Spettacolo
La Luzzi “malata” di Grande Fratello
A giudicare dalla reazione del pubblico la nostra versione del reality spopola anche fuori dai nostri confini. Anche i social albanesi confermano il grande entusiasmo per il nostro prodotto.

Beatrice Luzzi, mancata vincitrice dell’ultima edizione del Grande Fratello, condotta da Alfonso Signorini (o la “vincitrice morale”, fate un po’ voi…) ha conquistato anche l’Albania intervenendo come ospite del reality locale per fare una sorpresa alla sua ex coinquilina Heidi Baci. In studio è stata letteralmente accolta da un’ovazione dal parte del pubblico. Va bene che in Albania tutto quello che sa di italiano va forte… ma una cosa così ha confuso anche la stessa attrice.
Una gradita sorpresa per la Baci
Nell’ultima puntata del Grande Fratello made in Albania, una delle concorrenti è Heidi Baci. L’abbiamo vista per alcune settimane all’interno della versione italiana, poi una serie di vicissitudini l’hanno indotta ad abbandonare il gioco per tornare dalla sua famiglia. Ma adesso si sta rifacendo in terra albanese e l’altra sera Beatrice Luzzi le ha voluto fare una “carambata”.
Forza e intuito
Nel corso della puntata, dopo gli abbracci, una visita guidata alla casa con annesse presentazioni dei vari concorrenti. Beatrice ha voluto esprimere tutto il suo affetto nei suoi confronti facendole i complimenti per come si sta comportando, elargendo anche un consiglio: “Quanto è dura. Non mollare piccola. Quando sei venuta da me, ti ricordi cosa mi hai detto? Di mantenere la lucidità. E mi è servito. Adesso lo dico io a te, perché sei forte. Tu hai tanto intuito amore mio”.
Spopoliamo in Albania
Prima dell’incontro con Heidi, Beatrice Luzzi non ha mancato di salutare il conduttore in studio, praticamente il Signorini albanese. A giudicare dalla reazione del pubblico la nostra versione del reality spopola anche fuori dai nostri confini. Anche i loro social confermano il grande entusiasmo per il nostro prodotto.
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Speciale Sanremo 2026
Sayf a Sanremo: “Amo l’Italia, faccio il ramadan, non mangio e non bevo fino al calar del sole”
Sayf, genovese di riviera classe 1999, arriva a Sanremo 2026 come una delle poche storie davvero nuove: rap e jazz, barre e tromba, un live che è già marchio di fabbrica. Nel caos del Festival sceglie di fare il Ramadan “senza ostentarlo”, rivendica le origini tunisine e usa la sua canzone per capovolgere slogan e abitudini: “Mi dà pace, mi tiene calmo, concentrato”.
Nel ciclone sanremese, dove spesso sembra che tutto sia già stato scritto prima ancora che si accendano le luci, ogni tanto spunta qualcuno che non recita. Sayf, all’anagrafe Adam Viacava, è entrato all’Ariston con “Tu mi piaci tanto” e con un’idea molto semplice: portare la sua musica senza chiedere permesso. Genovese di riviera, classe 1999, mamma tunisina e papà ligure, negli ultimi dodici mesi è esploso: primo disco, collaborazioni pesanti, sold out, concerti che diventano il suo marchio. Rap e jazz, “barre e tromba”, qualità da palco vera, non da salotto.
E poi c’è la scelta che, in mezzo ai ritmi folli del Festival, suona quasi come una sfida silenziosa: il Ramadan. “Non mangio e non bevo fino al calar del sole”, spiega. “Mi dà pace, mi tiene calmo, concentrato, mi aiuta a non arrabbiarmi mai e a godermi davvero quello che arriva”. Non è un annuncio identitario da copertina, è un modo di stare dentro le giornate senza farsi divorare dall’ansia.
A Sanremo, dove ogni gesto viene trasformato in simbolo, lui prova a restare persona prima che personaggio. E proprio per questo finisce per essere simbolico lo stesso.
Dentro “Tu mi piaci tanto” c’è un ribaltamento pop che fa rumore perché sembra leggero. Riprende uno slogan che appartiene a un immaginario politico preciso, quel “l’Italia è il Paese che amo”, e lo rimette in circolo a modo suo, come una scritta su un muro: non per fare il comizio, ma per dire che l’amore per un Paese non è devozione cieca.
