangiare nello stesso momento e dove un errore individuale può mandare in difficoltà un’intera organizzazione.

                Sulle navi la lezione che non ha più dimenticato

                Anni dopo, quando gli venne affidato il compito di progettare il menù per un’importante compagnia di crociere, Barbieri si ritrovò dall’altra parte, ma si accorse immediatamente di quanto l’esperienza giovanile gli fosse rimasta addosso.

                «Una crociera vuol dire dar da mangiare a 3.500 persone in due ore, tre volte al giorno, senza che alla fine manchi nulla e nulla avanzi», spiega. Una macchina gigantesca nella quale persino scegliere un ingrediente apparentemente banale può avere conseguenze enormi: quando pensò alle sogliole, per esempio, si rese conto che per servire quelle quantità ne sarebbero servite tonnellate e che una scelta del genere avrebbe avuto un impatto insostenibile.

                La conclusione alla quale arriva è quasi una sintesi della sua storia: «Non si può essere men che perfetti, e soltanto il lavoro insegna a lavorare».

                Una filosofia che Barbieri sostiene di avere trasferito anche in televisione, prima attraverso MasterChef e successivamente con 4 Hotel, il programma che lo ha trasformato nell’incubo sorridente di albergatori, materassi, bagni, colazioni e soprattutto topper di tutta Italia.

                L’effetto 4 Hotel: «Quel rompicoglioni di Barbieri non lo vuole più nessuno»

                La popolarità ha però prodotto un effetto collaterale piuttosto divertente. Bruno Barbieri trascorre buona parte della propria vita televisiva entrando negli alberghi degli altri, controllando ogni dettaglio e trovando spesso qualcosa che non funziona. Il problema nasce quando vorrebbe semplicemente entrare in un hotel da cliente.

                «Sa che a volte faccio fatica? Quel rompicoglioni di Barbieri può essere un problema, non mi vuole più nessuno», ammette.

                La battuta contiene una situazione abbastanza facile da immaginare. Vedere arrivare alla reception l’uomo che in televisione passa al setaccio camere e servizi, controlla la polvere, studia l’arredamento, prova la colazione e soprattutto solleva lenzuola alla ricerca del famigerato topper può mettere una certa agitazione anche quando non esiste una telecamera nel raggio di chilometri.

                Barbieri, tuttavia, rivendica proprio l’effetto prodotto dal programma sul settore alberghiero italiano: «Ho la presunzione di avere contribuito al miglioramento della qualità del servizio di alberghi e ristoranti, e mi riferisco pure a MasterChef».

                Non si ferma qui. Secondo lo chef, negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza dei clienti e degli stessi operatori, perché andare al ristorante non significa più soltanto «riempirsi la pancia», così come dormire in albergo non equivale semplicemente ad avere «un tetto sopra la testa».

                E quando arriva il momento di stabilire quanto abbia contribuito personalmente a questa trasformazione, Barbieri scherza ma fino a un certo punto: «Modestamente, un poco, pochissimo, c’entra anche Bruno Barbieri».

                «L’hotellerie era rimasta agli anni Settanta»

                Lo chef sostiene che 4 Hotel abbia avuto anche conseguenze concrete per le strutture che vi partecipano. Le puntate continuano a essere trasmesse per anni, regalando visibilità agli alberghi, e Barbieri arriva ad affermare che il programma abbia «creato occupazione», spingendo molti imprenditori ad aggiornarsi.

                Il giudizio sul settore italiano, però, non è tenerissimo: «L’hotellerie era rimasta agli anni Settanta». A frenare chi vuole investire, secondo lui, c’è soprattutto una burocrazia che definisce «un incubo di carta bollata», mentre all’estero avrebbe incontrato sistemi differenti.

                Ricorda, per esempio, l’esperienza di un suo ristorante a Londra, dove impiegò sei mesi soltanto per imparare correttamente le procedure di smaltimento dei rifiuti e dovette assumere due persone. Una rigidità che, nella sua lettura, almeno aveva regole precise e chiaramente applicabili.

                La nuova stagione di 4 Hotel punta intanto proprio sull’Italia meno scontata, con destinazioni lontane dai circuiti turistici più prevedibili: dalla Brescia sotterranea al Monferrato, fino alla Sila d’autunno e ai suoi colori.

                La regola di Barbieri per la spesa: mai al supermercato affamati

                Dopo anni trascorsi a parlare di cucina, Barbieri non condivide neppure l’idea che in televisione ormai si discuta troppo di cibo. Per lui dipende da come lo si fa e, soprattutto, dall’utilità delle informazioni che arrivano al pubblico.

                La sua battaglia personale riguarda anche gli sprechi domestici. «Bisogna spiegare come fare la spesa perché il frigorifero non si trasformi in un cimitero», dice, proponendo alcune regole elementari: mai entrare al supermercato affamati, preparare prima la lista delle cose necessarie, comprare poco e più spesso anziché riempire il carrello di prodotti destinati a finire nella pattumiera e scegliere frutta e verdura seguendo le stagioni.

                Sono consigli apparentemente lontani dall’immagine dello chef stellato, ma perfettamente coerenti con il Barbieri che racconta di avere imparato il mestiere dovendo calcolare pasti per migliaia di persone senza permettersi di rimanere senza cibo e senza produrre montagne di avanzi.

                E poi c’è il mitico topper: «Mi è costato più spedirlo che comprarlo»

                Naturalmente nessuna conversazione con Bruno Barbieri potrebbe finire senza parlare del suo oggetto del desiderio: il topper, diventato grazie a 4 Hotel quasi più famoso di alcuni concorrenti del programma.

                La sua ossessione non nasce affatto davanti alle telecamere. Risale a circa trent’anni fa, durante un soggiorno in Australia a casa di amici. Barbieri dormì nella stanza dei ragazzi e la mattina successiva si svegliò talmente riposato da voler capire che cosa avesse reso quel letto così comodo.

                Gli mostrarono quella strana imbottitura che lui non conosceva ancora. Il responsabile di quella notte perfetta era proprio il topper.

                Barbieri corse a comprarne uno spendendo circa 250 dollari, salvo poi scoprirne altri mille necessari per farlo arrivare in Italia. Una follia economica che evidentemente considera ancora uno dei migliori investimenti della propria vita: «Mi ha cambiato la vita. Quel topper ce l’ho ancora».

                È un dettaglio quasi perfetto per chiudere il cerchio. Prima delle stelle Michelin, della televisione e degli alberghi terrorizzati dal suo arrivo, c’è stato un ragazzo che a 17 anni ha lasciato casa contro il volere del padre, ha lavorato sulle navi e sostiene di essere arrivato a quarant’anni senza «un soldo in tasca». Oggi Bruno Barbieri può permettersi praticamente qualsiasi hotel, con un piccolo inconveniente che probabilmente non aveva previsto: qualche albergatore, vedendolo arrivare, preferirebbe forse che andasse a dormire da un’altra parte.

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