Tra le righe entrano “le alluvioni dimenticate”, i soldi spesi per le armi, il patriottismo stucchevole, l’idea di una mamma Italia da criticare senza smettere di volerle bene. Niente slogan urlati, niente lezioncine. Spunti, quelli sì, “scomodi il giusto” per far pensare mentre il ritornello ti resta in testa. Ed è qui che Sayf si infila: nella zona rara in cui una canzone funziona e, nello stesso tempo, non si limita a intrattenere.
C’è un altro dettaglio che racconta chi è, più di molte interviste: Sayf continua a vivere “a casa”, in Liguria, nella sua Rapallo. Ha fatto anni di lavoro e fatica lontano dai riflettori e oggi, che il trasferimento a Milano sarebbe la traiettoria naturale dell’industria musicale, lui frena. “Stessi a Milano adotterei una mentalità che non mi piace granché”, ha spiegato. Non è romanticismo da cartolina: è una dichiarazione di priorità, figlia anche delle difficoltà economiche vissute in famiglia, che gli hanno “aiutato a trovare il mio modo di vedere il mondo e le mie priorità”. In un’epoca in cui tutti si spostano dove “conviene”, lui resta dove respira. E per un artista, respirare è un dettaglio tecnico: senza, non canti.
La sua musica parla di seconde generazioni anche quando non le nomina. E la sua posizione su Gaza, detta senza posa, va nella stessa direzione: “Viviamo in una società individualista, ed è importante ricordarci di dialogare. L’individualismo è infelicità. Su Gaza è una questione di umanità. Quando mancano le istituzioni, è giusto che la gente si faccia sentire”. Non è la frase perfetta per tenersi buoni tutti. È la frase di uno che, almeno, prova a dire da che parte sta: dalla parte dell’umanità, prima delle tifoserie.
Poi torna il Ramadan, praticato ma non esibito, raccontato semmai come diario quotidiano più che come bandiera. “Ho una vita spirituale, prego, ma poiché il rapporto con la fede è sempre una cosa molto personale preferisco non rinchiudermi in un’etichetta e mi ritengo un peccatore per entrambe le religioni”. È una definizione disarmante e moderna: non chiede assoluzioni, non vende purezza. Racconta complessità.
E forse è qui che Sayf diventa “storia nuova” per davvero, in un Festival spesso anestetizzato dai copioni: non perché rappresenta qualcosa, ma perché è qualcosa. Un’Italia che cambia, che si contraddice, che si mescola. E che, quando trova una voce capace di cantarla senza fare la maestrina, se ne accorge subito.
Speciale Sanremo 2026
Alla fine vincerà Serena Brancale, lo dice l’AI
Questa 76ª edizione si annuncia tra le più competitive degli ultimi anni: 30 Big in gara, tra ritorni attesi, pop mainstream, rap e cantautorato indipendente. Oggi, però, la domanda “Chi vincerà Sanremo?” non trova risposta solo sul palco. Il risultato finale è sempre più influenzato dall’ecosistema digitale: social network, community organizzate e capacità di trasformare follower in voti reali.
Il peso decisivo dei social nel meccanismo di voto
Negli ultimi anni il Festival ha cambiato pelle. Il televoto – integrato da giuria demoscopica, sala stampa e radio – premia non solo la qualità artistica, ma la capacità di mobilitare community attive in tempo reale. Stories Instagram, reel virali, trend su TikTok e call to action durante la diretta possono generare migliaia di voti in poche ore. Non conta più solo il numero di follower, ma la loro autenticità e partecipazione effettiva.
L’analisi predittiva
Sulla questione è stata sviluppata una simulazione da parte di SWJ, avanzata incrociando i dati comportamentali reali dei profili social dei Big , i modelli di intelligenza artificiale (Grok, Gemini e ChatGPT), le quote aggiornate dei principali bookmaker e le correlazioni storiche tra performance digitali e televoto. Quindi non una previsione soggettiva sui brani, ma un modello basato su dati misurabili.
La Brancale, favorita silenziosa
La media ponderata delle tre intelligenze artificiali converge su uno scenario chiaro. Serena Brancale emerge come la candidata con la probabilità più alta di vittoria grazie alla sua community percepita come autentica, al cosiddetto “sentiment” prevalentemente positivo e ad un equilibrio ideale tra televoto e giurie. Pur non essendo l’artista con più follower, registra commenti più lunghi e coinvolti, segnale di relazione profonda con il pubblico. Il brano Qui con me, dedicato alla madre scomparsa, aggiunge una componente emotiva forte che potrebbe convincere sia il pubblico sia le giurie tecniche. Le quote la collocano stabilmente in testa.
Social: quantitate vs qualità
Un’altra analisi, pubblicata da DeRev con il “Sanremo Social 2026”, classifica gli artisti in base a follower totali, engagement e crescita recente. In questo caso domina la coppia Fedez & Masini grazie ai numeri assoluti. La differenza chiave? Eccola spiegata.
DeRev misura la forza numerica mentre SWJ a qualità e la conversione reale in voto
A Sanremo, oggi, non vince chi fa più rumore, ma chi trasforma l’attenzione digitale in consenso concreto. Il Festival di Sanremo 2026, a giudicare dalla serata di ieri, si preannuncia equilibrato e combattuto. Tuttavia, secondo l’analisi combinata delle AI, Serena Brancale parte in pole position, seguita da Tommaso Paradiso e dal duo Fedez–Masini. Come sempre, sarà il palco dell’Ariston – e soprattutto la reattività delle community durante le serate decisive – a scrivere il verdetto finale.
Speciale Sanremo 2026
Dal palco alla leggenda: Super Pippo, l’uomo che inventò il “presentatore”
Un viaggio nella storia della televisione italiana attraverso tredici Festival di Sanremo che hanno segnato un’epoca. È l’omaggio che la Rai dedica a Pippo Baudo, il conduttore che più di ogni altro ha incarnato lo spirito della kermesse, con il record assoluto di tredici edizioni guidate tra presentazione, direzione artistica e intuizioni autoriali.
Parola d’ordine: immersività
Nei locali del Forte di Santa Tecla, fino al primo marzo, una mostra itinerante accompagna i visitatori in un percorso immersivo tra video, fotografie, aneddoti, sketch e materiali d’archivio che raccontano l’impronta indelebile lasciata da Baudo nella storia del Festival. Non una semplice esposizione celebrativa, ma un’esperienza coinvolgente che restituisce la misura del suo contributo culturale e popolare. Il cuore del percorso è una timeline interattiva che ripercorre le tredici edizioni condotte dal presentatore siciliano: ogni tappa è arricchita da oggetti di scena, costumi, premi e documenti originali che testimoniano l’evoluzione dello spettacolo e del linguaggio televisivo. Baudo non è stato soltanto un volto, ma un vero architetto del Festival, capace di intercettare i cambiamenti del Paese e tradurli in televisione.
Ogni visitatore diventa protagonista
Le sezioni immersive permettono al pubblico di mettersi in gioco: dalla prova di canto dei brani rimasti nella memoria collettiva, fino all’emozione di salire simbolicamente sul palco nelle vesti di conduttore. Un modo per comprendere da vicino la complessità e la responsabilità di guidare l’evento musicale più seguito d’Italia.
All’interno della mostra è previsto anche uno spazio visione dedicato al documentario del Tg1, curato dal giornalista Leonardo Metalli, che ripercorre la vita privata e professionale del presentatore, tra carriera, successi e momenti meno noti al grande pubblico.
L’esposizione è realizzata dalla Direzione Comunicazione Rai con il supporto di Rai Pubblicità e Rai Com, in collaborazione con SIAE e RaiNews.it. Un lavoro corale per restituire al pubblico il ritratto di un protagonista assoluto della cultura televisiva nazionale.
Il suo è stato un fondamentale contributo
Simbolo della televisione italiana e figura centrale nella storia del Festival, Baudo ha attraversato decenni di spettacolo contribuendo in modo determinante alla crescita e alla trasformazione di Sanremo. Ha scoperto talenti, lanciato carriere, rafforzato il legame tra il palco dell’Ariston e milioni di spettatori. Questa mostra è dunque più di una celebrazione: è il riconoscimento di un’eredità artistica e professionale che continua a parlare al presente della televisione italiana.
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